E alla fine... LodiCon

Manifestazioni

No, non è uno scherzo. Per quanto una mente sana rifiuti un'idea così assurda è accaduto davvero. Mi scuso con tutti i goblin: vi assicuro che ho fatto molto più di quanto era umanamente possibile, ma non ho potuto impedirla. La LodiCon è nata da sola e con una forte volontà propria ha sedotto e schiavizzato una manciata di goblin trasformandoli in accaniti ed insonni giocatori per ben due giorni e mezzo.

No, non è uno scherzo. Per quanto una mente sana rifiuti un'idea così assurda è accaduto davvero. Mi scuso con tutti i goblin: vi assicuro che ho fatto molto più di quanto era umanamente possibile, ma non ho potuto impedirla. La LodiCon è nata da sola e con una forte volontà propria ha sedotto e schiavizzato una manciata di goblin trasformandoli in accaniti ed insonni giocatori per ben due giorni e mezzo.

Tutto è cominciato in un grigio Giovedì pomeriggio in quel di Milano, dentro un palazzo che di “stelline” portava solo il nome, in una convention seria, fatta da persone serie. Così tanto serie che continuavamo a domandarci cosa ci facessimo noi lì... Per noi s'intende Jones, Dera, Juda, Racca, Falcon e Fairy.
Così, mentre Racca si sforzava di spiegare “Caylus” ad un gruppo che aveva chiesto “Puerto Rico”, noi restanti scassinavamo una porta e ci infiltravamo in una stanza vuota e silenziosa con un mazzo di prova di “Once Upon a Time”. Il gioco fu decisamente galeotto perché, mentre io sparavo una str...ta dopo l'altra, sperando di finire le carte prima che gli altri si accorgessero che la storia non aveva nessun senso logico, Lei prese forma nella mente di qualcuno. Sicuramente l'errore fu mio di accennare che avevo la casa di mio nonno libera, ma a mia discolpa posso dire che lo feci per pietà verso Falcon, che sembrava obbligato a dormire fra gli scomodi cassonetti a fianco del palazzo di Fairy. Così qualcuno parlo per primo (non ricordo chi perché ora l'avrei già soppresso) e subito l'Idea si sparse. La LodiCon era nata e stava cercando di assoggettarci. A niente servirono le mie proteste (avevo ben altro in mente...) contro quel coro di fanatici giocatori. Falcon già aveva dei tic nervosi in cui ripeteva pezzi di regolamenti sconnessi, Fairy cercava di calmarlo stordendolo con tutta la “ludologia” di Knizia, Juda aveva già la lista della spesa in mano in cui comparivano solo 2 voci: birra e patatine. Dera non parlava ma mi mostrava un foglio bianco...
Racca non venne nemmeno interpellato, fu raggiunto dalla notizia e si alzò immediatamente dal tavolo dichiarando finita la partita a “Caylus” per mancanza di coloni.

E così fu Con, in una nera sera di Venerdì. Lodi, che aveva appena sopportato l'imponente visita del Presidente della Repubblica, si sarebbe ora dovuta prestare a subire una altra sciagura senza precedenti: la LodiCon.
I partecipanti varcarono la soglia di quell'appartamento che li avrebbe accolti per ben 2 giorni e mezzo e gli altri condomini già preparavano la lettera di lamentele per “oltraggiosi schiamazzi notturni” da inviare ad un parente di Dominex.
Ci sedemmo al tavolo e non facemmo nemmeno in tempo a dire “birra” che già ce n'erano 5 aperte. Cominciammo a consultarci sul primo gioco e due pacchetti di patatine formato famiglia erano stranamente già cadaveri sul pavimento. La discussione fu breve: avevo comprato “Mall of Horror” il giorno precedente, letto tutte le regole in volata, e volevo provarlo. Questo non li convinse. Dissi che, dato che avevo pagato io tutto il cibo e il beveraggio, chi non contribuiva rimaneva a secco. Questo fu più convincente.

Iniziammo la partita dopo una breve spiegazione del gioco ed una lunga sul funzionamento delle ruote di voto a Falcon, che ancora oggi ha dei dubbi al riguardo. Ho rimosso molto di quella prima giocata, ricordo solo che Racca girava la ruota a caso, Juda tifava per gli zombie e consegnava ogni carta trovata a Racca, io e Falcon decidevamo la tecnica migliore per far perdere Dera (forse l'unica giocatrice seria della partita) e Fairy giocava da sola sperando che nessuno badasse a lei. Vinse Racca, dopo l'ennesima rotazione casuale, sostenendo di aver applicato un'elaborata strategia.

Dopo una conclusione del genere decidemmo che si doveva fare qualcosa di veramente serio ed impegnativo e così intavolammo “Circus Imperium”. Dera impiegò diverse ore a spiegare le regole saltando da un pezzo all'altro mentre io la correggevo e Racca emetteva strani suoni gutturali ad ogni sorso di birra. La corsa ebbe inizio. Falcon partì a razzo e per questo fu sportellato da tutti nel primo turno. Al secondo, con ciò che rimaneva della sua biga entrò nella prima curva. Io e Dera, forti della nostra esperienza passammo in testa, Juda mandò in Frenzy le bestie alla prima frustata e Racca, che avrebbe voluto fare lo stesso, si accontentò di spalmare Fairy chiedendole se le piaceva “essere sbattuta contro il muro”. Lei rispose “Certo, amore” e cadde dalla biga rimanendo impigliata. Il gioco proseguì, Dera perse il controllo ed io mi posizionai saldamente al comando. Racca e Juda tentavano un improbabile inseguimento picchiandosi a colpi di tridente. La biga di Fairy correva veloce mentre lei, trascinata, spargeva sangue dovunque. Falcon era ancora nella prima curva. Così, mentre io acceleravo a curvatura 8 con un controllo in curva che avrebbe fatto invidia a Valentino Rossi, gli altri arrancavano. Fairy, la più vicina a me a curvatura 6.5, risalì sulla biga per cadere il turno successivo. Falcon era ancora nella prima curva. Conclusi il primo giro mentre Fairy si corrodeva definitivamente sul selciato e gli altri tentavano invano di guidare in modo decente. Se vi chiedete dov'era Falcon la risposta è semplice: alla prima curva. La gara non prosegui ancora per molto: conclusi il secondo giro poco dopo in curvatura 9, mentre la biga di Fairy con lei stecchita al seguito saettava veloce e gli altri arrancavano per una posizione decente. Falcon era appena uscito della prima curva.

Non feci in tempo ad esultare che la punizione mi colpì come un rutto di Racca: un “giro del mondo in 80 giorni”. A niente valsero le mie proteste: mi spedirono in cucina a cucinare la spaghettata della 1.30. Partimmo tutti e fu subito guerra. Io facevo mosse a caso non badando alla partita per via del mio lavoro da cuoco. Dera veniva bloccata e bastonata dopo che avevo rivelato le sue modifiche al gas della mongolfiera. Falcon dichiarò che sarebbe arrivato primo a Londra e così fu: prese tutti i mezzi che gli capitarono, barche, treni, biciclette e canoe e in oltre 90 giorni arrivò a destinazione mentre noi, in una faglia temporale, tentavamo di bloccare Racca che sembrava avere la nitro sui mezzi. Il mondo fu girato e proclamò la sua vincitrice: Fairy, che nessuno aveva considerato tutta la partita, arrivò a razzo sul Big Ben, seguita da me e Juda. Dera e Racca si trovarono le porte di Londra chiuse in faccia e ancora nessuno capisce come abbiano perso, ma gira voce che il goblin 1000 sia stato trattenuto molto a lungo da una geisha a Yokohama.

Così finì la prima notte mentre l'alba sorgeva, l'orologio della stazione batteva le 5 ed io venivo informato che avrei dovuto ospitare Racca, ancora con la parrucca da geisha in mano, anziché Falcon.

Il secondo giorno cominciò poco dopo, più o meno verso le 11.30, con una partita a 3 a “Fairy Tale”. Io e Dera, forti della nostra esperienza, duellammo accanitamente. Racca, forte della nostra noncuranza, vinse. Juda, Falcon e Fairy arrivarono poco dopo, in tempo per interrompere un inizio di partita a “Wench!”. Provai a riproporlo in seguito ma dopo aver visto la (e)reazione di Racca ai disegni nessuno volle più giocarci. Ci nutrimmo avidamente (meglio non raccontare di cosa) e poi Juda e Racca ci abbandonarono con la scusa di una “sala prove” e di un “gruppo”. Nessuno gli credette e per ripicca giocammo senza di loro a “Giovanna d'Arco”. La battaglia fu accanita, Falcon ed io fummo sul punto di fare un attacco dal vivo mentre Fairy si espandeva a macchia d'olio e Dera occupava saldamente l'ultima posizione. In quel clima nervoso di guerra qualcuno suonò il citofono. Scoprimmo con sommo piacere che Amaryllis aveva raccolto l'invito ed era venuta a portare la pace. Deponemmo subito le armi ed estraemmo il “Pitch Car”, quello “Mini”. Non voglio nemmeno commentare l'effetto delle ben note schicchere della nostra goblinessa, basta vedere i solchi sui muri e le lettere di denuncia dei condomini. La potenza, tuttavia, si sa non esser nulla senza il controllo, e Amaryllis si posizionò ultima, superata anche da Fairy che aveva una gomma bucata. Dera e Falcon duellarono in testa tutta la partita, ma poi l'esperienza e gli insegnamenti tattici del campione Fiburga (gomitate nei fianchi, ecc. a chi di turno) premiarono la pisana che tagliò il traguardo per prima. Io mi accontentai della terza posizione in una partita che Amaryllis sostiene non essere mai esistita.

Purtroppo, dopo la sua partenza, ripresero le ostilità in Francia e non si conclusero fino a sera. Io e Falcon escogitammo le più infide strategie, ma Dera recuperava terremo ad ogni mossa e sembrava aver visto davvero il “Segno Divino” della sua carta eroe (Giovanna d'Arco). Fu una lotta senza pari e nessuno di noi si risparmiò. Infatti vinse Fairy. Posso solo dire che mi classificai secondo, ma ogni altro commento di Falcon sulla vittoria della sua fatina è superfluo e vietato ai minori di 18 anni e a chiunque abbia rispetto per le religioni esistenti.

Nel contempo tornarono Juda e Racca e alle nostre domande sulle “prove” e sul “gruppo” delirarono qualcosa a proposito di una bottiglia di rum. Tentammo invano di farli ragionare ma le bottiglie diventarono due perciò decidemmo di lasciar perdere. Giunse la sera e la fame insieme alle pizze.

Giunse quindi il momento di decidere il gioco per la sera. Stavo già per proporre un pacifico “Shadows over Camelot”, ma Falcon fissò gli occhi su “Doom”. Protestai che era per 4 e noi eravamo in sei. Lui rispose che Dera avrebbe giocato al mio fianco e Racca con Juda facevano un cervello in 2. Dissi che durava tanto, veramente tanto. Lui rispose che sarebbero arrivati all'uscita alla svelta. Per la prima volta nella mia vita avevo tentato di dissuadere qualcuno dal giocare a Doom e avevo fallito: la volontà della LodiCon era forte e quella notte avrebbe avuto le sue vittime. Intavolai il tutto ed iniziai a spiegare mentre Falcon prendeva nota attento, Fairy sbadigliava attenta e Racca con Juda filosofeggiavano in una lingua comprensibile solo dopo due bottiglie di rum, un po' meno attenti.

Diedi inizio alla partita ed i marine diedero inizio alla vodka con succo d'arancia. Furono entrambi dei massacri molto peggiori di quanto mi aspettassi. Inutile descrivere la partita nel dettaglio: posso solo dire che più finiva la vodka più aumentavano i miei punti. Falcon, l'unico marine serio in circolazione, cercò invano di dirigere i compagni verso tattiche sensate, ottenendo solo la dispersione della squadra e nessuna arma in mano, tanto che ammazzò tutti i nemici a pugni. Fairy, forte della sua carta “commando” si lanciò sul fucile a pompa custodendolo gelosamente tutta la partita. Non perse nemmeno un'occasione per usarlo e nemmeno una per fare “X” sul dado rosso. Racca e Juda giocarono ad un altro gioco: fare esattamente il contrario di quanto suggerito da Falcon, impegnandosi per sprecare le granate e non passare nessuna arma agli altri. Devo ammettere che furono ottimi alleati: senza di loro avrei fatto molta più fatica a vincere.
La giornata finì così, con me, Falcon ed un ritrovato Racca impegnati in duello all'ultima stanza, Fairy e Dera vittime della morte cerebrale e Juda che lavava piatti, pentole, fornelli e, già che c'era, dava un'imbiancata al muro.

Il terzo giorno si aprì non molte ore dopo. Una porta spalancata di colpo, dei gemiti, un tonfo sordo e l'inconfondibile rumore dello sciacquone: capimmo che Racca aveva eliminato l'ultimo alieno.
Riuniti di nuovo tutti intorno al tavolo mi accorsi che qualsiasi proposta di un nuovo gioco era inutile: ormai gli occhi dei partecipanti fissavano spenti il vuoto mentre i criceti nei cervelli russavano con gli ingranaggi fermi. Il pranzo restituì un po' di energia e la partenza di Racca completò il lavoro: ci abbandonò così, per raggiungere un folle pisano che in quel week-end si spacciava per arbitro nel palazzo delle “stelline” ad un torneo di uno strano gioco di strategia in cui si vince coi dadi.
Oltraggiato da quell'abbandono prematuro mi rifiutai di accompagnarlo alla stazione e mi dedicai ad un'attività molto più seria: il pisolo pomeridiano. Purtroppo durò poco: i goblin appena rientrati m'informarono che Racca era stato agganciato al volo da un diretto Milano-Tunisi e presto avrebbe fatto compagnia ai cammelli. Accendemmo un cero e dedicammo un minuto di silenzio all'ex-goblin genovese deceduto sul campo.

Fu quindi tempo di intavolare un nuovo gioco. Da giorni ormai insistevo sul voler provare “Siena”: in fondo l'avevo comprato tempo addietro e ancora non sapevo se avevo speso bene i miei soldi. Falcon, l'unico conoscitore delle regole, non sembrava tuttavia ansioso di spiegarlo e così cambiai proposta e tirai fuori dal sacco “Sushi Express”. Falcon proclamò che era tutta la Con che aspettava una partita a “Siena” ed in venti secondi netti lo aveva già disposto sul tavolo. Fu una partita lunga ed accanita. Dopo aver tentato inutilmente di spedire il grano in patria, Io e Falcon fummo i primi contadini a buttare all'aria la vanga e a vendere spille button-goblin per le strade verso Firenze, mentre Dera ci seguiva cercando dei coloni per raffinare le spezie, Juda aggiungeva “batton-goblin” a palate in locanda (con la mia approvazione, per onor del vero) e Fairy, che insisteva nel voler usare il mulo acquistato in precedenza, continuava a dipingere di indaco le botti di vino fuori dalle mura.
Contro qualsiasi pronostico il mulo si rivelò un filetto argentino pregiato e la fatina lo vendette a caro prezzo volando in testa alla classifica dei più ricchi quasi doppiandoci. Decisi che non glielo avrei perdonato e, sprezzante del pericolo, mi auto proclamai banchiere scalando le mura della città e raggiungendola insieme a Dera. Feci di più: le sorpassai entrambe in uno scatto fulmineo fiondandomi in locanda e dimostrando agli increduli partecipanti che un vero goblin non teme la “mischia” con ben 6 “locandiere”. Falcon, sempre attento ai particolari, mi fece notare che era il portafoglio del goblin a temerle. Controllai e mi accorsi che effettivamente si era così spaventato così tanto che non c'era più niente. Juda, invidioso, mi seguì a ruota ma dovette accontentarsi di uno strano artista, un omone in barba e gonnella che ripeteva a tutti “La vita è dura”. Come finì non ne ho idea, so solo che da quel momento cambiò spesso posizione sulla sedia. Dera e Fairy proseguirono tranquille per le vie, fermandosi solo per seguire un matrimonio (gli sposi si dice provenissero da Puerto Rico, lei bionda e lui un pazzo coi capelli tutt'uno con la barba...) e fare la carità ad un poverello. Falcon, invece, passò dritto davanti alla locanda senza nemmeno fermarsi (si sa che a lui le bettole vicino ai pozzi non piacciono...) e, sfoderato il lanciarazzi portatile, si fece strada per il corteo nuziale spargendo puzzilli dovunque. Proseguì dritto verso il cantiere dove lo aspettavano i magutti bergamaschi. Per niente impressionato dal suo vano tentativo di innalzare una torre per compensare altre probabili mancanze io (che tutti sappiamo essere più modesto) mi fermai al duomo e inondai di beneficenza il vescovo guadagnandomi una statua d'oro nella piazza e la panca più comoda vicino all'altare, oltre ai pop-corn gratis e una versione del messale in pelle di Balder (animale ormai estinto) con segnalibro in pelo di panda1.
La gara a chi costruiva più piani di quello che ormai sembrava un “Jenga” al contrario continuò fino alla fine, quando Dera, corrompendo uno strano individuo col ciuffo alla Little Tony autoproclamatosi Re, si aggiudicò l'ultimo piano e la fornitura annuale di salame di Favar (altro animale ormai estinto). Purtroppo, non appena Dera appose il suo nome sulla torre, l'edifico rischiò di crollare ed acquistò una strana pendenza.
Tutti ormai erano certi della sua vittoria, tranne me che sapevo di avere corrotto individui ben peggiori e Falcon, che al conto dei voti, ci sorprese tutti portandosi dietro una schiera di artisti ambigui contattati tramite Juda, ormai conoscitore dell'ambiente. Fu così che “Siena” dettò la supremazia del goblelfo sulla mia per un solo punto.

Riposi il gioco e, ad un mio accenno su una nuova proposta, Juda stramazzo senza vita al suolo segnalando la fine di qualsiasi attività cerebrale. Falcon e Fairy si offrirono gentilmente di riaccompagnarlo nella sua Tana ed io rimasi lì, con Dera, che aveva ormai raggiunto uno stato di mutismo traumatico. Rassettammo la casa pulendo i capelli di Racca dal pavimento e disinfettando tutto ciò che era stato appoggiato alle labbra di Juda.

Mentre mi accingevo ad uscire sentii la volontà della LodiCon, che, soddisfatta, andava lentamente spegnendosi. Preda di un attimo di nostalgia lanciai un ultimo sguardo alla sala e vidi i fantasmi dei partecipanti che, chini su un tabellone, ancora ridevano al tavolo da gioco.

Jones