A&P Chronicles 2003-2004 (II, 3)

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Dal diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 16 Ottobre 2019

Parte II, Capitolo 3: "Il varo della Divina Speranza"

Seduta del 26 Novembre 2003



"Il varo della Divina Speranza"


cinque giorni di attesa passarono senza che avvenisse nulla di particolare e
senza nuove pessime notizie da parte di Shair, che in effetti vedemmo poco e
niente. Ci occupammo prevalentemente di mettere a punto il nostro materiale
controllando che venisse caricato a bordo, incluso il mio cavallo che
pensavo mi potesse tornare utile, e numerose botti di birra della riserva di
Polgrim. "Giusto per rendere più piacevole il terribile viaggio per
mare" aveva commentato il nano cercando di sdrammatizzare la sua
preoccupazione per il fatto di dover mettere piede su una nave.

Morick
utilizzò le notti per completare l'esame dei nostri doni che alla fine ci
furono rivelati in tutte le loro sorprendenti caratteristiche. Il medaglione
di Polgrim era usato dalla squadra degli Scudi di Roccia ai tempi di Felgrim,
una sorta di esploratori nanici, e conferiva una velocità assolutamente
innaturale per un nano in armatura, come vi fu subito modo di constatare. Lo
scudo di Thorin, invece, chiamato Scudo della Forgia, aveva la
caratteristica di poter essere fissato al braccio in modo da usarlo anche
impugnando armi a due mani, ed aveva inoltre uno spuntone centrale che, una
volta sviluppata un po' di pratica, consentiva un ulteriore tipo di attacco
durante le mischie. La cintura di Morick aveva la proprietà di renderlo
più resistente, in particolare nei confronti delle malattie e degli agenti
atmosferici. 

I
miei bracciali, infine, forgiati cinque secoli prima per uno speciale gruppo
di incursione, erano detti Bracciali di Forza dei Nani ed avevano la
caratteristica di potenziare la forza fisica al punto che si diceva che il
possessore avrebbe potuto rovesciare un carro con un braccio; come effetti
secondari, inoltre, conferivano una superiore resistenza nei confronti di
veleni, paura ed alcuni tipi di magie. Ero molto soddisfatto e li indossai
subito, per non levarli più.

La
sera prima della partenza, ricevemmo una visita inattesa di Rethys che
comparve in qualche modo nel salone di
Polgrim, eludendo in qualche modo l'attenta sorveglianza del buon Skrotius.
La sua comparsa ed i suoi modi mi fecero pensare che fosse in realtà un
fantasma, lo spettro del servitore di Gareth e Maxminus Jax, magari in grado
di passare attraverso le pareti, ma preferii non indagare oltre. Lo scopo
della sua visita era annunciarci l'appuntamento per l'indomani all'alba,
alla stazione della rotaia. Una volta riferito il suo messaggio, svanì
così come era comparso alimentando in me ulteriori dubbi.

E
venne finalmente il momento della partenza, che vissi in uno stato di
agitazione che mi fece svegliare ancor prima del previsto. Anche Morick era
sveglio e si premurò di consegnarmi una misteriosa sacca magica di cui mi
illustrò le proprietà. Pareva fosse in grado di contenere oggetti senza
limite, ivi inclusi esseri viventi che avrebbero trovato una specie di
stanza al suo interno; inoltre, la sacca avrebbe continuato ad avere lo
stesso peso di quando era vuota. Morick la riteneva una soluzione possibile
nel caso avessimo dovuto nascondere i nani come era capitato in passato e la
consegnava a me perché era dell'opinione che sarei stato il solo in grado
di convincerli, se necessario, ad entrarvi. Non compresi bene i dettagli
tecnici che mi illustrò, anche se capii la possibilità che si verificasse
qualche inconveniente per chi eventualmente stava dentro la sacca, così mi
riproposi di farne uso solo in caso di estrema necessità.

lla
base della rotaia incontrammo gli altri, primo fra tutti l'ufficiale
romeldano Crassius che si mostrò obbediente, anche se non deferente, nei
confronti del "Comandante Adesir", come veniva ora chiamata un po'
da tutti. Esauriti brevemente i convenevoli e le raccomandazioni,
affrontammo la prima parte del viaggio che ci avrebbe portati al cantiere,
da parte mia con una strana sensazione di inquietezza che non tardò a
giustificarsi.

Quando
la cabina di metallo fu sul punto di arrestarsi alla stazione d'arrivo,
infatti, le trombe d'allarme squillavano echeggiando per tutto il cantiere.
Eravamo già sotto attacco, compresi dai segnali, provenienti evidentemente
da trombettieri esmeldiani. Affrettandoci al molo d'imbarco, non ci volle
molto per notare una nave da guerra themanita, grande anche se meno della
Divina Speranza, posta di traverso davanti all'imboccatura che portava al
mare aperto.

Tutta
la caverna era un brulicare di attività frenetiche, rese tali
dall'improvviso attacco delle forze nemiche. I portatori si affrettavano a
trasportare gli ultimi carichi a bordo, e notammo che alcuni di loro, su una
passerella, venivano sistematicamente attaccati da creature squamose simil a
pesci che emergevano d'improvviso dall'acqua per trascinarli con loro.
Crassius sfoderò la sua corta e tozza spada romeldana e prese un drappello
dei suoi per andare a fronteggiare le strane creature marine sulla sinistra,
comandando al resto delle forze di seguire Adesir che invece stava già
salendo a bordo per avviare le operazioni di partenza entro il più breve
tempo possibile. Io ed i nani ci unimmo alla battaglia per salvare qualcuno
dei disgraziati che veniva inesorabilmente trascinato in mare dagli esseri
mostruosi..

-
Presto, tutti a bordo, stiamo salpando! - gridò Adesir ad un tratto, quando
avevamo già mietuto alcune vittime fra i nostri avversari, che iniziarono a
mostrarsi con minore insistenza. Notammo allora che la nave era ancora
ormeggiata, così ci affrettammo a tagliare le funi rimaste, per facilitare
le cose. Infine, proprio all'ultimo istante, salimmo a bordo mentre un rombo
terribile, simile a quello di un tuono, annunciava la messa in funzione dei
"motori" della Divina Speranza. .

Uno
sbuffo di fumo bianco si levò dal tubo di metallo che sorgeva simile ad una
torre dal castello di poppa della nave, e immediatamente avvertimmo una
possente spinda in avanti, come se mille rematori all'unisono avessero
iniziato a spingere la nave con braccia imponenti. Guadagnando quasi
immediatamente una velocità impensabile, la Divina Speranza si portò al
limitare della caverna, passando agilmente attraverso le rocce più basse
dei suoi pennoni come se non esistessero. Poi uno schianto, urla ed il
rumore del fasciame della nave temanita che si schiantava sotto la forza
della nostra nave, l'avevamo tranciata in due come fosse di burro!

Ma
non vi fu il tempo di gioire, appena usciti all'aperto notammo almeno trenta
navi nemiche che cingevano d'assedio il nostro cantiere, chiaramente
intenzionate a non farci guadagnare il mare aperto.

-
Allarme! dall'alto! - gridò Adesir dal ponte di comando. Come se la
situazione non fosse di per sé abbastanza difficile, dalle rocce alle
nostre spalle, un drappello di monaci si calò sul ponte della nave con una
serie di funi, ed iniziò ad aggredire l'equipaggio in un furioso corpo a
corpo. Subito Thorin impugnò la staffa di Perigastus lasciandone scaturire
una sorta di fulmine che incenerì uno degli avversari. Il nano,
visibilmente perplesso, rimase alcuni secondi immobile, a contemplare la
mano che impugnava il poderoso artefatto.


bordo ormai regnava la confusione più completa. Piccole mischie si erano
accese quasi ovunque, e ci trovammo presto impegnati nei combattimenti corpo
a corpo, sia noi che i nostri alleati esmeldiani, Auldim e romeldani, fra
cui Crassius che combatteva come un leone in testa ai suoi. Morick era
sparito sotto coperta, mentre Adesir era al timone con Ok-Harl e tentavano
di guidare la nave attraverso il blocco themanita, per sfondarne
l'accerchiamento. Il nemico aveva già iniziato a bersagliarci con i lanci
delle sue catapulte di bordom che fortunatamente risultavano imprecisi,
anche a causa della nostra velocità, molto superiore a quella delle navi
normali. Dal canto nostro, gli uomini che non erano impegnati nel
combattimento, facevano del loro meglio per rispondere al nemico azionando
le macchine da guerra installate, ma presto fu chiaro che la loro
distruzione era il bersaglio principale dei monaci neri di Themanis.

Presto
riuscimmo ad avere la meglio sugli assalitori che avevamo imbarcato nostro
malgrado, ma fummo costretti a riparare sotto coperta quando ci avvicinammo
a due navi nere che ci bersagliarono con le loro macchine da guerra, mentre
Ok-Harl le urtava sui fianchi aprendosi un primo varco. Fu allora che udimmo
uno schianto di legno e metallo: una catapulta themanita era andata a segno,
e proprio sul castello di poppa!

Io
e Thorin, gli ultimi a trovare riparo, uscimmo subito allo scoperto per
constatare i danni, e corremmo verso la zona colpita, dove trovammo Ok-Harl
in fin di vita sotto il grande proiettile che si era conficcato nel ponte
della nave. Adesir, miracolosamente incolume, faceva di tutto per governare
il timone, che a causa degli urti e del colpo subito, sembrava impazzito.
Prontamente, afferrai il timone per aiutarla, mentre Thorin ci raggiungeva
scuotendo la testa per farci capire che il capitano non ce l'aveva fatta.

-
Dobbiamo virare, Gawain, siamo un bersaglio troppo facile! - ringhiò il
nano, cercando di manovrare il timone.

-
Non possiamo, dobbiamo rischiare, Thorin! - urlai, opponendo una feroce
resistenza per non deviare dalla rotta. - Non possiamo porci di fianco o
perderemo forza sullo sperone al momento dell'urto, la nostra sola
possibilità è speronare quella nave!

E
in realtà fummo costretti a speronarne due di navi avversarie, che vennero
spezzate come fuscelli dalla massa imponente della Divina Speranza. Per
nostra fortuna, non furono in grado di mettere a segno altri colpi su di
noi, e una volta forzato il. blocco navale themanita riuscimmo facilmente a
guadagnare il mare aperto, in cui la nostra nave si muoveva assai più
veloce degli inseguitori.

In
breve li distanziammo, vedendoli sparire dietro di noi, nonostante i loro
tentativi di seguirci.

ornata
la calma a bordo, venne il momento di contare le vittime, che purtroppo
erano numerose, anche se la perdita più grave era certamente la morte di
Ok-Harl,  il solo a conoscere tutti i particolari della rotta e della
missione. Fortunatamente, Morick possedeve ancora il libro, così avremmo
potuto sopperire al problema della rotta, ma il bardo sembrava scomparso.

Allarmato,
avvisai i nani, ma per quanto ci affaticammo a cercarlo, sembrava scomparso.
Alla fine fummo costretti ad ammettere, nostro malgrado, che Morick non era
più a bordo. Forse era stato sbalzato fuori in uno degli urti, o forse
aveva fatto ricorso ad un incantesimo di cui aveva poi perso il controllo, o
semplicemente si era venuto a trovare in una situazione che non aveva potuto
fronteggiare. In ogni caso, era scomparso, e questa era una pessima notizia.

Ma
non era abbastanza.

Erano
passate due clessidre dal momento in cui avevamo seminato i themaniti, che
dalla pancia della nave si innalzò un ruggito metallico. Una forte
vibrazione percorse il ponte della nave, costringendoci a trovare un
appiglio per non perdere l'equilibrio. Subito dopo, un singolo sbuffo di
fumo, stavolta nero, proruppe dal tubo di metallo sul castello di poppa,
seguito da un nuovo rombo sotto i nostri piedi. Poi le vibrazioni cessarono,
e la Divina Speranza si fermò.

-
Si sono rotti i motori! - gridò un ingegnere gnomo, correndo verso un
boccaporto che dava accesso ai ponti inferiori, subito seguito da altri.