la vita è un gioco

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Non è facile fornire una definizione di «gioco»: qualcuno potrebbe dire che il gioco è puro divertimento, altri che è una cosa da bambini, una perdita di tempo, utile ma non indispensabile, è uno strumento educativo. È sufficiente affermare in pochi ma chiari punti ciò che il gioco rappresenta. Spesso si pensa al gioco come un semplice passatempo. <?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />

In realtà, si può con sicurezza affermare che ...

* È il primo grande educatore. <?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />

* È un rapporto gratuito con gli altri

* È la libera espressione di ciò che c' è nell' animo dei bambini, ragazzi ed adulti.

* È trasposizione della vita umana.

* È una disciplina.

* È uno strumento.

* È un mezzo.

Soffermiamoci brevemente su ciascuna affermazione per scoprire le svariate facce colorate di questo incantevole prisma che è «il gioco» nelle mani dell'educatore.

È il primo grande educatore: fin da piccolissimi ci si avvicina al mondo per mezzo di sperimentazioni eseguite e presentateci sotto forma di gioco. Si pensi ai vari oggetti per l'infanzia che stimolano le molteplici funzioni umane di carattere tattile, visivo, sonoro... Si gioca con una palla e se ne scopre la forma, il colore, le proprietà... Si gioca a far le capriole e si educa il proprio corpo ad assumere posizioni particolari sviluppandone l'elasticità, la velocità di movimento, l'equilibrio...

Il gioco dunque educa e se è utilizzato da mani esperte diventa un fondamentale ed importantissimo strumento di educazione applicabile nei campi più svariati. Il gioco infatti educa alla dimensione comunitaria, al rispetto delle regole e dell'ambiente, all'impegno, alla determinazione, all'attenzione, alla strategia... Educa perché insegna! C'è sempre da imparare da un buon gioco!

È un rapporto gratuito con gli altri: giocando s'instaurano dei rapporti col prossimo che non hanno altra finalità che il «giocare» fine a se stesso. Il gioco sviluppa la capacità di entrare in relazione con gli altri e le cose che sono altro da sé.

E’ la libera espressione di ciò che c'è nell'animo di una persona: è lo strumento con cui si esprimono i propri pensieri, desideri, sogni ma anche tensioni, paure, incertezze o aggressività. La scelta spontanea di un gioco di un bambino fornisce molte più informazioni, all'educatore attento, di quante se ne possano ottenere con domande dirette ed incisive. La propensione per un certo tipo di giochi piuttosto che altri (ad esempio di squadra, iperdinamici...) indica il tipo di carattere (nella fattispecie agonistico, competitivo...).

E’ trasposizione della vita umana: col gioco il bambino vive personalmente ruoli e situazioni della vita degli adulti appagando così il suo desiderio di provare ad essere il pompiere, il poliziotto, la maestra, l'infermiera... Tutti almeno una volta nella loro vita hanno «giocato al...». Una caratteristica questa che si perde crescendo, anche se - da adulti - molti continuano a farla vivere così come si vede dalla fitta schiera dei «giochi di ruolo» tanto diffusi ai giorno d’oggi.

È una disciplina: il gioco aiuta ciascuno di noi, ma soprattutto i bambini, ad educare ed autoeducarsi. È una realtà complessa fatta di regole precise, talvolta numerose e rigidissime, di dinamiche definite, di ruoli stabiliti... Insomma è un piccolo mondo in miniatura, dove si impara in prima persona, facendone esperienza, il rispetto delle regole, degli altri, dei luoghi, la lealtà, la precisione, l'attenzione, la collaborazione... Provate infatti a far giocare un gruppo di ragazzi senza precisare le regole fondamentali, e vedrete che nel giro di pochi secondi saranno loro stessi a sommergervi di domande la cui risposta altro non è se non la definizione delle regole di gioco.

È uno strumento in mano all'educatore: tramite il gioco l'educatore può avvicinare il bambino o il ragazzo in modo confidenziale. È quell'elemento magico che ci porta nella sua dimensione accomunandoci a lui, mettendoci sullo stesso piano e, per questo, capace di farci accettare come «amici».

Per l’educatore è un’opportunità di conoscenza del singolo e!o del gruppo, è strumento operativo d'intervento; offre la possibilità per dare e ricevere fiducia, aiuta ad entrare più in confidenza col singolo e con il gruppo. Attraverso il gioco l’educatore ha l’opportunità di aiutare il singolo o il gruppo potenziandone le capacità al fine di superare sempre nuove difficoltà.

È un mezzo: con esso si esprime gioia, avventura, divertimento. Sviluppa la capacità di entrare in relazione con gli altri, con il proprio e l' altrui mondo fantastico, con le cose. Si impara ad accettare, se si vuole «stare al gioco».