A&P Chronicles 2003-2004 (IV, 1)

Autore: 
Argomento Articolo: 

Dal diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 16 Novembre 2019

Parte IV, Capitolo 1: "Le Grandi Cascate"

Seduta del 20 Gennaio 2004



"Le Grandi Cascate"

opo
quegli
eventi, la navigazione proseguì senza ulteriori problemi, sorprese e
incontri per una decina di giorni circa, durante i quali fummo anche
beneficiati di un tempo ottimo, nonostante la temperatura si fosse fatta via
via sempre più rigida . Fu una vera e propria fortuna, considerato quanto
si erano scaldati gli animi fino a poco prima, poiché il fatto che il
viaggio procedesse senza altri intoppi contribuì certamente a migliorare
l'umore di tutti, me incluso.

Warnom
era spesso a colloquio con Adesir ed il comandante della nave, cercando di
escogitare la rotta migliore, sempre basandosi sulle scarse ed imprecise
indicazioni che la mappa di Siir Barjack ci aveva fornito. Le carte nautiche
acquistate dal nostro amico si rivelarono, almeno in parte, degne di
attenzione, poiché scoprimmo che una di esse indicava con sufficiente
chiarezza le due isole, non segnate sulle altre mappe, dove avevamo
incontrato Perigastus. Questa mappa, inoltre, indicava un'altra isola di
dimensioni più grandi, che avremmo potuto avvistare dopo aver doppiato il
Nivelenve, un'isola indicata come "Le Grandi Cascate" che
ovviamente non compariva sulle altre carte.

Nell'unica
occasione in cui ci trovammo sotto la pioggia, passammo davanti alle coste
di quello che un tempo era stato l'impero dei maghi del Carusaal, ora
trasformato nelle Terre Brulle. Si trattava di una distesa apparentemente
priva di vita, fatta solo di dune di sabbia e terra dove neanche la
vegetazione voleva saperne di tornare a crescere. Notammo con sorpresa gli
effetti del Grande Cataclisma quando ci rendemmo conto che per un qualche
sortilegio le nubi stesse non volevano saperne di portarsi su quella terra,
restando confinate alla costa, come rifiutandosi di irrorare la sabbia con
la benefica pioggia che avrebbe potuto riportare la vita in quei luoghi.
Sembrava come se gli dei stessi avessero maledetto quelle terre, a perenne
monito della stoltezza degli uomini di Terala.

Ben
differente fu il panorama quando ci trovammo di fronte al Nivelenve, quella
che un tempo era stata una delle più fiorenti civiltà elfiche, assieme al
Calevenve: una regione rigogliosa e verdeggiante, fatta di macchie e boschi
impenetrabili dalle alte scogliere a picco sul mare. Ormai, da lungo tempo
quei luoghi erano stati abbandonati dall'Antico Popolo, sulle cui tracce noi
ci trovavamo, e probabilmente nuove creature selvagge o magari mostruose,
erano libere di vagare all'ombra degli alberi antichi, dando sfogo ai loro
istinti bestiali non più sotto il controllo dei Protettori di quelle terre.

Il
clima a bordo andò progressivamente rasserenandosi, al punto tale che
presto ritrovai Nani e Romeldani allegramente riuniti a bere e giocare ai
dadi o alle carte, e più o meno ovunque si era stabilita un'atmosfera di
cameratesca solidarietà nella quale ci eravamo trovati riuniti sia a causa
degli eventi più recenti, sia dalla reclusione più o meno volontaria che
comportava il lungo viaggio a bordo della Divina Speranza. L'aggiunta di
Perigastus al gruppo non aveva comportato noie né problemi di sorta. Fatta
eccezione per qualche insistenza degli gnomi, che sembravano molto
interessati alle gemme incastonate sulla sua staffa, il leggendario
personaggio appariva piuttosto schivo e solitario, ben lontano dalla figura
mitica che le storie ci avevano tramandato, e solo di tanto in tanto si
accompagnava a qualcuno come Crassius o Rhetys, prediligendo argomenti che
lo aiutassero a comprendere quanto il mondo era cambiato durante la sua
secolare assenza forzata.

na
sera invitammo Perigastus a cenare con noi, intenzionati a capire qualcosa
di più sul suo coinvolgimento nella missione, quanto ne sapesse e che
informazioni poteva avere che risultassero a noi utili. Il mago si presentò
con Crassius, anche se non invitato, e la cosa mi indispettì un poco, ma
non feci rimostranze visto che gli altri facevano buon viso a cattivo gioco.
Io avrei preferito trattare certi argomenti da soli, ma del resto pareva
proprio che chiunque ne sapesse almeno quanto noi e forse non c'era motivo
di mantenere tanta riservatezza con chi, in fin dei conti, avremmo dovuto
considerare alleato.

Mancavano
solo due di noi quella sera. Polgrim era stato colpito da un attacco di
dissenteria che lo avrebbe tenuto fuori gioco per alcuni giorni,
riprendendosi solo per causare grande danno della dispensa di bordo che fu
da lui letteralmente saccheggiata. Morick, dal canto suo, era parso via via
sempre più distaccato e taciturno, preferendo passare lunghi periodi nella
propria cabina senza cercare la compagnia di nessuno.

-
E' scomparso perché si sente inutile a causa della mia presenza qui - aveva
commentato Perigastus, caustico come sempre. E, probabilmente, non era
andato lontano dal vero, se dovevo prestare fede a quanto lo  stesso
Morick aveva accenntao in uno dei rari momenti in cui avevo avuto occasione
di parlarci. Era come se una tetraggine invincibile si fosse impadronita del
bardo a causa degli ultimi eventi, facendo maturare in lui la convinzione
che non fosse utile né necessario alla causa. Era una sciocchezza,
ovviamente, poiché nessuno di noi era in realtà adeguato o preparato per
ciò che ci accadeva, e tutti a volte ci eravamo sentiti inutili o non
indispensabili nonostante il sangue che scorreva nelle nostre vene.
Purtroppo, nel caso di Morick tutto ciò aveva causato una grave
depressione.

Parlando
con Perigastus scoprimmo che, al tempo della partenza degli Elfi da Terala,
egli ne seguì in qualche modo il viaggio, incuriosito a dir suo, così che
ci confermò che l'Antico Popolo si trovava di certo oltre le Mura di
Ghiaccio, quelli che allora consideravamo i confini del mondo, come tutti.
Ritenendola di qualche possibile utilità futura, Perigastus aveva a quel
tempo conservato la prima chiave, incastonandola nel proprio bastone magico,
e sapeva che la terza si trovava proprio su quella misteriosa isole che era
il punto finale del tragitto indicato sulla mappa di Siir Barjack. Non
sapeva esattamente dove si trovasse le seconda chiave, anche se pure questa
doveva essere su un'isola; pressato dalle domande di Warnom, disse che
probabilmente poteva trattarsi proprio di quell'isola delle Grandi Cascate
che da poco avevamo trovato su una delle mappe di recente acquisto, ma non
ne era del tutto certo. L'uomo, tenendo fede a quanto si diceva su di lui,
non sembrava particolarmente intenzionato a collaborare o a fornire
informazioni, così come non sembrava interessato neanche al contrario,
apparendo in una veste di neutralità alquanto sconcertante di fronte ai
problemi del mondo del quale era tornato a far parte..

-
Ad ogni modo io ora mi preoccuperei di altre faccende - aggiunse ad un
tratto Perigastus. - Ad esempio, dato che la flotta dell'est non è riuscita
a raggiungerci, come mai i themaniti non hanno ancora fatto intervenire
quella dell'ovest?

-
Io penso che la troveremo, eccome - commentò Warnom, puntando il dito sulla
carta stesa al centro del  tavolo. - Credo che non tarderanno a farsi
vivi, dopo che avremo doppiato il capo del Nivelenve...

Nei
giorni seguenti, notai come Perigastus era sempre più solito frequentare
Crassius e Rhetys. Con il quasi spettrale servitore della famiglia Jax in
particolare, Perigastus sembrava avere una certa familiarità, e sospettai
che le loro discussioni trattassero anche argomenti che potessero
interessarci, così una sera cercai di origliarne i discorsi senza farmi
individuare.

-
...non posso credere che li abbiano mandati così allo sbaraglio! E poi cosa
gli diranno? - aveva detto ad un tratto Perigastus.

-
Non so altro, in effetti. A me è stato solo dato il compito di badare al
gruppo... - replicava Rethys, aggiungendo poi qualche altra cosa che non
compresi. Purtroppo, il rumore del mare ed un improvvisa folata di vento mi
impedirono di origliare il discorso nella sua interezza, anche se era
abbastanza evidente che parlassero di noi. Riuscii a carpire ancora qualche
frase sconnessa, in cui mi parve di capire che Rhetys avvertiva il diverso
potere di Perigastus, assai più ridotto dopo il rituale che aveva coinvolto
lui ed il pronipote.

-
... ad ogni modo ormai è morto - aveva detto infine il mago, probabilmente
riferendosi a Frostwind, se avevo ben compreso il contesto. Quella forse era
la sola notizia buona che avevo udito, dal momento che le frasi precedenti
gettavano un nuovo alone di mistero e preoccupazione sulle nostre sorti,
come ebbi modo di constatare anche dopo che riferii tutto agli altri.

erigastus
era probabilmente una miniera di informazioni da cui attingere, come
compresi in quei giorni. Il problema era trovare il modo di scoprire ciò
che in realtà sapeva, dato che l'uomo non sembrava interessato a cooperare
con particolare entusiasmo. Ogni rivelazione giungeva per caso, nel corso di
una discussione che magari trattava di altro, come ad esempio nel caso in
cui ci rivelò che a bordo c'erano ben tre elfi.

-
Tre? - si era stupito Thorin. - Io ne conto uno solo, Daeron...

-
Ebbene, vi dico che sono tre, oltre all'arciere del Dorinan ne ho
riconosciuti altri due, Fingelis e Ailin.

- E
perchè noi non ce ne siamo accorti? - avevo chiesto. Gli elfi sembravano
così oltre la nostra portata, che scoprire di averli invece in mezzo a noi
era una rivelazione alquanto sorprendente.

-
Beh, se ti aspetti di riconoscerli per i loro lineamenti, è ben facile per
loro passare per umani, magari mozzandosi le orecchie e con qualche altro
ritocco fisico...

- E
perché mai avrebbero fatto una cosa del genere?

-
Se gli elfi sono andati via da Terala - spiegò Perigastus, - probabilmente
non saranno molto contenti che qualcuno ora li stia cercando per
riportarveli. Quindi la cosa non dovrebbe stupirvi, soprattutto se
considerate che si tratta di due nobili elementi della fazione
conservatrice...

Come
ci spiegò più in dettaglio Warnom, che sembrava conoscere molto delle
tradizioni dell'Antico Popolo, sia gli Elfi del Nivelenve che quelli del
Calevenve erano organizzati in una sorta di monarchia che tuttavia prevedeva
un senato i cui membri avevano ampi poteri. Tradizionalmente, questo senato
era suddiviso in due schieramenti principali: quella dei conservatori,
composta dai più anziani, e quella dei democratici cui appartenevano i più
giovani e di tendenze progressiste. La decisione di abbandonare Terala,
dunque, era sicuramente stata presa dall'ala conservatrice del senato elfico,
il che metteva in una luce assai scomoda il ruolo che questi due potevano
avere avuto a bordo.

-
Quindi potrebbero crearci dei problemi... - commentai alla fine del
resoconto.

- E
chi credi che vi abbia messo quel mostro nella stiva? - rispose
sarcasticamente Perigastus.

La
rivelazione aveva del sorprendente, ancora una volta. Dovevamo trovare gli
elfi e in realtà scoprivamo di averne ben tre a bordo. Ci eravamo
concentrati sulle spie themanite per quanto riguardava le azioni ostili ed i
sabotaggi ai nostri danni, e invece probabilmente erano stati proprio gli
elfi a rendersi responsabili di quegli eventi. Come era ovvio, ipotizzammo
immediatamente di individuarli per costringerli a rivelare ciò che sapevano
e quindi eliminarli.

-
Fossi in voi non lo farei - aveva tuttavia consigliato Perigastus,
inserendosi nella discussione confusa che ne era scaturita. - Ora che li
abbiamo riconosciuti, Rhetys veglia su di loro ed ha i mezzi per assicurarsi
che siano inoffensivi. Inoltre, nelle rare occasioni in cui lasciano il loro
isolamento per intervenire nelle cose di Terala, gli elfi vengono sottoposti
ad un particolare "trattamento" per cui vi posso garantire che non
hanno alcuna informazione che siano in grado di rivelare. Meglio non far
capire che li abbiamo scoperti e tenerli sotto controllo, per ora.

La
proposta era sensata, e dopo qualche breve commento concordammo di seguire
il suo consiglio. Del resto, pensai, nel caso le trattative con gli elfi si
fossero rivelate difficili, forse avremmo potuto sfruttare a nostro
vantaggio il fatto di avere due nobili ostaggi, chissà...

uattro
giorni più tardi, la vedetta annunciò terra e fummo chiamati sul ponte di
comando, dove ci attendeva uno spettacolo alquanto suggestivo. Nel rossore
tipico dell'alba, una sagoma scura si stagliava all'orizzonte, rivelando
indiscutibilmente quella che doveva essere l'isola di cui parlava Warnom,
probabile luogo in cui era custodita la seconda chiave che cercavamo. Aveva
un aspetto imponente, massiccio e sbilanciato verso l'alto, come una
montagna che emergeva dalle acque dell'oceano.

Avvicinandoci,
notammo che si trattava di qualcosa di ben più straordinario di quanto
avessimo potuto immaginare a prima vista. Ora che il chiarore del giorno
consentiva di vedere più chiaramente, l'isola sembrava sospesa al di sopra
della superficie dell'acqua, ad almeno cento braccia di distanza. Era come
un pezzo di terra scagliato in cielo dagli dei, e lì rimasto a fluttuare
sfidando le leggi del mondo da chissà quanto tempo. Eravamo tutti a bocca
aperta dinanzi a quello straordinario spettacolo.

La
Divina Speranza si fece ancora più vicina, ed allora notammo molte altre
cose. In primo luogo, l'isola non era sospesa in aria, anche se restava
comunque una visione sconvolgente. In realtà essa era poggiata su una serie
di pilastri irregolari, spessi non meno di cento passi, che emergevano
dall'acqua a suo sostegno, e pareva quasi che il tutto fosse frutto di un
singolare fenomeno di erosione della roccia, se non fosse stato per il fatto
che la volta si trovava ben oltre il livello del mare. Avvolta a spirale
attorno ad uno dei pilastri, una scalinata di pietra costituiva il solo
sistema evidente che conduceva in alto, all'isola vera e propria e dalla
sommità superiore unnumero indefinibile di enormi cascate riversavano la
propria acqua nel mare sottostante, che ribolliva e spumeggiva tumultuoso.
Due navi si trovavano alla fonda in quel luogo singolare, entrambe battenti
bandiera themanita. Una si trovava a largo, ormai a breve distanza da noi,
mentre l'altra era ancorata vicino al pilastro da cui si dipartiva la
scalinata. I nostri nemici sembravano averci preceduti e forse erano in
attesa del nostro arrivo, ma perché allora c'erano due sole navi invece
dell'intera flotta?

Ci
arrestammo ad una distanza che ritenemmo di sicurezza, e attendemmo che
Adesir facesse una ricognizione con lo GnomoScafo, giusto per assicurarsi
che non vi fossero sorprese spiacevoli. Durante le due clessidre in cui
attendemmo, non notammo alcun movimento né manovra da parte dei misteriosi
avversari che ci avevano preceduti, ed anzi fummo in grado di confermare che
sulle due navi non dovevano esserci più di quattro o cinque persone a
bordo, segno che tutti gli altri erano già sbarcati. Quando Adesir fece
ritorno con lo gnomo Hobbish che aveva condotto lo straordinario congegno
subacqueo, ci disse che non c'erano altri ad attenderci in quel posto,
nessun agguato navale come avevamo pensato, anche se era impossibile
avvicinarsi molto per via della scarsa profondità delle acque. Decidemmo
quindi di abbordare la nave più a largo, e cercare di capire cosa stesse
succedendo da quelle parti.

Il
vascello, più grande dell'altra nave ma comunque assai più piccolo della
Divina Speranza, issò bandiera bianca ancor prima che potessimo abbordarlo,
sorprendendoci nuovamente. Ci aspettavano sicuramente, ma forse non così
presto, pensai, altrimenti non ci avrebbero certo consegnato una nave tanto
facilmente! Portammo a bordo i quattro themaniti che Adesir avrebbe
provveduto ad interrogare, mentre io e Warnom ci dedicammo all'ispezione
della loro nave, anche per tenere sotto controllo l'elfo in incognito Ailin,
che faceva parte del gruppo selezionato per questo scopo.

Tutto
a bordo testimoniava un viaggio intrapreso di fretta e senza preparativi
particolarmente accurati, stipando la nave oltre l'inverosimile per
trasportare un carico di uomini che normalmente sarebbe stato ripartito su
più imbarcazioni. La cabina di comando conteneva alcune carte che
testimoniavano come il vascello facesse parte della flotta dell'ovest, dal
momento che era salpato da un porto nel sud dell'impero Auldim, mentre gli
alloggi erano stati adattati alla bene e meglio in modo da poter ospitare
almeno una sessantina di uomini oltre l'equipaggio, probabilmente soldati.
Tre delle cabine riservate erano state rozzamente unite abbattendo i
tramezzi che le separavano, costituendo una sorta di tempio di bordo,
presumibilmente dedicato ad un qualche dio oscuro, se non lo stesso Themanis,
poiché Warnom non riuscì neanche ad avvicinarsi all'ingresso. Pur non
entrando, Warnom fu ugualmente in grado di distinguere l'aura maligna che
testimoniava come creature agghiaccianti, probabilmente Mortombre, fossero
state trasportate in quel luogo.

Ma
ciò che ci interessava lo trovammo nella cabina del comandante. Su un
tavolo giacevano pergamene, penna, calamaio ed un libro che Warnom si
affrettò a rendere sicuro, poiché a dir suo era protetto da una qualche
magia malvagia. Con grande sorpresa, scoprimmo che il comandante non era
altri che l'ammiraglio Ob Dentrix, mio padre, il quale aveva sinteticamente
annotato alcuni appunti che chiarivano qualche aspetto della vicenda.

Impossibile
recuperare il distacco, utilizzato la magia per raggiungere Lalad-Nor e da
qui proseguito per il porto di Salmalin nel sud dell'Auldia.

Disponibili
solo due navi per salpare entro una settimana, indispensabile per precedere
gli altri, la spada rivela la loro destinazione. Occorre capire cos'è e
dov'è la "chiave" che cercano.

Arruolati
60 soldati scelti Auldim, imbarcati assieme alle altre foze reperite in
così breve tempo: 82 Guerrieri di Ferro del Drago Bianco di Themanis, 18
Seguaci della Morte di Themanis e 2 Monaci Neri di Themanis.

Evidentemente,
le nostre spade erano in grado di "sentirsi" l'una con l'altra,
era quello l'anello che mancava per capire chi o cosa fosse a mettere
costantemente i themaniti sulle nostre tracce. Che sciocco ero stato! Avevo
tanto guardato intorno, ed invece ero stato proprio io a condurli fino a
noi! Ma ormai ci avevano preceduti, e questa volta avremmo risolto la
questione in modo definitivo, a costo di rimetterci la pelle, decisi.

ornati
a bordo della Divina Speranza ci affrettammo a raccontare tutto al resto del
gruppo, e mi trovai in grande imbarazzo per via del ruolo che, seppur
involontariamente, avevo avuto nel guidare i themaniti fino a noi. In
realtà i miei compagni non fecero nulla per farmi sentire in colpa, ed
evitarono anzi di commentare la cosa, ma io ero più che mai deciso a
risolvere definitivamente la mia scomoda questione familiare.

Una
cosa era comunque chiara: dovevamo necessariamente andare sull'isola, dato
che ci serviva la seconda chiave. Era anche chiaro che sull'isola avremmo
trovato una formidabile resistenza da parte dei nostri avversari, i numeri
registrati da mio padre sul suo diario non lasciavano dubbi in proposito. E
dovevamo anche agire in fretta, poiché Rethys, con le sue capacità
ultraterrene, asseriva con una certa convinzione che il resto della flotta
dell'ovest stava già convergendo nella nostra direzione, probabilmente ci
avrebbe raggiunti entro venti clessidre.

Stabilimmo
che saremmo scesi a terra con l'intero contingente dei nani, circa duecento,
e circa cinquanta romeldani del gruppo di Crassius, un piccolo esercito che
speravamo fosse sufficiente a fronteggiare ciò che avremmo trovato ad
attenderci. Tuttavia non potevamo permettere che la Divina Speranza fosse
danneggiata o catturata dal nemico, quindi Crassius fu ben lieto di
assumerne il comando, con l'intenzione di effettuare qualche manovra
diversiva, cercando al contempo di causare quanti più danni possibili ai
themaniti.

Un
altro problema era il cristallo. Non potevamo permetterci che, in caso di
nostro insuccesso, esso cadesse nelle mani di Themanis, per quanto in tale
eventualità ogni sforzo sarebbe stato inutile. Perigastus ci sorprese,
proponendosi di custodirlo lui. Sulle prime mi trovò diffidente alla
proposta, ben conoscendo quanto nei tempi passati il mago si fosse adoperato
per entrarne in possesso. Ma d'altra parte era stato proprio lui a mettere
in moto tutti gli eventi che ci avevano portati a quella situazione ed in
fin dei conti aveva ben rinunciato alla sua immortalità per questo,
rendendosi conto che quanto aveva fatto in precedenza non era valso una vita
di reclusione e fuga. Alla fine mi convinsi, quella sembrava proprio la sola
soluzione valida, e del resto anche Adesir e e Morick si mostrarono
favorevoli.

Alla
fine ci organizzammo in modo da utilizzare le due navi themanite, delle
quali per buona misura ci saremmo impadroniti. Mentre la Divina Speranza si
sarebbe dedicata al combattimento navale impegnando la flotta nemica e
distogliendone l'attenzione da noi, Perigastus con Daeron ed un piccolo
contingente di soldati e marinai avrebbero iniziato il viaggio verso la
destinazione finale a bordo del vascello themanita che avevamo appena
ispezionato. Noi, con il nostro piccolo esercito cui si aggiunse un nuovo
straordinario ordigno da guerra inventato dagli gnomi, lo GnomoArmato (una
specie di carro corazzato che sbuffava fumo da un tubo alto cinque passi,
con le ruote unite da una catena ed un tubo di lancio per dardi e altri
proiettili), avremmo fatto la parte più difficile e, se fossimo riusciti
nella nostra missione, avremmo utilizzato la nave ancora alla fonda presso i
pilastri dell'isola per raggiungere gli altri. Entro tre mesi ci saremmo
dovuti incontrare tutti dove la mappa di Siir Barjack indicava la fine del
viaggio.

La
determinazione c'era.

Ora
serviva, per una volta, anche un po' di buona sorte...