Giochi e giocattoli bellici: la pensi come Hugo Chavez o come Umberto Eco?

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Il 5 settembre, il quotidiano La Repubblica ha dedicato una pagina (cartacea, niente online) al fatto che il parlamento venezuelano sta approvando una legge appoggiata personalmente dal presidente Hugo Chavez con pesanti sanzioni (dai diecimila ai centomila euro) per chi fabbrica, importa o vende giochi e giocattoli a tema bellico.

Qua un paio di articoli (con commenti dei lettori) su El Universal di Caracas:

http://www.eluniversal.com

http://www.eluniversal.com

Il pretesto sarebbe che questi giochi incitano bambini e ragazzi alla violenza. Personalmente sono più vicino alle posizioni di Umberto Eco che nella sua "Lettera a mio figlio" del 1964, poi raccolta in "Diario Minimo", rivendica appassionatamente la funzione catartica dei giocattoli bellici, nonché la possibilità di costruirvi attorno giochi che sviluppino il senso critico nei confronti della realtà.

La Repubblica fa piuttosto intendere che i riferimenti di "Mercenaries 2: World in Flames" a un'ambientazione venezuelana ove i giocatori contribuiscono ad abbattere un tiranno locale abbia spinto Chavez a questa crociata per motivi puramente personali. Un po' come Goebbles che fece proibire il Monopoli nella Germania nazista, ufficialmente perché gioco dallo spirito troppo capitalistico ma in realtà perché il tabellone ambientato a Berlino aveva come terreno più lussuoso il quartiere ove vivevano lui e vari gerarchi, minando l'immagine del nazionalsocialismo come di un movimento politico vicino al popolo.