Andrea Angiolino a Idee Ludiche

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Ospite odierno di Idee Ludiche è Andrea Angiolino (romano, classe 1966), giornalista, scrittore ed apprezzato Autore di giochi da tavolo e di ruolo. Conosciamolo meglio attraverso questa intervista nella quale ripercorreremo la sua fortunata carriera e approfondiremo i suoi gusti ludici.

Ciao Andrea e benvenuto a Idee Ludiche! Come prima cosa ti chiederei come e quando ti sei innamorato del mondo dei giochi da tavola?

Più o meno quaranta anni fa. Difficile ricordare come è iniziato, ma quando ero un ragazzino di scuola elementare era per me normale giocare con mia sorella, i cugini, i compagni di classe a giochi da tavolo. A Natale e ai compleanni erano fra i regali più apprezzati. Chi si abbonava a Topolino poteva scegliere fra un gioco in scatola e un librone di fumetti: io di solito sceglievo il gioco. Ma anche durante l'anno Topolino e le altre riviste per ragazzi allegavano giochi dai materiali più semplici oppure, come il Corriere dei Piccoli e poi il Corriere dei Ragazzi, ne pubblicavano sui paginoni centrali. La passione è nata da lì.

Quali sono i tuoi gusti in fatto di giochi? A cosa giochi più spesso?

Sono gusti onnivori. Mi piacciono i giochi astratti e quelli di parole. Ma ancor di più i giochi ambientati, soprattutto quelli con un'ambientazione ricca e dettagliata: fino ad arrivare alle simulazioni, soprattutto quelle storiche, in cui regole ricche e strutturate riproducono le dinamiche di una situazione reale e ti mettono nei panni dei protagonisti di grandi eventi del passato.
Cosa gioco però dipende soprattutto dalle occasioni e dalle compagnie. In questo periodo, con una figlia di cinque anni che si sta interessando a questo mondo, prevalgono i giochi per bambini. Ma ogni tanto qualche serata con gli amici riesco a dedicarla alle ultime novità in uscita: se non altro per il dovere professionale di tenermi aggiornato!

Dei tanti giochi che hai ideato, a quale sei più affezionato?

Tutte le creature sono pezzi di cuore... E molte mi hanno dato belle soddisfazioni per i motivi più diversi: qualche gioco ha un primato di originalità, qualche altro è stato tradotto in lingue improbabili come il maltese, qualche altro ancora è stata occasione di far pubblicare un gioco di ruolo a un comune "sdoganando" l'hobby in momenti in cui era attaccato da tristi campagne di stampa...
Però fra tutti Wings of Glory, un tempo Wings of War, è quello che ho visto piacere di più a gente di tutte le età, di tutti i paesi e di tutti i sessi. Per la quale ho ricevuto i commenti più graditi di persone che hanno trovato nel gioco una nuova occasione di socialità, di distrazione da una malattia o da altre situazioni tristi, di incontro familiare con nonni e nipoti allo stesso tavolo. Per il quale ho visto una quantità di regole opzionali, scenari aggiuntivi, modellini speciali, ambientazioni alternative e altre grandi invenzioni da parte di tanti appassionati. Che lo hanno riprodotto in versione gigante ma anche minuscola, da giocare tra moglie e marito sul letto d'ospedale in attesa del parto. Che si sono inventati la partita più grande del mondo, in cento allo stesso tavolo, e la versione dal vivo con aerei da indossare e palline da ping pong per le mitragliatrici. Ci sono affezionato perché non è più solo mio: così tante persone lo hanno fatto proprio e arricchito e fatto vivere ben al di là di quello che potevamo fare, con le nostre sole forze, io e gli altri che ci hanno lavorato.

Sei una personalità assolutamente eclettica che spazia dal campo del giornalismo a quello del game design; quale di questi aspetti del tuo lavoro ti da maggiori gratificazioni?

A me piace veder giocare con le mie cose, vedere che gli altri ci si appassionano. Non necessariamente con le cose inventate da me: magari con quelle che ho raccolto o trasmesso. Mi dà soddisfazione incontrare, ad esempio, insegnanti che hanno usato in classe il mio manuale che spiega come realizzare a scuola libri-gioco a bivi. Oppure qualcuno che cercava le regole di un gioco e le ha trovate, o ritrovate, nel Dizionario dei giochi Zanichelli, che ho realizzato con Beniamino Sidoti lavorandoci una decina d'anni. Però, in effetti, le maggiori soddisfazioni vengono dall'attività di autore. Dal vedere che i miei giochi prendono vita autonoma.

Durante la tua carriera hai ottenuto importanti riconoscimenti (che vanno ad esempio dalla nomina da parte del Ministero della Pubblica Istruzione di “Esperto inventore di giochi” ai premi come Personalità Ludica dell’anno e il Best of Show alla carriera di Lucca C&G) , di quale sei più orgoglioso?

Mi piace rivendicare soprattutto il riconoscimento del Ministero per la Pubblica Istruzione. Per due motivi. Innanzi tutto perché mi è stato dato come autore di giochi per giocatori, che la gente sceglie di giocare per il piacere di farlo, e che poi hanno anche effetti collaterali educativi. Di rado ho fatto giochi didattici, infatti: questo riconoscimento alla mia attività è quindi anche un riconoscimento al valore positivo del gioco in generale, del giocare fine a se stesso. In secondo luogo perché mi è stato dato anche come autore di giochi di ruolo, in un momento in cui essi erano oggetto di attacchi immotivati ma insistenti da parte dei mezzi d'informazione. Anche quello è servito a ricostruirne un'immagine positiva.

In questi tempi di crisi come vedi il futuro del gioco da tavolo in Italia? Quali sono gli accorgimenti da attuare per mantenere vivo il settore?

​Sono tempi di crisi ma anche di globalizzazione. Per me che sono cresciuto nel settore durante gli anni '80 e '90, in cui emergere in Italia era davvero arduo e i confini della patria erano quasi invalicabili, il mercato dà oggi molte più opportunità. Dalla fine degli anni '90 ho visto vari editori come Venice Connection, Nexus Editrice, daVinci Games e poi molti altri sulle loro orme, passare dalla nostra nicchia locale al mercato mondiale grazie a ottime idee, capacità di trovare sinergie all'estero e un nuovo modello di cooperazione con aziende straniere. Questo ha consentito di realizzare tirature interessanti, con le quali ammortizzare le spese di belle illustrazioni, stampi per miniature e altro ancora: di fare bei giochi, insomma, per il mercato mondiale e quindi anche per l'Italia che da sola non avrebbe permesso di fare i numeri necessari. E questo è diventato possibile non perché si sia andati su un singolo mercato estero con una grossa tiratura in altra lingua, ma perché si sono messe assieme tante nicchie locali e qualche migliaio di copie in ciascuna delle principali lingue più 1500 in portoghese, 1000 in greco, 1000 in polacco, 500 in ceco e così via alla fine diventano una tiratura più che interessante.
​Gli editori italiani devono continuare a tener conto di questo e guardare al mondo. Anche gli autori. Però con la coscienza che dove altri sono riusciti, occorre professionalità e ​
​competenza per fare altrettanto. Occorre selezionare bene le idee e portarle avanti ​con cura: non basta la passione e non c'è da illudersi che tutto sia facile solo perché altri hanno avuto ottimi riscontri. Specie adesso che l'accesso al mercato è più facile: ma non è più semplice avere successo, perché le uscite sono ormai tante ed è complicato farsi notare. Il rischio è di bruciarsi. E non è nemmeno una questione solo economica, visti i vari progetti che pur avendo ottenuto su piattaforme di crowfunding ben più di quanto chiedevano sono poi falliti per l'incapacità di gestire il successo. Niente facili illusioni: da parte di ognuno servono serietà, preparazione e l'umiltà di lasciar fare agli altri i mestieri che non si sanno fare, siano essi l'autore, l'illustratore, il traduttore, il curatore, l'editore, inserendosi nel processo là dove si ha mestiere. E allora sì che un team ben costituito può ottenere il giusto successo in un settore che, nonostante la crisi, sembra tenere e anzi per certi aspetti espandersi. Forse anche perché ottimo surrogato di altri divertimenti più effimeri e costosi.

Hai qualche nuovo progetto in cantiere di cui vuoi parlarci?

Devo dire che no, al momento progetti nuovi non ne ho perché quelli in corso si prendono tutte le mie energie e il mio tempo. Wings of Glory e Sails of Glory innanzi tutto, che richiedono un impegno praticamente quotidiano per lo sviluppo delle varie linee. E poi un collezionabile da edicola per Hachette sulle carte da gioco con storia, regole, varianti e aneddoti di giochi noti e sconosciuti. Una bella occasione per ripassare e approfondire le mie conoscenze in questo settore: perché prima di fare nuovi giochi un autore dovrebbe studiare bene quelli esistenti... E quelli estinti o quasi.
Una cosa che mi fa molto piacere, piuttosto, è il recupero delle cose esistenti. Di miei giochi usciti in passato e ormai fuori produzione ma che forse meritano di essere rimessi in circolazione. Ad aprile la Origami ha pubblicato una nuova edizione di In cerca di fortuna, primo libro-gioco di autore italiano che avevo realizzato nel 1987 e che da allora nessuno aveva ristampato. Sir Chester Cobblepot sta realizzando una versione iPad di un altro libro mio, di Francesca Garello e di Domenico Di Giorgio, I misteri delle catacombe, in passato uscito solo in edizione cartacea. Luigi Castellani, con il marchio 2 Cents Boardgames, sta ripubblicando come print'n'play alcuni giochi da tavolo apparsi in passato su riviste e fanzine: ini​ziando con Cartun!, un gioco ambientato fra cani gatti e topi in un cartone animato, e Bike Wars, un ironico gioco di battaglie fantasy... in bicicletta. Si trovano qua: http://rpg.drivethrustuff.com/browse.php?manufacturers_id=5943.
Ho parecchie altre cosette nel mio museo personale che secondo me potrebbero essere ancora attuali: se qualche editore è interessato a ecologici recuperi... Si faccia vivo!

Grazie mille della disponibilità Andrea, è stato un vero piacere ospitarti nelle pagine del nostro blog! Prima di salutarci ti posso chiedere di regalare un saluto ai lettori di Idee Ludiche?! :)

Grazie mille e buon gioco a tutti, a qualsiasi cosa vi piaccia giocare!