A&P Chronicles 2002-2003 (VI, 9)

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Dal Diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 2 Marzo 2006

Parte VI, Capitolo 9: Le due torri

Seduta del: 23/07/2003


Le due torri

a
grande serra era uno spettacolo mirabile, un'opera dalla grandiosità
inimmaginabile che le mie parole non potranno mai neanche lontanamente
descrivere appropriatamente. Non credo di aver mai visto tante piante
diverse in uno stesso luogo, e forse neanche in luoghi diversi, a pensarci
bene. Nella zona più lontana, si vedevano degli alberi più alti, ma
davanti all'ingresso la maggior parte delle piante erano cespugli e arbusti
non più alti della vita di un uomo. Ai lati, lungo i bordi della serra,
enormi rampicanti simili a liane si inerpicavano verso l'alto, dove si
ricongiungevano sulla cupola, pur senza interrompere i raggi del sole. La
cupola sembrava fatta di vetro, ma chi potesse aver realizzato un'opera
tanto complessa per via delle sue dimensioni, era impossibile anche solo
immaginarlo.

Era
evidente che non potessimo fare altro che entrare, ma una volta nella serra,
data la sua ampiezza, che direzione avremmo dovuto seguire? Per cercare di
orientarci in qualche modo, aiutammo Adesir ad arrampicarsi su una delle
liane, in modo che potesse guadagnare un punto di osservazione migliore. Ma
la cosa si rivelò impossibile, poiché i rampicanti erano viscidi e
secernevano una sostanza che ben presto fece perdere la presa alla ragazza,
la quale capitombolò a terra, fortunatamente senza gravi conseguenze.

Ad
ogni modo, quello doveva essere un tempo una sorta di giardino interno,
probabilmente percorso da viottoli e sentieri che avrebbero potuto guidarci,
così tentammo di scovarne traccia, ancora senza esito. Non ci restava che
avventurarci alla cieca, sperando di trovare qualcosa. I nani aprirono il
sentiero falciando il possibile con le asce, mentre io, subito dietro,
tagliavo quanto restava di più alto, aprendo un percorso che sarebbe stato
facile da individuare in caso di fuga e che ci avrebbe permesso di
combattere sul pulito in caso di cattivi incontri. Warland chiudeva la fila,
guardingo come sempre e subito ci avvisò che, ovviamente, il portale si era
richiuso alle nostre spalle.

Andammo
avanti per un po', perdendo la nozione del tempo, accorgendoci che
l'ambiente doveva essere ancora più ampio di quanto non sembrasse a prima
vista. Sembrava di essere sempre allo stesso punto, eppure, quando ci
voltavamo a guardare, il sentiero che avevamo aperto serpeggiava per una
discreta distanza alle nostre spalle.

-
Accidenti! - esclamò uno dei due nani ad un tratto, levando l'ascia verso
l'alto.

POP!

Un
rumore sordo, simile ad una bolla di sapone che scoppia.

-
Cos'era? - chiese Thorin.

-
Boh, sembra un fungo... - rispose il fratello.

POP!
POP!

Subito
altri rumori seguirono, a catena, e presto l'aria fu invasa da una nube
violacea.

-
Spore! Non respirate, possono essere velenose - ammonì Warland, coprendosi
istintivamente il volto. Ma era troppo tardi, per un istante vidi tutto
annebbiato e poi crollai a terra privo di sensi.

uando
ripresi conoscenza, scoprii che anche Adesir, Polgrim e lo stesso Warland
erano svenuti come me. Era stato Thorin a rianimarci tutti, protetto dallo
straordinario elmo dono dei nani di Bar-Arghaal, dopo aver fatto un ampio
giro nel quale aveva trovato una fonte a dir suo miracolosa, che ci aveva
fatto riaprire gli occhi. Purtroppo, in quella situazione, il corpo di
Frostwind era stato lasciato indietro.

-
Dobbiamo recuperarlo assolutamente! - disse Warland, senza ammettere
repliche. I nani, invece, sembravano più propensi a lasciar perdere.

-
Ma si tratta di fare parecchia strada, Warland - rispose Thorin - e inoltre
anche lui sarà stato aggredito dalle spore, no?

-
Come vuoi che possa sopravvivere dopo quello che gli abbiamo fatto? - faceva
eco Polgrim.

Dal
canto mio, ero più favorevole all'idea di Warland che non alla peculiare
tolleranza dei nani in questo caso. Il mago costituiva una minaccia per noi,
non lo potevamo sottovalutare.

-
In questo posto c'è chiaramente qualcosa che ci fa guarire più rapidamente
- dissi, rivolgendomi ai nani - e questo avviene anche per Frostwind,
altrimenti non riprenderebbe a respirare ogni tanto. Quell'uomo è per noi
un nemico mortale, se dovesse tornare in vita sarebbe capace di cercarci
ovunque e, con il potere che ha e il vantaggio della sorpresa, ci
annienterebbe una volta per tutte. Volete davvero perdere di vista quel
cadavere?

Ovviamente,
messa in questi termini, la cosa aveva una luce differente. Accompagnato da
Thorin, ci affrettammo a recuperare il corpo di Frostwind, che era ormai un
ben misero spettacolo, poiché alle sevizie da me causate si aggiungeva ora
il fatto che era quasi ricoperto di spore.

Una
volta riuniti al gruppo, ci trovammo nuovamente con il problema di che
direzione seguire. A quel punto Thorin ci rivelò ciò che aveva visto
quando era andato in giro in cerca di qualcosa che ci rianimasse dalle
spore.

-
E' come se ci trovassimo sulla cresta di un enorme piattaforma rocciosa -
disse, - e ad un tratto sono arrivato al suo bordo. Sembra quasi che ci sia
un precipizio sull'infinito, e sotto scorre un grande fiume che si perde in
lontananza, dove c'è una specie di isolotto sul quale ho visto due torri
argentate. Le due torri sono altissime, sono così alte che le loro cime si
incrociano...

-
Sei sicuro che l'elmo non ti abbia fatto respirare le spore? - chiese Adesir,
visibilmente dubbiosa circa il racconto del nano.

-
L'ho visto con i miei occhi! - rispose fermamente Thorin, sul punto di
offendersi.

- E
allora, andiamo a vedere cosa c'è nel dirupo! - esclamò Polgrim a quel
punto, mettendo fine alla discussione e avviandosi nella direzione indicata
dal fratello.

iungemmo
in effetti a quello che sembrava essere l'orlo del mondo, constatando quanto
accurata fosse stata la descrizione di Thorin. In lontananza, nella foschia
causata dall'umidità del corso d'acqua, si intravedevano le sagome delle
torri, che effettivamente si incrociavano in alto, come a formare una
"X", casualmente la stessa che ricorreva nel nome di Maximus e in
quello della famiglia Jax... In quel momento, dopo tanto tempo, il mio corvo
tornò da chissà dove e venne a posarsi sulla spalla, gracchiando come al
solito.

Alla
nostra sinistra, un po' più avanti, distinguemmo un sentiero, che
probabilmente portava in basso, e ci avrebbe consentito di scendere verso il
fiume. Non c'era infatti alcun dubbio che la nostra meta fossero le due
torri a questo punto, anche se la loro distanza sembrava davvero proibitiva
con i mezzi a nostra disposizione. Arrivammo anche ad ipotizzare che quella
distanza fosse un'illusione, o che forse vi potessero essere sistemi di
trasporto magici, quando Adesir trovò qualcosa.

Si
trattava di una lastra di marmo semisepolta nel terreno, di cui solo grazie
alla sua vista acuta era riuscita a distinguerne un angolo. Ci affrettammo a
disseppellire l'oggetto, che sembrava a tutti gli effetti una lastra tombale
del tipo che si usavano anticamente anche in Esmeldia, sulla cui superficie
era ovviamente inciso il nome di Maximus. Sollevammo la lastra, ma ci
accorgemmo che non occultava una tomba né una cavità come avevamo pensato.
Sotto c'era solo la spoglia e nuda terra.

- E
ora? - si chiese Thorin, grattandosi la barba.

-
Giriamola - proposi, convinto che quell'oggetto dovesse avere una qualche
utilità.

In
effetti, una volta che la pietra fu rivoltata e pulita dalla terra, notammo
alcune minuscole incisioni che componevano una scritta. Si trattava, a detta
di Adesir, di un antico linguaggio magico, che tuttavia lei non era in grado
di tradurre, se non per alcune parole, che nell'ordine significavano
"fine", "cammino" e "sogno" o
"mente".

- O
forse "illusione"? - chiesi, senza ottenere conferme.

In
quel momento, un ruggito cavernoso scosse l'aria alle nostre spalle, seguito
dallo schianto dei rami e dalle vibrazioni del terreno che preannunciavano
qualcosa di grosso e pesante, di certo non amichevole.

La
creatura era alta oltre tre passi, dal corpo tozzo completamente ricoperto
di pelliccia, aveva enormi artigli alle estremità e un gigantesco becco da
rapace. Avanzava verso di noi correndo e a tratti saltando agevolmente
nell'aria, nonostante la sua mole. Le sue intenzioni erano chiare.

-
Un Orso-Gufo! - esclamò Warland, - Attenti al suo becco!

Ci
scagliammo contro il mostro, le armi in pugno,  Thorin lo colpì
violentemente, quindi io gli squarciai un fianco dal quale vidi uscire un
copioso fiotto di sangue. Ruggendo e agitandosi, la creatura assestò al
nano un colpo con gli artigli, mentre con rapidità sorprendente riuscì a
ferirmi con il becco, fortunatamente colpendomi dove la corazza mi
proteggeva maggiormente. Adesir invocava su di noi la benevolenza di Uldan
mentre anche Warland si univa allo scontro.

Riuscii
a schivare gli artigli mentre il mostro si avventava sul paladino e ancora
una volta riuscii a ferirlo in modo che ritenni piuttosto grave, ma non
voleva saperne di cadere nonostante i miei sforzi. Poi, improvvisamente,
dopo aver subito un altro colpo da Thorin, il mostro, cieco di rabbia e di
dolore, tentò di gettarsi addosso ai due nani per sospingerli nel baratro.
Fortunatamente, i due schivarono la creatura, che precipitò nell'abisso.

-
Ehi, guarda come plana! - osservò incuriosito Polgrim.

-
Ma allora non è morto? - mi stupii a quella notizia. Avevo creduto che
quello fosse il gesto disperato di un animale che sta per morire.

-
Per questo si chiama Orso-Gufo - intervenne Warland, che doveva aver già
visto quegli esseri, - combatte con la furia di un orso, ma ha il becco e
vola come il rapace... un avversario temibile!

d
ogni modo, l'orso-gufo era fuggito, probabilmente a causa delle numerose
ferite subite, e non costituiva più una minaccia per il momento, così
tornammo a concentrarci sul nostro viaggio in quel luogo così strano. La
lastra non sembrava voler rivelare altri particolari nonostante gli sforzi
di Adesir, e anche provandoci a salire in piedi (Thorin sperava di
ripetersi) non ottenemmo alcun risultato. Quindi, la nostra sola scelta era
il sentiero che scendeva verso il fiume. Scelta che fu confermata, per
quanto mi riguarda, dal fatto che il corvo si levò in volo e ci precedette
verso il precipizio.

Quello
che credevamo un sentiero si rivelò in realtà poco più di una mulattiera
con un lato a strapiombo non più larga di un uomo, dal fondo sconnesso e
reso scivoloso dall'umidità. Sulle prime, Polgrim non ne voleva sapere di
avventurarsi per quella strada, ma non appena fu punzecchiato dal fratello
per una questione di orgoglio andò per primo, incurante dei miei
avvertimenti e dei consigli circa l'opportunità di usare una corda. Thorin
lo seguì immediatamente, mentre io, Warland e Adesir ci assicurammo l'un
l'altro con una fune e seguimmo per ultimi, trascinando con noi il cadavere
di Frostwind.

Mano
a mano che procedevamo, il percorso diventava più accidentato, stretto e
sempre più scivoloso. In un paio di occasioni la stessa Adesir, di gran
lunga più agile di tutti noi, fu sul punto di perdere l'equilibrio e cadere
nel vuoto. E invece il primo a cadere fu Thorin, proprio davanti a i miei
occhi. Mise un piede in fallo e precipitò di sotto, urlando, e facendomi
agghiacciare il sangue. Questo fu sufficiente a ritardare i miei riflessi.
Proprio in quel momento anche Warland scivolò trascinando me e Adesir nel
precipizio grazie alla mia brillante idea della corda...

Mi
sembrò un tempo infinito quello della caduta, durante la quale non riuscivo
neanche a respirare e mi sentivo lo stomaco in gola. Ad un tratto vi fu uno
schianto in basso e compresi che Thorin aveva completato il triste tragitto
che lo separava dal fondo del precipizio. Poi Adesir mormorò qualcosa e la
nostra caduta improvvisamente rallentò, fino a sembrare che fossimo piume
di gallina. Ci posammo a terra delicatamente e senza conseguenze, traendo un
sospiro di sollievo.

Corremmo
immediatamente a verificare le condizioni di Thorin, che trovammo
facilmente, morto. Il piccolo ma robusto corpo era disarticolato e gonfio,
l'armatura magica stessa non aveva sopportato l'impatto ed era esplosa in
mille pezzi i cui frammenti giacevano sparsi per alcuni passi intorno al
nostro amico. Polgrim era il solo rimasto sul sentiero, e data la distanza
avrebbe impiegato almeno una clessidra per raggiungerci, pertanto ci
rassegnammo e sfiniti piangemmo la perdita del valoroso nano.

Quando
giunse infine Polgrim, affannato e ansimante, qualcosa di strano stava
acadendo. Lentamente, le ferite di Thorin si stavano rimarginando, e anche
alcune ossa sembravano lentamente ricomporsi e tornare al proprio posto,
come se nulla fosse. Incoraggiati da quella ripresa, Adesir e Warland
invocarono i loro poteri mistici per accelerare la guarigione dell'amico,
che in breve tornò ad aprire gli occhi. Lo abbracciai, come lui aveva fatto
con me. Non c'era dunque modo di morire in quel posto? La stessa cosa poteva
accadere a Frostwind...

-
Frostwind! - esclamai, allarmato. A causa della caduta e per la fretta con
cui Polgrim si era precipitato a raggiungerci, avevamo lasciato il corpo del
mago sul sentiero, circa a metà strada! Che dimenticanza terribile!

Come
era ormai prevedibile, non ci mettemmo molto a stabilire che il corpo del
mago dovesse essere recuperato, anche se la cosa avrebbe richiesto del
tempo. Scegliemmo Adesir e Warland per l'impresa, poiché pur impiegando una
clessidra per salire, avrebbero potuto ridiscendere tuffandosi nel vuoto,
protetti dalla magia della ragazza.

el
frattempo, io ed i nani esplorammo la zona per trovare un guado che ci
consentisse di raggiungere le due torri che ora apparivano assai più
vicine. Infatti, nonostante prima fossimo convinti di vederle a leghe di
distanza, ora esse erano straordinariamente dall'altro lato del fiume, come
se le distanze in quel luogo sovvertissero le regole della natura come già
era accaduto per la vita e la morte.

Ad
ogni modo, quando tornarono Warland e Adesir con il corpo di Frostwind, non
eravamo riusciti a trovare nulla a parte i ruderi di un antichissimo pontile
di legno che testimoniava come un tempo si usasse la barca per raggiungere
l'altro lato.  Del resto, il fiume era largo circa cento passi, ben
oltre le normali dimensioni di un fiume esmeldiano, e quindi sembrava logico
dover escogitare qualcosa per attraversarlo. I nani avevano iniziato ad
abbattere alcuni alberi allo scopo di preparare una zattera, ma scoprimmo
che nessuno di noi aveva la minima cognizione di come si dovesse realizzare
una simile imbarcazione, quindi la sola possibilità sembrava essere
l'attraversamento a nuoto. Eppure, eravamo dubbiosi e incerti, poiché
temevamo le insidie delle correnti e la possibilità che le acque celassero
qualche creatura ostile che sarebbe stato difficile fronteggiare nel suo
elemento.

- E
va bene, provo io ad attraversare - mi decisi, quando vidi che non c'ea
altra via. I nani mi guardarono sbigottiti e increduli. Come sempre il loro
rapporto con l'acuqa non era semplice, e forse una simile decisione mi
rendeva ai loro occhi assai più eroico che non se mi avessero visto
caricare da solo una pattuglia di orchi inferociti. Mi assicurai quanto
restava della corda in vita e affidai l'altro capo a Thorin, il quale mi
avrebbe recuperato se fosse accaduto qualcosa. In ogni modo avevo non più
di trenta passi di autonomia, quindi sarebbe stato comunque possibile
continuare a parlare per avvisarsi, eventualmente alzando un po' la voce.

Con
mia grande sorpresa, l'acqua era tiepida e non avvertii segno di corrente
che potesse sembrare pericolosa. Avanzai di alcuni passi, sentendo sempre il
solido strato di ghiaia del fondo sotto gli stivali, e la profondità
dell'acqua non sembrava aumentare. Mi spinsi sempre più lontano fino a che
la corda fu tesa e non potevo proseguire, e ancora l'acqua era alla stessa
altezza, sotto il ginocchio.

-
Thorin, non c'è pericolo, vedi quanto poco è profondo? - avvisai il nano.
- Raggiungimi, così posso esplorare un po' più avanti.

-
Faccio venire Polgrim - rispose dalla sponda, - così se succede qualcosa io
e Adesir possiamo curarvi...

Feci
un cenno di assenso. Thorin passò la corda al fratello che prontamente si
mosse. Non appena mise piede in acqua, vi affondò sparendo alla vista.
Allarmato, Thorin si precipitò ad aiutare il fratello, ma subito affondò
allo stesso modo, anche se lui riuscì a trascinarsi fuori dall'acqua.

Corsi
indietro, cercando di verificare se vi fosse una pozza che non avevo notato,
ma poggiavo sempre su un fondo solido e sicuro. Arrivato a un passo da dove
il nano si dibatteva per non affogare, lo tirai su e questo si aggrappò a
me cingendomi il collo con le possenti braccia.

-
Non mi lasciare! Non mi lasciare! - gridava, terrorizzato, stringendo la
presa fino quasi a farmi soffocare. Allungai un piede e la sorpresa fu
grande quando notai che l'acqua non era affatto più profonda dove Polgrim
stava per annegare! Mostrai la cosa agli altri, increduli quanto me. Per
qualche ragione, io sentivo il fondo e vi passavo tranquillamente, mentre i
nani affondavano regolarmente.

-
Gawain, sembra che tu possa camminare sulle acque, da quando hai di queste
capacità? - chiese perplesso Thorin, grattandosi il mento.

- E
non è il solo - fece notare Adesir, la quale era ora entrata in acqua e
sembrava poggiare su un fondo ancora più basso del mio, dato che non andava
oltre le caviglie. Lo stesso si verificò per Warland, il quale sembrava
riuscire a camminare, anche se nel suo caso l'acqua era decisamente fredda e
aveva l'acqua alla vita.

Era
chiaro che solo i nani non riuscivano a guadare, così, tenndo Polgrim
abbracciato al collo, mi voltai e completai l'attraversamento, depositandolo
dall'altra parte. Poi tornai indietro e feci altrettanto con Thorin, anche
se stavolta riuscii a caricarmelo più comodamente sulla schiena. In breve,
eravamo tutti e cinque dall'altro lato e solo un ultima zona di vegetazione
ci separava dalle misteriose torri argentine.


vederle da vicino, poi, le due torri sembravano quasi una sola, che tuttavia
si sdoppiava nella parte bassa. I due corpi di cui si componeva si
intersecavano e si compenetravano in vari punti, con una geometria che i
nani trovarono interessante ma che a me faceva solo venire il mal di testa.
Il corvo gracchiava insistentemente, ora, indicando con il becco le torri a
pochi passi da noi, così decidemmo di attraversare quell'ultima parte di
vegetazione per vedere cosa ci attendeva dall'altro lato.

Qualcuno
bisbigliava nell'aria, una voce roca e incomprensibile che non sembrava
avere una direzione precisa.

-
E' magia - disse Adesir, riconoscendone l'origine.

-
Forse è meglio arretrare e tornare alla riva - provai a proporre, ma era
già troppo tardi.

Davanti
a noi, da sotto l'arco vuoto delle due torri, una sagoma aliena comparve
librandosi a mezz'aria, una sorta di sfera arancione del diametro di almeno
due o tre passi. Al centro della sfera, un orribile occhio gigantesco
occupava la maggior parte dello spazio, mentre il resto era sede di una
bocca cavernosa dalla quale spuntavano lunghe zanne acuminate. Sulla parte
superiore della sfera, si agitavano simili a serpenti una decina di
tentacoli, ciascuno dei quali recava un altro occhio, più piccolo di quello
centrale.

-
Che mostruosità è mai... - la frase di Polgrim fu interrotta a metà,
poiché il nano si pietrificò non appena uno degli occhi volse il suo
sguardo verso di lui. Qualunque cosa fosse e da qualunque posto venisse, non
era un atteggiamento pacifico quello di paralizzare un nostro compagno,
così io e Warland ci lanciammo contro la creatura, con le spade in pugno,
mentre già Adesir intonava un salmo di protezione.

Uno
dei piccoli occhi emise un raggio rossastro che colpì Warland prima ancora
che arrivasse a contatto, vaporizzandolo. Del prode paladino di Uldan rimase
solo la spada, che cadde a terra con il suo rumore metallico.

Accecato
dall'odio, iniziai a tempestare la mostruosità con la lama nera, portando
colpi che avrebbero ucciso un cavallo, ma per quanto forte colpissi,
sembrava che il mostro subisse solo parte dei danni che infliggevo. Menai
fendenti uno dopo l'altro, attingendo potere nero dalla spada che me ne
offriva a volontà, ma che seppi controllare in modo da non caderne preda. E
ogni volta che colpivo il mostro sembrava accusare solo in minima parte,
come protetto da una corazza di cui non conoscevo uguali. Poi, uno dei
piccoli occhi si volse verso di me e non potei fare a meno di guardarlo.
Istantaneamente provai un torpore insopportabile, un sonno intollerabile.

Thorin
combatteva come un leone, nonostante ad un tratto sembrò mancare la presa
sul martello per un istante. Poi, anche lui fu vaporizzato come già era
successo a Warland.

-
Mio signore ce l'abbiamo fatta - disse Adesir, rivolgendosi chiaramente al
mostro, che come ricompensa la divorò con la grande bocca.

Cosa
stava succedendo? Era tutto assurdo, non era possibile, era certo uno
scherzo del sonno, la vista mi si annebbiava... e mi addormentai.

umori
confusi. Brusio, chiacchiericci sommessi e indistinguibili. Un ronzio nelle
orecchie che non permette di distinguere i suoni, un peso sugli occhi che
non permette di aprirli e vedere cosa c'è intorno. Cosa era accaduto?
Dov'ero?

-
Peccato, ce l'avevano quasi fatta... - diceva una voce.

-
Già, però sono stati molto bravi, ad arrivare fin là - rispondeva
un'altra.

Avvertii
il tocco di qualcuno che mi levava qualcosa dalla testa. Come piccoli aghi
che venivano estratti dalle mie tempie, eppure ancora non riuscivo ad aprire
gli occhi. Poi, poco alla volta, sollevai le palpebre, per vedere solo una
luce confusa ed accecante, forme indistinguibili e sfocate, macchie bianche
davanti a me. Recuperai anche un minimo di orientamento e compresi di non
essere disteso orizzontalmente, mi trovavo invece su una superficie
lievemente obliqua. Abbassai lo sguardo verso di me e mi accorsi di essere
vestito di bianco. Proprio io?

Ora
vedevo meglio anche più lontano e mi accorsi che c'erano alcune decine di
individui, composti, seduti come spettatori ed una luce bluastra in mezzo a
loro. Il cristallo? Ma non lo avevamo ridato a Adesir?

Mi
guardai attorno, accorgendomi che la sala era ampia e circolare, lungo i
bordi c'erano statue, grandi di dimensioni umane. Dove le avevo viste? Era
un luogo che conoscevo...

-
La tomba di Felgrim! - sussurrai, articolando la voce per la prima volta
dopo quel difficile risveglio.

Mi
scossi, costringendomi a vedere più chiaramente, recuperando ora più
velocemente i miei sensi intorpiditi. Alla mia sinistra, in piedi, c'era
Warnom, il prode marinaio, che mi fece un cenno di saluto sorridendo. Al suo
fianco c'era Tervel, il barbaro delle pianure. Accanto a me, su un lettino
obliquo come il mio, giaceva Frostwind, ancora incosciente ma senza alcuna
traccia delle sevizie che avevo apportato al suo corpo morto; la sua testa
era cinta da alcune pietre, gemme lampeggianti che dovevano essere come
quelle che mi erano state levate.

Poi
riconobbi una voce femminile che mormorava qualcosa.

-
Shair? - esclamai. - Ma non eri morta?

-
Anche voi siete morti, Gawain! - fu la risposta.