A&P Chronicles 2003-2004 (IV, 4)

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Dal diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 17 Novembre 2019

Parte IV, Capitolo 4: "La resa dei conti"

Seduta del 10 Febbraio 2004

Dal diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 17 Novembre 2019

Parte IV, Capitolo 4: "La resa dei conti"

Seduta del 10 Febbraio 2004

"La resa dei conti"

rimasi
immobile per qualche istante, mentre osservavo Ob Dentrix e l'ambasciatore
di fronte a me, incerto su come comportarmi. Mi chiedevo perché mai avessi
lasciato che Rael mi guidasse in mezzo ai themaniti apertamente, senza
cercare di studiare un piano in grado di sopperire a quel soverchiante
divario di forze. Ai lati e dietro di noi i soldati ci osservavano, le armi
in pugno, di certo pronti a intervenire ad un minimo gesto da parte nostra.
Quando mi voltai a guardarmi le spalle, ebbi per un istante l'impressione di
vedere un riflesso che illuminava il volto di un nano. Possibile che il
resto del gruppo fosse già giunto?

Improvvisamente,
si levò un forte trambusto alle nostre spalle, e uno strano miscuglio di
uomini, nani e guerrieri di ferro fece irruzione sul piazzale, dallo stesso
sentiero da cui eravamo giunti io e Rael. Riconobbi fra loro i miei
compagni.

-
Gawain, siamo qui - gridò la voce di Adesir, sebbene non riuscissi a
distinguere la sagoma della ragazza nella confusione, mentre una prima
schermaglia sembrava in corso fra i nani, i guerrieri di ferro ed alcune
mortombre comparse anche loro sulla scena dal nulla.

-
Fermi! - intimò ad un tratto l'ambasciatore, con la sua voce stridula e
sgradevole. All'unisono, i guerrieri di ferro e le mortombre si arrestarono
all'ordine.

-
Dunque, padre, qual'è la ragione di questo incontro? - chiesi, ignorando di
proposito l'ambasciatore e sottolineando la parola "padre" che
pronunciai in modo volutamente ironico.

-
Lo scoprirai a breve, figlio - rispose l'ammiraglio themanita, sottolineando
a sua volta la parola "figlio", anche se non mi fu chiaro se fosse
in senso ironico o meno. Se avessi potuto scorgere i lineamenti
dell'ambasciatore sotto il cappuccio, avrei giurato che in quel momento
sorridesse soddisfatto.

-
Quelli della Compagnia avanzino - disse l'ambasciatore, chiaramente rivolto
ai miei compagni, i quali, tuttavia, non fecero un passo.

-
Gli eredi dei cristalli vengano avanti - ripeté quindi, sperando forse di
essere più esplicito, ma suscitando solo l'ilarità dei nani che,
sdrammatizzando la situazione come sempre, presero a schernirlo in modo
abbastanza irriguardoso.

-
Vogliamo dunque parlamentare, visto che ho fermato i miei soldati, oppure
vogliamo vedere una carneficina? - gracchiò  a quel punto il vecchio,
con una punta di nervosismo nella voce.

-
Abbiamo forse qualcosa da dirci? - fu la risposta di Adesir.

-
Se così non fosse vi avremmo spazzati via già sulle scale del sentiero,
non credi? - commentò l'ambasciatore, che finalmente aveva ottenuto una
risposta.

Di
quel difficile avvio di conversazione approfittò in quel momento Rael, la
quale chiese formalmente la liberazione dei suoi "sudditi". Oltre
all'uso di questo termine, la donna mi stupì per il fatto che si espresse
tranquillamente in themanita, e per un momento fui colto dal timore che
potesse aver fatto il doppio gioco ai nostri danni, attirandoci in mezzo ai
nemici. Per tutta risposta, l'ambasciatore dispose affinché i soldati si
"prendessero cura" di lei, imprigionandola come gli altri. Il mio
tentativo di intervenire fu messo a atacere da uno sguardo della donna, che
mi rammentò il suo invito a non perdere la calma.

Finalmente
i miei compagni fecero qualche passo avanti, e mi accorsi che parlamentare
con i themaniti sarebbe stato abbastanza semplice, in fin dei conti, poiché
fu subito evidente che non c'era nulla da discutere: l'ambasciatore faceva
la sua proposta e noi potevamo accettarla o essere distrutti, non avevamo
diritto di replica.

-
Vi propongo di passare con noi - gracchiò compiaciuto l'ambasciatore,
venendo al dunque. - Voi riconoscete la nostra autorità ed il nostro
dominio ed io vi lascio la vita con qualche vantaggio. Posso garantire ai
nani la salvezza, una scorta dove essi desiderino e la riapertura delle vie
commerciali per il Bar-Arghaal, senza che noi si tenti di conquistarlo...

Senza
mezzi termini, Polgrim e Thorin rifiutarono decisamente l'offerta, e vi fu
anche chi sputò a terra a sottolineare quanto offensiva potesse risultare
quella proposta. L'ambasciatore sembrò ignorare quelle manifestazioni di
disappunto, e proseguì con la sua offerta.

- A
Warnom posso garantire una prestigiosa posizione da magistrato
nell'organizzazione themanita, mentre Adesir, purtroppo, dato il suo legame
con Uldan non potrà mai lavorare per noi, ma le offriamo comunque la
libertà, magari il ritorno ad una vita normale nel suo Remmath...

Ovviamente,
nessuno di noi aveva intenzione di accettare simili proposte, soprattutto
per il modo e le condizioni in cui esse venivano offerte. Fu subito chiaro
che i themaniti volevano da noi il cristallo, e forse sorpresi per un
istante l'ambasciatore quando dissi che non era in nostro possesso. Intuì
comunque la verità, e chiese infatti che gli rivelassimo dove si trovava
Perigastus o dove lo dovevamo incontrare, ma io mentii asserendo che ne
avevamo perso il controllo.

La
discussione prese una piega, ovviamente, in cui iniziammo a minacciarci,
poiché lo scontro sembrava inevitabile. L'ambasciatore arrivò anche ad
evocare una visione che ci mostrava la Divina Provvidenza in difficoltà
sotto gli attacchi della loro arma segreta, gli "Ziggurat", navi
corazzate che vedemmo scagliare fiamme e fuoco contro la nave guidata da
Crassius, che appariva in evidente difficoltà nonostante la grande fiducia
che avessimo nel nostro vascello.

Ma
cercammo di non lasciarci intimorire, in fin dei conti poteva trattarsi di
un'illusione, come sostennero i nani, e quello non cambiava le cose. Dal
nostro punto di vista, le dodici navi che i themaniti attendevano potevano
giungere molto tardi o non giungere affatto, e un eventuale confronto di
forze sembrava numericamente a nostro vantaggio in quel momento. Almeno fino
a che l'ambasciatore non fece uscire allo scoperto una sessantina di monaci
nascosti nell'ombra...

-
Anche se alla fine potreste vincere voi - minacciai, guardandomi attorno -
la cosa ti sarà di ben poca soddisfazione se ti ammazzerò prima che tu
possa goderne...

-
Ad ogni modo non c'è problema - rispose l'ambasciatore, con un sorriso
ironico. - A te non do nessuna scelta Gawain, puoi solo passare dalla nostra
parte, altrimenti ti lascio in vita e faccio uccidere tutti i tuoi amici
sotto i tuoi occhi!

Finalmente
eravamo giunti al punto della discussione. Come mi aspettavo, dopo la
menzogna il ricatto era lo strumento preferito dai themaniti nel
parlamentare, altro che diplomazia! Non c'era scelta e nulla di cui
discutere. Polgrim e Thorin avevano già fatto preparare i nani e sapevo
che, come sempre era accaduto in passato, sarebbero stati pronti ad un mio
gesto. Era ora di risolvere la questione.

Rapidamente,
tentai di colpire l'ambasciatore con un fendente dal basso, levando la lama
che già stringevo e mi fremeva in mano. Con un movimento fulmineo, Ob
Dentrix frappose la sua spada e fece volare la mia dalla mano. Senza
perdermi d'animo, sferrai un calcio con tutta la forza che avevo, colpendo
l'ambasciatore fra le gambe, facendolo crollare a terra mugolante. In quel
momento partirono i primi quadrelli dei nani.

la
resa dei conti era iniziata. Forte del vigore che sentivo in me, ero deciso
a risolvere una volta per tutte ciò che avevo in sospeso, sia con mio
padre, sia con l'ancor più odiato ambasciatore. Attorno a me, un paio di
guerrieri di ferro ed un monaco caddero trafitti a morte dai quadrelli dei
nani, mentre già alle spalle infuriava la mischia.

-
Raccogli la tua spada - mi disse Ob Dentrix, portandosi davanti a me in modo
che non potessi colpire nuovamente l'ambasciatore. - E' giunto il tempo che
padre e figlio seguano la stessa strada...

-
Questo sarà possibile solo se tu seguirai la mia, padre, io non mi unirò
mai a voi! - gridai, raccogliendo la lama nera.

-
Allora ti sfido a combattere tuo padre, un duello fra me e te soli, chi
vincerà potrà decidere la sorte dell'altro. Hai il coraggio per
raccogliere la mia sfida?

-
Non sarei giunto fin qui se non l'avessi - risposi, digrignando i denti. -
Ma sarà una sfida all'ultimo sangue, dovrai uccidermi padre, perché io non
seguirò mai la tua strada!

- E
sia - rispose. - Sarà dunque un combattimento alla morte! - Alzammo la
guardia e facemmo qualche passo indietro, studiandoci. Quindi ci fermammo un
istante, ed iniziammo il nostro duello di famiglia.

Fui
più rapido nell'aggredire, e colpii Ob Dentrix con tutta la forza,
affondando profondamente la lama nella sua corazza che non riuscì ad
attenuare il colpo, causando la fuoriuscita di un denso fiotto di sangue
dalla profonda spaccatura che gli aprii su un fianco. Lo vidi barcollare per
un istante, ma subito riprese il controllo e, senza un commento, si fece
sotto a sua volta.

Combattemmo
per un tempo che mi parve infinito, fintando e schivando, ruotando ed
affondando le lame che vorticavano nelle nostre mani come impazzite, guidate
dall'odio e dal dolore. Dopo il primo momento in cui lo sorpresi, mio padre
ricorse a numerose parate che riuscirono ad arrestare e vanificare molti dei
miei attacchi, mentre a sua volta riusciva a colpirmi in modo non grave, ma
ripetutamente, fiaccando la mia resistenza. A peggiorare le cose, sapevo che
la lama nera restituiva a lui più energia vitale di quanta ne desse a me, e
questo non giocava a mio favore.

Ad
un tratto, Ob Dentrix mi disarmò per la seconda volta, ma la spada cadde ai
miei piedi, e riuscii a raccoglierla prima che potesse sfruttare il
vantaggio, parando il suo colpo diretto alla mia testa. Tornai quindi.a
colpirlo, ma debolmente, e mi rendevo conto che la sua pesante armatura mi
impediva di ferirlo profondamente. Ad un tratto riuscì a sbilanciarmi e mi
ritrovai con le ginocchia a terra, ma ancora riuscii a parare i suoi colpi,
rialzandomi, ma iniziavo ad avvertire lo sfinimento dovuto alle numerose
ferite che avevo ricevuto in più punti. Decisi di ricorrere al potere della
spada nera.

-
Passa dalla mia parte, Gawain... - sussurrò la spada alla mia mente,
suadente.

-
Fai quello che ti chiedo e zitta! Sarai tu a operare secondo la mia
volontà, e non il contrario! - gridai, ricorrendo a tutte le mie energie
per contrastare la volontà dell'oggetto maligno che pure tanto mi serviva.
Evidentemente riuscii a domarne la volontà distorta, poiché in quel
momento Ob Dentrix tentò di disarmarmi per la terza volta, ma nonostante la
forza del colpo contro la mia mano, la lama rimase nel mio pugno, che la
strinse nuovamente con salda presa.

Fu
allora che avvertii il potere nero scorrere nelle mie braccia. Feci un paio
di finte ed evitai un affondo, quindi approfittai della posizione e, facendo
leva su una gamba, usai l'altra per far perdere l'equilibrio al generale
themanita, che piombò a terra con gran clangore della sua pesante armatura.
In un istante gli balzai addosso, con la spada levata verso l'alto.

 -
Figlio... - disteso al suolo, Ob Dentrix allargò le braccia e lasciò la
presa sulla sua spada. Ma non ebbe tempo di completare ciò che iniziò a
dire. Con un colpo rafforzato dalla rabbia di cui ero preda, conficcai la
lama nel suo cuore, uccidendolo all'istante. Quello che almeno per un fatto
di sangue era mio padre, cessò di vivere con un singolo ultimo sussulto. I
conti erano regolati, almeno in parte.

la
spada iniziò a vibrare fra le mie mani, scaldandosi come se il fuoco la
stesse divorando. Non riuscivo più a trattenerla, mentre vedevo crepe
aprirsi lungo la lama, fino a che fui costretto a lasciare la presa. L'arma
cadde a terra e si infranse in mille pezzi, solo l'elsa restò integra, con
mio grande stupore.

Nel
frattempo, le sorti della battaglia, nonostante il mio successo personale,
sembravano segnate a nostro sfavore. Le mortombre avevano aggredito i nostri
nani costringendoli a gettarsi a terra per evitare il contatto, diventando
così facile preda per i guerrieri di ferro che li stavano sterminando. I
miei compagni erano ancora tutti in piedi, e Adesir sembrava indaffarata a
discutere con Rael, forse nel tentativo di ottenere il suo aiuto.

Da
un lato infuriava una battaglia magica fra Warnom ed uno strano personaggio
che non ricordavo di aver visto, i due si scambiavano incantesimi su
incantesimi e più volte furono avvolti da colonne di fiamme che sembrarono
discendere dal cielo, mentre Polgrim e Thorin a loro volta cercavano di
colpire l'individuo dotato di riflessi fulminei. Ad un tratto, Warnom cadde
a terra, ed anche il suo avversario mi sembrò abbattuto, mentre i nemici
sembrarono arrestarsi nuovamente.

Poi
vidi l'ambasciatore come raccolto in meditazione. Un altro conto che dovevo
saldare. Non avendo altro a disposizione, raccolsi la spada di mio padre,
che doveva essere molto simile alla mia, ad eccezione del fatto che aveva il
drago themanita molto più in evidenza. Mi precipitai quindi verso
l'ambasciatore, fermamente intenzionato a liberare il mondo dalla sua
fastidiosa presenza.

-
Bene, Gawain - mi disse, voltandosi. - l'ira ti ha reso assai potente. Vedo
che hai già raccolto la sua spada, ora puoi passare con me...

Non
ebbi neanche il tempo di rispondere, poiché improvvisamente avvertii una
grande mancanza di interesse per quell'uomo. Era come se un sortilegio mi
distraesse, suggerendomi che non era così importante, che non meritava la
mia attenzione. Lo guardavo, con aria di sufficienza, mentre si alzava
allontanandosi dalla scena della battaglia, e lo ritenevo sempre più
insignificante.

-
Distruggeteli tutti - mormorò ad uno dei suoi, mentre vi passava accanto.
Quindi svanì, o forse fui io a non seguirne le mosse, poiché ora non mi
interessava più del tutto. I nani erano tutti morti, ad eccezione di
Polgrim e Thorin, il quale stava cercando di intervenire per curare Warnom,
mentre già i guerrieri di ferro, i monaci e le mortombre riprendevano a
muovere contro di noi.

-
Fermi! - ordinò la voce, particolarmente autoritaria, di Rael. - Questo
combattimento non può proseguire qui ed in questo modo! Abbiamo cercato di
onorare gli antichi patti che ci chiedevano di restare neutrali, ma non c'è
onore in questo scontro fra così tanti avversari contro pochi. Adesir ci ha
convinti ad intervenire, ed è qundi ora che questa cosa finisca una volta
per tutte!

-
Zitta, femmina! - gridò uno degli ufficiali themaniti, - o ti pentirai di
esserti intromessa, tu e la tua gente!

Per
tutta risposta, Rael iniziò a recitare una specie di preghiera nell'antica
lingua che avevo già udito, ma nella quale stavolta riconobbi i nomi degli
dei elementali come Sifala, dea dell'aria. Nessuno era preparato a ciò che
stava per accadere, quando la donna fu improvvisamente avvolta da un'aura di
luce argentea, che lasciò tutti sul posto, a bocca aperta. Al suo posto,
dove prima stava una fragile e umana figura femminile, ora c'era  una
gigantesca creatura alata, ricoperta di scaglie, con zanne, corna e artigli,
che si ergeva su di noi tutti a parecchi passi di altezza. Come Rael, gli
altri abitanti del Villaggio del Sole subirono allo stesso tempo la medesima
trasformazione.

-
Draghi! - esclamò più di una voce.

le
leggendarie creature di cui si narrava solo nelle favole e nelle leggende
erano in mezzo a noi. Alti almeno trenta passi, completamente ricoperti di
scaglie d'argento, con le ali membranose provviste di artigli, i draghi
sembrarono fermare il tempo in quel momento, mentre osservavano la scena con
i loro occhi da rettili. Le teste, irte di aculei e zanne, emettevano fumo
dalle ampie narici delle dimensioni di piccole grotte, mentre le code simili
ad alberi, nervosamente sferzavano l'aria nel movimento.

Il
drago che era stato Rael chinò la testa invitandomi a salire in groppa,
mentre gli altri facevano altrettanto con Adesir e Warnom. Due altri draghi
presero delicatamente Polgrim e Thorin fra gli artigli mentre già si
levavano in volo, sotto gli sguardi attoniti ed esterrefatti dei themaniti,
che per un attimo avevano perso il controllo dei loro orrendi alleati, i
guerrieri di ferro e le mortombre, che restavano immobili sulla piana. In un
attimo mi trovai sollevato in aria, portato dal possente e fiero corpo del
drago, e non so per quale miracolo non fui sbalzato di sotto, precipitando a
terra, ma la paura mista al rispetto reverenziale per quelle creature
sembrava aver serrato saldamente le mie gambe attorno al collo dell'animale.

Poi,
in un attimo, i draghi caricarono dall'alto, riversando sui nostri nemici
una scarica di fiamme e liquami verdi, blu e argentei dalle fauci, prima che
questi potessero reagire. In un istante, dei themaniti e dei loro alleati
non restavano che rimasugli bruciacchiati e fumanti sotto i nostri occhi
allibiti, mentre i nostri singolari destrieri dopo aver sorvolato il campo
di battaglia descrivendo ampie spirali, presero a dirigersi verso l'altro
lato della montagna.

Il
nostro primo volo terminò in un posto che già conoscevo, il tempio dove mi
aveva condotto Rael. I Draghi atterrarono nella grande caverna e ci fecero
scendere, dopo di che uno dopo l'altro tornarono ad assumere le loro
sembianze umane da innocui abitanti del Villaggio del Sole.

-
Questa è la storia dei draghi, amici miei - iniziò a parlare quello che
doveva essere il più anziano della comunità, prima ancora che avessimo
modo di fare le mille domande che avevamo in testa.

-
Noi siamo una delle razze più antiche di Terala, creati assieme agli Elfi,
eravamo assai numerosi un tempo. Poi, nel Conflitto delle Potenze, ahimè,
tutte le razze furono coinvolte, ed in particolare i Draghi per la loro
potenza, che tante perdite dovettero patire in quei giorni lontani. Ma al
termine del conflitto il mondo era assai cambiato e nuove razze si
accingevano a calcare il suolo di Terala per volere degli Dei, razze come
gli uomini, i nani ed altri, più giovani degli Elfi ed assai meno potenti
dei Draghi, con i quali non avrebbero mai potuto competere per guadagnarsi i
loro spazi vitali.

-
Fu così, che di comune accordo e per volere degli Dei stessi, fu stipulato
un accordo fra tutti i Draghi sopravvissuti, quelli come noi e quelli che
voi definireste "malvagi". Ci ritirammo da Terala, per fare spazio
alle nuove razze, sugellando un patto per cui non saremmo mai più
intervenuti nelle faccende del mondo, che ora erano diritto dei nuovi
arrivati. Per oltre tre millenni abbiamo onorato l'accordo, e quel poco che
voi conoscete dei Draghi è dovuto alle poche e sporadiche apparizioni di
qualche singolo che infranse occasionalmente il patto, motivo per cui siamo
ritenuti esseri leggendari, della fantasia o delle favole, ma non della
realtà.

-
Ma ora sono accadute cose che ci hanno portato a infrangere quel patto
antico, abbiamo sentito che voi portate un potere più antico ancora della
nostra razza, un potere che deve essere distrutto ed annullato per il bene
di tutti i viventi e di Terala. Anche ridotti oggi ad ormai una quarantina
di esemplari, questo ci ha portato ad intervenire in vostro favore, ma non
passerà inosservato. Anche i Draghi malvagi, più o meno altrettanti e da
sempre sotto il controllo di Themanis, si sentiranno autorizzati a scendere
in campo, equilibrando quello che oggi è stato per voi un temporaneo
vantaggio.

Ascoltavo
rapito la storia di quell'uomo-drago, come si ascolta una favola fantastica
prima di prendere sonno. Sembrava tutto cos incredibile, eppure era vero e
l'avevo toccato con mano. Gli altri non sembravano meno stupiti di me,
incapaci anche loro di fare domande, di commentare, o anche solo di
ringraziare per quell'insperato aiuto.

-
Voi siete giunti fin qui cercando una chiave - intervenne a quel punto Rael.
- Ebbene, la chiave è la Spada d'Argento lasciata a noi dagli Elfi in
un'epoca remota, di cui la mia persona è custode. Io sono la chiave che
cercavate.

Finalmente
si chiariva il mistero di quel simbolo che era apparso sulla spalla della
donna quando eravamo usciti dal tempio. Anche Adesir sorrideva, come avesse
già intuito la cosa da tempo. Avevamo cercato la prima chiave ed essa era
giunta nella staffa di Perigastus e quindi in Perigastus stesso. Poi
cercavamo la seconda chiave ed essa era stata trovata nei draghi, in
particolare in Rael. Sembrava proprio che le chiavi, piuttosto che essere
oggetti, fossero delle persone...

-
Ma ora basta parlare - Rael ci richiamò bruscamente a ciò che stava
accadendo fuori dall'isola. Tanto era accaduto, ma tanto ancora c'era da
fare, e non avevamo tempo per indugiare nel piacere di quel successo, forse
momentaneo. L'ambasciatore era fuggito e presto lo avremmo ritrovato sulla
nostra strada, qualunque essa fosse.

-
La vostra Divina Speranza è in gravi difficoltà, e dobbiamo correre in suo
soccorso! - concluse la donna.