Carta, cartone, legno e plastica...per sempre?

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Dici gioco da tavolo e a cosa pensi?

Tabellone, carte, cubetti, tasselli, miniature, dadi... in altre parole carta, cartone, legno e plastica.

Dal Gioco dell'Oca a Twilight Imperium III cos'è cambiato in fondo? Apri la scatola e trovi tanti cippilippi colorati. Sarà così per sempre?

Cosa ci aspetta dentro la scatola del gioco da tavolo del futuro?

Tempo fa qui in Tana ci fu un post a riguardo.

La letteratura fantascientifica ci ha grossomodo abituati al "se è pensabile è possibile", così ciò che era fantasia ieri è realtà oggi. Cosa potrebbe riservarci il futuro?

Tabelloni elettronici intelligenti? Cangianti! Magari con lancio automatico di dadi? Miniature olografiche? Magari animate! Frontiera ultima caschi -o connessioni neuronali- virtuali per i giocatori: essere uno dei coloni di Puerto Rico in prima persona.

Non c'è limite alle evoluzioni possibili, però un momento. Riflettendo su questi scenari sembrerebbe inevitabile una deriva videoelettronica.

Siamo sicuri? Guardiamo il presente. Nell'epoca dell'affermazione di massa delle varie Playstation, XboX e WII noi in mano non teniamo un controller. Nossignori. Noi vogliamo i cippilippi. In legno, cartone e plastica. E soprattutto vogliamo party in carne e ossa.

La soddisfazione di odorare il contenuto della scatola, subito dopo l'aver rimosso il cellophan. Alzi la mano chi non lo fa. Forse una minoranza odora anche i compagni di giochi. 

E i cubetti? No dico i cubetti? La valenza simbolica del cubetto, tacito patto narrativo col giocatore, eleva l'esperienza oltre l'animazione. I cubetti puoi tenerli in mano. Al limite tirarli se perdi le staffe o sei vuoi burlarti di qualcuno. Tutto questo assieme ad altre persone. Una recita onstage: una volta su un treno alla volta del Western Link, su un'astonave diretta a Mecatol Rex, un'altra a coltivare ortaggi calzando zoccoli bonus.

Fra un lustro o fra mille anni i giochi da tavolo saranno ancora fatti con cippilippi in carta, cartone, legno e plastica. Fintanto che l'uomo sentirà il bisogno di giocare, ovvero finché esisterà almeno un uomo.