A&P Chronicles 2002-2003 (III, 5)

Act'n Play

Dal diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 19 Dicembre 2005

Parte III, Capitolo 5: Incontro notturno

Seduta del 11/12/2002

Dal diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 19 Dicembre 2005

Parte III, Capitolo 5: Incontro notturno

Seduta del 11/12/2002

Incontro notturno

dopo i discorsi rituali che si convengno per una corretta conclusione di una cena in Kaspie, il Duca ci rinnovò l'invito per il pranzo dell'indomani, al quale sarebbe stato presente l'ambasciatore di Themanis, quindi si congedò uscendo dalla porta che conduceva all'ala dei suoi alloggi. Senza dirci una parola, Adesir lo seguì frettolosamente, scomparendo anche lei nei meandri del castello, come per un appuntamento segretamente concordato con gli sguardi complici che si erano scambiati per quasi tutta la serata. La cosa mi innervosì terribilmente.

Non c'era in realtà una ragione precisa, o forse più semplicemente non volevo vederla, ma di fatto l'idea che Adesir avesse deciso di concedersi al Duca era per me motivo di rabbia ed indignazione, come se mi fossi sentito privato di qualcosa cui in realtà sapevo non avere alcun diritto. E nonostante questo mi fosse ben chiaro, non potevo fare a meno di sentirmi irritato. 

Restammo ancora nella sala, con gli ultimi inservienti, e mi feci versare più volte generosi bicchieri di Sgarauros aromatico e forte al punto da inebriare i sensi, ma che per Thorin era solo una debole bevanda per femmine. Parlammo ancora un po', ci informammo degli alloggi di Ob Dentrix, che scoprimmo trovarsi nella stessa ala dei nostri, venimmo a sapere che una dozzina di guerrieri di ferro si trovava alla porta orientale, dove le guardie si trovavano a disagio per quelle inusuali ed inquietanti presenze.

Quando anche gli ultimi inservienti si congedarono per la notte, mi feci lasciare la bottiglia dello Sgarauros ed alcuni bicchieri, ed anche noi ci avviammo verso gli alloggi. Passammo davanti alla porta di Ob Dentrix, sorvegliata da quattro guardie armate, e non seppi resistere alla tentazione di origliare alla porta di Adesir, dalla quale ovviamente non proveniva alcun suono.

Ci riunimmo nella stanza in cui alloggiavamo io e Frostwind, e continuamo a bere e discutere sul da farsi. Proposi un'incursione notturna alla porta orientale, per infastidire un po' i guerrieri di ferro, ma i miei compagni non furono d'accordo per svariate ragioni che sapevo essere fondate. D'altra parte, cercavo qualcosa che mi distraesse e mi desse l'occasione per scaricare un po' il nervosismo che era cresciuto in me durante tutta la serata, per colpa di Ob Dentrix prima e di Adesir poi. Così tornai ad impadronirmi della bottigla, sperando che l'ebrezza dell'alcool potesse concedermi la tregua di una parziale incoscienza.

Ad un tratto, qualcuno bussò annunciandosi come latore di un messaggio per me. Thorin si parò fra me e la porta per impedirmi di aprirla e costrinse l'uomo dall'altra parte a far scivolare il messaggio sotto la porta. Incuriosito, anche se in qualche modo immaginai subito chi potesse mandarmi la lettera, mi affrettai ad aprire la busta, dopo che Frostwind mi assicurò che non nascondeva trappole di sorta.

Lessi frettolosamente il contenuto del messaggio:

"Caro Gawain, avrai certo capito chi è a scrivere questo messaggio, e spero che domani avremo modo di parlare in modo più costruttivo di quanto sia stato possibile oggi. Un futuro radioso ti si prospetta, se saprai accettare quel che ti proporrò. Ricorda che molte delle cose che credi non sono in realtà vere, ed io conosco la verità. Io sono il solo che conosce i tuoi genitori, i tuoi veri genitori. Io sono
l'unico.

Ob Dentrix"

i
gnorando le domande dei miei compagni, aprii la porta ed uscii dalla stanza, avventurandomi per i corridoi ormai immersi nel buio. Le poche parole contenute in quella lettera erano state troppo per concludere la serata, ed in particolare mi continuavano a rimbombare nella mente quelle allusioni ai miei veri genitori. Come se non sapessi di chi ero figlio e per causa di chi avevo perso la mia famiglia!

Vagai a lungo, senza osservare con attenzione le sale che attraversavo e che trovai deserte, mi accorsi di avere ancora in mano la bottiglia dello Sgarauros e continuai a berne finché fu vuota, abbandonandola poi da qualche parte che non ricordo. Non riuscivo a pensare lucidamente, forse per effetto del liquore, forse perché ero stato messo alla prova troppo a lungo, ed i miei nervi iniziavano a cedere. La lettera si era stampata indelebilmente nella mia mente e continuavo a ripeterne il contenuto, cercando di trovare un significato meno misterioso di quanto non volesse sembrare, ma che tuttavia era per me inaccettabile. Quando, raramente, abbandonavo tali pensieri, tornavo ad irritarmi al pensiero di Adesir e subito mi immergevo nuovamente nelle rivelazioni del messaggio che stringevo ancora in mano. Piegai la pergamena e la infilai in tasca, sforzandomi di pensare ad altro.

Avevo sceso delle scale, e dovevo trovarmi al di sotto della sala in cui si era consumata la cena. Alzai gli occhi per osservarne le pareti e le trovai ingombre di cimeli antichi: armi, scudi, armature, panoplie ornamentali, e ovunque placche di metallo con incisioni che ne testimoniavano in alcuni casi la provenienza. 

Fui attratto, in particolare, da una parete che ospitava solo spade e mi avvicinai per osservarle. Alcune erano di fattura che avrei detto scadente, ed erano appartenute ad alcuni dei più antichi antenati dei Duchi di Vigassian. Altre, più simili alle moderne lame che ero abituato a vedere, erano state impugnate da membri più recenti di quella famiglia, le cui gesta sembravano da sempre intessute a doppio filo con i principali eventi storici dell'Esmeldia.

Mi soffermai ad osservare alcune spade dalla sagoma alquanto bizzarra ed esotica. Avevano corte impugnature ed un'elsa assai ridotta, dalla quale partiva una lama curva che andava ad allargarsi verso la punta, fino quasi a raddoppiare la dimensione. In luogo della punta, la larga estremità risultava quasi parallela all'impugnatura ed era concava, sagomata in modo da ricordare una mezza luna.

- Lega delle Cento Città - disse improvvisamente una voce alle mie spalle. Mi voltai, incuriosito, sebbene avessi riconosciuto sena possibilità d'errore chi avesse parlato.

- Viene dal continente Nord, una lama molto usata da quelle parti - proseguì Ob Dentrix, avvicinandosi, parlando come fossimo vecchi amici. Mi illustrò altre lame, rivelando la sua profonda conoscenza a riguardo, ed io mi sorpresi nell'ascoltarlo, come se nulla fosse. Era disarmato, ed indossava gli abiti della notte. Sembrava lì per caso, ma sapevo che non poteva essere così. 

- Cos'è, non riuscivi a dormire questa notte? - chiesi.

- In parte è così, ma diciamo che speravo ti muovessi, come hai fatto - rispose il themanita.

- Molto bene, sei stato bravo ed hai indovinato, eccomi qua, infine!

Mi avvicinai, incrociando le braccia per ostentare una tranquillità che non avevo. Evitai di portarmi troppo vicino, tuttavia, in parte perché non mi fidavo, in parte perché non volevo si accorgesse che avevo bevuto, cosa che avrebbe potuto indurlo ad approfittare delle mie condizioni di non perfetta lucidità.

- Sono qui per farti una proposta, Gawain - disse in tono conciliante. - Non ti nascondo che tu sia molto interessante per me, e sei certo dotato, ma ti trovi dalla parte sbagliata. Passa con noi e molte cose ti saranno chiare...

- Stai scherzando? - lo interruppi, sorridendo a quella proposta che mi sembrava incredibile. Mi stava realmente proponendo di unirmi ai Themaniti?

Ob Dentrix parlò a lungo, dimostrando tutte le sue qualità di eccellente oratore. Lo interruppi raramente, preferendo ascoltare ciò che aveva da dirmi e sempre per chiedere di rivelarmi cose certe, piuttosto che allusioni o misteri sulla mia vita, la spada, la mia famiglia. 

Fu assai abile nel propormi una visione alternativa a quella che io avevo delle cose, la visione che, a sua detta, mi era stata inculcata a forza da Shair, una volgare strega. Mi indusse a considerare la dominazione Themanita come una delle tante che, in fin dei conti, aveva subito l'Esmeldia nel corso dei secoli. Mi mostrò come fossero portatori di ordine e organizzazione, di come la popolazione del già sottomesso Frosnal fosse in fin dei conti soddisfatta del nuovo governo da loro instaurato. 

Eppure non mi convinceva. Era molto suadente, devo ammetterlo, e mi presentò le cose sotto una luce che, effettivamente, non avevo mai considerato prima. Più di una volta fui sul punto di convenire su ciò che diceva, ma qualcosa teneva i miei sensi all'erta, nonostante lo Sgarauros. Una voce nel profondo della mia coscienza mi diceva di non fidarmi, che quell'uomo mi stava rivelando, a sua volta, una visione parziale delle cose.

Nei suoi discorsi, Ob Dentrix insisteva frequentemente su qualcosa che, secondo lui, mi legava a loro. Mi considerava quasi una proprietà di Themanis, e cercava di convincermi che avevo scelto la sponda sbagliata per cui combattere. Era chiaro che, se si dava tanta pena per me, mi considerava importante, o quantomeno pericoloso per i suoi piani, anche se non riuscii a farglielo ammettere. Dovevo assolutamente scoprire cosa poteva mai esserci in me che poteva preoccupare a quel punto un cavaliere nero di Themanis!

Rifiutai la sua offerta. La coscienza mi diceva che non potevo percorrere quella strada. 

Ci congedammo dopo aver parlato non so quanto a lungo, senza tuttavia alterare il clima apparentemente amichevole in cui si era svolta la conversazione. Sapevo che questo lo avrebbe portato a qualche decisione più drastica nei miei confronti, ma non potevo tollerare quel modo di fare, quel trattare le persone come oggetti, tenendole all'oscuro di ciò che le riguardava, al solo scopo di poterne disporre a piacimento. 

Era riuscito a ottenere il mio interesse, mi aveva portato a dubitare di molte cose e sapevo che, nelle sue parole, da qualche parte c'erano delle verità. Non aveva fatto però i conti con il mio carattere ed il mio orgoglio: non avrei accettato neanche di parlarne nuovamente, se prima non fossi stato messo a conoscenza di tutti quei misteri che mi riguardavano così personalmente come sembrava.

Quando tornai alla mia stanza, orientandomi difficoltosamente fra i corridoi per evitare di fare la stessa strada di Ob Dentrix, la trovai vuota. Frostwind e Thorin dovevano essere usciti, magari alla mia ricerca. Non mi preoccupai per loro, tuttavia, e mi gettai esausto sul letto, senza neanche svestirmi.

Dopo qualche tempo, udii la porta aprirsi e riconobbi le voci di Thorin e Frostwind. Feci finta di dormire, resistendo ai tentativi di svegliarmi di Thorin, che alla fine fu dissuaso dal mago. Non avevo voglia di parlare di ciò che era successo, non ora almeno. Avevo le idee più confuse di quando mi ero allontanato da solo e, sebbene non avessi intenzione di tenere i miei compagni all'oscuro di quelle cose, decisi che ne avrei parlato l'indomani, dopo un sonno ristoratore che mi colse all'improvviso.

mi svegliai di pessimo umore e con un'emicrania tale che pensai di aver fatto a testate con una Testadura. Mugugnai un buongiorno a mezza voce ai miei compagni e non dissi nulla per un po', limitandomi a restare sul letto ad occhi aperti, osservando il soffitto.

Frostwind fu il primo a rivolgermi la parola per chiedermi dove fossi stato durante la notte ed io raccontai dell'incontro con Ob Dentrix senza omettere nulla, almeno nulla di ciò che ricordavo. Il mago ed il nano ascoltarono con interesse, limitandosi ad annuire di tanto in tanto, e neppure Thorin si lasciò scappare una parola di commento sulla vicenda. Terminato il racconto, mi affrettai a cambiare discorso chiedendo se avessero notizie di Adesir, ma nessuno l'aveva più vista da quando si era allontanata seguendo il Duca.

Ci recammo a colazione, dove trovammo la tavola approntata solo per noi tre. Era come se Adesir non fosse neanche più considerata parte del nostro gruppo, e la cosa mi fece ulteriormente infuriare. Chiamammo l'attendente di sala per avere notizie della nostra compagna, e quando notai la sua reticenza nel darci informazioni, lasciai esplodere la mia ira, iniziando a scagliare a terra le stoviglie e successivamente rovesciando l'intero tavolo. Fortunatamente, quando si resero conto che non avrei esitato a venire alle mani con i servitori, Thorin mi costrinse con la forza a sedermi, mentre Frostwind mi parlò guardandomi in un modo che seppe calmarmi quasi istantaneamente.

Tornai a gustare la colazione come se nulla fosse. La mia rabbia era in qualche modo sopita... per il momento.

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