A&P Chronicles 2004-2005 (II, 3)

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Argomento Articolo: 

Le Cronache della Rinascita

dagli scritti di Aurelian il Vecchio - 6 Luglio 2120

Parte II, Capitolo 3: "Ritorno a Meldanos"

Seduta del 01/06/2004




Ritorno a Meldanos

lla
fine, le insistenze di Foraeean avevano avuto la meglio, ed il gruppo aveva
deciso di accamparsi per la notte fuori città, in modo da entrarvi alle prime
luci del mattino seguente. Il vecchio aveva sostenuto con molta passione la tesi
che, come prima cosa, fosse necessario recarsi ad un tempio per esaminare le
carte ritrovate e attualmente illeggibili per i membri della compagnia. La
locanda di Marco Pedio, infatti, costituiva il punto d'incontro fra il gruppo ed
i misteriosi datori di lavor, e v'era ragione di supporre che il loro ritorno
sarebbe stato atteso, se non previsto, da qualcuno che si sarebbe affrettato a
chiedere la consegna della fiala magica. D'altra parte, quell'oggetto era la
loro unica arma di contrattazione, se volevano liberarsi una volta per tutte del
veleno che infettava i loro corpi, e tutti erano concordi nel supporre che le
rivelazioni delle misteriose pergamene avrebbero potuto fornire ulteriori
argomenti, preziose informazioni da aggiungere nell'eventuale scambio che
coinvolgeva le loro vite. 

Il
tempio scelto era, ovviamente, quello di Hoadun, il dio del fato cui Foraeean
sembrava tanto legato, e che certo non sarebbe stato aperto all'ora alla quale
sarebbero entrati in città. Così passarono un'ultima notte accampati alla bene
e meglio lungo la strada, sufficientemente lontani da Meldanos da non destare
sospetti, ma abbastanza vicini da poter raggiungere la città di buon'ora il
giorno dopo. 

Così,
al risveglio, sistemate le proprie cose, il piccolo gruppo si rimise in marcia,
affiancando ancora una volta l'intenso traffico dei carri e dei contadini che
provenivano dalle campagne per vendere i loro prodotti al mercato cittadino,
poiché era infatti giorno di fiera. Durante il cammino, continuarono a parlare
cercando di organizzare al meglio il modo in cui avrebbero sfruttato le loro
carte nei confronti dei datori di lavoro, e la discussione assorbì Merpol a tal
punto che si ritrovò a camminare in mezzo alla strada e per poco non fu
investito da un carro. Ne nacque un alterco con il conducente, un uomo robusto e
nerboruto che scese con aria minacciosa, per nulla intimidito dal nano, mentre
il figlio dall'aria contadina e ottusa osservava la scena. 

Volò
qualche insulto di sfida fra i due, e non vennero alle mani solo perché i
compagni fecero notare a Merpol che effettivamente si era distratto finendo in
mezzo al traffico dei carri, ma nonostante questo, il nano ebbe a redarguire
l'omone circa le sue capacità di governare il proprio carro. Gelgoog distese un
po' gli animi, approfittandone per acquistare una cassetta di frutta il cui
contenuto distribuì fra i presenti, che non avevano ancora fatto colazione.
Infine, l'uomo risalì sul carro scuotendo la testa per nulla soddisfatto, e
guidò il proprio carro attraverso l'ingresso settentrionale di Meldanos, mentre
ancora il nano borbottava le sue ovvie ragioni.    .

Al
corpo di guardia furono lasciati passare senza problemi, dopo che fu chiesto a
Merpol di togliersi l'elmetto di piastre che ne nascondeva i lineamenti. Il
soldato lo osservò per qualche istante, come per cercare di ricordare se il suo
viso fosse fra quelli dei ricercati o dei delinquenti conosciuti, poi con un
cenno li fece passare e si dedicò al carro che li seguiva. Il nano avanzò
seguendo gli altri, con l'elmo sotto braccio, osservando la grande città che
vedeva per la prima volta, confuso dal vociare e dalle grida della gente che
affollava disordinatamente le vie e le piazze.

-
Come puoi notare, amico mio, il Fato dispensa ricompense e punizioni per le
nostre azioni - mormorò Foraeean a Merpol, indicando un viottolo laterale. L'uomo
con il quale il nano aveva avuto il battibecco poco prima era a un centinaio di
passi, visibilmente innervosito, accanto al proprio carro che aveva rotto un
asse. In quel momento, finiva di dire qualcosa al figlio, che si allontanò
verso il centro della città.

-
In fin dei conti mi dispiace, ha riconosciuto il proprio errore e dev'essere un
brav'uomo - commentò Merpol.

-
Diamogli una mano - suggerì Gelgoog.

La
cosa allarmò immediatamente Foraeean, che non intendeva certo perdere altro
tempo prezioso e voleva recarsi subito al tempio di Hoadun. Anche Krilzit era
dell'opinione di badare ai fatti loro senza curarsi della cosa, ma infine
prevalse l'idea dell'Elfo, che trovò l'appoggio sia del nano che di Cedric. Si
avvicinarono, commentando brevemente la malasorte dell'uomo, che si chiamava
Adeward, quindi Merpol si diede da fare per sollevare il carro in modo che egli
potesse puntellarlo sostenendolo in attesa che tornasse il figlio Alelad con le
parti di ricambio.

hiusa
la breve parentesi con il mercante Adeward, il gruppo si diresse nuovamente
verso il centro, seguendo Foraeean che conosceva la strada per il tempio.
Attraversarono la piazza centrale del mercato, affollatissima e caotica, ed
ebbero a tratti l'impressione di essere seguiti o osservati. Guardinghi, 
imboccarono un viale alberato dall'altro lato, che attraversava un quartiere di
edifici di pietra ben tenuti, che non sembravano essere abitazioni ma piuttosto
magazzini o sedi di gilde commerciali. Al fondo del viale, la pesante
costruzione del tempio li attendeva, dalla sua base rialzata rispetto alla
strada.

Prima
di avviarsi verso il tempio, il gruppo si separò. Krilzit prese per sé una
copia fatta da Jack di parte degli scritti misteriosi, che avrebbe sottoposto a
"certe sue conoscenze", per poi raggiungerli entro sera alla locanda
di Marco Pedio. Cedric, analogamente, aveva altro da fare e anche lui si sarebbe
fatto rivedere solo in serata. Così rimasero solo Foraeean, Jack, Merpol e
Gelgoog che salirono la breve scalinata verso il piazzale del tempio di Hoadun,
dove si ergeva una statua bronzea del dio, rappresentato da un uomo bendato che
teneva in mano un.arcolaio dal quale pendevano numerosi fili che si
intrecciavano e si snodavano attorno alla figura fino a congiungersi con il
suolo. L'ingresso principale era aperto e alcune persone vi uscivano in quel
momento, ma non sembrava esservi molto traffico, segno che probabilmente non si
tenevano funzioni religiose a quell'ora.

L'interno
del tempio era piuttosto scarno, rispetto a quelli di altre divinità, e
predominava ovunque il colore grigio del marmo levigato a specchio, che
rifletteva la luce che filtrava dalle poche finestre a sesto acuto poste in
alto, nella sezione più elevata della navata centrale. I vetri non erano
decorati né colorati, ma come tutto il resto all'interno di quel luogo, erano
lavorati e satinati in varie maniere, così da dare l'impressione di infinite
tonalità di grigio che riuscivano ad annullare anche quel minimo di colore che
poteva essere portato dalla luce dell'esterno.

Le
navate laterali erano separate da quella centrale da due file di pilastri
quadrati, scarni e privi di fregi, e gli stessi banchi di legno che ospitavano i
pochi fedeli presenti a quell'ora erano stati volutamente pitturati del colore
predominante, che doveva essere quello tipico della chiesa di Hoadun. Al fondo,
tre gradini portavano alla zona dove si trovava l'altare, unico oggetto in parte
lavorato, poiché la lastra di marmo grigio che ne costituiva il ripiano era
sorretta da due statue che riproducevano in miniatura la stessa che si trovava
all'esterno.

Foraeean
si diresse rapidamente verso la navata di sinistra, ricordando la strada. La
porta in fondo alla sezione destra, infatti, conduceva al cimitero, mentre
quella verso cui ora si avvicinavano li avrebbe portati alla sagrestia, dove
sperava di incontrare il canonico che già conosceva da tempo. Senza esitazioni,
aprì la porta che scricchiolò echeggiando nel silenzio del tempio, ed entrò
nella stanza seguito dagli altri. Un uomo si trovava presso il  lungo
tavolo centrale, intento a sistemare alcuni libri che doveva aver prelevato
dalle scaffalature che si trovavano lungo i lati della stanza.

-
Buona giornata, reverendo Telumir, che il Fato sia con te - lo salutò Foraeean,
riconoscendolo.

-
Foraeean! - esclamò l'uomo, evidentemente sorpreso nel vederlo. - E' da lungo
tempo che non ti fai vedere, a cosa devo la tua visita... e quella dei tuoi
amici?

Brevemente,
il vecchio presentò i suoi compagni, che furono cordialmente accolti dal prete
con un saluto quasi cerimonioso. Telumir si premurò di offrire loro del rosolio
che prese da uno degli sportelli, affinché si sentissero a loro agio nella casa
di Hoadun, e non avevano ancora finito i convenevoli quando vennero raggiunti da
un altro chierico, Teluviel. Foraeean conosceva anche quest'uomo, sebbene avesse
avuto in passato più rapporti con il primo. Telumir infatti si occupava delle
questioni più teologiche e legate al culto, per conto del vescovo  spesso
assente per motivi politici, mentre Teluviel era colui che si occupava delle
relazioni con le altre chiese, con il governo romeldano e di tutte le altre
questioni più pratiche legate alla gestione del tempio.   

-
Avrei bisogno di affidarvi qualcosa - esordì Foraeean, venendo rapidamente alla
questione. Fece un cenno a Gelgoog, il quale estrasse la fiala mostrandola al
prete perplesso. Telumir tese la mano e lasciò che l'elfo vi posasse l'oggetto,
quindi lo soppesò per un istante, chiudendo gli occhi. Bruscamente, li riaprì,
e con un rapido movimento riconsegnò la fiala a Gelgoog, il quale non aveva
ancora fatto in tempo a ritrarre la mano.

-
Non possiamo tenere questo, Foraeean! - disse Telumir. - Hoadun mi ha parlato,
egli desidera che sia tu a tenerlo. 

-
Capisco - disse il vecchio, rassegnato. - Ma non puoi darmi qualche altro
indizio?

-
Non mi è possibile vedere molto, come puoi capire - rispose il prete. - Il fato
attorno a questa fiala è legato al tuo, a quello di questi compagni che ti
hanno seguito, e a quello di almeno altri due che non sono qui... I fili che lo
avvolgono vi attraversano uno ad uno, in ultimo il nano, e poi si perdono in una
massa scura e nebulosa che non mi consente di vedere altro...

-
E' un bene o un male? - lo interruppe Gelgoog.

-
E' un'incertezza - rispose ancora Telumir. - Significa che i fili del destino
non sono ancora stati tessuti da Hoadun, oppure che noi non li dobbiamo
conoscere. Il bene ed il male sono concetti molto relativi, sono giudizi
affrettati che si danno, ma in sostanza, tranne rari casi, non esiste un bene ed
un male come li intendi tu, giovane elfo.

Con
un cenno del capo, Foraeean fece capire a Gelgoog che poteva riporre la fiala. I
preti di Hoadun non l'avrebbero custodita per loro, avrebbe dovuto escogitare un
altro sistema per metterla al sicuro, prima di incontrare nuovamente i loro
datori di lavoro, così che non potesse essere loro estorta senza la necessaria
contrattazione. Foraeean preferì allora affrontare l'argomento della torre che
avevano dato alle fiamme qualche giorno prima, e Gelgoog mostrò ai due chierici
un suo disegno che riproduceva le strane creature che li avevano assaliti, senza
ottenere particolare interesse, fino a che Foraeean non disse la sua.

-
Sono preumani - annunciò solennemente l'anziano. I preti si voltarono assieme
fissandolo, increduli. La cosa sembrava rappresentare per loro una gravità
estrema.

-
Questo è male - disse Telumir, mentre anche l'altro annuiva con aria grave. In
effetti, per quanto possa essere difficile comprendere il pensiero dei seguaci
di Hoadun, che sono solitamente impervi alle valutazioni ed ai giudizi,
giustificando tutto in termini di fato, le creature preumane, create
dall'Antico, sono il solo male assoluto e totale di fronte al quale tutti i
seguaci dei Giovani Dei si trovano d'accordo. Telumir e Teluviel chiesero di
saperne di più, e Foraeean gli raccontò quanto era accaduto con dovizia di
particolari.

Solo
allora Foraeean mostrò ai due chierici un frammento delle pergamene che avevano
trovato nella torre, il cui scritto fu subito confermato essere Themanita
Antico. Dopo qualche insistenza, il vecchio estrasse anche gli altri fogli, di
cui tuttavia fu possibile decifrare solo qualche passo, assai allarmante:

(Primo
frammento)

Sigillo
di priorità.

Grado
dell'emittente: Quarto: Inquisitore, Sacro Ordine del Corvo Nero

Grado
del Ricevente: Primo: Codificazione

(Secondo
frammento)

C'è una volontà unitaria che lavora dietro questi eventi. Un unico disegno. Il
Divieto è insicuro. L'albero - probabilmente - non produce...

(Terzo
frammento)


L'analisi della "porta" trovata aperta in questi luoghi (e da me
richiusa anche se non so quanto durerà la mia magia) mi conduce a pensare,
infatti, che l'evento cui ho assistito in questa torre (così come gli altri che
ci sono stati descritti e che ho visto di persona), pur se di insignificante
dimensione, non sono occasionali.

Nonostante
la modesta mole di informazioni, il contenuto di quei brevi spezzoni era
allarmante, anche se per conoscerne il significato completo sarebbe stato
necessario, a giudizio di Teluviel, consultare i preti di Themanis, cosa che non
faceva certo piacere a Foraeean e gli altri. Il grado del ricevente, la
codificazione del messaggio, il ruolo di Inquisitore del mittente, erano tutti
indizi dell'estrema importanza di quel misterioso documento, e sembravano
testimoniare che i seguaci del Drago Nero fossero a conoscenza già da tempo del
possibile risveglio di una minaccia preumana. Il riferimento a un divieto,
all'albero, al ripetersi di episodi come quello in cui il gruppo era stato
coinvolto, non potevano che allarmare i presenti. 

-
Hoadun ha voluto che fossimo testimoni di qualcosa di molto importante -
commentò Foraeean, con la tacita approvazione degli altri due seguaci del Fato.

i
congedarono dai preti di Hoadun dopo aver lasciato loro in custodia le pergamene
che costituivano ormai inequivocabilmente una preziosa fonte di misteriose
informazioni, convinti che i seguaci del Fato sarebbero stati i custodi più
affidabili ed imparziali. Come aveva suggerito Telumir, la cosa si prospettava
di tale importanza che sarebbe stato necessario coinvolgere non solo il loro
vescovo, ma anche gli altri culti, primo fra tutti quello di Themanis, per
decidere il da farsi. Teluviel si sarebbe occupato in seguito di stabilire i
contatti necessari, convocando una dieta con lo scopo, innanzitutto, di
decifrare il resto dei documenti, e quindi di stabilire il da farsi. Quale
sarebbe stato in quella vicenda il ruolo della Compagnia degli Schiavi delle
Foglie, era tutto da vedere, ma al momento non v'era altro da fare.

Così,
con molte perplessità e amari presagi (almeno nel caso di Foraeean), il gruppo
uscì dal tempio, passando dal piccolo cimitero della chiesa, in modo da eludere
gli eventuali inseguitori di cui avevano avuto sospetto poco prima. Si era fatta
quasi l'ora del pranzo, e Merpol ricordò a tutti che quella mattina avevano
trascurato la colazione, quindi era il caso di provvedere al cibo prima di fare
qualsiasi altra cosa.

Il
profumo del buon cibo e dei vini speziati li guidò al Cervo Spezzato, dove si
ritrovarono seduti prima ancora di poter notare le caratteristiche del locale.
L'inserviente che era venuto a prendere la comanda tornò indietro facendo
notare, poco elegantemente, che si trattava di una locanda
"rispettabile" di un certo livello, premurandosi in qualche modo di
avvisare gli avventori che il conto sarebbe stato piuttosto salato. I quattro
reagirono con un certo disagio alla cosa, ma non accennarono a muoversi. A parte
Foraeean che prese solo una birra, gli altri ebbero a mangiare e bere a
sazietà, in particolare Merpol, che prese due porzioni del piatto della casa,
innaffiandolo con l'ottima Birra degli Alticolli di cui inaspettatamente il
locale era fornito.

Sazi
e soddisfatti, nonostante il conto che ammontò a quattro monete d'oro (io non
mi sono mai potuto permettere un pasto di questo costo), tornarono ad immergersi
nella folla e nella confusione che regnava nella piazza centrale del mercato,
dove ora alcuni banchi iniziavano ad essere vuoti ed i mercanti soddisfatti
iniziavano a smantellare ribassando i prezzi della poca merce ancora invenduta.
Non avevano nulla di particolare da fare, prima di rientrare alla locanda di
Marco Pedio, così si attardarono nel mercato, e riconobbero Adeward, che a
causa dei contrattempi aveva da poco iniziato a vendere la sua roba, infatti il
suo era uno dei pochi banchi ancora forniti.

Foraeean
ne approfittò per visitare l'angolo dove era stato solito mendicare fino a un
mese prima, e lì incontrò Sahir, un altro mendicante che ben conosceva e di
cui non si fidava particolarmente (come di nessuno, del resto). Cercò di
ottenere da lui qualche informazione, senza mostrare la sua inquietudine, che
tuttavia parve abbastanza evidente quando l'altro gli rivelò che qualcuno lo
aveva cercato, nei primi giorni della sua assenza. Come il vecchio si aspettava,
si era trattato di un uomo dai guanti di velluto blu, del quale tuttavia Sahir
non era riuscito a distinguere i tratti del volto, poiché pareva tenersi
volontariamente controluce, quando si rivolgeva al cencioso.

Un
barlume di spirito di solidarietà lo indusse a consigliare a Sahir di
allontanarsi dalla città per qualche tempo, poiché c'erano pericoli in vista,
ma non disse altro. E tuttavia, quella velata e vaga ammonizione, finì per
mettere l'altro in guardia ben più di quanto sarebbe accaduto se gli avesse
rivelato di più... Furono interrotti da Alelad, il figlio di Adeward, che recò
una cassetta di frutta in omaggio. Solo in seguito Foraeean seppe che Gelgoog
aveva acquistato tutta la merce di Adeward per farne dono ai poveri che si
accalcavano nella piazza.

La
cosa ovviamente non passò inosservata. Qualcuno aveva notato il gruppo spendere
e spandere prima al Cervo Spezzato e poi al banco di Adeward, così in breve
l'impressione di essere seguiti o osservati crebbe, fino a che Jack e Gelgoog
riuscirono a scorgere alcuni individui che gironzolavano attorno al gruppo con
fare sospetto. Si trattava di ragazzi, avranno avuto dieci o dodici anni al
massimo, e le loro insistenza furono assai dure da vincere, nonostante l'elfo si
premurasse di regalare a ciascuno una o due mele di quelle che gli erano
avanzate. Fu Jack a coprire le spalle al gruppo, evitando che qualcuno infilasse
le mani nelle loro tasche. 

Poi,
ad un tratto, il mezzuomo si accorse che non si trattava delle normali questue
dei ragazzi di strada. Con la coda dell'occhio colse un movimento proveniente da
un angolo buio di un vicolo, e si rese conto che i ragazzini andavano e venivano
da quella parte. Nell'ombra, quasi invisibile, la figura di un uomo colpì la
sua curiosità, mentre prendeva le elemosina dai bambini, allungando loro di
tanto in tanto una pacca o un ceffone. Jack si mosse in quella direzione, ma fu
subito assalito da una torma di ragazzini che allontanò roteando il suo bastone
mentre questi iniziavano già a frugargli le tasche.

-
Incredibile! proprio a me... - commentò fra se e se il mezzuomo, risistemandosi
non appena si ritrovò libero dall'assalto.

Ovviamente,
quando tornò a sollevare lo sguardo, il vicolo era deserto. L'uomo misterioso
si era volatilizzato.

l
pomeriggio volgeva ormai al tardi e, considerata la strada da percorrere ed il
fatto che non avevano altro da fare se non attendere altre informazioni, si
incamminarono verso la locanda del Pesce Baleno, che si trovava dall'altro lato
della città. Su loro invito, Adeward ed il figlio li seguirono, avendo ormai
venduto tutto grazie a Gelgoog, per una cena ed una bevuta assieme prima di
riprendere la strada delle campagne.

Lungo
il percorso, avendo cura di non farsi vedere, Foraeean proseguì a seminare
false tracce di magia ricorrendo al suo potere. Aveva già iniziato al Cervo
Spezzato, quando si era recato alla latrina dove aveva occultato magicamente nel
tempo e nello spazio un calice di birra. Ora fece altrettanto, mentre fingeva di
tirare il fiato davanti alla bottega del tessitore, occultando allo stesso modo
la preziosa fiala che i preti di Hoadun non avevano voluto prendere in consegna.
Più tardi avrebbe ripetuto la cosa con uno o due altri oggetti qualunque. In
quel modo, sperava di ottenere un doppio risultato. Da un lato aveva nascosto la
fiala che così non avrebbe potuto essere presa con la forza in una simile
eventualità, mentre dall'altro aveva seminato tracce a sufficienza che anche
chi ne avesse scorto l'aura di magia non avrebbe potuto sapere dove e quando
aveva realmente occultato l'oggetto. 

Giunsero
al Pesce Baleno che era ancora presto per la cena, ed iniziarono con una buona
bevuta cui seguì una prova di braccio di ferro fra Merpol ed il riluttante
Adeward, che alla fine fu convinto dallo stesso Marco Pedio, dato che i due
parevano conoscersi bene. L'uomo, ormai avanti negli anni, perse la sfida con
dignità, dando anche filo da torcere al nano che si era aspettato una prova
meno ardua. Evidentemente Adeward aveva dei trascorsi da combattente o da
gladiatore, ma era un uomo di poche parole e non fu possibile scoprire altro sul
suo conto, anche perché sembrava assai restio a parlarne, in particolare in
presenza del figlio. Alelad, infatti, mostrava un interesse inusuale per un
contadino nei confronti della vita avventurosa e nelle armi, cosa che
probabilmente il padre non approvava affatto.

Poco
prima della cena, quando Adeward ed il figlio stavano ormai lasciando il locale
per tornare alla loro fattoria, il gruppo fu raggiunto da Krilzit, la quale non
si mostrò particoalrmente soddisfatta della sua missione. Era riuscita a farsi
tradurre quella copia di frammento di pergamena fatta da Jack, ma
sfortunatamente si trattava di uno dei frammenti già tradotti da Telumir, che
qundi non portò nuove informazioni al gruppo. A peggiorare la cosa, la Drow
fece notare che non avrebbe fatto nuovamente ricorso a quei suoi contatti,
poiché si erano mostrati un po' troppo interessati alla cosa, così aveva
"dovuto prendere delle precauzioni" per accertarsi che la notizia non
andasse in giro. Nessuno le chiese dettagli su quelle "precauzioni",
anche se per un Elfo Oscuro si può ben immaginare di cosa si trattasse...

La
sera era ancora giovane, ma tutti avvertivano il bisogno di riposare, così
decisero di ritirarsi nelle loro stanze per la notte, sperando anche che questa
avrebbe portato loro consiglio circa il da farsi, visto che le numerose vicende
in cui si erano ritrovati coinvolti rischiavano ora di sommergerli di dubbi e
incertezze.

Poco
prima di salire al piano superioe, Marco Pedio si premurò di consegnar loro un
messaggio che era stato recapitato un paio di giorni prima. La busta non recava
indirizzo né nomi, era sigillata da un bollo di ceralacca privo di sigle o
simboli di alcun tipo, ed il contenuto diceva qualcosa di questo tipo:

Bentornati
a Meldanos, siamo felici che abbiate portato a termine la missione affidata.

Prendetevi
il vostro riposo, e non preoccupatevi di fare altro. Per la consegna ci faremo vivi noi entro un paio di giorni,
saprete come e quando al momento opportuno.

Non
preoccupatevi per Cedric. Egli è stato da noi contattato ed  inviato per
una nuova missione nella quale avevamo bisogno di un uomo esperto di mare. In
questo momento è già imbarcato, sta bene e ci prega di farvi avere i suoi
saluti.