Bambini, giocate in silenzio!

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Un giudice di pace di Stradella - Provincia di Pavia - ha imposto ai bimbi di un nido di non disturbare i vicini. Gli insegnanti obbligati a vigilare

Nell'Italia ormai, sembra, irrimediabilmente cattiva si registra la perdita non solo del Buon Senso, ma anche della storia e dell'umanità.
Non già della "storia" con la "S" o l'umanità con la "U" maiuscole, ma della storia e dell'umanità di ciascuno e ciascuna di noi, giovane, adulto, anziano. Tutti infatti siamo stati bambini, inevitabilmente.

Tutti abbiamo giocato, senza distinzioni! Tutti sappiamo, se ci fermiamo a ricordarlo, come si gioca, e quale era il divertimento del correre, del rincorrere, del tornare, del fare rumore, del ridere, del saltare, del fare cose "senza senso" (per chi guardava, poveretto, da fuori e non giocava!).

Il gioco è così intimamente collegato alla nostra storia e alla nostra Specie, quella dei Mammiferi, che veramente non possiamo non avere tenerezza e dispiacere, sincero dispiacere, per quel Giudice di Stradella - e per coloro che hanno intentato una causa al quale il Giudice ha risposto, perché i giudici emettono decisioni sulla base di stimoli esterni, quindi qualcuno deve essersi lamentato e deve aver richiesto un così alto intervento - che non solo ha preso una decisione sbagliata ma eminentemente inumana. E' come se quel Giudice avesse deliberato la secessione dal Genere Umano. Niente di più e niente di meno.
Si può affermare certo che la decisione è sbagliata giuridicamente, perché è contraria all'articolo 31 della Convenzione ONU sui Diritti dell'Infanzia, appunto il Diritto al Gioco, Convenzione che compie nel 2009 20 anni e che l'Italia ha ratificato il 27 maggio 1991. Si può affermare, e già hanno cominciato a fare, che il gioco dal punto di vista educativo è una strategia per la crescita, che non si può che giocare così, che la Pedagogia e la Psicologia dimostrano come questa decisione sia fuori luogo, antiscientifica, antieducativa.
Si può affermare che il gioco è "finzione condivisa", "rappresentazione", "teatro" (in inglese il Play), "divertimento" e, come "diversione" dalla realtà, unico modo per sperimentare la realtà e quindi prefigurare il nuovo, evolvere, crescere, imparare a socializzare.
Si può ricordare come ogni Dittatura sia contraria al gioco libero e alla parola libera.
Si può ricordare il "lieto romore" dei bambini che giocano del Sabato del Villaggio.
Si può ricordare che non c'è gioco senza "rumore", perché si gioca così, e basta.
Si può fare tutto questo, e lo faremo, lo faremo eccome.

Ma prima di tutto questo rimane lo stupore.
Stupore per questa indecente proposta di secessione dal Genere Umano; stupore per l'abisso di ignoranza e di tristezza che sta alla base di questa decisione e di qualunque processo l'abbia scatenato. Stupore per la perdita di Umanità che essa propone a noi e ai bambini.
Stupore per chi, immaginandosi responsabile e adulto, crede appunto - e anzi impone - che i bambini debbano stare zitti quando giocano.
Stupore per tutti quegli adulti, anche purtroppo genitori e tutti immemori di essere stati bambini, che pensano che "il gioco disturba".

A tutti costoro, e a tutti - troppi - che dispongono "divieti al gioco", sempre severi, sempre tassativi, nei cortili, nei parchi, nei condomini, nelle spiagge - proponiamo di prendere per mano alcuni bambini e giocare con loro. Impareranno, anzi, "ricorderanno" - nelle braccia e nelle gambe, nella pancia, negli occhi, nella testa - come si gioca!

Arciragazzi