A&P Chronicles ''Il Falco ed il Leone'' (II, 1)

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Agiografie Imperiali del X° Secolo: Il Leone ed il Falco
Biblioteca di Lalad-Nor - 21 Aprile 937
Parte II, Capitolo 1: "Grimlock! "
Seduta del 25/01/2005

Agiografie Imperiali del X° Secolo: Il Leone ed il Falco
Biblioteca di Lalad-Nor - 21 Aprile 937
Parte II, Capitolo 1: "Grimlock! "
Seduta del 25/01/2005

Grimlock!

ci
vollero due giorni perché il vescovo di Tekaledian convocato da Mimir-Nor
giungesse al castello del marchese, per poter procedere all'interrogatorio del
paggio carusaliano che tanto doveva avere da rivelare sull'oscura vicenda.
Furono due giorni intensi per il gruppo, in vista della prossima partenza verso
la tribù dell'Alce Bianco, anche se ciò che avrebbero fatto dipendeva ancora
in gran parte dalle informazioni che dovevano ottenere dal defunto Nikion.
Sverken, tenendo fede alla sua fama di ufficiale scrupoloso e attento, si
occupò di stilare un elenco di tutto il materiale, viveri ed equipaggiamento,
che sarebbe servito al gruppo nei giorni a venire, provvedendo quindi al
reperimento del tutto. Cavalli, tende, coperte ed abiti pesanti, asce, chiodi,
martelli, corde, sembrava proprio che l'ufficiale Auldim non avesse trascurato
nulla, nonostante le accuse di incompetenza che alcuni compagni gli avevano
rivolto nell'ultimo periodo. 

Il
giorno prima della partenza, poi, si risolse anche la questione delle armature
danneggiate nello scontro con il demone. Era stato impossibile riparare le
vecchie corazze metalliche, la cui corrosione era proseguita, se pure
impercettibilmente, anche dopo che i combattenti avevano cercato di ripulirle
dalla nefasta melma gelatinosa in cui era esploso il loro ultimo soprannaturale
avversario. Sverken e Eliars avevano ottenuto due nuove corazze del tutto simili
alle precedenti, anche se il mercenario si mostrò tanto attaccato alla sua
vecchia armatura da impacchettarla per bene e farne un ulteriore bagaglio da
trasportare, al quale non vi fu verso di farlo rinunciare. Ser Agraman, dal
canto suo, beneficiò di una corazza del tutto nuova e differente da quella che
portava prima, dal momento che le arti metallurgiche Auldim erano rinomatamente
superiori a quelle esmeldiane. Non appena il cavaliere indossò le sue nuove
protezioni, ebbe modo di constatare con grande soddisfazione quanto più agevoli
fossero ora i suoi movimenti. Anche il metallo appariva decisamente più robusto
e le diverse parti metalliche erano collegate fra loro con una precisione tale
da non lasciare quasi nessuna parte scoperta nei punti di giunzione, i più
vulnerabili di ogni armatura. 

Durante
quel breve periodo di riposo, il gruppo ebbe anche modo di discutere della
strada che avrebbero percorso, dal momento che sembravano esservi più
alternative. La prima, che prevedeva un ampio giro a nord per poi procedere
verso sud-est aggirando le montagne che separano l'Impero Auldim dai margini
occidentali delle Grandi Pianure, fu scartata rapidamente, poiché avrebbe
richiesto non meno di trenta giorni di viaggio, un tempo troppo lungo per l'apppuntamento
che li attendeva. Restò quindi la via più diretta, quella che puntava dritto a
est passando per un valico montano che nella parte centrale la pista si riduceva
ad essere larga non più di due braccia. Si trattava di una via rischiosa, dal
momento che un simile passaggio non poteva costituire una minaccia di invasione
per l'Impero e dunque non era pattugliato, ma era anche la sola possibilità di
raggiungere la tribù dell'Alce Bianco entro la scadenza prevista. 

-
Si dice che il valico possa essere il territorio di caccia di creature
mostruose, come i Grimlock - aveva detto loro qualcuno. 

- E
chi sarebbero questi Grimlock? - aveva chiesto Polgraam, cercando di rammentare
se avesse mai sentito parlare di cose simili.

-
Sono una razza molto antica di umanoidi guerrieri - aveva spiegato Lunya, che
pareva sapere molte cose a riguardo. - Furono creati dai Giovani Dei al tempo
del Conflitto delle Potenze, per fronteggiare le schiere di schiavi guerrieri
dei preumani. In pratica, i Giovani Dei cercarono in questo modo di opporre al
grande numero delle schiere avversarie una maggior qualità sul campo di
battaglia, differenziando e specializzando i loro combattenti: Grimlock,
Orchetti, Troll...

- E
quale sarebbe la specializzazione di questi Grimlock? - si informò Ser Agraman.

-
Sono antropofagi - rispose seccamente la sacerdotessa di Silemine,
rabbrividendo. - Sentono l'odore degli umani e questo li fa entrare in uno stato
di euforia che li rende delle belve assetate di sangue. In pratica, non sono
molto intelligenti, ma non conoscono la paura...

la
mattina stessa della partenza, giunse infine il tanto atteso vescovo di
Tekaledian, scortato da una pattuglia di soldati Auldim ed una schiera di
templari del Dio della Morte. L'atmosfera si fece immediatamente tetra già al
loro ingresso nel castello, come se quegli individui portassero con sé tutto il
peso del macabro culto cui erano affiliati. Il volto del vescovo nero era celato
da una maschera sagomata a forma di teschio, dalla quale trasparivano solo due
occhi dallo sguardo gelido, quasi incurante. Smontò di cavallo, aprendo l'ampio
mantello nero che recava i simboli di Tekaledian, sotto il quale indossava una
cotta di maglia brunita al fianco della quale pendeva il fodero di una lunga
spada. Con movimenti lenti e quasi studiati, si sfilò l'elmo con le corna di
cervo e tolse la maschera, rivelando un volto barbuto di mezza età dai
lineamenti ordinari.

-
Sua eminenza Kalandar, arciprete di Tekaledian - annunciò una voce dal tono
profondo.

L'uomo
si avvicinò a Lunya e parlò brevemente con la sacerdotessa, la quale lo
condusse dopo pochi istanti da Eldorien, il vescovo di Silemine. I due si
salutarono formalmente, rendendo chiaro a chiunque avesse osservato la scena che
al di là della forma non poteva esserci stima né altro fra due religiosi di
culti tanto distanti fra loro. Quindi, terminati i convenevoli di rito, il
piccolo gruppo si diresse, seguito dagli altri, verso la cripta in cui giaceva
il cadavere del paggio carusaliano.

Con
la sua voce quasi priva di intonazione, Kalandar illustrò loro come avrebbe
proceduto nel rituale che era stato chiamato a compiere. In sostanza, il prete
di Tekaledian avrebbe fatto da tramite, stabilendo il contatto con lo spirito
del defunto e forzandolo a rispondere alle domande che i membri del gruppo gli
avrebbero rivolto. La sua richiesta di un condannato a morte per propiziare il
rituale restò insoddisfatta, lasciando inorriditi tanto Lunya quanto Eldorien
all'idea di un sacrificio umano. Infine, Kalandar impugnò il suo scettro ed
iniziò a invocare il potere del dio oscuro, mormorando parole incomprensibili e
tracciando a terra simboli che solo lui poteva vedere, fino a l momento in cui lasciò
cadere delle polveri sul cadavere, il quale ebbe un improvviso sussulto. Il
povero corpo si arcuò, come per contrastare la violenza che veniva perpetrata
ai suoi danni, sussultando ancora una, due, tre volte. Infine giacque immobile.

-
Dicci chi sei! - ordinò Kalandar.

-
Io ero Nikion - rispose una flebile voce invisibile. - Cosa volete da me?
Lasciatemi andare, io non appartengo più a questo luogo...

-
Con chi dovevi incontrarti alla tribù dell'Alce Bianco? - chiese Zak, facendo
un passo avanti, come se in tal modo potesse udirlo meglio.

-
Con Ustar di Teves...

- E
qual'è il vostro segno o la parola di riconoscimento?

-
Ustar mi conosce ed io conosco lui... non ne abbiamo bisogno.

Vi
fu un momento di pausa, dato che questo complicava un po' le cose. Quindi,
l'attenzione di Zak si spostò sul sigillo di Exilim e così vennero a sapere
che il furto era stato commesso proprio da questo Ustar, poiché con quell'oggetto
sarebbe stata scatenata una grande guerra a seguito della quale l'Ala del Falco
avrebbe presto dominato l'Impero Auldim. Alle nuove domande, sempre più
pressanti,  lo spirito di Nikion cercò invano di resistere, ogni volta che
si mostrava reticente Kalandar sembrava stringere più forte il suo scettro e il
corpo senza vita aveva un nuovo sussulto. Scoprirono così che Ustar di Teves
era fra l'altro un prete di Lerion, e che l'Ala del Falco
era un gruppo carusaliano comandato da un certo Sebastias, il quale pareva coinvolto negli episodi avvenuti al padiglione, quando gli
attentatori avevano fatto perdere le loro tracce liberando, a detta dello
spirito, il potere delle gemme lagaritiane. Quella indicazione incuriosì Zak
che cercò di approfondire la questione pensando alla gemma che si trovava nei
sotterranei, ma non vi fu modo di ottenere altro sull'argomento: a detta di
Nikion, ci volevano anni di studio anche solo per comprenderne il potere. 

Ma
a quel punto la presa di Kalandar sullo spirito dell'aldilà iniziava a farsi
più debole, al punto che questo iniziò a beffarsi di loro, arrivando a
sostenere perfino che Zak facesse parte del Velo d'Ombra, il servizio segreto
carusaliano, e che fosse egli stesso un prete di Lerion, che aveva tenuto molte
cose nascoste ai suoi stessi compagni. Vera o falsa che fosse quella
rivelazione, il soprannaturale interrogatorio volgeva al termine e non v'era
più molto da chiedere o da rivelare. Infine, il vescovo di Kalandar pose fine
al suo macabro rituale. Con un movimento secco fece scuotere un'ultima volta il
corpo senza vita, così forte da spezzarlo con un rumore raccapricciante. Dai
resti si levò una specie di fumo nero che aleggiò per un istante sopra il
cadavere, quindi si addensò e fluì verso lo scettro del prete che lo assorbì
completamente.

Rabbrividendo,
Lunya ed Eldorien compresero che l'anima di Nikion non avrebbe avuto un felice
transito nel regno delle ombre.

poco
dopo l'ora di pranzo, il gruppo era pronto per mettersi in viaggio, avendo
consumato un breve pasto e dopo aver messo fine ad una breve discussione fra Ser
Agraman e Zak, sul quale pendeva qualche dubbio, a giudizio dell'esmeldiano, a
causa delle accuse di Nikion. Ma la cosa fu rimandata per espresso volere di
Exilim, ora a capo della spedizione, poiché i preparativi per il viaggio
dovevano avere la precedenza. Si congedarono dal marchese secondo le regole
dell'etichetta, accordandosi sul modo in cui l'alto dignitario imperiale avrebbe
dovuto trattare con il Carusal la spinosa questione della presunta morte di
Exilim: era infatti necessario smentire le voci sul suo decesso, senza tuttavia
rivelare nulla circa la scomparsa del sigillo. La via che fu decisa prevedeva
quindi che Exilim fosse impegnato in prima persona nelle indagini sui misteriosi
attentati, che di certo non potevano essere nascosti più a nessuno, sperando
che il coinvolgimento del protonotario in una così importante missione in terra
Auldim potesse peraltro appianare ogni possibile tensione.

Infine,
la piccola compagnia abbandonò il castello, scortata da una mezza dozzina.di
soldati che li avrebbero scortati fino alle pendici delle montagne.

Il
viaggio iniziò sotto i migliori auspici, poiché il tempo era buono e la
temperatura mite, anche quando iniziarono a procedere lungo i primi tratti in
salita. Alla notte si accampavano accendendo un fuoco sul quale arrostivano la
selvaggina cacciata durante la marcia, quindi issavano le tende, una delle quali
era per Lunya, una per Exilim, mentre gli altri condividevano una terza tenda ed
i guerrieri si alternavano ai turni di guardia. Per i primi due giorni non
accadde nulla di insolito, mentre al terzo, quando ormai il gruppo procedeva in
salita quasi in vista del valico, Polgraam ebbe l'impressione di scorgere una
testa che furtivamente li osservava da dietro una sporgenza in alto. L'episodio
non si ripeté quel giorno né durante la notte, ma l'indomani ebbero nuovamente
impressione di essere seguito, o almeno osservati da qualcuno, lasciando
presagire ciò che sarebbe accaduto di lì a poco. 

La
sera del quarto giorno di marcia il gruppo fu costretto ad accamparsi in uno dei
punti più stretti del valico, dove a malapena si passava uno alla volta,
stretti fra i fianchi scoscesi delle montagne ghiacciate e due profondi
precipizi attraverso i quali si snodava la sottile pista che seguivano. Erano
stati costretti a procedere più lentamente in quell'ultima parte, poiché la
maggior parte del gruppo aveva avuto difficoltà a tenere a bada i cavalli ed
erano stati costretti a procedere a piedi per un lungo tratto. La temperatura
era adesso assai più rigida e spirava un vento sostenuto che sembrava voler
tagliare le loro carni con la sua sottile lama gelida. Per la notte, avevano
disposto le tende in fila, per una volta lasciando facendo convivere Lunya ed
Exilim nella tenda centrale, che ritenevano la più sicura in caso di
aggressioni. Ser Agraman e Sverken presero posto nella tenda a monte, mentre a
Polgraam e Eliars rimase la tenda più a valle, in retroguardia. L'impressione
di presenze nascoste fra l'abbacinante biancore dei ghiacci era andata salendo
ed ora temevano che la notte potesse essere il momento più opportuno per gli
eventuali assalitori. In ogni caso, di chiunque si trattasse, erano certi che i
loro movimenti fossero osservati, così abbandonarono le cautele e accesero dei
fuochi per avere un po' di calore ed un minimo di luce nel caso fossero stati
costretti ad un combattimento.

-
Abbiamo visite - disse Zak avvicinandosi alla tenda a monte, dove Sverken
montava la guardia. - Ho fatto una breve ricognizione ed ho visto delle figure
umanoidi, qui intorno, che si muovono agilmente fra i ghiacci. Sono chiaramente
in avvicinamento.

Nonostante
tutto, anche quella notte passò senza che accadesse nulla, contrariamente alle
aspettative del gruppo. Il giorno dopo soffiava un forte vento gelido e i
guerrieri erano ancora assonnati per il poco e scomodo riposo della notte,
quando si rimisero in marcia attraversando finalmente il valico.

avevano
iniziato il viaggio di discesa dal lato opposto del versante montuoso, cercando
di procedere il più rapidamente possibile in modo da lasciare i loro misteriosi
inseguitori indietro, sperando che si trattasse di creature stanziali, nel qual
caso non li avrebbero seguiti per un lungo tratto. La pista aveva degradato
verso valle, fino a trasformarsi in un'ampia piana dove il gruppo fu costretto a
fermarsi per la notte, mancando ancora troppa strada per uscirne. Scoprirono fin
troppo presto che le loro speranze di lasciarsi le creature alle spalle erano
inutili.

-
Ne ho visto uno a meno di cento passi da qui - aveva detto Zak dopo una nuova
ricognizione. - Ci attaccheranno sicuramente stanotte, hanno atteso che ci
trovassimo in un punto a loro più favorevole...

-
Quanti saranno? - chiese Sverken.

-
Non ne ho idea, ma temo che giungano da tutte le parti, e credo siano dei
Grimlock!

Stavolta
le previsioni di Zak si rivelarono esatte. Verso la metà del secondo turno di
guardia, i grimlock attaccarono. Le creature non sembravano affatto preoccuparsi
della sorpresa, poiché accompagnarono la loro avanzata con un fragore simile a
quello di chi batte un bastone su uno scudo, svegliando coloro che ancora
dormivano. L'ampia distesa si riempì del rumore che echeggiava quasi assordante
da ogni lato, rivelando una moltitudine di esseri che sembravano avvicinarsi da
tutte le parti. Ser Agraman balzò in sella al cavallo ed impugnò scudo e
lancia, affiancandosi a Sverken che aveva già estratto la sua lunga spada a due
mani.

-
Cerchiamo di stare uniti - gridò l'ufficiale Auldim.

Dal
lato opposto dell'accampamento, Eliars si preparò al combattimento scrutando le
ombre, mentre Polgraam imbracciò l'arco incoccando una freccia ancora senza
bersaglio. Al centro, Lunya, Exilim e Zak si riunirono, quindi il terzo
protonotario invocò una barriera magica attorno a loro, che gli avrebbe
permesso di agire da quella posizione senza correre il rischio che qualche
avversario si avvicinasse fino a colpirli.

I
Grimlock emersero dalle ombre all'improvviso, incontrando la freccia del barbaro
da un lato e la lancia del cavaliere esmeldiano dall'altro, il quale la lasciò
conficcata nel corpo del suo nemico per brandire rapidamente la spada che
portava al fianco. La marea mugghiante irruppe quindi da ogni lato, lasciando
intravedere corpi grigi e muscolosi di taglia umanoide sui quali volti
indescrivibili erano punteggiati da bagliori rossastri al posto degli occhi.
Sembravano indossare rozze protezioni di legno e impugnavano asce di pietra che
brandivano all'indirizzo degli avventurieri. In breve si trovarono completamente
circondati da una torma di nemici, immersi nella mischia.

Ser
Agraman manovrava il suo cavallo sfruttando il vantaggio a lui familiare della
posizione sopraelevata per colpire le creature dall'alto, riuscendo ad
abbatterne tre senza che tuttavia questo allentasse la pressione attorno a sé.
Si ritrovò suo malgrado isolato da Sverken, il quale uccise una delle creature
ma subì il contrattacco di altre quattro. Ser Agraman lo vide cadere sotto
l'orda dei Grimlock e istintivamente si chiese quanto mancasse perché toccasse
a lui. Dall'altro lato, Polgraam combatteva con una sciabola per mano, roteando
le lame a destra e sinistra falciando i nemici che, anche nel suo caso, non
allentavano comunque la pressione. Eliars roteava la grande lama scura
tranciando braccia e spaccando teste, ma ben presto tutti si ritrovarono
grondanti di sangue, compreso il proprio.

Al
centro dell'accampamento la barriera reggeva, proteggendo Exilim, Lunya e Zak
che da quella posizione avevano potuto trovare la concentrazione per invocare i
loro poteri mistici e runici. Vedendo cadere Sverken, Lunya potenziò la spada
di Ser Agraman alla loro destra, in breve otto Grimlock giacevano già a terra
sotto il suo cavallo, ma era comunque circondato. Exilim ricorse alla magia per
sollevare da terra il corpo di Sverken, facendolo fluttuare in aria fino a loro,
perché fosse curato. Zak invocò un potere di controllo mentale sugli avversari
stessi, inducendo alcuni a combattere fra loro.

Il
feroce e disperato combattimento proseguiva senza apparenti cambiamenti in
favore degli avventurieri, poiché le creature sembravano non finire mai. La
calca attorno all'accampamento premeva da ogni lato, e per ogni caduto due altri
Grimlock cercavano di prendere il suo posto, in preda alla frenesia causata loro
dalla percezione di cibo umano a così breve portata. Ser Agraman resisteva in
sella al cavallo, parando e affondando di continuo, ma il suo braccio iniziava a
sentire la stanchezza. Dal lato opposto, Eliars grondava sangue da numerose
ferite, ma proseguiva nel combattimento. A breve distanza, Polgraam appariva in
evidente difficoltà, costretto a parare più che affondare, fino a che cadde
inghiottito dalla mischia.

Più
di una dozzina di corpi intralciavano i movimenti del cavallo di Ser Agraman,
tuttavia ancora accerchiato, quando Sverken fu fatto levitare nuovamente verso
la scena della battaglia, curato da Lunya. L'ufficiale si proiettò
immediatamente in avanti, immergendosi nel mucchio e iniziando a roteare la
grande lama e mietendo almeno tre Grimlock con un solo colpo. Eliars, salito in
piedi sul mucchio di cadaveri che giaceva ai suoi piedi, faceva altrettanto,
mentre gridava di soccorrere Polgraam: due delle creature si erano gettate sul
suo corpo privo di sensi nel tentativo di saziarsi delle sue carni. Allora fu
aperta una breccia nella barriera, che subito si richiuse alle spalle di una
figura che ne uscì, quasi del tutto invisibile. Zak sembrò materializzarsi
alle spalle di uno dei Grimlock e con i due lunghi coltelli gli squarciò la
gola, facendolo annegare nel suo stesso sangue fetido. Quindi, il carusaliano
aggredì il secondo, costringendolo ad abbandonare la preda. In quel momento
anche Eliars cadde sotto i colpi degli avversari.

Nel
frattempo, l'orrenda marea grigia sembrava scossa da movimenti diversi da i
precedenti. Se fino ad un istante prima la massa premeva, come un solo uomo,
nella direzione del piccolo  manipolo di avventurieri, ora si erano formate
delle sacche in cui alcune delle creature avevano iniziato a combattere fra
loro. La cosa fu un inatteso sollievo per Exilim e Lunya che videro in quel
sistema un possibile modo per piegare le sorti della battaglia a loro favore.
Dall'interno della barriera, i due iniziarono a invocare i loro poteri di
influenza sulle semplici menti dei Grimlock e in breve indussero un numero
sempre maggiore di essi a combattersi a vicenda: quello che prima era un
combattimento si stava rapidamente trasformando in una carneficina.

Infine,
ogni clangore metallico cessò, assieme al vociare della massa di Grimlock.
Nella vallata si udì per alcuni istanti solo il respiro affannato degli
avventurieri e lo sbuffare dei cavalli prima che qualcuno osasse dire una sola
parola. Zak era ancora in piedi, ansimante, nei pressi del corpo di Polgraam che
aveva salvato da un'orrenda e misera fine. Exilim e Lunya, al centro dello
schieramento, erano sudati e spossati per l'intenso uso della magia, i volti
trasfigurati in maschere di stanchez<a. Il cavaliere esmeldiano aveva
abbattuto più di venticinque avversari e si sorreggeva ora esausto ed affannato
al pomolo della sella, il braccio della spada allungato verso il basso,
stremato. Sverken, vistosamente ferito ma meno esausto, ne aveva uccisi una
quindicina, ed altrettanti erano caduti ad opera di Eliars e Polgraam, ai quali
tuttavia la stanchezza aveva pesato più degli altri, costringendoli a cedere
alla fine sotto il peso del nemico. Delle altre creature, quelle che non erano
cadute sotto le spade si erano eliminate da sole grazie alla magia.

Ora
che i loro sguardi potevano spaziare liberamente, gli eroi avrebbero potuto
contare più di un centinaio di Grimlock a terra, il sangue che si raccoglieva
in dense pozzanghere. Quello che prima era stato un piccolo accampamento era
diventato un enorme cimitero di montagna.