A&P Chronicles 2004-2005 (III, 4)

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Le Cronache della Rinascita

dagli scritti di Aurelian il Vecchio - 13 Agosto 2120

Parte III, Capitolo 4: "Foraeean lo sconosciuto"

Seduta del 28/07/2004

Le Cronache della Rinascita

dagli scritti di Aurelian il Vecchio - 13 Agosto 2120

Parte III, Capitolo 4: "Foraeean lo sconosciuto"

Seduta del 28/07/2004

Foraeean lo sconosciuto 

dopo
l'incontro con il misterioso maestro di Foraeean, la foresta sembrò tornare ad
essere un normalissimo fenomeno naturale, mantenendosi comunque rigogliosa
e  intricata, ma non più in grado di confondere i passi dei sei
avventurieri. Di buon'ora si trovarono ad attraversare il ponte sul fiume
Ashnair, noto anche come Fiume dell'Alba, che costituiva il confine orientale
della città di Reigal, limitata invece ad occidente da un altro fiume, l'Ashgal
detto anche Fiume del Vespro. Respirando l'aria di casa, Foraeean si abbandonò
a lunghe dissertazioni riguardanti la geografia, gli usi ed i costumi del
piccolo feudo, anche se molti dei suoi compagni di viaggio sembravano
interessati quasi esclusivamente alla strada che avrebbero dovuto percorrere per
uscire dal Carusaal e proseguire verso l'impero Auldim. 

Ed
in effetti, le prospettive non erano delle migliori, dal momento che Foraeean
rivelò come il passaggio più conosciuto agli stranieri, il Valico del Picco
Sabbioso, fosse in realtà una specie di montagna di sabbia, praticamente
insuperabile se non a grandissimo rischio della vita. La loro strada per le
Terre Brulle doveva invece passare per un ponte sospeso che attraversava
un'altra bizzarra caratteristica di quel paese, dal nome non proprio
rassicurante: il Crepaccio del Tramonto. E negli ultimi mesi, il gruppo non
aveva avuto proprio un buon rapporto con i crepacci... 

La
torre della baronessa Karel Eececk si avvicinava sempre più, stagliandosi verso
l'alto, unico edificio in pietra e sola costruzione che risultasse più elevata
delle cime degli alberi. La città aveva iniziato a dipanarsi pigramente attorno
a loro, senza mai prendere la forma agglomerata e confusa che è caratteristica
delle città esmeldiane o romeldane, poiché le abitazioni erano anche assai
distanti le une dalle altre, e frequenti alberi ad alto fusto comparivano non
solo ai bordi delle strade, ma anche in mezzo alle piazze e talvolta sbucavano
dai tetti delle stesse costruzioni, i cui comignoli sbuffavano verso l'alto nubi
di vapore dovute alle sorgive di acqua calda sulfurea che si trovavano un po'
ovunque. 

Reigal
parve ancora sonnecchiante, sebbene non fosse poi così presto, e non si può
certo dire che fremesse di attività quando la Compagnia delle Razze si accorse
di esservi ormai all'interno, dopo aver seguito alcune strade che avevano
creduto essere periferiche. La cosa non mancò di sorprendere Foraeean, che
ricordava tutt'altro fervore nella sua città natale. Procedevano sotto la guida
del vecchio, il quale cercava di richiamare alla mente i luoghi familiari per
orientarsi, mentre Hond conduceva il cavallo per la briglia pochi passi davanti
al carro. 

Dei
bambini affiancarono il carro, gesticolando scherzosi e ridacchiando alla vista
degli stranieri, in particolar modo indicando il nano. Ad un tratto, Merpol si
ritrovò con le trecce della barba e dei capelli completamente disfatte, cosa
che lo fece infuriare quando si rese conto che doveva trattarsi di una
marachella magica ai suoi danni. Intenzionato a spaventare i ragazzini, cercò
di scendere dal carro, ottenendo il solo risultato di farli divertire ancor
maggiormente quando inciampò nella sua folta chioma sciolta, finendo a terra in
un gran clangore di metallo. Quasi contemporaneamente, una piccola esplosione si
verificò poco distante dall'orso a seguito del carro, ma fortunatamente
Mutumbark non reagì come tutti temevano, rivelando la sua identità. Lo stesso
Hond fu vittima di uno di quegli scherzi, quando infilandosi l'elmo si ritrovò
con un grosso rospo sulla testa, fra le risa degli astanti. 

Merpol
e Mutumbark erano quelli che trovavano meno divertenti quegli scherzi, data la
loro scarsa familiarità atavica con i fenomeni di magia. Il nano fu costretto a
liberarsi di una scimmietta che si arrampicava su per la sua barba, mentre
l'orso ad un tratto mutò la sua pelliccia in un orribile color rosa, ed il telo
del carro diventava viola a pallini gialli. Jack cercò di allontanare i
terribili bambini, uno dei quali fu anche colpito da una sassata che sembrò
provenire dall'orso. Infine, Foraeean avvolse il gruppo ed il carro con una
sorta di alone dalla luce vagamente bluastra, e tutti gli scherzi terminarono. I
ragazzini, dopo un po', constatato che i loro piccoli sortilegi non sortivano
ulteriori effetti, si dileguarono andando a cercare divertimento altrove. mentre
il gruppo era finalmente libero di procedere all'interno della città.

-
Da questa parte - disse ad un tratto Foraeean, indicando una via sulla destra.
Si trattava di un viale come tutti gli altri, ma partiva da una piazza che aveva
riconosciuto, caratterizzata da una fontana il cui fusto centrale era stato
scolpito in modo da rassomigliare ad una grossa quercia. Ricordava chiaramente
quel posto, la casa della sua famiglia era vicina, prima di proseguire con il
viaggio era ormai il momento di mettere in chiaro alcune cose lasciate da troppo
tempo in sospeso con i suoi. 

Proseguirono
fino a che il viale si immerse nella vegetazione del bosco, senza più essere
interrotto dalle costruzioni di legno che di tanto in tanto si trovavano ai suoi
lati. Foraeean chiese a Merpol di arrestare il carro di fronte all'ultima
costruzione che si trovava sulla destra della strada, prima che questa si
perdesse nella foresta. Si trattava di un appezzamento di terra erboso e
pianeggiante, all'ombra di una quercia secolare che proiettava sulla radura la
sua immensa ombra dall'altezza di almeno trenta passi. Al di là della
staccionata di legno, si scorgevano due costruzioni, una delle quali appariva
adibita ad abitazione, mentre la seconda doveva essere più probabilmente un
magazzino, o un'officina di lavoro.

Foraeean
trasse un respiro, quindi posò la mano sul cancello, aprendolo.

-
Sembrerebbe che non vi sia nessuno ad attenderci - commentò Jack, indicando le
imposte chiuse e gli attrezzi da lavoro lasciati sul terreno.

la
residenza della famiglia Estoern sembrava essere disabitata, dal momento che
nessuna voce giunse dall'interno al richiamo di Foraeean. D'altra parte, il
silenzio e le imposte chiuse a quell'ora di mattino, quando invece lui ben
sapeva che l'attigua falegnameria avrebbe dovuto essere già da tempo in
funzione, confermarono al carusaliano che qualcosa non era come si era
aspettato, o almeno come lo aveva lasciato. A peggiorare le prime impressioni,
Foraeean trovò la porta di ingresso socchiusa. Seguito da Merpol e poco dopo da
Hond, entrò in quella che era stata la sua casa fino ad alcuni anni prima, e
nuovamente chiamò senza ricevere risposta.

All'interno,
tutto indicava un recente abbandono dell'abitazione, probabilmente da non più
di una decina di giorni. I letti erano disfatti, le stoviglie sporche si
trovavano ancora sulla tavola o nell'acquaio, a dispetto dell'ordine che
ricordava essere una caratteristica di sua madre, Linth. Un sottile velo di
polvere si trovava sui pavimenti e sui mobili, troppo sottile perché fosse
possibile rinvenire delle tracce in grado di rivelare qualcosa. Foraeean si
portò davanti alla sua vecchia stanza, trovandola chiusa a chiave, e dovette
convincere Merpol che non era il caso di sfondare la porta a colpi d'ascia,
preferendo ricorrere all'abilità di Krilzit.

La
Drow giunse dop pochi istanti, e iniziò ad armeggiare con il suo grimaldello
che evidentemente aveva sforzato già qualche volta di troppo, poiché si ruppe
nel tentativo, nonostante la serratura non apparisse di particolare
complessità. Alla fine, nonostante i timori di Hond, fu necessario chiamare
Jack, che aprì la porta con apparente noncuranza, quasi seccato per il fatto
che la sua abilità fosse richiesta per compiti tanto semplici. L'interno della
stanza di Foraeean sembrava abbandonato da ancora più tempo, era come se
nessuno vi fosse più entrato dopo che lui aveva lasciato la famiglia. Il
vecchio controllò rapidamente la porta e volse uno sguardo in giro, senza
neanche entrare, quindi la richiuse e invitò gli altri a recarsi verso la
falegnameria.

Ma
anche l'officina dove era solito lavorare il padre Gilareean taceva, deserta.
Cataste di legno grezzo stavano accumulate da un lato, pronte per la
lavorazione, mentre altre parti si trovavano sugli strumenti, in attesa che la
lavorazione fosse completata da qualcuno che non c'era. Esminarono a fondo il
locale, senza trovare nulla di particolare, a parte una traccia impressa nella
segatura. Si trattava dell'impronta di uno stivale che aveva nel tacco destro
uno strano chiodo, probabilmente frutto di una riparazione di fortuna, ma né il
padre né i suoi familiari erano soliti usare quel tipo di calzature, ed erano
sempre stati benestanti quanto bastava da potersi permettere scarpe nuove e non
riparate con mezzi improvvisati.

Il
piccolo gruppo di esplorazione tornò verso il carro, dove l'orso Mutumbark si
era addormentato e Jack stava commentando con Hond l'educazione della gente del
posto, dopo che aveva tentato di parlare con un passante il quale tuttavia non
lo aveva degnato di attenzione. 

-
Chi è che ha autorità da queste parti, una persona dalla quale possiamo
cercare informazioni sull'accaduto? - chiese Hond, notando come Foraeean fosse
preoccupato per la scomparsa della sua famiglia, nonostante si sforzasse di non
darlo a vedere.

-
La feudataria, la baronessa Karel Eececk - rispose il vecchio, indicando l'alta
torre all'orizzonte. - Lei forse potrà darci qualche informazione...

risvegliato
l'orco dal suo rumoroso sonnecchiare, il gruppo si incamminò ripercorrendo
all'indietro la strada che portava alla residenza abbandonata degli Estoern,
attraversò nuovamente la piazza con la fontana della quercia e prese a destra,
dove quello che sembrava un viale più centrale costellato dalle botteghe degli
artigiani e dei venditori conduceva fino alla torre baronale. Fecero una breve
sosta in una delle botteghe, dove fecero qualche domanda dapprima circospetta
fino poi a chiedere direttamente che fine avesse fatto la famiglia di Foraeean.
Non solo non ottennero nulla, ma la sensazione fu che nessuno volesse parlare,
dato il modo evasivo con cui il commerciante cerò ripetutamente di liberarsi di
loro. Addirittura uno degli avventori sembrò interrompere di proposito la
conversazione per divagare su altri argomenti, dando la scusa all'uomo di
dedicarsi al suo pressante lavoro anziché stare a perdere tempo con dei
forestieri.

Nonostante
i loro tentativi, nessuno sembrava voler parlare dell'argomento, la reticenza
degli abitanti di Reigal era più che evidente, al punto che Hond iniziò a
pensare che essi potessero avere qualcosa da temere da qualche potente del
luogo. Ma c'era un solo potente in quella città, la baronessa. Tutto portava a
lei.

Si
ritrovarono infine davanti alla maestosa torre di pietra sulla cui sommità
sventolava lo stendardo dell'Altopiano del Vespro, posta al centro di un
piazzale talvolta usato per le assemblee cittadine, che di recente, a quanto
ricordava Foraeean, era stato racchiuso da una recinzione di metallo alta almeno
tre passi. Come si accostarono al cancello principale, questo si aprì,
nonostante non vi fosse nessuno nelle vicinanze. Il gruppo entrò nel piazzale
interno e si portò fin davanti all'ingresso principale della torre, una robusta
porta di grandi dimensioni.

-
Non intendo farvi perdere tempo su cose che non vi interessano e che riguardano
solo me - disse Foraeean ai compagni, - del resto la nostra missione è la cosa
più importante. Permettetemi però, visto che siamo qui, di parlare brevemente
con la baronessa affinché possa far luce sulla scomparsa della mia famiglia,
dopo di che ci rimetteremo sulla nostra strada.

-
Io sono comunque con te - annunciò Hond, con aria solenne, affiancando il
vecchio che si accingeva ad aprire il portone.

-
Anche io vengo con voi, non ho mai visto una baronessa! - seguì Jack, mentre
gli altri avrebbero atteso all'esterno, sorvegliando il carro.

Fu
sufficiente spingere il portone perché questo si aprisse, senza rumori o
schricchiolii, quindi i tre fecero ingresso nella torre e le porte si richiusero
alle loro spalle. Krilzit ne approfittò, nonostante le proteste del nano che
ormai ignorava sistematicamente, quasi la divertisse farlo imbestialire, per
fare un giro attorno all'edificio e quindi tornare ad affacciarsi sulla via
delle botteghe, intenzionata a scoprire l'origine del misterioso atteggiamento
degli abitanti di Reigal. Ma tutto le parve normale, e non ebbe occasione di
notare nulla che potesse darle possibili suggerimenti, tranne il fatto che,
evidentemente, era l'argomento della famiglia Estoern a scatenare la reticenza
della gente. Fino a che i suoi sensi elfici la allarmarono improvvisamente: non
capiva perché e non percepiva dettagli, ma in qualche modo ebbe l'impressione
che Foraeean e gli altri fossero in pericolo all'interno della torre, c'erano
chiaramente delle ragioni ancora prive di forma per cui era necessario che anche
lei, Merpol e Mutumbark entrassero nell'edificio. Si affrettò a tornare sui
suoi passi. 

Quando
la Drow tornò al carro, dove l'annoiato Mutumbark aveva preso a lanciare sassi
contro le finestre facendo a sua volta infuriare il compagno, le porte si
stavano nuovamente aprendo. Hond, Jack e Foraeean ne uscirono con un'espressione
perplessa sui volti. Qualcosa evidentemente non era andato per il verso giusto,
come Krilzit aveva avvertito.

-
E' un maledetto labirinto, lì dentro! - commentò l'esmeldiano, sbuffando.

-
In virtù di quanto vi ho detto prima, desidero che siate voi a prendere la
decisione - Foraeean si rivolse ai compagni. - Se non vorrete entrare nella
torre, abbandonerò la ricerca e proseguiremo per la nostra missione, senza
rancore da parte mia. Che ne dite?

-
Io sono con te, l'ho già detto prima - dichiarò Hond.

-
Anche io, non ho mai visto una baronessa, ma anche il labirinto è
divertentissimo! - saltellò Jack, felice, afferrando Hond per un lembo
dell'abito.

-
Lì dentro c'è qualcosa che interessa anche me, dunque verrò con voi - disse
quindi Krilzit. Infine, si unirono anche i titubanti Merpol e Mutumbark, per
nulla convinti i voler affrontare le numerose magie che di certo li attendevano
all'interno. Del resto, nessuno dei due avrebbe mai ammesso di averne paura.

al
di là del pesante portone, si ritrovarono in una stanza dalla sagoma
irregolare, illuminata da qualche fonte non visibile che poteva provenire tanto
dalle pareti stesse quanto dal soffitto, le cui uniche vie d'uscita erano tre
porte dall'aspetto del tutto simile. Jack, che era entrato ancor prima che gli
altri avessero finito di dichiararsi a favore dell'impresa, pendeva appeso dalla
maniglia della porta di destra, invitando i compagni a chiudere il portone,
poiché sembrava che solo chiudendo la porta di ingresso sarebbe stato possibile
aprire una delle altre. Al di là di quelle porte, come disse Hond, li attendeva
un labirinto di stanze esagonali tutte uguali, tutte vuote per quanto avevano
visto poco prima, ognuna contenente sei porte identiche. Orientarsi lì dentro
sarebbe stata un'impresa da nano, pensò Merpol, che subito estrasse dal suo
zaino un pezzo di pergamena ed un carboncino con il quale iniziò a tracciare
una mappa del loro percorso.

Una
volta aperta la porta, neanche gli occhi di Krilzit riuscirono a penetrare il
buio, evidentemente magico, che si trovava dall'altro lato. Jack avanzò di un
passo e, non appena fu dentro, la luce si accese nella nuova stanza, mentre
calò il buio sulla precedente, in cui si trovavano gli altri. Uno alla volta,
dubbiosi e incuriositi al tempo stesso, varcarono la soglia luminosa, trovandosi
nella prima delle sale esagonali di cui aveva parlato Hond. Merpol segnò
diligentemente ogni porta misurando a passi gli ambienti, mentre Foraeean si
premurava di scrivere con un gesso alcune lettere e numeri sulle porte che
attraversavano o decidevano di aprire.

Vagarono
per un po', senza rendersi conto del tempo, passando da una sala ad un'altra del
tutto uguale. Gli effetti si ripetevano allo stesso modo, con la luce che si
spegneva dietro di loro, accendendosi nella stanza successiva non appena
qualcuno vi entrava, e le porte che si sbloccavano solo dopo la chiusura della
precedente. Se non fosse stato per i segni di Foraeean, sarebbe stato
impossibile capire se in realtà non si trovassero sempre nella stessa stanza.
Fino a che, ad un certo punto, si trovarono in una sala già visitata, poiché
riconobbero i segni sulle porte. La cosa era alquanto strana, poiché in realtà
dalla mappa del nano, che difficilmente sbagliava in queste cose, quella stanza
doveva essere da tutt'altra parte. Proseguirono, pensando ad un errore, ma
presto la cosa si ripeté, gettando gli avventurieri in una confusione quasi
totale.

Ad
un tratto, Merpol  entrò in una sala dove venne colpito da alcuni globi di
energia magica, che lo lasciarono fumante al centro della stanza quando, un
attimo dopo, si accese la luce. Il gruppo si divise per alcuni istanti, fra chi
non intendeva subire lo stesso effetto e chi era convinto di dover comunque
passare per quella stanza, ma dopo un percorso che a entrambi sembrò
impossibile, si ritrovarono ancora nella stessa sala. Qualcun altro fu colpito
dai globi di energia, che se da un lato non causavano molto dolore, dall'altro
costituivano una minaccia costante, visto che non riuscivano a capire quale
strada permettesse loro di evitarli con sicurezza.

Arrivarono
anche a sostare per fare delle congetture sulla natura dello strano labirinto,
senza esito. Ogni loro idea veniva puntualmente smentita dall'apparente
spostarsi delle stanze, che vanificavano sistematicamente gli sforzi del nano,
la cui mappa era ormai diventata un guazzabuglio d segni confusi, stropicciature
e correzioni. Anche la luce di Elendos non fu di alcun aiuto a Hond, poiché fu
costretto a constatare che nelle sale buie essa non riusciva comunque ad
illuminare un'area che fosse molto più grande del suo pugno. Poi,
inaspettatamente, si trovarono ad entrare in una sala che, per la prima volta,
non era vuota come le altre.

Le
pareti, dove non si trovavano le sei porte, erano occupate da alcune vetrine
all'interno delle quali erano visibili oggetti dalle diverse forme e di vari
materiali. Si trattava di ninnoli, chincaglierie, ciondoli e cose simili, tutte
di scarso valore, come giudicò Merpol con una semplice occhiata. La vera
stranezza era cosa ci facesse una stanza arredata in mezzo ad un labirinto di
sale vuote ed uguali fra loro, ma fu mentre ragionavano di questa stranezza che
Foraeean notò qualcosa. Si avvicinò incuriosito ad una delle vetrine e iniziò
ad osservare attentamente un ciondolo, come se lo riconoscesse o gli fosse
familiare.

-
Si tratta di qualcosa che hai già visto altrove? - chiese Hond, avvicinandosi.

-
Quel ciondolo... - balbettò Foraeean, che non si capacitava di come l'oggetto
potesse trovarsi in quel posto. - Lo regalò mio padre a mia madre quando
nacquero le gemelle, mia madre non se ne sarebbe mai separata!

-
Se è tuo, allora riprenditelo! - disse Mutumbark, improvvisamente rovesciando
la teca a terra che andò in mille pezzi, prima che qualcuno potesse fermarlo.
In quello stesso momento, mentre Foraeean si chinava a terra, uno strano rumore
giunse alle orecchie di Krilzit. Sembrava acqua. Dalla porta di fronte a Merpol,
inizò infatti a filtrare dell'acqua, una specie di pozzanghera che si allargò
fino a lambirne i piedi, fino a che il nano ancora stupido vi si trovò in
mezzo.

Prima
ancora che lo stupefatto nano potesse rendersene conto, la pozza sembrò
acquistare volume, innalzandosi fin sopra la sua testa mentre assumeva una vaga
forma umanoide. Due colpi possenti lo percossero ai fianchi, come due mazzate
che avrebbero spostato di qualche metro chiunque altro, ma non lui. Krilzit, che
aveva avvertito il pericolo prima degli altri, reagì invocando una magia che
venne tuttavia dispersa dall'essere d'acqua, mentre dal lato opposto Foraeean
iniziava a cantilenare qualcosa.  

-
Attenzione da questa parte! - gridò ancora Krilzit, che aveva udito un secondo
rumore provenire dalle spalle del gigantesco orco.

Quasi
nello stesso momento, una delle porte fu schiantata dalla pressione di una forza
sovrumana, ed una seconda creatura fece ingresso nella stanza. Si trattava di un
ammasso di legno vagamente rassomigliante ad un uomo, senza lineamenti o tratti
distintivi del volto, i cui arti erano due robusti tronchi che agitava come
clave all'indirizzo degli avventurieri. Dalle mani di Hond, in quel momento,
partì un possente dardo di fuoco che colpì la creatura d'acqua, levando una
densa nuvola di vapore dovuta all'evaporazione.

-
Non colpirla! - gridò Foraeean all'esmeldiano. - E' sotto il mio controllo
adesso!

La
creatura rimase per un istante in piedi davanti al nano, visibilmente ridotta
nelle dimensioni a causa del colpo che il cavaliere di Elendos le aveva appena
inferto. L'essere di legno, intanto, stava tempestando di colpi sia Merpol che
Mutumbark, i quali reagirono prontamente, protetti dalle loro pesanti corazze,
levando a loro volta le armi. Anche l'elementale d'acqua si unì al
combattimento al loro fianco, mentre nuovamente Hond e Krilzit invocavano i loro
poteri per abbattere il nemico.

Fortunatamente,
riuscirono ad avere la meglio senza subire molti danni, l'elementale di legno
crollò alla fine in un mucchio di schegge informi dopo aver distrutto poco
prima la creatura d'acqua controllata da Foraeean. Non appena tornò il
silenzio, nel labirinto echeggiarono, uno dopo l'altro, una serie di scatti
metallici che annunciavano l'aprirsi di numerose serrature. Si accorsero ora che
potevano aprire più porte dalla stessa stanza in cui si trovavano, e che tutte
le altre sale erano ora illuminate.

-
L'incantesimo del labirinto si è spezzato, ora che abbiamo eliminato i suoi
guardiani! - commentò Foraeean.

-
Che aspettiamo, allora, andiamo da questa megera a dirle il fatto suo! -
annunciò risoluto Merpol, avviandosi verso una delle porte aperte.

il
labirinto non aveva ormai segreti per i sei, che poterono effettivamente
constatarne le dimensioni incredibilmente piccole, rispetto a quanto era apparso
loro. Evidentemente, un incantesimo di illusione o di alterazione aveva confuso
i loro sensi fino a poco prima, facendo in modo che, quando cercavano di aprire
una porta, ne veniva effettivamente aperta una differente. Questa era la sola
spiegazione possibile, che giustificava anche il povero nano, che si era
demoralizzato nel constatare di non riuscire a tracciare una mappa affidabile.
La cosa inoltre spiegava anche come mai, a volte, era capitato di aprire una
porta sulla quale c'era una scritta precedente di Foraeean, scritta che poi
scompariva misteriosamente dopo l'apertura per comparire su un'altra uscita che
non c'entrava nulla con quella da loro scelta.

Ci
volle poco perché trovassero le due uniche uscite possibili da quel dedalo di
sale esagonali. Senza pensarci troppo, presero quella di destra e percorsero un
corridoio che li condusse fino ad un'ampia sala, esagonale anch'essa, ma dalle
dimensioni tali che Merpol trovò difficile pensare che potesse trovarsi
all'interno della torre. La stanza era riccamente arredata con mobili e dipinti
di pregevole fattura, che comprendevano anche un divano sul quale era distesa
una donna dall'aspetto piacente, la baronessa Karel Eececk.

Foraeean
si fece avanti, presentando sé stesso e gli altri alla nobildonna, che subito
parve essere quel tipo di persone che contano molto sulla propria avvenenza per
influenzare gli interlocutori, almeno a giudicare dalle occhiate che la
baronessa lanciò all'indirizzo di Hond, come ebbe modo di notare Krilzit. La
donna non sembrava affatto turbata per l'irruzione come sarebbe stato logico
aspettarsi, anzi, interloquì con Foraeean in modo apparentemente gentile e
garbato, facendo subito capire che non sapeva nulla della sua famiglia, mentre
Merpol era piuttosto innervosito per quel comportamento.

-
Insomma, abbiamo il ciondolo come prova, perchè stiamo qui in atteggiamento
tanto deferente? - mormorò a Hond, che si trovava accanto a lui. L'esmeldiano
gli fece cenno di mantenere la calma, mentre seguiva il discorso, nel tentativo
di comprendere cosa Foraeean avesse in mente. Comprese che le parole del vecchio
stavano nascondendo alcuni gesti delle mani e probabilmente il richiamo di
qualche potere magico. L'esmeldiano strinse il pugno sull'elsa della spada e si
tenne pronto, aveva la sensazione che le cose sarebbero cambiate di lì a poco.

Defilata
dietro agli altri, Krilzit invocò un potere mentale che le avrebbe permesso di
sondare i pensieri della nobildonna, allo scopo di scoprire se stesse mentendo o
meno. La sua  mente incontrò una barriera imprevista, probabilmente una
difesa mentale della baronessa che di certo era anche lei esperta nella magia
come tutti i carusaliani. Si ritrasse appena in tempo per non rivelare il suo
tentativo, ma ebbe la conferma di quanto cercava: almeno riguardo alla famiglia
Estoern la donna non aveva detto tutto ciò che sapeva.

Poi,
senza neanche capire come e perché, la situazione cambiò bruscamente, e
Foraeean sembrò attaccare la donna, che immediatamente si trasformò in
qualcosa dall'aspetto assai meno piacevole di prima. Davanti a loro stava ora
una vecchia strega orribile, rugosa e contorta, dalla cui gola uscì un urlo
talmente acuto da far raddrizzare i numerosi peli sulla schiena del nano e
dell'orco. Nella stanza entrarono quattro uomini armati, che subito si
avventarono contro gli avventurieri.

Il
primo cadde senza neanche levare la sua spada, la testa recisa di netto da Hond,
che era preparato per una simile eventualità. Merpol e Mutumbark fronteggiarono
altri due avversari mentre Krilzit trovava riparo dietro di loro, cercando di
sfuggire alla mischia, una situazione non certo a lei favorevole. Un secondo
guerriero si avventò su Hond sostituendo il compagno caduto, mentre una
battaglia silenziosa, fatta di gesti e parole mormorate, si svolgeva tra
Foraeean e colei che fino a poco prima era la baronessa Karel Eececk.

Il
nano e Mutumbark si liberarono rapidamente dei loro avversari, schiantandoli con
i poderosi colpi delle loro enormi armi. La megera, visti cadere i suoi sgherri,
tentò di fuggire approfittando di un momento di concentrazione del vecchio di
fronte a sé, mentre Hond riusciva in quel momento a ridurre all'impotenza
l'ultima delle guardie.

-
Portaci dalla famiglia Estoern! - gridò ad un tratto Krilzit, con tono
imperioso, rivolta all'altra donna. La strega si fermò improvvisamente, non
potendo disobbedire al comando magico che le era stato impartito dalla Drow.
Purtroppo, Mutumbark non comprese la lingua in cui il comando era stato dato
dalla sua compagna, e un istante dopo, al posto della baronessa, giaceva a
terra, ridotta ad un mucchio informe di pelle e ossa infrante, immerso in una
pozza di sangue.

-
Bravo, Mutumbark! proprio bravo... - commentò la Drow.

avevano
vinto il labirinto magico e sconfitto la baronessa, un nemico assolutamente
inatteso, che tuttavia avevano saputo fronteggiare adeguatamente. Sembrava che
Hoadun fosse dalla loro parte, finalmente, pensò Foraeean, mentre Hond
costringeva la guardia superstite a far loro da guida nella ricerca della
famiglia scomparsa. Furono condotti nuovamente attraverso il labirinto ormai
inoffensivo, fino ad imboccare l'altra uscita, quella di sinistra, che li
condusse alle segrete della torre.

Strada
facendo, cercarono di ottenere qualche informazione in più dal prigioniero,
relativamente alla famiglia di Foraeean. Sembrava che nella vicenda fossero
coinvolti due individui stranieri, le cui descrizioni sembrarono
straordinariamente combaciare con quelle di Flavius e Marcellus, con grande
stupore di tutti. Che razza di gioco stavano facendo i due romeldani? La cosa
parve ancor più misteriosa quando l'uomo rivelò loro che i due erano ripartiti
portando con sé il giovane Enraeean, il solo figlio maschio oltre Foraeean,
perché, a quanto aveva udito, c'era qualcosa in lui che riguardava il sangue...
I misteri, anziché dipanarsi, sembravano infittirsi sempre più, a dispetto del
favore di Hoadun o chiunque altro si prendesse gioco di loro dall'alto di poteri
inarrivabili ai comuni mortali.

Giunsero
finalmente davanti ad una porta metallica che fu indicata come la loro meta, e
qui, requisite le chiavi alla guardia, la aprirono. All'interno, i volti stanchi
e provati dei familiari di Foraeean si voltarono, stupiti, osservando gli
avventurieri.

-
Madre... padre... sono io, Foraeean! Siete liberi...

-
Fo'aaean! - esclamò nel suo modo stentato la piccola Polaoeel sorridendo con
aria candida. Corse verso Foraeean, abbracciandolo, mentre le altre tre gemelle
sembravano ancora perplesse e volgevano i loro sguardi ora al vecchio ora alla
madre.

-
Tu non sei mio figlio, cosa vuoi da noi? - fu la risposta secca della donna.

-
Madre, sono io Foraeean, guardami bene!

-
Tu non sei mio figlio, ho detto, credi forse che non saprei riconoscerlo? -
L'imprevista reazione della donna aveva colto tutti di sorpresa. Quanto era
stato lontano di casa quell'uomo perché neanche la madre lo riconoscesse,
nonostante i suoi sforzi di citare avvenimenti ed episodi dell'infanzia a
dimostrazione della sua identità? Foraeean si rivolse al padre, mentre le
sorelle apparivano ancora assai confuse.

-
Ascoltami, padre, so di aver fatto degli errori, ma vorrei chiarire...

-
Verrai con noi a casa, c'è qualcosa che devo darti, ma poi te ne andrai,
chiaro? - rispose freddo l'uomo. Foraeean sembrò raggelarsi sul posto, mentre
la precedente espressione di sollievo abbandonava definitivamente il suo viso.
Abbassò le braccia, che aveva sollevato nella speranza istintiva di un
abbraccio che non giunse.

- E
sia - concluse il vecchio, lanciando ancora un'occhiata alla madre. - So che ci
sono delle cose che sono cambiate in me, me lo ha rivelato il maestro, e io
stesso non so bene cosa, ma...

-
Non si tratta di qualcosa che è cambiato in te - lo interruppe la madre, - si
tratta di chi sia realmente tu. E non sei il mio Foraeean, questo lo sento. Quei
due che ci hanno portati qui ti conoscono, avevano bisogno di qualcuno che
avesse il sangue della nostra famiglia, perché credi abbiano preso Enraeeal se
avevano te?

Il
silenzio era caduto sugli altri membri del gruppo, mentre avvertivano su di loro
stessi tutto il peso di quelle parole. Parole pesanti come verità scomode,
misteri non svelati, menzogne costruite ad arte o cos'altro? Certo non era il
lieto epilogo che qualcuno si era atteso, la felice liberazione dei prigionieri
e la riconciliazione con un figlio da tempo allontanatosi dalla casa paterna.
Anzi, non era affatto un epilogo, ma un nuovo punto di partenza che gettava
ombre oscure sulla stessa Compagnia delle Razze.

Potevano
perseguire una così importante missione senza fidarsi l'uno dell'altro?
Certamente no. Per questo in varie occasioni c'erano stati chiarimenti,
dimostrazioni o vere e proprie confessioni che avevano fatto in modo che perfino
un orco ed un Drow facessero parte del gruppo. Ma ora era diverso. Non si
trattava di un membro di una razza particolare, di un nemico redento, di un
ospite inatteso. Si trattava di un'incognita completa, un essere che neanche la
madre riconosceva come sangue del suo sangue. Poteva esserci qualcosa di peggio?

Ma
soprattutto, chi era veramente questo Foraeean?