A&P Chronicles 2002-2003 (VI, 8)

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Dal Diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 1 Marzo 2006

Parte VI, Capitolo 8: Il labirinto di Maximus Jax

Seduta del: 16/07/2003

Dal Diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 1 Marzo 2006

Parte VI, Capitolo 8: Il labirinto di Maximus Jax

Seduta del: 16/07/2003

Il labirinto di Maximus Jax

non
so con certezza cosa accadde dopo la mia morte e quella di Adesir. Quel che
è certo è che morimmo, perché nessuno potrebbe sopravvivere a ciò che ci
fu scagliato addosso dal nostro ex compagno Frostwind.

I
nostri compagni furono allarmati dall'esplosione e, a quanto raccontarono,
si precipitarono nella stanza per trovarci a terra, quasi completamente
ghiacciati e trapassati dalle schegge di ghiaccio causate dall'esplosione
della magia che tante volte avevamo visto invocare al nostro mago in nostro
aiuto. Ora era servita ad annientarci, e probabilmente avrebbe annientato
anche gli altri, che non c'entravano nulla con quanto era accaduto, se non
si fossero allontanati dalla stanza: questo fu ciò che più di ogni altra
cosa irritò i nani ed anche il più moderato paladino, ma anche per loro le
sorprese non erano finite.

Quando
Warland si chinò su di noi per vedere se era possibile fare qualcosa,
Polgrim improvvisamente si bloccò, paralizzato a metà di una frase, e
questo fece capire loro che il confronto con il mago non era ancora
terminato. Supponendo che il mago si fosse reso invisibile e dovesse essere
nella stanza assieme a loro, il paladino fu rapido ad afferrare Polgrim e
con l'aiuto del fratello lo trascinarono nel corridoio adiacente,
chiudendosi la porta alle spalle.

Non
saprò mai come accadde, ma da quel che raccontano il mago riuscì a
diventare quasi incorporeo e passò ugualmente attraverso la porta, ma la
cosa più incredibile è che Thorin riuscì in qualche modo ad avvertirne la
presenza e lo colpì violentemente facendolo cadere a terra privo di sensi.
Lo legarono e sbloccarono Polgrim, quindi discussero a lungo sul da farsi.
Persa ogni compostezza, il paladino voleva tagliare la testa al mago,
divenuto ormai un pericolo per tutti, e fu Thorin, straordinariamente, a
convincerlo del contrario. Da sei compagni di avventura erano ora ridotti a
tre, osservò tristemente.

tuttavia,
grazie forse a qualche favore degli dei, o non saprei cos'altro, riuscirono
a riportare me e Adesir nel mondo dei vivi. Non fu una bella sensazione, non
per me almeno. Nei primi istanti, infatti, avevo la piena consapevolezza di
essere morto, avevo visto l'aldilà ed ero sconvolto, incapace di
riprendermi. Fortunatamente, i ricordi dell'oscuro regno dei più svanirono
rapidamente fino a che oggi non mi resta che una sensazione confusa senza
alcuna immagine di ciò che vidi, ma che fu di certo sconvolgente. Ad ogni
modo, non mi ero ancora ripreso quando Thorin mi strinse fra le braccia,
oserei dire forse commosso (lui non lo ammetterà mai), mentre mi raccontava
confusamente l'accaduto.

Ora
avevamo un nuovo problema. Il mago era ancora nelle nostre mani e forse
potevamo fare qualcosa per lui, ma chi avrebbe mai voluto? L'opinione della
maggioranza era di ucciderlo, ma nonostante tutto mi ripugnava l'idea, se
non avessi fatto un altro tentativo. I colpi sordi del demone, che intanto
si apriva la strada per i corridoio dell'edificio, mi ricordarono non solo
l'urgenza della situazione, ma anche che, in fin dei conti, del mago
potevamo davvero avere ancora bisogno.

Ebbi
il mio bel da fare per convincere gli altri a non uccidere Frostwind. Avevo
deciso, gli avrei parlato, mi sarei scusato, avrei cercato di appianare le
questioni per ricomporre il gruppo, ma non tutti erano d'accordo. Se mi
lasciarono fare a modo mio, devo riconoscerlo, è perché probabilmente
avevano una grande fiducia in me, in quel caso, mal riposta. Convinsi
perfino i nani a lasciar libero il mago, poiché temevo che un eventuale
risveglio legato avrebbe compromesso ogni tentativo di riappacificazione,
quindi Thorin usò le ultime briciole del suo potere, cui aveva ampiamente
attinto, per far riprendere conoscenza al mago.

-
Frostwind, come puoi notare non ti abbiamo legato né imbavagliato perché
non ti consideriamo un nemico - esordii, cercando di essere il più
convincente possibile. Qualcosa, tuttavia, mi dava l'impressione che stessi
parlando al vento, forse era il suo sguardo astioso e minaccioso.

-
Penso che in questa situazione tutti abbiamo agito in modo impulsivo e
sbagliato - continuai, - e ti faccio le mie scuse per quanto è accaduto...

La
mia conversazione non era destinata a proseguire. Il mago tornò a
minacciare, con il suo fare strafottente e vendicativo che immediatamente
suscitò l'ira dei nani, in particolare Polgrim. Ben presto nella stanza vi
fu una confusione di voci che si sovrastavano l'un l'altra senza
possibilità di seguire un discorso logico. Ancora risuonarono le offese,
gli insulti, le minacce, devo dirlo, da entrambe le parti, ma in particolare
era evidente che il mago non avesse intenzione né di appianare la
questione, né tantomeno di rinunciare ai suoi propositi di vendetta. Era
ormai un nostro chiaro nemico, lo sarebbe stato fino alla morte. E la morte
arrivò presto, ad opera di Thorin.

Risoluto,
dato che non v'era più nulla da tentare, decisi di mettere fine alla cosa e
cercai invano di tagliare la testa al mago, per evitare che potesse tornare
in vita con qualche strano sortilegio. Straordinariamente, non mi riuscì di
separare la testa dal corpo, così, sempre più in preda all'ira ed alla
rabbia, infierii sul cadavere pugnalandone il cuore e la testa per
assicurarmi che non vi fosse modo di riportarlo in vita.

-
Il cristallo! - tuonò una voce dal corridoio, mentre la testa ed un braccio
dell'enorme demone forzavano l'ingresso aprendo vaste crepe nelle architravi
e nei montanti della parete. Gli eventi ci ricordavano tutta l'urgenza che
avevamo.

ci
affrettammo a fuggire dalla stanza, imboccando uno dei corridoi, mentre
Warland si occupò di portare con se il corpo di Frostwind. Adesir fu
investita da un raggio proiettato dalle mani del demone, che la scagliò
contro una parete lasciandola immobile. Rapidamente, riuscii a prenderla in
braccio e a raggiungere gli altri prima di seguire la stessa sorte.

Ma
purtroppo i preti avevano esaurito le loro forze. Non potevano curare Adesir,
e la cosa ironica era che i loro ultimi incantesimi erano stati sprecati per
rianimare Frostwind! Thorin piangeva, singhiozzando, sul corpo di Adesir
chiedendole scusa, promettendole di immolarsi al demone come punizione per
le sue scelte avventate.

-
Vi prenderò! - la voce del demone ci incalzava da vicino, ora stava
entrando nel nostro stesso corridoio.

Trascinai
Thorin e Adesir fino all'angolo successivo, cercando anche di trovare nella
sacca qualcosa che potesse servire per rimettere in piedi la ragazza.
Arrivai anche a frugare fra le erbe che avevo raccolto dallo zaino di
Agherwulf quando era morto, ma non trovai nulla da usare rapidamente. Poi
avvenne il miracolo. Thorin levò una preghiera a Morgrim nella lingua dei
nani, di cui compresi solo poche parole. E tuttavia, erano così accorate e
commoventi che fui sul punto di piangere io stesso. Evidentemente, il dio
dei nani non è insensibile alle vicende del suo popolo, perché in breve
Adesir riaprì gli occhi.

Ci
affrettammo a fuggire, ancora una volta, finché ci trovammo in una nuova
stanza del tutto identica alla precedente. Anche qui c'era un simbolo a
terra, eppure non era la stessa, poiché non v'era traccia di sangue né
della distruzione causata dal demone al suo ingresso. Ma le cose non
quadravano neanche ai nani. Da quanto avevamo visto fuori, l'edificio non
poteva essere così grande come si rivelava al suo interno. Caqpimmo che il
buon Maximus  Jax doveva aver elaborato un intricato labirinto
all'interno del quale ora ci trovavamo, e senza un mago come Frostwind.

-
Ehi, guardate, non è possibile - gridò allarmato Warland, indicando il
corpo del mago. Nonostante lo scempio, il corpo sembrava percorso da un
flebile respiro! Non c'era tempo e il mago non doveva assolutamente
risvegliarsi, così ancora una volta infierii selvaggiamente sulle povere
spoglie, con una rabbia ed una crudeltà che Adesir non seppe trattenersi
dal vomitare.

ma
il nostro vero problema era adesso il labirinto. I corridoi che uscivano
dalle stanze sembravano tutti uguali, e portavano in stanze tutte uguali,
era impossibile dire se le avessimo già incontrate o meno, così iniziai a
tracciare dei segni con il gesso che ci permettessero di identificare il
nostro percorso qualora fossimo tornati sui nostri passi a causa delle
illusioni che aleggiavano in quel posto.

E
infatti, presto ci trovammo in una nuova stanza, come le precedenti, che
però riportava i segni del gesso. La cosa ci stupì grandemente, poiché
dal percorso seguito era assolutamente impossibile che fossimo tornati
indietro. I corridoi sembravano arrotolarsi su se stessi portandoci in
direzioni diverse da quelle che poteva percepire anche il sottile senso di
orientamento dei nani, i quali erano più che mai infastiditi dalla
situazione. Iniziammo a fare varie prove, seguendo le idee di Thorin e
Warland, mentre al contempo dovevamo fuggire dalle apparizioni del demone
che di tanto in tanto ci compariva alle spalle o ci sbarrava la strada,
avendo sempre cura di infierire sul cadavere di Frostwind che ogni tanto
riprendeva a respirare contro ogni regola nella natura.

Ad
un tratto, dopo esserci separati, accadde che ci incontrassimo in un
corridoio, provenendo da direzioni opposte, e ciascuno dei gruppi sosteneva
di avere il demone alle spalle. La situazione si complicava sempre più e
per quanto fossimo convinti di essere ancora una volta preda delle
illusioni, non riuscivamo a intravedere una luce. Thorin e Warland erano i
più prolifici di idee e discutevano continuamente di come potesse
funzionare il meccanismo che ci teneva prigionieri, fino a che il nano ebbe
l'intuizione giusta.

Individuate
due stanze sicuramente differenti, ognuna delle quali aveva il cerchio con
il rombo sul pavimento, Thorin e Polgrim si separarono disponendosi in piedi
sui due mosaici, e a quel punto si aprì un passaggio nel muro di entrambe
le stanze. Stanchi e feriti, notando la cosa, ci affrettammo nei pertugi,
ciascuno dalla stanza in cui si trovava, scendendo una rampa di scale che
sembrava dimenticata da secoli. Ci rincontrammo con Thorin, il solo che
proveniva da una stanza diversa, in uno stesso ambiente cui conducevano
entrambe le scalinate, che ora non c'erano più. Al loro posto, un solido
muro di pietra sbarrava ogni possibilità di tornare indietro.

-
Almeno questo darà filo da torcere anche al demone, là sopra! - commentò
Polgrim, senza scomporsi. In effetti, ora non sentivamo più alcun rumore e
l'impressione di avere il demone alle nostre spalle era svanita.

Sul
pianerottolo sul quale ci venimmo a trovare, una sola via d'uscita si
proponeva evidente ai nostri occhi: un enorme portale di pietra sul quale
doveva esserci un tempo un'iscrizione, di cui restavano solo le lettere
"M" e "X". Prima ancora che avessimo finito di
commentare, i nani, sfiniti, si erano già addormentati rannicchiandosi in
un angolo, e subito ne seguimmo l'esempio.

ci
risvegliammo dopo chissà quanto tempo, e ci trovammo perfettamente riposati
e straordinariamente guariti di ogni ferita.

Poiché
era evidente che in quel luogo il corpo guariva assai più rapidamente, mi
affrettai a controllare il cadavere di Frostwdin, che trovai a occhi aperti,
e con un debole respiro che non tardai a sopprimere nel solito modo assai
cruento.

Intanto
i nani avevano aperto con facilità il grosso portale di pietra, rivelando
ai nostri occhi una vista incredibile per quel luogo. Un'ampia area di cui
si faticava a vedere i limiti interamente colma di vegetazione di ogni tipo,
sovrastata da una cupola trasparente e altissima dalla quale filtrava la
luce del sole, una sorta di gigantesca serra come non ne avevo viste neanche
nei cortili del duca di Bor Sesirim.

-
C'è qualcosa che si muove laggiù - ci avvisò Adesir, puntando il dito. Ma
a parte qualche lieve movimento nel fogliame, nessuno di noi riuscì a
vedere nulla.

-
Non mi piace - commentò Polgrim.

- E
tuttavia è la sola strada che abbiamo... - rispose Warland, pensieroso.