A&P Chronicles ''Il Falco ed il Leone'' (II, 5)

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Agiografie Imperiali del X° Secolo: Il Leone ed il Falco

Biblioteca di Lalad-Nor - 27 Aprile 937

Parte II, Capitolo 5: "Il sigillo scomparso"

Seduta del 22/03/2005





Il sigillo scomparso

vviamente,
quando si presentò, Uster di Theves si mostrò sorpreso e garbato nel dire che
non comprendeva la ragione della sua nuova convocazione. Parve persino
spaventato nel gridare al sortilegio quando gli vennero mostrati i segni della
maledizione su Lunya, che ora non si lamentava più sotto l'effetto della
benefica pozione. Sempre educatamente ed in modo assai mellifluo, l'uomo fece
presente che temeva per un possibile contagio nel tentativo di ottenere il
permesso di andarsene, cosa che tuttavia Tenze'n-Daar gli negò, in modo
altrettanto garbato.

Ma
Uster non si scompose neanche unistante dopo, quando Exilim finalmente palesò
le sue accuse, per la maledizione ai danni di Lunya e per il furto del sigillo,
definendolo un impostore per via del fatto che si ostinava a sostenere di essere
portavoce del Grande Falco presso la tribù dell'Alce. Con calma studiata, Uster
mostrò le proprie credenziali a Tenze'n-Daar, cosa che fece anche Exilim, ma
entrambi sembravano avere documenti perfettamente legali agli occhi dello
sciamano, la cui situazione non era certo invidiabile, sebbene non tradisse il
disagio.

-
Lasciamo che sia il totem, che siano gli spiriti a parlare - disse infine Tenz'n-Daar,
- le vostre carte dicono che entrambi parlate per il Grande Falco, ma uno solo
deve avere il sigillo che ci dirà la verità. Che si mettano all'opera i
sigilli e sapremo.

Naturalmente,
Uster confermò di avere un sigillo, ovviamente il suo, e fu mandato a prenderlo
perché se ne verificasse l'autenticità. Non appena fu di ritorno, nonostante
l'apparente somiglianza, Exilim ebbe chiaro che non poteva trattarsi del sigillo
trafugato, poiché non poteva percepirne la magia che ben conosceva, così disse
subito che doveva trattarsi di un falso, probabilmente una copia. Uster fu
invitato a impiegarlo, così dopo aver gesticolato per qualche istante invocando
qualche potere, appose infine il marchio su una pergamena che rimase impressa
dal sigillo come si fosse trattato di uno stampo a fuoco.

-
E' ridicolo! - esclamò Exilim. - L'apposizione del sigillo non funziona così,
il sigillo deve essere magico e rende magico anche il documento sul quale viene
impresso, mentre qui non v'è traccia di magia. Chiunque fosse dotato di poteri
magici potrebbe riscaldare un anello e fare in modo che lasci uno stampo simile!

Ne
nacque un'accesa discussione in cui Uster, con la solita irritante pacatezza,
arrivò quasi a tenere una lezione sui diversi sigilli impiegati, sulle diverse
forme di magia che essi utilizzavano anche in funzione dell'importanza del
documento sul quale venivano apposti. In ultimo, arrivò perfino a ipotizzare
che i protocolli a riguardo potessero essere cambiati rispetto a quanto sapeva
Exilim, ma tutto questo pareva poco convincente anche agli occhi dei meno
esperti, come Sverken e Ser Agraman. Tuttavia, lo sciamano non sembrava nutrire
gli stessi sospetti. Vincolato all'obbligo dell'ospitalità, era chiaro che non
si sarebbe mosso in una direzione né nell'altra senza avere prove inconfutabili
a supporto. La sua situazione era sempre più difficile.

Per
sostenere le sue accuse, Exilim chiese a Tenz'n-Daar di esaminare altri
documenti carusaliani di cui certamente era in possesso, e quando fu fatta la
verifica, si resero conto che questi rispondevano a quel che aveva sostenuto il
carusaliano, emanando un'aura magica che di certo non si avvertiva nella
pergamena appena sigillata da Uster. Nonostante ciò, la cosa non provava che i
protocolli di validazione non fossero effettivamente cambiati nel frattempo,
come Uster sosteneva. Di conseguenza, Tenz'n-Daar chiese a Exilim dei documenti
più recenti, che certamente avrebbero mostrato il metodo di apposizione dei
sigilli attuale: fortunatamente il terzo protonotario ne aveva, e lo sciamano
sembrò considerare favorevolmente la cosa.

Ma
Uster fu abile nel sostenere immediatamente che non aveva problemi a generare un
documento di quel tipo, qualora gli fosse stato richiesto. Così dicendo si era
pericolosamente contraddetto, avendo sostenuto fino a poc'anzi che i sistemi
erano probabilmente cambiati, ma nessuno vi fece caso al momento.

-
In questi documenti io sento il potere del Falco - disse Tenz'n-Daar con le
carte di Exilim ancora in mano, gli occhi lievemente socchiusi. - Affinché si
dimostri la verità, voglio che entrambi produciate il potere del Falco così
come lo sento ora fra le mani. Siete in grado voi di chiamare il potere del
Falco?

-
Io posso! - disse prontamente Uster.

-
Stai mentendo, e ti sei tradito, Uster - intervenne Exilim,.- se tu fossi chi
dici di essere, sapresti che non è possibile richiamare il potere del Falco, è
il Falco che decide... ad ogni modo sia fatta la volontà dello sciamano, se
davvero sei in grado, dimostralo.

Tenz'n-Daar
confermò la sua intenzione, e decretò che Uster sostenesse per primo la prova,
alla sola presenza sua e di pochi altri sciamani, per la quale immediatamente
andarono ad approntare una tenda allo scopo.

imasero
da soli il tempo strettamente necessario per un'azione disperata, dopo che Uster,
Tenz'n-Daar e gli altri sciamani si allontanarono per la prima prova. Zak era
preoccupato del fatto che Uster, da buon prete di Laerion qual'era, potesse
ingannare in qualche modo la mente dello sciamano, un'eventualità da
considerare, anche se difficilmente potevano far qualcosa a riguardo. Per
questo, poco prima che si allontanasse, Exilim si era permesso di suggerire a
Tenz'n-Daar di proteggere la sua mente dalle false visioni, sperando che lo
sciamano seguisse il suo consiglio.

Il
vero problema era che, qualunque fosse stato l'esito della prima prova, dopo
sarebbe toccato a Exilim, e lui senza il proprio sigillo non avrebbe potuto
dimostrare nulla, assodato che quello usato da Uster non era lo stesso. Dovevano
trovare un modo di rintracciare il prezioso oggetto, che tuttavia sfuggiva anche
alla percezione magica dei runici del gruppo. Alla fine tentarono, appunto,
un'azione disperata, nella speranza che il sigillo trafugato fosse nella nuova
tenda occupata da Uster. Exilim dissolse rapidamente gli incantesimi di
protezione che avvolgevano l'ingresso, quindi Zak si confuse con le ombre e
sgusciò all'interno quasi invisibile. Dopo pochi istanti fu di ritorno, un
pugnale insanguinato in una mano, ed un voluminoso oggetto metallico nell'altra.

Si
trattava di una sorta di contenitore di metallo assai pesante, che non ci volle
molto per identificare come lo stesso pesante oggetto di cui avevano trovato
traccia nella cavità dell'albero nei pressi del padiglione di caccia, quando il
sigillo era stato rubato e il misterioso ladro si era volatilizzato nel nulla.
Tuttavia, il contenitore non sembrava avere alcuna serratura o apertura, e le
sole cose visibili sulla sua superficie erano delle rune la cui natura non fu
identificata.

-
Forse per aprirlo bisogna usare una di quelle gemme lagaritiane - suggerì Ser
Agraman, - sono le sole cose che a questo punto non trovano spiegazione...

Ma
il tentativo di Exilim in tal senso non sortì alcun effetto, con grande
delusione di tutti. Fu a quel punto che Zak sembrò ricordare qualcosa di
importante. Si fece consegnare l'oggetto e dopo avervi passato sopra la mano per
alcuni secondi qualcosa scattò, rivelando un'apertura prima invisibile.

Dal
suo interno, il consigliere carusaliano estrasse il sigillo perduto.

ecero
appena in tempo a far sparire il misterioso contenitore, che Sverken e Ser
Agraman occultarono in una buca poi ricoperta con coperte e cuscini, quando gli
sciamani fecero ritorno assieme a Uster. La prima prova si era conclusa.

-
Uster di Theves ha invocato il potere del Grande Falco - disse Tenz'n-Daar,
mostrando una pergamena sulla quale era apposto il sigillo del Carusal. Exilim
non ci mise molto ad accorgersi che il documento sprigionava la stessa magia di
quelli ufficiali e autentici che aveva mostrato poco prima allo sciamano. Peggio
ancora, la magia di cui la pergamena era avvolta era esattamente la stessa che
avrebbe generato il suo stesso sigillo, se non fosse che ciò era impossibile,
dal momento che ora sapeva bene dove esso si trovasse. Evidentemente, gli
inganni di Uster erano giunti al punto di poter falsificare anche la stessa aura
magica del sigillo, riproducendola esattamente!

A
quel punto, fu la volta di Exilim, che si allontanò con gli sciamani per
effettuare la sua prova, mentre Uster tornò momentaneamente alla sua tenda.
Lasciando Lunya riposare, ancora incapace di muoversi sebbene sotto il benefico
effetto della pozione, Eliars, Sverken, Polgraam e Ser Agraman non persero
d'occhio la tenda del misterioso avversario, sebbene questa fosse presidiata
all'esterno da due guardie.

-
Avverto l'attivazione di tre poteri mistici dalla tenda di Uster - disse ad un
tratto Sverken, - sono di intensità crescente, ma non posso identificarli...

Prontamente,
uscirono e si portarono nei pressi della tenda, cercando di non dare
nell'occhio. Ser Agraman percepì delle parole dall'interno, stranamente in
lingua Auldim. Si avvicinò di più per origliare il discorso, ma riuscì solo a
sentire che qualcuno, probabilmente Uster, parlava di un baule, riferendosi
probabilmente al contenitore che aveva occultato il sigillo di Exilim. Ma a quel
punto fu allontanato da una delle guardie senza che potesse udire altro.

Non
ebbero modo di scoprire altri indizi prima che Exilim e gli sciamani fossero di
ritorno. Passandogli accanto, Exilim sussurrò all'orecchio di Ser Agraman che
aveva dovuto raccontare tutta la verità sul modo in cui avevano recuperato il
sigillo, e che i due documenti prodotti erano assolutamente identici anche se in
realtà non potevano esistere due sigilli uguali.

-
Exilim, Uster di Theves - esordì Tenz'n-Daar, - entrambi avete invocato il
Grande Falco e pertanto parlate in suo nome. Entrambi sarete quindi graditi
ospiti dell'Alce Bianco per il tempo che desiderete onorarci della vostra
presenza, e come tali sarete rispettati e onorati come il sacro dovere
dell'ospitalità prevede. Che il sangue non scorra fra voi fintanto che sarete
nostri ospiti! Fuori da qui, saranno le coscienze a guidare le vostre azioni e
sarà il Grande Falco a decidere. Così ho parlato nel nome del sacro totem
dell'Alce Bianco.

Ser
Agraman sorrise. Lo sciamano non era affatto uno sprovveduto come avevano temuto
in un primo momento. Aveva volto la situazione a suo favore, vincolandoli tutti
ai doveri dell'ospitalità, senza dover prendere posizione a favore dell'uno o
dell'altro contendente. In pratica, pensò, si era lavato le mani del problema,
facendo chiaramente capire che lo avrebbero dovuto risolvere fuori da quel
luogo, fuori dal suo scomodo coinvolgimento.

ra
ormai l'alba quando rimasero nuovamente soli, dopo aver inutilmente cercato di
accusare Uster del possesso del sigillo di Exilim. Erano stanchi ed avevano
bisogno di riposo dopo quella lunghissima notte insonne, e densa di tensioni. Ma
non era ancora finita. Non appena il primo raggio di sole squarciò le tenebre,
nuovamente Lunya li scosse con le sue urla di dolore. La soccorsero, e si resero
conto che ora gli strani peli simili ad aculei si stavano ritirando, scomparendo
chissà come alla vista. La notte di luna piena era terminata, e forse per un
mese non avrebbero dovuto confrontarsi ancora con l'orrore che aveva colpito la
sacerdotessa di Silemine, ironicamente legandola alla Luna in un modo tanto
terribile ed inatteso.

Riuscirono
infine a dormire, alternandosi ai turni di guardia, fino a pomeriggio inoltrato.
Fu solo allora che, inspiegabilmente, videro portar via il corpo di un uomo
morto dalla tenda di Uster, per il quale fu ufficiato un breve rito funebre.
Perché mai avevano atteso tanto a portar via la guardia uccisa da Zak? E
perché avevano raccontato che si era trattata di una lite fra loro, come
seppero dai commenti di chi aveva trasportato il corpo?

Giunse
la sera e non avevano ancora trovato una risposta ai loro interrogativi, né gli
era chiaro cosa avrebbero dovuto fare adesso che il primo importante obiettivo,
il recupero del sigillo, era stato portato a termine. Da un lato avrebbero
potuto riprendere le loro cose e far ritorno a Mimir-Nor, ma era evidente che
Uster di Theves costituiva la loro unica possibilità di agganciare in qualche
modo il vero mandante che si trovava dietro il piano così attentamente ordito
ai loro danni. Uster che d'altra parte era ormai intoccabile finché si fossero
trovati presso l'accampamento, anche se Sverken e Ser Agraman avrebbero
volentieri dato fuoco alla sua tenda, o perlomeno gli avrebbero teso un agguato
non appena fosse uscito dalla zona protetta. Da un lato Exilim, e quindi Zak ed
Eliars, dovevano certamente riferire al Trono d'Ombra, quindi avrebbero dovuto
muoversi per il Carusal. D'altra parte, c'era la situazione di Lunyai: se
esisteva una speranza di salvare la ragazza, bisognava agire prima che la
maledizione facesse troppo presa su di lei, e la sola possibilità era
ovviamente la città dei templi, Lalad-Nor. Ser Agraman si era offerto per
condurre Lunya fin laggiù, e la compagnia sembrava sul punto di doversi
sciogliere.

A
complicare la situazione, giunse uno degli sciamani che recava l'invito per il
banchetto della sera, il quale chiese se gli avventurieri avrebbero partecipato
o  se pensavano di partire "anche loro". Quelle parole
risvegliarono l'attenzione di tutti, e quasi contemporaneamente Sverken
confermò che Uster stava smobilitando di tutta fretta. A dispetto della rapida
reazione, la sua tenda era già stata svuotata e di lui, ancora una volta, non
c'era traccia, nonostante nessuno lo avesse visto uscire. Quell'uomo sembrava
avere uno straordinario modo di viaggiare, in fin dei conti.

Dato
che la partenza era avvenuta all'improvviso, fu chiaro che Uster aveva
abbandonato tutto ciò che non era strettamente necessario, per la maggior parte
cianfrusaglie e carabattole fra le quali gli avventurieri sperarono ugualmente
di trovare qualche utile indizio, mentre Exilim cercava di farsi rivelare da
Tenz'n-Daar la destinazione dell'avversario, ma senza successo. In ogni caso la
loro pazienza fu premiata, quando Sverken e Ser Agraman trovarono un piccolo
scrittoio da viaggio, nel quale alcuni fogli bianchi avevano fatto da base per
una recente lettera scritta da Uster. L'ufficiale auldim prese un carboncino dal
suo zaino e delicatamente iniziò a passarlo sul foglio, in modo da mettere in
evidenza i punti in cui la scrittura della lettera aveva lasciato dei solchi,
appena percettibili, sul foglio sottostante. I solchi ricomposero il testo della
lettera:

All'Ala
del Falco

La
mia missione qui è conclusa, il protonotario ed i suoi seguaci sono
riusciti a riprendere il sigillo, ma ormai a noi non serve più. I
documenti sono stati prodotti e inviati per tempo. Le pietre rotolano
già lungo la collina e nulla potrà fermarle ora.

Fuggo,
prima che mi aggrediscano, cercherò di raggiungervi.

Uster
di Theves

 

Il
messaggio rese ancor più evidente ed urgente che Exilim dovesse tornare al
Carusal con i suoi, il che sembrava sancire la separazione del gruppo. Ma fu
allora che accadde qualcosa che nessuno degli altri aveva mai visto prima: un
suono lieve di campanelli sembrò venire dalla borsa di Exilim. Il protonotario
ne estrasse una pergamena, quasi stupito anche lui, sebbene chiaramente avesse
compreso di cosa si trattava: un singolarissimo mezzo di comunicazione a
distanza con i suoi superiori, uno straordinario dispositivo magico di cui solo
i maghi del Carusal potevano probabilmente usufruire.

-
Mi chiedono informazioni su un accordo che io avrei siglato fra il Carusal ed il
Sesir... - disse Exilim, perplesso. Evidentemente le "pietre"
iniziavano a rotolare lungo la collina.

Senza
perdersi d'animo, Exilim prese una penna ed il calamaio, si sedette ed iniziò a
vergare alcune parole, spiegando ai compagni che intendeva chiedere la nullità
degli atti da lui sigillati. Ma gli altri erano più stupiti da quel mezzo di
comunicazione, che non delle notizie, in fin dei conti prevedibili, che esso
aveva recato. Dopo pochi istanti, sulla stessa pergamena apparve la risposta.

-
Devo andare a Bor Sesirim per annullare di persona il documento falso - disse
Exilim, scrutando i compagni. - La missione riguardante il trattato
Auldim-Carusaliano sarà sospesa per il momento fino al mio rientro a Mimir-Nor...
Si tratta di andare dalle tue parti, Ser Agraman!

-
Ormai ho già preso un impegno con Lunya - rispose imbarazzato il cavaliere, che
pure avrebbe condotto volentieri il gruppo in esmeldia.

-
Anche con me hai un impegno, ti ricordo - rispose gentilmente Exilim.

-
E' vero, ma l'impegno che ho con Lunya è per me una questione d'onore, mentre
l'incarico che ho con voi tu hai il potere di scioglierlo - rispose l'esmeldiano.
- Polgraam potrà essere una guida altrettanto valida, dalle mie parti, ti prego
di non mettermi di fronte ad un problema etico, Exilim...

Fortunatamente,
proprio quando la compagnia sembrava inevitabilmente sul punto di dividersi,
l'imprevisto risolse ogni dubbio. Lunya posò una mano sulla spalla i Ser
Agraman, il quale si voltò e vide per un istante il suo bel viso assorto, come
teso ad ascoltare una voce che gli altri non poevano udire.

-
Ti ringrazio per la tua dedizione alla mia causa, cavaliere - disse infine la
sacerdotessa, - ma io sento che devo andare a Bor-Sesirim. E' là che troverò
forse una soluzione a molte cose.

Ser
Agraman la osservò per un istante, alquanto sorpreso, come del resto gli altri.

Ancora
una volta, forze al di sopra della comprensione dell'uomo d'armi erano
all'opera. Le forze della magia, dei totem, degli spiriti, degli dei. Forze di
fronte alle quali ormai aveva imparato, non serviva porsi domande, perché lui
non sarebbe stato in grado di udire le risposte. Se Silemine voleva Lunya a
Bor-Sesirim, una ragione doveva esserci e non stava a lui né agli altri mettela
in dubbio. Annuì, lieto in cuor suo al pensiero di rivedere la verde terra d'esmeldia.

La
compagnia, dopo tutto, non doveva ancora separarsi.