Analisi dell'Almanacco dei GdT Panini-Tana

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Premessa indispensabile: c’erano almeno due modi per scrivere un articolo sull’uscita di questo almanacco. Uno era limitarsi a scrivere “è uscito l’almanacco curato dalla Tana, hip hip hurrà!”. Facile, comodo, ma abbastanza inutile. Quello che ho scelto è stato di parlare apertamente dell’Almanacco, indicando serenamente le cose che mi sono piaciute e quelle che mi hanno convinto meno, nella speranza che i miei ventiquattro lettori sappiano comprendere che se mi sono permesso qualche rilievo critico, l’ho fatto nella prospettiva di suggerire come migliorare, ed avere una guida ancora migliore per la prossima edizione, non certo per il dubbio piacere (fin troppo diffuso ai giorni nostri, specie su Internet) di criticare per il gusto di farlo.

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Ed ora, cominciamo.

L’uscita di un Almanacco Illustrato dei Giochi da Tavolo firmato Panini rappresenta sicuramente una pietra miliare per il panorama ludico italiano. Senza niente togliere a precedenti e tuttora diffuse pubblicazioni analoghe, è indubbio che il prestigio editoriale che Panini mette in gioco nel porre il proprio nome su una pubblicazione dedicata ai giochi da tavolo mette immediatamente questa pubblicazione nel ruolo di “punto di riferimento” per il settore, sia che ci si avvicini ad esso come neofiti sia come esperti.

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La scelta di Panini di rivolgersi alla Tana dei Goblin per la selezione dei contenuti dell’almanacco è ineccepibile per il ruolo che la Tana si è saputa meritatamente ritagliare come più grande comunità ludica nazionale e molto di più, e rappresenta il giusto riconoscimento al lavoro svolto dai Goblin in questi anni.

 

Detto quindi che si tratta di una pubblicazione attesa e benemerita, analizziamone i contenuti.

 

Si inizia con il piede giusto, in quanto le prime 26 pagine sono forse le più importanti e belle dell’intero volume. Non solo le appassionate introduzioni di Alex Bertani (Panini) e di SdP (Tana) sono ispirate e le ritengo personalmente sottoscrivibili dalla prima all’ultima parola, ma l’introduzione al volume è impreziosita da un chiaro ed utile excursus di Andrea Angiolino sulla storia del gioco da tavolo, e le schede dei giochi sono precedute da un lucido ed utilissimo glossario compilato con indubbia competenza e precisione da Andrea “Sargon” Cupido.

 

Da pagina 28 iniziano le schede dei giochi. Ce ne sono oltre 300, tutte con la loro immagine a colori della copertina del gioco. Sono impaginate gradevolmente e con grande chiarezza, e riportano correttamente evidenziate numero dei giocatori, durata media della partita, tipologia di gioco, livello di difficoltà, contenuti della scatola, eventuali espansioni.

Il tutto in maniera molto chiara e professionale, che merita un sincero plauso rivolto ai responsabili di impaginazione e grafica del volume.

 

Certamente, come molti non hanno mancato di sottolineare in varie sedi, questa prima edizione non è priva di errori, dimenticanze e piccole imprecisioni.

E’ impossibile ad esempio non accorgersi della clamorosa – per quanto sicuramente non voluta - assenza di una scheda per Coloni di Catan, abbastanza grave ritengo anche l’assenza de I Pilastri della Terra, o di intere case editrici (Clementoni su tutte, ma non solo).

 

Sebbene ovviamente sarebbe stato meglio fare a meno di sviste e refusi, si tratta in fondo di sbavature inevitabili per una prima edizione, come riconosce lo stesso Bertani nella sua introduzione. Una guida con schede così estese che non lasciasse fuori nulla sarebbe risultata una vera e propria enciclopedia, per cui è ovvio che alcuni titoli dovessero rimanere fuori. Interessante sarebbe stato piuttosto un intervento dei redattori che spiegasse perché abbiamo la scheda di Hotel e non quella dell’Allegro Chirurgo o di Colpo Grosso a Topolinia, tanto per intenderci. Perché in alcuni casi si sono recuperati titoli ampiamente fuori produzione ed altri no, eccetera (ripeto che non intendo discutere le scelte fatte, solamente sarebbe stato utile spiegarle e motivarle in qualche maniera).

 

Ma tutte queste disattenzioni sono assolutamente scusabili, e facilmente rimediabili nelle successive edizioni.

 

Il vero, serio limite di questa guida, specialmente perché parliamo di una pubblicazione che per forza di cose visto il nome Panini in copertina si propone come punto di riferimento per il settore, è piuttosto la mancanza strutturale di un criterio uniforme di giudizio nelle schede.

 

La definizione del livello di difficoltà, ad esempio, non sembra essere stata fatta in base ad un criterio uniforme, ed appare spesso opinabile, laddove ad esempio già nelle prime pagine VII Legio e Acquire appartengono alla stessa categoria, oppure, altro esempio a caso, Villa Paletti e Vinci vengono entrambi definiti come “semplici”, ecc…

 

Si tratta di un serio equivoco strutturale e concettuale, ovvero questo Almanacco non sembra avere chiara la propria identità.

Un Almanacco è  per definizione una raccolta di dati, quanto più precisi possibile, dove il lavoro della redazione è, essenzialmente, un lavoro di preziosa selezione di tali dati.

L’almanacco del Calcio, per riferirci alla pubblicazione più famosa di Panini, riporta i dati statistici dei giocatori, le partite giocate, il numero di gol segnati o di espulsioni, non certo giudizi di merito come: “questo giocatore è davvero scarso”, “il miglior terzino sinistro di tutti i tempi” o “portiere forte nelle uscite ma debole sui tiri da lontano”, o “se questo giocatore non vi piace siete limitati”.

 

Invece, essendo sostanzialmente una, sia pur preziosa e gratificante per i suoi autori, rielaborazione grafica e risistemazione delle recensioni presenti sulla Tana, questo almanacco risulta al lettore che non conosca già la Tana e questi giochi una via di mezzo tra uno strumento informativo ed un elenco di recensioni (di cui non si può neanche sapere chi è l’autore del singolo giudizio, in quanto le schede sono non firmate, come le voci di un’enciclopedia, ma senza essere asettiche, come dovrebbero essere le voci di un’enciclopedia).

Le recensioni hanno perfettamente senso nella loro sede logica e naturale, cioè un sito web dove il giudizio del recensore non solo è firmato ma viene “bilanciato e corretto” per chi legge sia da quello di altri utenti sia, in alcuni casi, dalla conoscenza dei gusti personali del recensore (nella speranza, forse vana, che nessuno si faccia influenzare da amicizie, antipatie o appartenenze a consorterie di vario genere).

 

Come risultato, la palese difformità dei giudizi, specialmente nell’ abbastanza inutile, quando non disorientante, parte finale della scheda, quella chiamata “in sintesi” che dovrebbe riportare pregi e difetti del gioco (presenza che sarebbe appunto perfettamente logica in una recensione di una rivista o su un sito, ma a mio parere del tutto fuori luogo in un almanacco).

 

Nel tentativo di compilare elenchi di “pregi” e “difetti”, si assiste sovente ad errori concettuali non trascurabili, come ad esempio additare in alcune schede come difetti quelle che sono semplici caratteristiche di un gioco, come la durata, l’essere un gioco astratto oppure un gioco dipendente dalla fortuna o ancora un gioco concettuale, o un gioco che si rifà a meccaniche già note invece di inseguire l’innovazione a tutti i costi.

 

E’ francamente fonte di un discreto sconcerto, ad esempio, leggere che per un recensore la durata di 2 ore di un gioco sia elencata come “difetto”, per quello della pagina successiva (stessa durata) invece non lo è, che per un recensore la dipendenza dalla fortuna è un difetto gravissimo, per quello successivo il tal gioco (tanto dipendente dalla fortuna quanto quelli precedenti) è un capolavoro che non può non piacere a tutti, ecc…

 

In un Almanacco, le schede descrittive non dovrebbero assolutamente iniziare con frasi come “X è un bellissimo gioco” o “Y è un capolavoro” o “Z è molto divertente” perché è del tutto evidente che simili affermazioni sono opinioni personali di un anonimo recensore.

Paradossalmente, questa intrusione di giudizi personali ed opinabili in alcune schede è tanto peggiore quanto altre schede risultano invece praticamente perfette nel loro essere la descrizione oggettiva del gioco e delle sue caratteristiche.

 

Particolarmente inutili, poi, in quanto tolti dalla loro sede naturale, i “preziosi commenti dei giocatori” richiamati addirittura in quarta di copertina, in quanto nella maggioranza schiacciante dei casi si tratta di generici commenti positivi, che nulla aggiungono a quanto già letto nella scheda/recensione.

 

Difetti di un gioco possono essere un errore nella meccanica, la creazione di loop infiniti, la possibilità di individuare un’unica strategia vincente in ogni situazione, una contraddizione nel regolamento, ecc… insomma tutti quei fattori che possono far dire che un gioco “non funziona”.

 

Ma, mi spiace ripetermi ma lo ritengo necessario, la durata, l’astrattezza o la concretezza, la semplicità o la complessità, la rapidità delle partite o la loro lunghezza, la dipendenza parziale o totale dalla fortuna, dalla diplomazia, dall’allenamento o dalla capacità di calcolo, l’essere un gioco di aste o di piazzamento, non possono in una pubblicazione seria essere elencate come difetti, se non in relazione ad un pubblico specifico (quello a cui non piace quella determinata caratteristica).

 

Credo sarebbe molto importante, per non dire indispensabile, in nome dell’onestà intellettuale e della trasparenza, la rimozione nelle future edizioni dei giudizi di merito all’interno delle schede, in quanto per il pubblico di esperti questi giudizi non risultano alla fin fine particolarmente interessanti, e potrebbero invece risultare molto fuorvianti per un pubblico di neofiti, ed allontanarli dal mondo dei giochi da tavolo evoluti, più che avvicinarli.

 

Come modesta proposta per le prossime edizioni, suggerirei di rimpiazzare questa sezione chiamata “in sintesi” con un molto più neutrale, ed utile ai giocatori occasionali o ai neofiti, elenco di titoli simili a quello in oggetto, ad esempio:

“provatelo se vi piacciono i giochi A, B, e C, mentre probabilmente non vi piacerà se vi piacciono X, Y e Z”.

 

Una nota di merito per lo sforzo encomiabile di presentare un prodotto aggiornatissimo alle ultime novità, va invece alla parte finale del volume, con la sezione dedicata a fiere, convention e premi (nonostante anche qui compaiano non poche inesattezze), ed ai giochi più recenti, appena usciti ad Essen.

 

Insomma, a mio parere si tratta di un’iniziativa editoriale attesa, benemerita e benvenuta e che non può mancare sullo scaffale di un appassionato di giochi da tavolo, che al di là di alcuni inevitabili imprecisioni, del tutto scusabili in una prima edizione, risente purtroppo del suo carattere “ibrido”: un po’ almanacco, un po’ raccolta di recensioni anonime (non firmate), un po’ guida al mondo dei giochi per neofiti un po’ crocevia di giudizi sommari tranciati con l’accetta e l’atteggiamento dell’esperto che si rivolge ad altri esperti.