A&P Chronicles ''Il Falco ed il Leone'' (I, 9)

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Agiografie Imperiali del X° Secolo: Il Leone ed il Falco
Biblioteca di Lalad-Nor - 14 Aprile 937
Parte I, Capitolo 9: "La compagnia si riorganizza "
Seduta del 18/01/2005

Agiografie Imperiali del X° Secolo: Il Leone ed il Falco
Biblioteca di Lalad-Nor - 14 Aprile 937
Parte I, Capitolo 9: "La compagnia si riorganizza "
Seduta del 18/01/2005

La compagnia si riorganizza

l'esplosione
causata dall'annientamento del demone aveva fatto perdere i sensi a Sverken, che
necessitò delle amorevoli cure di Lunya per riaprire gli occhi Si ristabilì
velocemente, anche se una volta recuperati i sensi, più che gli incantesimi fu
la vista della scollatura della sacerdotessa di Silemine china su di lui che
accelerò la guarigione dell'ufficiale... Ad ogni modo, il problema era adesso
la melma vischiosa che li aveva ricoperti, poiché scoprirono subito che
bruciava e, peggio ancora, sembrava aggredire il metallo delle corazze. In breve
riuscirono a darsi una ripulita, anche se le armature erano in più punti
forate, parzialmente dissolte e in generale erano in pessime condizioni. Si
augurarono di non dover sostenere a breve altri scontri.

Intanto,
Exilim e Zak erano intenti a perquisire quanto restava del mago nemico, che fu
quindi ricomposto su una barella di fortuna per il trasporto. Il suo cadavere
avrebbe ancora potuto fornire qualche utile informazione, infatti, se i poteri
mistici di Lunya avessero permesso loro di costringere lo spirito ad un inusuale
colloquio dal mondo dell'aldilà.

Ma
il rumore dei combattimenti non era passato inosservato, e presto una pattuglia
di armati giunse nella radura, circondando il gruppo. Fortunatamente, li
riconobbero e Sverken, che si alzava da terra in quel momento, diede loro
disposizioni affinché li scortassero al castello. Ma evidentemente gli eventi
avevano scosso gli animi più del previsto e in particolare le ferite del demone
o forse la scollatura di Lunya avevano compromesso in quel momento le facoltà
mentali di Sverken, il quale ebbe una violenta lite con Ser Agraman.

Mentre
l'esmeldiano stava parlando con Exilim, infatti, Sverken si rivolse a lui con
quel tono autoritario che gli era caratteristico, intimandogli di muoversi. Quel
modo di interrompere la conversazione parve assai ineducato a Ser Agraman, il
quale gli disse in modo piuttosto diretto e colorito di non seccarlo. Sverken ne
fece immediatamente una questione di insubordinazione, volarono parole di sfida,
volò uno schiaffo da un lato, un guanto di sfida dall'altro, e alla fine
Sverken ordinò ai suoi uomini di arrestare Ser Agraman, L'esmeldiano,
ovviamente, chiamò a sé i cavalieri della sua guardia, si rifiutò di
consegnare la spada e di farsi portare via, minacciando il sergente qualora si
fosse avvicinato. Approfittando della confusione, Sverken invocò un incantesimo
che sembrò paralizzare l'esmeldiano, così che il sergente si affrettò a
prendere in consegna la sua arma.

A
quel punto, le proteste degli esmeldiani e di Polgraam in particolare furono
inutili, poiché tutto ciò che ottennero fu di avere in consegna il loro
comandante, ma nulla distolse Sverken dal suo puntiglio di voler deferire la
cosa all'attenzione del marchese, con tanto di denuncia per insubordinazione.
Lungo la strada, Ser Agraman fu sbloccato e, una volta saputo che il suo amico
barbaro si era offerto come garante, non ebbe altro da dire se non cavalcare
alla volta del castello, in attesa del momento in cu avrebbe infine testimoniato
dell'incompetenza di quell'arrogante ufficiale plebeo di fronte al marchese
stesso. Tornarono al castello e riposarono per quel che restava della notte.

l'indomani,
come prima cosa i guerrieri si premurarono di consegnare le loro armature agli
inservienti perché provvedessero alle riparazioni del caso, sebbene fosse
evidente che i danni erano ben oltre le normali capacità di un armaiolo.
L'armatura più danneggiata era certamente quella di Sverken, che aveva una
specie di voragine al centro della piastra pettorale, dove l'artiglio del demone
lo aveva trafitto. Ma anche le corazze di Eliars e Ser Agraman erano in pessime
condizioni, avendo l'acido del mostro dissolto in alcuni punti ampie porzioni di
metallo che doveva pertanto essere completamente ricostruito. Nella migliore
delle ipotesi, quelle riparazioni avrebbero richiesto settimane...

Si
incontrarono tutti davanti alla sala delle udienze del marchese, poiché tutto
quanto era accaduto necessitava ora delle sue decisioni, e Ser Agraman si
premurò di garantirsi la testimonianza favorevole di Exilim quando sarebbe
giunto il suo momento, cosa che il carusaliano non ebbe difficoltà a garantire,
dal momento che era più che convinto dell'inettitudine dell'ufficiale. La causa
fu immediatamente perorata, dal momento che la delegazione carusaliana composta
da Exilim, Zak e Eliars fu il primo gruppo ad essere ricevuto dal marchese. I
tre si premurarono di esporre quanto era accaduto durante la notte, discutendo
dei nuovi indizi in loro possesso, che avrebbero richiesto nuove indagini in
altri luoghi assai distanti. Non trascurarono comunque di lamentarsi per il
comportamento contrario alle regole dell'etichetta e della diplomazia, la cui
causa principale era stato proprio Sverken.

Quando
la prima udienza fu conclusa, venne il momento atteso da Sverken e Ser Agraman,
anche se nessuno dei due immaginava in quel momento come sarebbe andata a finire
la loro questione. Su richiesta dello stesso marchese, i tre carusaliani
rimasero in sala, quando Sverken iniziò a esporre le sue questioni iniziando
dai successi della notte passata.

-
Il nostro piano ha avuto successo, poiché questa notte abbiamo ucciso il mago
avversario, un carusaliano che si celava all'interno della stessa delegazione
carusaliana - il modo in cui sottolineò per due volte il termine
"carusaliano" lasciò intendere chiaramente quale fosse la sua
posizione. 

-
Bene, un'indagine brillante, condotta iniziando da una serie di evidenti
violazioni dell'etichetta diplomatica, violando i quartieri della delegazion e
procedendo a perquisizioni ed interrogatori non autorizzati né legali... -
ironizzò il marchese, che evidentemente aveva già un'idea diversa delle cose..

- I
carusaliani avevano tentato in ogni modo di insabbiare le indagini, signore... -
si giustificò Sverken.

-
Immagino, immagino. Credo che le sue capacità ci sarebbero di grande aiuto in
un forte di confine che ho giusto in mente, dove abbiamo un assalto al giorno...
- ironizzò ancora il marchese, quasi divertito da quella conversazione che
pareva sempre più inutile.

-
Se sarà vostro piacere comandarmi per un tale incarico sarò ben lieto di
accettarlo - Sverken chinò la testa, in segno di deferenza, inghiottendo il
rospo.

Quindi
il marchese affrontò la questione dell'insubordinazione di Ser Agraman, che
Sverken ancora una volta riferì in modo colorito, mettendo in risalto
l'autorità derivante dal suo ruolo nonché la mancanza gravissima di cui
l'esmeldiano si era macchiato. Il marchese sembrò ironizzare ancora una volta,
quando rispose prima di sentire il parere dell'altro interessato. Ser Agraman
aveva atteso pazientemente che la sua opinione fosse richiesta, come previsto
dal codice, ed ora che era venuto il momento temeva che il marchese ironizzasse
anche nei suoi confronti.

-
Mio signore - esordì l'esmeldiano - è vero che mi sono rivolto a Sverken in
tali termini, così come è vero che ho colpito Eliars con un pugno e per questo
ho già fatto le mie scuse, ma sono pronto a prendermi le mie responsabilità
per quanto ho fatto. Tuttavia vorrei sottolineare come al momento dei fatti
riferiti non si trattasse in alcun modo di materia militare per la quale io sono
stato subordinato all'autorità di Sverken, pertanto ritengo che la mia
intemperanza abbia arrecato offesa sì, ma non costituisca insubordinazione.

-
D'altra parte - proseguì dopo una breve pausa, - vorrei al contempo
sottolineare l'arroganza, la presunzione e l'inettitudine del qui presente
Sverken, il quale ha agito di sua iniziativa nell'episodio dell'irruzione nei
quartieri della delegazione carusaliana nonostante il mio avviso contrario, e la
sua ineducazione nel rivolgersi sistematicamente a chi è di lignaggio a lui
superiore in modi da caserma, ivi incluso oltre al sottoscritto anche il
Protonotario Exilim, del quale se a lei piace potrà chiedere conferma di quanto
dico.

Vi
fu un breve cenno del capo nei confronti di Exilim, il quale fece presente di
aver già espresso simili opinioni nel colloquio precedente, chiedendo peraltro
al marchese la rimozione dall'incarico a Sverken, in favore proprio dello stesso
Ser Agraman che a suo parere dava maggiori garanzie per ciò che avrebbero
dovuto fare nel seguito della vicenda. Fu in quel momento che coloro che non
facevano parte della delegazione carusaliana appresero che c'era un seguito.
Fino a quel momento, tutti avevano pensato che la morte del paggio avrebbe messo
fine alla questione, o perlomeno ai loro incarichi. Tanto era convinto di questo
Ser Agraman, che a conclusione del suo discorso aveva chiesto al marchese di
rilasciarlo dal servizio per fare ritorno in esmeldia.

Seguì
un momento di silenzio in cui il marchese stava ovviamente prendendo le sue
decisioni, o più probabilmente stava cercando il modo migliore di esporle,
poiché probabilmente le aveva già prese in precedenza.

-
Sverken è da questo momento sospeso dal comando per gravi atti contrari alla
pace, all'Impero e per aver arrecato altrettanto gravi offese al Carusal qui
rappresentato da questi delegati, e per tali motivi la deferisco alla corte
marziale per una pena non inferiore alla degradazione - decretò il marchese
guardandolo dritto negli occhi. - Tuttavia, sospendo la pena in virtù del
potere che mi è conferito, fino a nuova relazione del suo diretto superiore,
che da questo momento sarà il terzo Protonotario Exilim, cui la assegnamo in
qualità di guardia personale.

Sverken
abbassò gli occhi in segno di deferente accettazione.

-
Ser Agraman - proseguì quindi il marchese, - la sua è una terra lontana e i
suoi usi sono molto diversi dai nostri. La dispenso dal resto del servizio
concordato, ma la assegno a nuovo servizio fino a nuova relazione del suo
diretto superiore, che da questo momento è il terzo Protonotario Exilim, cui
assegno anche lei come guardia personale. Il comando dei suoi uomini presso
l'impero sarà affidato al suo secondo con decorrenza immediata.

-
Infine Polgraam - concluse il marchese, - lei è un buon amico e sarà sempre il
benvenuto nel nostro Impero, ma il suo servizio per quanto ci riguarda è
terminato e può andare.

Evidentemente,
l'esito di quell'udienza non stupì solo i carusaliani, che lo avevano in
qualche modo concordato con il marchese.Di sicuro non soddisfò né Sverken che
sperava in un miglior riconoscimento delle sue capacità al comando, né Ser
Agraman che si vedeva messo allo stesso livello di Sverken laddove aveva sperato
in una più equa differenziazione a suo vantaggio. Il marchese chiuse l'udienza
con le scuse ufficiali nei confronti della delegazione carusaliana, cosa che
sembrò stupire ma anche soddisfare pienamente Exilim.

dopo
il congedo del marchese, il gruppo disorientato e riorganizzato in modo così
imprevedibile tenne un breve incontro voluto da Exilim, il quale sembrava essere
ora il vero punto di riferimento della piccola compagnia, in parte per volontà
del marchese, in parte perché era il solo a sapere cosa c'era da fare.

-
Polgraam - disse al barbaro, - anche se il marchese ti ha rilasciato, vorrei
chiederti ufficialmente di restare con il gruppo, poiché i nostri passi ci
porteranno a breve dalle tue parti e avremo bisogno sia di un amico fidato che
di una guida esperta. Accetti di restare con noi?

Il
barbaro accettò di buon grado, e la cosa fu di sollievo per Ser Agraman il
quale non aveva alcuna intenzione di separarsi dall'amico, dato che la sua
partecipazione non era in discussione, come quella di Sverken. A entrambi Exilim
chiese di restare volontariamente, assicurando loro che non averebbe voluto
forzare le loro decisioni e sarebbe stato pronto a firmare anche subito una
relazione per il loro rilascio se così avessero preferito. Sverken accettò
solennemente, così come Ser Agraman, il quale tenne tuttavia a motivare la cosa
più per una sua stima personale nei confronti di Exilim che non per la missione
in sé, di cui peraltro ancora non sapevano nulla. Accettarono entrambi,
nonostante Exilim avesse loro palesato che Eliars lo avrebbe aiutato a
coordinare le questioni militari: la cosa stabiliva di fatto una sorta di
subordinazione di entrambi nei confronti del mercenario...

La
partecipazione di Lunya non sembrava neanche in discussione, sebbene non fosse
una carusaliana né fosse stata obbligata in qualche modo dal marchese. Del
resto, a lei Exilim non rivolse la stessa proposta fatta a Polgraam,
semplicemente sembrava ovvio che facesse parte del gruppo. Tant'è che inizirono
a discutere di come poter interrogare lo spirito del paggio morto, una cosa per
la quale Lunya non sembrava essere particolarmente adatta, poiché fu lei stessa
a proporre l'invio di un messaggero a Mimir-Nor per chiedere l'intervento di un
ben più preparato prete di Tekaledian, il dio dei morti. Il problema era quanto
ci avrebbe messo, poiché c'era una certa fretta di partire, non si sarebbe
potuto attendere più di due o tre giorni.

-
Forse dovreste farci capire cosa ci attende - intervenne ad un tratto Ser
Agraman. - Parlate di tempi e di partenze, ma forse dovermmo sapere cosa ci
attende per prepararci adeguatamente, non credete?

-
Hai ragione - rispose Exilim, con fare distratto, come se gli fosse sfuggito
quel particolare. - Frugando il corpo del paggio morto abbiamo trovato un
appunto. Avrebbe dovuto incontrare il suo mandante fra una luna esatta, presso
la tribù dell'Alce Bianco. Ecco perché dobbiamo partire, ed ecco perché ci
serve la guida di Polgraam...

.

 

Autore: 
the_goblin