A&P Chronicles ''Il Leone ed il Falco'' (I, 2)

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Agiografie Imperiali del X° Secolo: Il Leone ed il Falco

Biblioteca di Lalad-Nor - 7 Aprile 937

Parte I, Capitolo 2: "Incidente di caccia"

Sedute del 09/11/2004 e 16/11/2004

Agiografie Imperiali del X° Secolo: Il Leone ed il Falco

Biblioteca di Lalad-Nor - 7 Aprile 937

Parte I, Capitolo 2: "Incidente di caccia"

Sedute del 09/11/2004 e 16/11/2004


Incidente di caccia

la
neve cadeva sempre più fitta e il vento soffiava impietoso, ululando tra le
fronde del bosco come un branco di lupi affamati. Sotto l'improvvisato riparo
costituito solo da un folto cespuglio, i due cavalli ed una pesante coperta di
lana tenuta sulle teste come tettoia, il cavaliere esmeldiano ed il barbaro
delle pianure contemplavano in silenzio la furia della bufera che li aveva
costretti a restare indietro rispetto al gruppo. La temperatura non era poi
così rigida come nei lunghi inverni del Frosnal cui Ser Agraman Estermont era
abituato, né come capitava nelle Grandi Pianure da cui proveniva Polgraam della
tribù del Lupo Spettrale. Tutavia, il forte vento era tale da rendere la
situazione assai difficile anche per chi, come loro, era in qualche modo
abituato a simili condizioni, e i due non potevano fare altro che cercare di
ripararsi al calore delle cavalcature, augurandosi che la tempesta cessasse al
più presto. Poco distante, i due grossi cinghiali abbattuti durante la caccia
iniziavano a ricoprirsi di uno spesso e gelido manto bianco.

"Come
siamo capitati in mezzo a tutto questo?" si chiedeva Ser Agraman Estermont,
Barone di Malaspina, noto dalle sue parti come "Cavaliere della Rosa"
per via dell'emblema della sua famiglia. Solo pochi mesi prima, ricordò, si
trovava al caldo ed al sicuro nella sua terra, assieme al barbaro che ormai era
divenuto da quasi un anno il suo inseparabile compagno. I due si erano
incontrati per caso, lungo un sentiero poco battuto ai margini delle pianure, e
ciascuno aveva chiesto strada all'altro, vantando le proprie nobili origini. Ser
Agraman, fratello del Lord di Bor-WaisDorn, il Conte Agravaine Estermont, primo
vassallo del Duca di Bor-Frosnalim, aveva mostrato all'altro la propria patente
di nobiltà, un pezzo di pergamena che aveva grande valore fra le famiglie
aristocratiche esmeldiane, attestando le nobili origini di un individuo. Per
nulla impressionato, Polgraam del Lupo Spettrale si era presentato come unico
erede della sola famiglia che potesse aspirare a prendere il comando della più
importante e influente tribù della zona, ritenendosi per questo di estrazione
non meno nobile.

Il
cavaliere sorrise fra sé e sé ripensando a quello strano incontro, da cui era
seguita una lunga discussione che non approdò a nulla. I due avevano stabilito
di procedere affiancati per la terza strada, in modo che nessuno dovesse dare
strada all'altro, fino a che si erano ritrovati a soccorrere una piccola
carovana in difficoltà, caduta nelle mani di alcuni briganti. Il breve
combattimento che ne era scaturito, aveva permesso a ciascuno di apprezzare le
capacità dell'altro, così che da quel momento avevano preso a frequentarsi
assiduamente, fino a diventare inseparabili. Era una strana coppia, doveva
riconoscerlo, eppure quell'uomo così diverso e lontano dai suoi modi di pensare
era divenuto alla fine il solo in grado di conoscerlo e anticipare i suoi stessi
pensieri. Tante volte ormai si erano accompagnati e coperti a vicenda nelle loro
scappatelle con qualche donna conosciuta per caso, tante volte avevano agito nel
nome di quell'ideale di cavalleria proprio e caratteristico dell'esmeldiano, che
il barbaro sembrava in qualche modo comprendere se non condividere.

Poi,
verso la fine dell'inverno, un messo dell'Impero Auldim era giunto a
Bor-WaisDorn, per chiedere al Conte Agravaine Estermont una scorta di cavalieri
pesanti per un'importante missione diplomatica di scorta nel territorio
dell'Impero stesso, un'occasione di certo assai utile nell'ottica dei delicati
rapporti politici che si stavano delineando in quegli anni. Era stato allora che
Ser Agraman si era fatto avanti, proponendosi volontariamente di guidare la
scorta esmeldiana, cosa che del resto non aveva stupito Polgraam, il quale ben
sapeva del suo desiderio di provare il suo valore e mettere la sua spada al
servizio di chi ne avesse bisogno negli ideali dell'onore e della difesa dei
deboli. Così era iniziato tutto. Si erano messi in viaggio alla testa di
un'ottantina dei migliori cavalieri della contea, sotto la guida esperta del
barbaro che li aveva condotti attraverso le pianure, fino ai margini meridionali
dell'Impero.

"In
pratica, mi ci sono ficcato da solo, in questa situazione..." concluse Ser
Agraman, scrollandosi la neve di dosso.

ma
la tormenta di neve non accennava a diminuire, nonostante il passare del tempo.
Né il barbaro né l'esmeldiano avevano un'idea precisa di quanto tempo fosse
trascorso, una clessidra, o forse due. A entrambi sembrava comunque
un'eternità, e si faceva sempre più difficile resistere al freddo intenso,
amplificato dalle folate di vento. I cavalli sbuffavano innervositi, emettendo
dalle narici dilatate dense volute di fumo bianco, di tanto in tanto pestando il
suolo con gli zoccoli, come per esprimere una muta protesta. "Almeno gli
altri saranno al sicuro a quest'ora", pensava Ser Agraman, scorrendo
mentalmente le facce degli altri. Gente strana, o meglio straniera, con culture
e costumi così diversi dai suoi e da quelli di Polgraam, che aveva solo
iniziato a conoscere, da poco più di una settimana.

Quando
erano arrivati nella Marca dei Maghi, nell'Ammiragliato Meridionale dell'Impero,
avevano ricevuto chiarimenti circa i loro incarichi. Si trattava di predisporre
e guidare una scorta per  accogliere una delegazione del Carusal, l'Impero
dei Maghi. La delegazione sarebbe giunta per discutere del rinnovo di una
trattativa particolarmente delicata che evidentemente stava a cuore ad entrambe
le parti, dato che le relazioni fra i due imperi erano negli ultimi tempi
particolarmente tese e difficili. Proprio per questi motivi, l'intenzione era
quella di evitare qualsiasi possibile inconveniente, ed allo scopo gli Auldim
avevano deciso di non lesinare in quanto a uomini e mezzi. Fin da subito,
comunque, Ser Agraman e Polgraam avevano dovuto fare i conti con la modesta
considerazione in cui erano tenuti, cosa alla quale erano preparati solo in
parte. Gli esmeldiani erano considerati poco più che gente rozza e incivile,
appena un gradino sopra ai barbari come Polgraam, e del resto la cosa
corrispondeva a verità, vista dal punto di vista dei cittadini dell'Impero.
Così, non fu del tutto una sorpresa che, pur avendo il comando della
cavalleria, i due fossero posti in una posizione in qualche modo subordinata,
per via della maggiore anzianità, rispetto ad un ufficiale Auldim di ben più
modeste origini e lignaggio.

Il
primo con il quale avevano fatto conoscenza era stato proprio questo ufficiale,
Sverken Gudhemsson da Arnas, un militare di sangue in parte esmeldiano, al quale
era stato dato il comando delle truppe di fanteria e degli arcieri della scorta.
Dava l'impressione di un uomo di valore e d'onore, cosa che di certo aveva
colpito Ser Agraman, sebbene la cosa più interessante per lui fosse
probabilmente la grande spada a due mani che portava di traverso sulla schiena.
L'esmeldiano aveva sentito parlare di armi simili, ma mai ne aveva vista una
così da vicino, dato che dalle sue parti l'arte della forgia e della
metallurgia erano decisamente meno evolute che nell'Impero, così aveva sperato
ora di vedere all'opera un simile portento, che sperava di imparare a maneggiare
quanto prima. Tuttavia, fino a quel momento, ancora non aveva potuto assistere
alle prodezze di quell'arma.

Un
incontro decisamente più interessante era stato quello con la sacerdotessa di
Silemine, Lunya Siderum, che era stata loro presentata assieme al suo vescovo,
entrambi membri della delegazione di accoglienza che la scorta avrebbe
accompagnato a ricevere i membri del Carusal. Si trattava di una ragazza dalla
bellezza e dalle forme tanto stupefacenti quanto la vacuità, almeno apparente,
del suo cervello. Dava costantemente l'impressione di cadere dalle nuvole,
sorprendendosi per ogni cosa, ignorando o fingendo abilmente di ignorare ogni
malizia, apparendo candida e innocente come i fiori che Ser Agraman non aveva
mancato di regalarle ogni giorno, di persona o lasciandoli per lei davanti al
suo alloggio. Naturalmente, il cavaliere non sapeva che il suo amico delle
pianure, puntualmente, accompagnava ogni fiore con un breve messaggio nel quale
si attribuiva la paternità del gesto, così era per lui un costante mistero il
motivo per cui la ragazza fosse tanto gentile con Polgraam...

Quando
poi avevano infine condotto la scorta, si erano subito resi conto che qualcosa
non andava per il verso giusto, anche se non stava a loro trarre simili
conclusioni. Ad incontrare i messi dell'Imperatore Auldim, alti dignitari e
membri della famiglia imperiale, i maghi del Carusal avevano inviato una
delegazione composta da persone troppo giovani per non sembrare una cosa fatta
ad arte. Il Terzo Protonotario del Trono Imperiale, un certo Exilim
dall'apparenza assolutamente anonima, non poteva essere più anziano di Ser
Agraman, e come gli altri membri della delegazione indossava abiti da viaggio
per nulla adeguati  alle ricche uniformi da parata che gli Auldim avevano
sfoggiato per l'occasione. Il suo assistente, che si chiamava Zak Aphoet, era a
sua volta poco più di un ragazzo, e il solo che poteva apparire in qualche modo
di maggiore esperienza era il capo della guardia, un certo Eliars Dentrix.

Ser
Agraman ebbe un tremito di freddo e si scrollò nuovamente la neve di dosso,
mentre Polgraam gli porgeva la sua fiasca nella quale non rimanevano che pochi
sorsi di liquore. La nevicata non accennava a diminuire, e ora il tramonto si
avvicinava. La prospettiva di passare la notte in quelle condizioni non era
piacevole, ma non avevano scelta.

ripercorrendo
gli eventi che li avevano condotti a quella situazione, Ser Agraman tornò a
qualche giorno prima, quando la delegazione era chiusa a discutere del trattato,
e loro avevano avuto alcuni momenti di relativa libertà a Minir-Nor. Il solo
carusaliano che non faceva parte della delegazione in trattativa era Eliars
Dentrix, con il quale di tanto in tanto si erano intrattenuti, principalmente ai
pasti, e principalmente in modo non piacevole. D'altra parte, si rivelò presto
non essere affatto un carusaliano, poiché si trattava di un mercenario Auldim,
la peggior specie di combattenti per quanto riguardava il rigido codice di Ser
Agraman, quelli che non combattono per un ideale, ma per il vile denaro.
Polgraam sosteneva da sempre che il "vile denaro" fosse vile solo per
lui che non aveva mai avuto problemi economici per via della sua nobile
famiglia, ma da questo orecchio il cavaliere sembrava non sentire affatto,
rigido e fermo nelle sue personali convinzioni. D'altra parte, aveva notato come
l'armatura di Eliars recasse evidenti tracce di abrasioni che avevano cancellato
un qualche emblema, evidente indizio del fatto che l'uomo aveva un passato da
nascondere o quantomeno aveva rubato la corazza che indossava.

Durante
quei primi giorni, Polgraam si era frequentemente assentato, come al solito
dietro le gonne di una servetta sulla quale aveva posato gli occhi, mentre Ser
Agraman aveva preferito continuare il suo più che discreto corteggiamento nei
confronti di Lunya, ma soprattutto cercando di farsi un'idea di quell'uomo che
in qualche modo non gradiva. E non era solo un fatto legato all'essere
mercenario, rimuginò, né per via della corazza con gli stemmi cancellati. Ciò
che più lo indispettiva era il fatto che fra tutti coloro che aveva conosciuto,
Eliars era quello che più oltraggiosamente palesava la sua intolleranza verso
"i due selvaggi", come era solito chiamarli, in barba alle più
semplici regole d'etichetta o quantomeno di semplice educazione. E forse, anche
se non lo avrebbe mai ammesso neanche con Polgraam, una delle cose che lo
seccava ancora di più era che pareva esserci una sorta di familiarità fra
Eliars e Lunya, poiché i due sembravano avere molto da dirsi...

Poi,
a cambiare radicalmente le cose, era intervenuta l'interruzione delle
trattative. Per qualche ragione, le cose non andavano nel verso sperato, tanto
che fu necessario inviare un messo a Lalad-Nor, che non avrebbe fatto ritorno
prima di una settimana. Per allentare la tensione, il Marchese aveva così
pensato di allestire in onore della delegazione ospite una battuta di caccia a
squadre, che si sarebbe tenuta nei suoi possedimenti. Tutti loro erano stati
invitati, a vario titolo, a far parte della spedizione, così si erano trovati
in marcia il giorno dopo, e scoprirono che avrebbero fatto squadra proprio con i
carusaliani ospiti, inclusa Lunya. A nulla valsero le proteste di Polgraam che
vedeva di pessimo auspicio la partecipazione di una donna.

-
L'avevo detto io che le donne portano sfortuna a caccia! - borbottò il barbaro,
come se avesse letto i pensieri del compagno. Ser Agraman sorrise,
rabbrividendo, poi tornò ai suoi pensieri.

Quando
erano arrivati nei possedimenti del Marchese, con una modesta scorta di soldati
che Sverken e Ser Agraman avevano comunque deciso di portare per maggiore
sicurezza, erano stati  accolti presso il castello per una prima notte di
riposo, quindi erano ripartiti il mattino seguente, alla volta dei padiglioni di
caccia, quattro in tutto, ognuno assegnato ad un diverso gruppo. Per dovere di
ospitalità, a Exilim era stato dato il diritto di scelta, così su indicazione
di Sverken gli era stato suggerito di scegliere il padiglione orientale, che
sembrava essere il più promettente, come territorio, per quanto riguardava i
cinghiali e gli orsi. Ci era voluta una giornata per raggiungere il
"padiglione del ponte", come veniva chiamato per via dello stupendo
ponte di legno che bisognava attraversare su una forra profonda, per accedere ai
suoi territori di caccia.

avevano
riposato la notte precedente, con Ser Agraman che, incaricato da Sverken di
vegliare su Lunya, prese la cosa così seriamente da montare la guardia fuori
dalla porta della sacerdotessa, non essendo riuscito ad ottenere una stanza
vicina. La stanchezza dovuta al poco riposo ora iniziava a farsi sentire, in
aggiunta al freddo. Polgraam, dal canto suo, aveva ampiamente previsto il
cattivo tempo che ora li teneva bloccati, ma non poteva sapere quanto
rapidamente il tempo poteva cambiare da quelle parti.

Poi,
di buon'ora, ancora prima dell'alba, avevano iniziato la prima giornata di
caccia, con il tempo che pareva almeno in parte ristabilito. Date le condizioni,
la giornata sembrava più propizia per i cinghiali che non per gli orsi,
pertanto si erano affidati alla guida di Polgraam che ben presto li aveva messi
sulle tracce della prima preda. Il primo cinghiale, indebolito dalle frecce di
Polgraam e Sverken, era stato la prima preda a cadere sotto la lancia di Ser
Agraman, una femmina di circa novanta chili. Un secondo animale, un maschio
assai più grosso, dopo la prima salva di frecce era stato immobilizzato
magicamente da Zak, ma sia Ser Agraman che Polgraam rifiutarono di colpire
l'animale immobile, che fu terminato da Sverken.

Ne
era nata una discussione etica sui modi di cacciare dei diversi partecipanti, che
per il cavaliere esmeldiano si era trasformata in una questione d'onore.
"Io non colpisco un avversario di spalle, disarmato o immobilizzato"
aveva detto, criticando l'uso della magia. Polgraam, pur senza farne una
questione d'onore, era della stessa opinione, non considerando una lotta alla
pari quel modo di cacciare. Alla fine, avevano dovuto accordarsi sul fatto di
alternare i sistemi: una preda sarebbe stata cacciata alla maniera del Carusal,
con la magia, ed una alla maniera tradizionale, con le sole armi. Exilim, in
quel frangente, si era sentito in dovere di chiedere a Ser Agraman il permesso
di utilizzare su di lui un eventuale incantesimo di protezione, cosa che aveva
molto colpito il cavaliere, che aveva iniziato a farsi una buona opinione del
delegato.

Più
tardi, mentre ancora i valletti non erano tornati dopo aver trasportato via le
prede precedenti, un altro gruppo di cinghiali era stato scorto incredibilmente
da Lunya. Uno era caduto per le frecce, un secondo era stato ucciso ancora dalla
lancia di Ser Agraman, quando era accaduto l'incidente.

-
Attenzione! - aveva gridato Polgraam all'improvviso.

Senza
un rumore, senza uno scricchiolio, un albero era caduto di lato, investendo
quasi il gruppo. Molti erano caduti da cavallo, ma Exilim era rimasto sotto il
fusto del grande abete, le zampe del suo cavallo sporgevano contorte da sotto il
tronco. In preda alla disperazione, Eliars e Ser Agraman avevano scavato con le
mani, con le spade, anche con lo scudo, trovando dapprima solo la carcassa
stritolata del cavallo. Quindi, avevano trovato un braccio insanguinato e infine
il corpo di Exilim, malconcio, ma fortunatamente vivo. Una sorta di barriera
invisibile aveva parzialmente protetto il carusaliano, impedendo che l'albero si
schiantasse su di lui con tutto il suo peso, come era accaduto invece perla
povera bestia. Sverken si era occupato di fornirgli le prime cure, mentre
Polgraam e Zak avevano cercato di capire a cosa fosse dovuta quell'improvvisa e
inaspettata caduta, stranamente non preannunciata da rumori di sorta.

L'evento
aveva messo in allarme un po' tutti, ma in particolar modo Eliars che era
responsabile della vita del delegato. "Almeno un punto d'onore sembra
averlo quell'uomo" pensò Ser Agraman, constatando come il mercenario aveva
preso sul serio il suo incarico. Senza bisogno di discutere, fu chiaro che la
giornata di caccia era terminata, e che sarebbe stato opportuno tornare al più
presto al padiglione. Così, la maggior parte del gruppo si era avviata
rapidamente sulla strada del ritorno, mentre Ser Agraman e Polgraam erano
rimasti indietro per non abbandonare i due cinghiali abbattuti che i valletti
non avevano ancora potuto prelevare. Ecco come erano rimasti da soli. Ecco come
li aveva sorpresi la tempesta.

-
Ehi, ci siete? - una voce giunse loro da poco distante, attraverso il sibilo del
vento.

-
Siete vivi? - una tenue luce si avvicinava al loro rudimentale riparo.

Due
teste si affacciarono sotto la tettoia di lana, rivelando i volti di Sverken e
Lunya. Erano tornati indietro per ricondurli al padiglione di caccia, e i due
furono contenti di non dover passare la notte sotto la nevicata, trovando la
forza di sorridere nonostante i muscoli congelati del viso.

-
E' stata un'imprudenza lasciare il delegato per venirci a cercare - fu tutto
quello che riuscì a dire Ser Agraman, rivolto a Sverken. Ma strinse la sua mano
con calore, mentre l'altro lo aiutava a rimettersi in piedi.

tornati
al riparo del padiglione, i due si rifocillarono voracemente e si  tolsero
di dosso gli indumenti zuppi, sostando a lungo davanti al camino per dare
sollievo alle membra intorpidite. Ora andava meglio, decisamente meglio. Gli
altri erano quasi in procinto di ritirarsi per la notte, anche se si erano
dilungati a discutere dell'episodio, che certamente destava preoccupazione.
Nella sua ingenua mentalità di cavaliere, così distante dalle questioni della
diplomazia e della politica che erano più di suo fratello, Ser Agraman cercò
di far luce sull'accaduto, sottolineando la stranezza dell'evento, senza
nascondere il sospetto che potesse trattarsi di un'azione mirata e volontaria di
qualcuno. Riuscì a farsi confermare da Zak che suo era stato l'incantesimo che
per un soffio aveva salvato la vita di Exilim, risparmiandogli la stessa sorte
del suo cavallo, ma non si rese conto che non era il luogo né il momento per
parlare dei suoi sospetti.

L'imprudenza
gli valse un rimbrotto, cortese ma non per questo piacevole, sia da parte di
Sverken in tono amichevole, sia da parte di Riltas in via più formale, quando
chiese di poter parlare con lui poco prima di ritirarsi. Si rendeva conto di
aver sbagliato, ma non capiva come mai non fosse chiaro a tutti che il suo solo
intento era di fare chiarezza, non di gettare sospetti o accuse per le quali
nessuno poteva avere prove. Forse era veramente un uomo selvaggio e ignorante al
confronto degli Auldim e dei Carusaliani, come gli ricordava spesso Eliars. Si
promise di imparare la lezione e di essere più cauto in futuro, lì non era in
famiglia, non era nel mondo protetto di Malaspina né di Bor-WaisDorn, il suo
onore ed il suo valore sarebbero stati giudicati secondo il metro di quella
gente, avrebbe fatto bene a ricordarsene ogni giorno a venire.

Si
ritirarono, chi prima e chi dopo, senza commentare ulteriormente. La sola cosa
chiara a tutti era che il rischio corso era troppo grande. La morte di Exilim
avrebbe potuto compromettere l'esito delle già difficili trattative e non
potevano permettersi una simile responsabilità. La battuta di caccia era
terminata con l'incidente. Il giorno dopo, avrebbero fatto ritorno al castello,
al sicuro.