Giochi alla tedesca, è ora di andare oltre?

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E' fuori di dubbio che gli ultimi anni del mondo ludico siano stati caratterizzati e quasi monopolizzati dal cosiddetto "german style", una ventata di aria fresca nel mondo del boardgame che ci ha regalato alcuni dei titoli più interessanti di tutti i tempi, vere e proprie pietre miliari che resteranno con tutta probabilità nell'olimpo dei giochi assieme ai mostri sacri di tutti i tempi. Ma la profonda differenza di impostazione che ha caratterizzato i giochi di questa nuova era ha anche favorito il formarsi di schieramenti contrapposti (pacificamente) di giocatori più favorevoli allo stile tedesco o al tradizionale stile, per così dire generalizzando, americano.

A distanza ormai di diversi anni dalla nascita del fenomeno ludico alla tedesca, ora che non è più da considerarsi una novità (anzi), è forse all'orizzonte una nuova fase di cambiamento, di cui si potrebbero già intuire i primi sintomi dalle uscite in programma degli ultimi tempi e dagli annunci del prossimo futuro...

Lo stile tedesco ha introdotto nei giochi dei concetti prima trascurati o comunque non prioritari nella mente degli autori: il bilanciamento, la solidità delle meccaniche, la riduzione del fattore casuale sono gli esempi più caratterizzanti di questo nuovo corso. Sebbene ciascuno di questi fattori sia stato utilizzato in misure e dosi diverse nei vari titoli, nel complesso abbiamo assistito ad una certa attenzione generale nel garantire uguali possibilità a tutti i giocatori (bilanciamento), mediante procedure di gioco algoritmiche e matematiche tali da limitare o annullare i casi non previsti e gli sbilanciamenti (solidità delle meccaniche), rafforzando la possibilità di elaborare strategie di gioco grazie alla riduzione o eliminazione della componente fortuna (riduzione del fattore casuale).

Chi come me ha attraversato tutta la fase precedente dei giochi all'americana, conosce bene la portata di quella che è stata una vera e propria rivoluzione, all'insegna dei tre elementi principali sopra descritti. Quanti giochi abbiamo visto viziati da ruoli, posizioni di partenza, dotazioni iniziali ineguali e non bilanciate a discapito di longevità e giocabilità? E' ad esempio evidente che in Talisman il personaggio utilizzato non è affatto indifferente per avere delle aspettative di vittoria o di semplice sopravvivenza, tanto per fare un esempio banale. E quanti giochi abbiamo visto con meccaniche approssimative, fallate, o inadeguate a gestire le diverse situazioni, tali da necessitare di house rules o appositi accordi preliminari fra i giocatori? Basti pensare a Cosmic Encounter ed al lavoro fatto da Mayfair per rendere giocabile un insieme di regole disarticolate e contrastanti fra loro al punto da generare combinazioni assolutamente ingiocabili nelle edizioni precedenti. Infine, quanti giochi abbiamo visto, in barba alle possibili scelte e strategie dei giocatori, risolversi inevitabilmente con uno o più eventi del tutto fortuiti e incontrollabili? Si pensi solo al primo Arkham Horror ed al fatto che qualsiasi cosa (qualsiasi, davvero) si determinava con un lancio di dado o la pesca di una carta alla cieca...

E' fuori di dubbio che il german style abbia comportato un cambiamento positivo nel mondo del gioco da tavolo,  tuttavia, io da sempre non sono certo un fanatico dei giochi alla tedesca, anzi, chi mi conosce un po' sa bene che spesso prediligo titoli del passato o che comunque che non estremizzano i nuovi concetti fondanti del boardgame moderno. Per me infatti il gioco è prevalentemente un'occasione per socializzare, per conoscere persone e passare qualche ora in loro compagnia divertendosi con un hobby comune come potrebbe essere altrimenti parlare di calcio al bar o partecipare ad un motoraduno con altri motociclisti, infatti non amo le situazioni di competizione forzata come i tornei. Sia chiaro, non ho mai avuto simpatia per il famoso motto di De Cubertain e quando gioco sono competitivo, ma non è la competizione il mio principale obiettivo, quindi mi importa poco se il gioco che stiamo facendo non è perfettamente bilanciato o ha qualche pecca, e vedo come un valore di longevità e varietà anche la componente casuale, se in giusta misura. Un punto di vista diverso dal mio, che comunque rispetto profondamente, è quello di chi intende il gioco come una prova di abilità in cui confrontarsi con gli altri, e in tal caso è ovvio che la scelta non possa che ricadere su giochi di stile tedesco, in grado di neutralizzare i fattori esterni, mettendo in risalto le capacità e le qualità individuali. In sostanza, è giusto che esistano proposte dell'uno e dell'altro tipo, se si può scegliere in funzione del proprio modo di intendere il gioco, ma mentre una volta avevamo solo titoli all'americana fra cui scegliere, ora siamo inondati quasi solo di giochi di stampo tedesco.

Allora la mia riflessione nasce quando osservo le uscite degli ultimi periodi, notando che le riedizioni di Arkham Horror, The Fury of Dracula, Warrior Knights, non rientrano né nello stile tedesco puro,  né in quello americano originale, eppure hanno venduto, vendono e suscitano l'interesse dei giocatori. Un caso o una singola politica editoriale della Fantasy Flight, che infatti sta per uscire con una nuova edizione di Cosmic Encounter? Forse, ma non credo sia solo questo, altrimenti non si spiegherebbe come mai Giochi Uniti stia per ritirare fuori Perudo e soprattutto Talisman. Così come Idea Edizioni è in procinto di uscire con un nuovo FormulaD, mentre StrateLibri con il suo nuovissimo "Chicago Gangster" intende riportare alla luce Family Business...  Di fronte a tante riedizioni di titoli del passato viene spontaneo chiedersi come la scuola americana abbia potuto creare simili pietre miliari del gioco, con tutti i difetti tanto deprecati e stigmatizzati dalla comunità dei giocatori negli ultimi anni. e come mai si senta il bisogno di rispolverare questi grandi antichi dopo che abbiamo tanto osannato il german style. 

La mia idea è che anche nel mondo dei giochi, come spesso accade, si finisce spesso per andare da un eccesso all'altro, prima di trovare un compromesso o il cosiddetto giusto mezzo.  Se prima avevamo grandi giochi, evocativi, coinvolgenti, ambientati, originali ma poveri in termini di giocabilità e a tratti frustranti, oggi abbiamo giochi altrettanto grandi e strategici, profondi, solidi e bilanciati, ma poveri in termini di coinvolgimento e a tratti noiosi e ciclicamente chiusi su sé stessi. Penso e spero che questo ciclo di riedizioni di vecchi titoli sia in questo senso un primo passo, una sorta di prova generale di una nuova tendenza che finalmente riesca a mescolare le due filosofie di gioco a vantaggio di tutti. Le riedizioni (se ben fatte e non ridotte a opportunistiche operazioni di marketing) possono dimostrare che la scuola tedesca è in grado di sostenere un gioco di impostazione americana, dandogli la coerenza e la solidità che tradizionalmente mancava, ereditandone in cambio l'aderenza tematica ed il maggiore coinvolgimento dei giocatori. Questo potrebbe portare ad un nuovo filone in cui la creatività degli autori potrà finalmente riguardare tutti i suoi aspetti nel complesso, uscendo definitivamente sia dalla fase di sperimentazione creativa del periodo americano che da quella di sperimentazione tecnica dell'era tedesca.

Non ho naturalmente la pretesa di proporre un'analisi esaustiva o completa, si tratta solo delle riflessioni personali di un giocatore di vecchia data che non hanno certo l'intento né la capacità di mettere tutti d'accordo e dalle quali è più che lecito dissentire. Poiché penso che lo scambio di opinioni sia sempre costruttivo ed importante, mi auguro che questo mio fin troppo lungo intervento riesca a proporre quantomeno un punto di vista diverso e un argomento di riflessione sul quale ciascuno saprà poi trare le proprie personali conclusioni.