Il Sogno Americano dei GdT

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Negli ultimi anni gli Editori rappresentanti i così detti “American Games” a livello mondiale sono la Fantasy Flight Game (FFG), la Days of Wonder (DoW) e la Eagle Games (EG). Come molti sanno la EG è fallita nel 2006.

Chi scrive è un estimatore degli American Games, ovvero delle ambientazioni forti, dei componenti da sogno con miniature da urlo, tabelloni pronti per essere appesi come quadri e carte e tasselli come se piovessero.

Spesso capita di leggere tra i commenti presenti in questo sito giudizi assai negativi sui prodotti della ormai defunta EG. Principalmente si sottolineano, regolamenti approssimativi, bug nella struttura di gioco e l’eccessiva presenza di alea.

Per economia di pensiero si sorvolerà sul significato di American Game, dandolo per acquisito e riassumibile in ottimi materiali e presenza dell’alea (dadi e pesca di carte).

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Per disquisire sulla veridicità di tali considerazioni è doveroso il paragone con gli Editori rivali.

 

Partiamo dalla FFG.

E’ ormai evidente la scelta editoriale del “remake” d’autore: prendere vecchie glorie degli anni ottanta-novanta e, previo sapiente restyling, riportarle ai vecchi splendori.

Questa operazione è al contempo facile e difficile.

Facile in quanto si parla di Grandi Classici amatissimi dai giocatori (Fury of Dracula, Twilight Imperium, Britannia, Warrior Knights, Arkham Horror eccetera per non dimenticare i debiti di Descent e Doom da Heroquest-Advanced Heroquest e Starquest) che già godono di una base di gioco validissima.

Difficile appunto perché il paragone con l’originale è immediato e inappellabile.

Tendenzialmente la FFG non ha sbagliato un colpo per ora sfornando tra l’altro un capolavoro come Il Trono di Spade (con debiti da Diplomacy e Dune).

 

La DoW ha scelto evidentemente la strada della serializzazione.

La scelta di sfruttare oltre i limiti della decenza buone idee è un sintomo di malessere o perlomeno di poca stima verso i giocatori.

Così ci si ritrova davanti al filone Ticket to Ride (figlio di Andromeda) evolutosi in TTR Eurpa per sfociare in TTR Marklin (il migliore della serie) per culminare con la spassosa espansione TTR USA 1910. Spassosa in quanto si paga la scatola in latta e nulla più: tristissimo sfruttare quello che ormai è un mero branding. Ci possiamo aspettare a breve le T-shirt DoW col logo TTR e perché no, le tazze per il latte.

L’apoteosi è Memoir’44 (figlio di Battlecry): un gran gioco, dalle notevoli possibilità sfruttate in termini di espansioni pubblicate ma assolutamente lasciato andare dal punto di vista del sistema di gioco. Le espansioni sono solo orpelli grafici, nessuna sostanziale modifica al gioco base…dunque che concetto hanno alla DoW di espansione?

Si deve temere il peggio per Battlelore, il clone fantasy con tante belle intenzioni ma dietro all’angolo lo spettro delle espansioni da collezionismo: una specie di Magic con le miniature. Si salvi chi può.

Shadow Over Camelot e Il Mistero dell’Abbazia sono delle interessanti variazione sul tema.

 

Ultima ma non ultima la EG.

Certi titoli non hanno bisogno di commenti: Napoleon in Europe, Conquest of the Empire (nipote di Struggle of Empires) e Railroad Tycoon.

La loro bellezza di componenti e di gioco è lampante. Le tre versioni del regolamento di NiE sono necessarie per rendere fruibile il prodotto al più vasto pubblico. Il regolamento nebuloso è in fondo solo un suggerimento visto che più che un GdT è nell’intento un hobby, quindi ampiamente personalizzabile.

Altri titoli come Blood Feud in New York (molto caotico), Age of Mythology (Pesca di carte e lanci di dado dominano ma chissà perché vince chi gioca meglio), Attack! + Espansione (mix tra Axis & Allies e Risiko!, davvero fruibile), Bootleggers (originale e bastardo) mostrano quella che era l’anima della EG: la volontà di creare sempre giochi diversissimi tra loro, con componenti da favola.

Certo la perfezione non è di questo mondo però riuscire a ricreare queste atmosfere con cartone e plastica non è facile.

 

 

Il Sogno Americano dei GdT era la EG…e come dopo ogni sogno prima o poi ci si desta. Per tenere bassi i costi al dettaglio e garantire la qualità favolosa probabilmente è stato scelto di investire su volumi di produzione sballati. I costi di magazzino (l’opposto è la filosofia P500 dalla GTM: l’applicazione ai GdT del criterio produttivo just in time) e sopratutto l’impossibilità da parte del Mercato di assorbire le copie immesse hanno decretato l’impossibilità operativa di raggiungere il break event point con conseguente crollo finanziario.

 

La EG se da un canto non ha prosperato economicamente d’altra parte ci ha dato dei Grandi American Games.

 

In attesa del prossimo sogno, buon gioco a tutti.

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