A&P Chronicles 2002-2003 (III, 4)

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Dal diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 19 Dicembre 2005

Parte III, Capitolo 4: Una cena in Kaspie

Seduta del 04/12/2002


Una cena in Kaspie

ui colpito da quell'ulteriore dimostrazione di attaccamento alle tradizioni tipiche esmeldiane. Avevo sentito parlare della cerimonia in Kaspie solo nei libri si storia e da qualche racconto di mio nonno. Si trattava di un'antichissimo cerimoniale celebrato in esmeldia dai nobili per chissà quale ragione originale, che veniva riservato alle occasioni più importanti come il ricevimento di ambasciatori, diplomatici e altri dignitari di pari lignaggio.

In pratica, oltre a prevedere un abbigliamento formale ed elegante basato sui colori nero e marrone scuro, con apposizione di elementi ornamentali come gemme e lamine d'oro e d'argento per mettere in evidenza i ruoli rivestiti da ciascuno, l'elemento principale di queste cerimonie erano delle specie di bastoni sormontati da un pomo, detti appunto
Kaspie.

I Kaspie erano lunghi circa un passo e mezzo, ed avevano anch'essi i colori del nero e del marrone che si intonavano con gli abiti dei partecipanti. Ognuno doveva avere un Kaspie per mano, con il quale dovevano essere compiute movenze particolari che stabilivano un rigido protocollo da osservare durante il rito, per salutare, per iniziare la cena, per invitare ad un ballo, per introdursi in una discussione, per accomiatarsi ed altro ancora. Esistevano centinaia di movimenti previsti nel protocollo dei Kaspie, e talvolta essi variavano a secondo delle diverse regioni
dell'Esmeldia.

vviamente, nessuno di noi aveva con sé gli abiti previsti per la cerimonia, né tantomeno i Kaspie, ma la cosa non sembrò destare preoccupazioni particolari, dal momento che tutti eravamo più che altro desiderosi di prendere un bagno caldo e riposare. Adesir in particolare, evidentemente intenzionata a fare colpo sul Duca, fu la prima a ritirarsi per avere tutto il tempo che le occorreva per prepararsi adeguatamente.

Purtroppo, l'acqua delle vasche non era calda come avremmo desiderato, vista la rigida temperatura che era calata dopo il tramonto, e che all'esterno doveva essere assai più bassa. Fui fortunato a trovarmi nella stessa stanza di Frostwind, il quale ricorrendo alle sue arti, riuscì in qualche modo a scaldare l'acqua, nella quale rimasi a lungo, addormentandomi a tratti fra i pensieri sulla spada nera, su Ob Dentrix e su quella strana visione che avevo avuto per un breve istante durante il combattimento con il mio più mortale nemico.

Per la prima volta, ebbi l'occasione di vedere Frostwind nudo. Non che fosse un mio particolare desiderio, ma la cosa si rivelò importante, poiché oltre al tatuaggio che ci aveva mostrato sulla schiena, il mago ne aveva uno sul petto che riproduceva un grande falco blu, l'insegna della tribù del falco. Dunque, il nostro misterioso compagno, oltre ad essere un themanita pentito, doveva aver vissuto anche con i barbari delle grandi pianure! Mi trovai a pensare a chissà cos'altro potesse celare il passato di quell'uomo, ma decisi che ne avevo già abbastanza del mio per dubitare degli altri, così volsi altrove i miei pensieri.

Indossammo gli abiti migliori che avevamo con noi, e prestai del profumo ad Adesir che aveva passato gran parte del tempo a intrecciare la moltitudine di treccine in cui era stata trasformata la barba di Thorin. Come si conveniva nelle occasioni di quel genere, apposi dei nastri colorati all'elsa della spada, e rinunciai ad indossare l'armatura, cosa che tuttavia lasciò assai perplesso il nano. 

uando venne a chiamarci per la cena, il maggiordomo non fece molto per nascondere il suo disappunto nel notare che non eravamo affatto adeguati per una cena in Kaspie, in particolare per via dell'armatura di Thorin, che fino all'ultimo cercò di non togliersi. Alla fine, storcendo la bocca, il maggiordomo fu costretto ad accontentarsi di un nano senza armatura e degli abiti che avevamo, ma ci tenne a farci avere due Kaspie ciascuno, che evidentemente aveva di scorta proprio per situazioni del genere.

Per tutto il tragitto fino alla sala del ricevimento, fui costretto a riprendere Thorin che trovava evidentemente buffi i Kaspie, e li agitava a destra e manca, colpendo ora qualcuno, ora le pareti. Finalmente, entrammo nella grande stanza dove il Duca ci attendeva con altri sei collaboratori, ai quali ci presentò come la delegazione diplomatica dal Carusaal, e salutammo con i cerimoniali movimenti dei Kaspie, che solo io conoscevo. Thorin fu sul punto di fracassare una caraffa di vino nelle vicinanze maneggiando goffamente i bastoni, mentre Adesir e Frostwind riuscirono ad imitare piuttosto verosimilmente i movimenti altrui.

Non conoscendo una parola della lingua del Carusaal, tuttavia, mi astenni dalla conversazione lasciando che fosse Frostwind a parlare con quegli uomini, fino a quando il Duca li invitò a lasciarci soli per parlare in privato prima della cena, come previsto dal cerimoniale. Presto ci ritrovammo soli di fronte allo sguardo penetrante del Duca di Vigassian, capace di incutere soggezione... eccetto
Adesir, ovviamente.

- Vorrete perdonarmi per la messa in scena che vi vede come ambasciatori del Carusaal - esordì il Duca senza smettere di scrutarci uno ad uno, elargendo tuttavia sorrisi alla nostra compagna.

- Del resto, - proseguì - la cosa era indispensabile per condurvi qui sani e salvi, ammesso che abbiate qualcosa per me. Vorrei sapere innanzitutto chi siete, e perché siete venuti a
Bor-Vigassian.

Ci presentammo uno ad uno al nostro attento ascoltatore, il quale annuiva come prendendo mentalmente nota di ciò che dicevamo, distratto solo di tanto in tanto da qualche sorriso di Adesir. Il Duca fu molto colpito nell'apprendere che Thorin veniva da Bar Shamdar, una nazione nanica che si diceva estinta, a quanto ne sapeva lui, e fece molte domande sull'argomento, ricevendo pronte risposte dal nostro compagno, le quali sembrarono metterlo di buon umore.

- Ora, voi dite di essere stati mandati da qualcuno - disse al termine delle presentazioni, invitandoci a proseguire il discorso.

- Da Shair - risposi, sperando che in quell'occasione il nome della nostra mandante suscitasse un maggior interesse nel Duca. Ma non fu così.

- Dunque, se voi venite per conto di questa signora, avrete qualcosa da dirmi, o da darmi...

Frostwind estrasse la lettera e la porse al Duca, con il sigillo ben visibile. Improvvisamente, il suo sguardo si fece meno severo e mi sembrò di cogliere una parvenza di soddisfazione. Ruppe il sigillo e lesse rapidamente il contenuto del plico.

- Bene - commentò alzando lo sguardo - vi chiedo scusa ma dovevo assolutamente accertare che si trattasse proprio di Shair, voi capite che la posta in gioco è molto alta, e riguarda le sorti stesse sia di Bor-Sesirim, che di
Bor-Vigassian.

Fummo interrotti da un inserviente che, trafelato, si affacciò alla sala lamentando le insistenze di un qualche messaggero dell'ambasciatore di themanis. Dalla porta proveniva un vociare agitato. Il Duca congedò impassibilmente l'inserviente, istruendolo di comunicare al messo che sarebbe stato ricevuto dopo la cena, dimostrando di trattare i themaniti con scarsa deferenza, cosa che mi fece assai piacere. Evidentemente non fu così per il messaggero, dal momento che udimmo alcune grida di protesta, ma fortunatamente la situazione tornò tranquilla in breve tempo.

- Vedete - il Duca riprese il discorso - ovviamente io non posso schierarmi apertamente in questa faccenda, ho bisogno di mantenere una facciata di credibilità politica che può essere molto comoda per come andranno le cose, pertanto il mio appoggio potrà essere prevalentemente di natura logistica e organizzativa.

- D'altra parte, questo è ciò che Shair si aspetta, da quanto ci è stato detto - intervenni approfittando di una pausa. In quel momento un cameriere entrava portando degli antipasti per soddisfare le impazienti e ripetute richieste di
Thorin.

- Fortunatamente, - aggiunse il Duca - anche alla luce del la lettera che avete portato, è davvero un bene ed un'inaspettata fortuna che vi siano ancora nani di Bar-Shamdar, i difensori delle terre libere del sud. - Udendo quelle parole, a Thorin andò di traverso un boccone e prese a tossire rumorosamente.

- Nella mia posizione, quindi - si avviò a concludere osservando una clessidra, - oltre a costituire un rifugio come voi stessi potete constatare, Bor-Vigassian può offrire vettovagliamenti, armi ed armature in quantità, anche se il vero problema sarà trovare un modo per trasportare il tutto a
Bor-Sesirim...

- Questo è uno scandalo! - tuonò improvvisamente una voce seguendo allo schianto delle porte sbattute con violenza. - La cena in Kaspie è riservata agli alti dignitari, non a questi volgari banditi! 

Travolgendo gli inservienti che tentavano vanamente di trattenerlo, Ob Dentrix aveva fatto irruzione nella sala, infuriato, sputacchiando bava mentre gridava il suo sdegno nei nostri confronti. Il Duca fu rapido a rintuzzare le offese facendosi scudo del nostro presunto stato di ambasciatori, anche se era ovvio che Ob Dentrix non poteva crederci. Mi chiesi quale fosse la reale natura del rapporto fra i due.

- Se noi siamo volgari banditi, tu cosa credi di essere, sterminatore di famiglie, assassino di donne e bambini! - risposi, reagendo ciecamente alla rabbia che quell'individuo mi provocava alla sola vista.

- Sempre meglio di un bastardo senza famiglia! - rispose, fissandomi negli occhi.

- Senza famiglia per causa tua, vigliacco! - lo apostrofai con ferocia. Notai allora un sinistro ghigno con cui mi fissava, il cui significato avrei compreso solo successivamente. 

Ad ogni modo, il nostro battibecco fu interrotto dal Duca, e comunque il cavaliere nero di Themanis doveva solo annunciare l'orario della visita dell'ambasciatore, l'indomani, che sarebbe venuto per discutere di urgenti faccende relative al foraggiamento ed al vettovagliamento dell'esercito del sud. I themaniti sembravano infatti preoccupati dello scarso raccolto dell'ultima stagione, dal momento che i loro rifornimenti per la campagna contro Romeldan si basavano in gran parte su ciò che Bor-Vigassian era in grado di fornire loro.

- Ad ogni modo, Duca - chiese infine Ob Dentrix - vista l'ora e la bassa temperatura, chiedo di essere ospitato alla rocca per questa notte, così che possa muovere domani mattina con i Guerrieri di Ferro al mio seguito...

Non fui affatto contento di quelle parole, per quanto mi sforzai di dileggiare il mio avversario che in quella situazione poteva evidentemente reagire in modo molto limitato per via della presenza del Duca. Ero convinto che averlo ospite alla rocca per la notte ci avrebbe riservato qualche brutta sorpresa, e l'accenno alla presenza dei Guerrieri di Ferro non era certo casuale...

a conversazione fu interrotta dall'avviso che la cena stava per essere servita, così ci trasferimmo nella sala accanto, dove attendevano i consiglieri del Duca e gli inservienti. L'ambiente era riscaldato da un grande camino, sul quale era appesa una staffa dall'elaborata fattura che non mancò di attirare le attenzioni di Frostwind, il quale tuttavia non riuscì ad ottenere informazioni significative al suo riguardo, anche se in questo modo venimmo a sapere che il Duca si dilettava anche di magia. 

Un lato della parete era occupato da un'ampia finestra chiusa da una vetrata che consentiva di vedere il panorama sottostante, dando un colpo d'occhio impressionante, data la quota alla quale ci trovavamo. Thorin fu sorpreso ancora una volta nel constatare la pregevole realizzazione di quell'opera di ingegneria non
nanica.

Ci disponemmo attorno al tavolo, prendendo i posti che ci vennero indicati dagli inservienti con opportuni movimenti dei loro Kaspie, di dimensioni ridotte rispetto a quelli degli invitati. Adesir sedeva accanto al Duca, ovviamente, mentre io avevo Frostwind da un lato ed il consigliere religioso dall'altro. Thorin si venne a trovare fra i consiglieri delle armi e dell'estrazione mineraria, mentre dall'altro lato di Adesir presero posto il consigliere di guerra ed il Lothar-noch del Duca. Ob Dentrix, attardatosi per chissà quale ragione, giunse ultimo salutando i presenti con i suoi Kaspie, quindi si fece posto a fianco di
Frostwind.

Ad un tratto, il Duca effettuò alcuni movimenti con i suoi Kaspie e si mise a sedere. Fu quindi la volta di Adesir, dopo qualche incertezza, e via via tutti gli altri, secondo un ordine preciso che suggerii a Thorin e Frostwind con cenni del viso, cercando di non farmi notare. Una volta che tutti furono seduti, seguì l'applauso ed i camerieri entrarono in sala.

La cena era davvero prelibata e fu un piacere fare onore a tutte le portate, anche se l'atmosfera era per me irrimediabilmente rovinata dalla presenza dell'odioso Ob Dentrix. Come da cerimoniale, fra una portata e l'altra si discorreva di argomenti vari, ed il cavaliere nero di Themanis si vantò con il consigliere di guerra asserendo che Romeldan sarebbe stato travolto entro la fine dell'inverno. Sapevo tuttavia che ero io il suo maggior interesse a quella cena, e mi aspettavo da un momento all'altro qualche provocazione, che puntualmente arrivò.

- E lei, console - mi chiese ad un tratto Ob Dentrix, riferendosi al titolo con cui ero stato presentato - da dove viene esattamente?

- Da Carusaal - risposi, senza esitazione, citando la sola città che conoscevo per sentito dire.

- Sono stato a Carusaal meno di un anno fa - commentò Ob Dentrix, preparando qualche astuta trappola per smascherarmi davanti a tutti - che si dice dalle vostre parti, caro console?

- Non saprei, è molto tempo che sono in viaggio e manco da casa - cercai di prendere tempo per inventare qualcosa. Fortunatamente, Frostwind intervenne al mio posto, dimostrando di saperne molto più di me su quelle terre lontane. Ma Ob Dentrix non si fece distrarre e dopo unbreve scambio tornò a parlarmi.

- E come sta il Duca Pashaar, la massima autorità di Carusaal? - mi chiese con un sorriso maligno. Stava giocando come il gatto con il topo, sapeva che non avrei potuto resistere a lungo senza tradirmi. Si chiamava davvero Pashaar il reggente di Carusaal o aveva inventato quel nome apposta per attirarmi in trappola?

- Come le ho detto, manco da molto tempo, e comunque quando sono andato via non c'era nessun Pashaar - azzardai. Ebbi fortuna. Ob Dentrix lasciò cadere l'argomento e non vi tornò più in seguito, preferendo iniziare una discussione con uno dei consiglieri del Duca.

Ma anche questa nuova conversazione doveva essere un tentativo di provocazione, poiché riguardava i nani, che lui chiamava "aberrazioni genetiche". Dapprima Frostwind cercò educatamente di controbattere quelle offese, che Thorin non sembrava aver percepito, con la barba semiaffondata in un quarto d'agnello. Ma Ob Dentrix non era soddisfatto e ripeté più volte l'epiteto a voce alta.

- Insomma! - mi adirai gridando, per attirare l'attenzione del Duca. - Il nano qui presente è ospite del Duca Vigassian, e lei lo sta offendendo arrecando oltraggio al Duca stesso!

Con mia grande soddisfazione, il Duca non poté fare a meno di sottolineare la cosa, e Ob Dentrix fu costretto a scusarsi pubblicamente per le sue parole. Per il momento, quella era stata la mia più grande vittoria su di lui.

erminata la cena, ci spostammo in una piccola sala attigua, tenuemente illuminata da due camini che riscaldavano piacevolmente l'ambiente, arredato da alcune poltrone e pesanti tappeti di lana. Un cameriere ci servì del liquore forte e aromatico che assaporammo da bicchieri particolari dalla forma ampia e tondeggiante. Ob Dentrix non si trattenne, dovendo dare disposizioni ai suoi uomini prima di ritirarsi per la notte, e si congedò quasi subito agitando i suoi Kaspie. Notai che, uscendo dalla sala, passò deliberatamente al mio fianco, sostando per un attimo.

- Quando sarai solo, stasera - mi disse con aria calma - ripensa a ciò che hai sentito ed è accaduto oggi... ti accorgerai che alcune cose che credi non sono affatto vere, caro
Gawain!

Lasciandomi sul posto con un'aria alquanto perplessa per le sue misteriose allusioni, Ob Dentrix se ne andò, e finalmente pensai che la serata poteva diventare piacevole. Rimasti soli, tornammo a parlare con il Duca degli argomenti che erano l'oggetto della nostra missione.

Furono così definiti alcuni aspetti del negoziato che ci coinvolgeva, ma per una risposta definitiva da portare a Shair avremmo dovuto attendere l'esito del colloquio con l'ambasciatore di Themanis, l'indomani. Da ciò che avrebbe dovuto concedere all'esercito del nero signore, infatti, dipendeva quello che poteva garantire a Bor-Sesirim. L'idea di passare un giorno in più a Bor-Vigassian non mi dispiaceva, in fin dei conti, anche perché non era ancora chiaro come avremmo eluso i nostri inseguitori, uscendone. Prima di cambiare discorso, pregai il Duca di trovare un modo per uscire dalla cittadella che garantisse la nostra incolumità, anche nell'interesse che la missione si completasse come tutti desideravamo.

arlammo ancora per un po', di argomenti vari, facendoci raccontare gli usi e le antiche tradizioni esmeldiane che sembravano così vive in quel posto e che per noi erano solo ricordi di studio o cose del tutto nuove. Mi accorsi che il Duca aveva iniziato a nutrire un certo interesse nei confronti di Frostwind, e spesso il suo sguardo lo scrutava anche quando era impegnato a discorrere con noialtri.

- Frostwind - lo chiamò ad un tratto, in una pausa della conversazione precedente, - puoi mostrarmi la tua schiena?

La richiesta era alquanto bizzarra, pensai, anche perché se noi eravamo i messaggeri di Shair, come poteva sapere il Duca di quel particolare riguardante il tatuaggio themanita sulla schiena del nostro mago? Frostwind si aprì la camicia e mostrò a tutti il suo marchio dell'infamia.

- Bene, sei proprio tu, dunque - constatò il Duca. - Ho qualcosa per te,
Frostwind.

- Possiamo parlarne pubblicamente, Duca - rispose il mago. - Non ho segreti per queste persone, né intendo averne. 

Il Duca di Vigassian ci condusse nuovamente alla sala dove avevamo consumato la cena, ora miracolosamente in perfetto stato, senza alcun segno del banchetto. Si fece seguire fino a che non fummo in prossimità del grande camino, quindi indicò l'ornata staffa appesa alla parete.

- Tu sei la persona giusta, puoi prenderla - disse a Frostwind, con aria grave. Così dicendo, notai che faceva un passo indietro, e ritenni prudente fare altrettanto. Frostwind si avvicinò, prese l'oggetto e appese al suo posto la sua vecchia e nodosa staffa, quindi si voltò con un'aria concentrata, osservando l'oggetto.

Una luce rossastra si illuminò improvvisamente all'interno del grande cristallo che si trovava all'estremità del bastone, poi si attenuò progressivamente fino a scomparire.

- E' un oggetto potente... - commentò Frostwind, quasi mormorando le parole, poi si interruppe, come in ascolto.

- Cosa significa "padrone"? - chiese, aggrottando le sopracciglia.


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