L'importanza del gioco per i bambini

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Da: LibertàOnLine
Il gioco è indispensabile: sia tra coetanei sia con i genitori. Chi dona balocchi o videogame faccia attenzione all'età di chi li riceve e controlli che non rappresentino un pericolo...
Tutti i bambini del mondo giocano: i più fortunati con i trenini elettrici e i videogiochi, quelli molto poveri con un vecchio copertone, uno spago e dei pezzetti di legno.
"Giocare, per un bambino, è tutto: pertanto dobbiamo aiutarlo a svolgere bene e con piacere questo compito che gli appartiene di diritto". E' quanto afferma Ruth Hartley, esperta in psicologia infantile.
Oltre ad occupare gran parte della giornata del bambino, il gioco contribuisce al suo sviluppo mentale. Da qui l'importanza di una scelta intelligente di giocattoli adatti all'età e soprattutto "sicuri".
Sempre secondo la Hartley: «E' buona norma lasciare a disposizione del bambino pochi giocattoli, quelli che sembra preferire, e nascondere gli altri, da riproporre non appena si è stancato dei primi. L'averne troppi sott'occhio (come capita a molti nostri bambini) finisce per confondere il piccolo nelle sue decisioni ludiche. Quando i giocattoli momentaneamente sottratti alla sua attenzione ricompariranno, il gradimento sarà maggiore».
Non dobbiamo dimenticare, pur tenendo presente l'aspetto educativo, che il gioco è anche un divertimento per il bambino. Insistendo troppo nell'insegnare come funziona un giocattolo nuovo, nel suggerire come va realizzata una certa costruzione o nel dare consigli su come migliorare o colorare un disegno, si finisce per togliere al piccolo soddisfazione e interesse nei confronti di qualcosa che deve nascere dalla 'sua' mente.
Inoltre, è molto importante che il bambino abbia a disposizione uno spazio ben determinato (simile al 'territorio' in cui si muovono certi animali), dove poter giocare liberamente e un armadio a più ripiani (possibilmente senza porte) dove sono disposti in bella vista tutti i giocattoli.
"Non soltanto quando sono piccoli, ma anche durante il periodo della preadolescenza - scrive la Hartley - bisogna giocare con i propri figli. I giochi di società sono una buona occasione per riunire tutta la famiglia. Questa attività in comune porta spesso a delle confidenze da parte dei ragazzini e delle ragazzine. E' una possibilità di stare assieme, sempre più difficile oggi, nei rapporti tra genitori e figli".
Il gioco si evolve parallelamente alla crescita del bambino: nei primi quattro mesi il neonato si diverte scoprendo a poco a poco il proprio corpo, muovendo le gambe, le braccia e le mani (giochi funzionali); dal quinto mese scopre gli oggetti che tenta di afferrare e quasi sempre lascia cadere. In questa fase i giocattoli rappresentano un valido mezzo per l'esercizio di funzioni sensoriali, pertanto devono essere molto colorati, meglio se emettono dei suoni piacevoli. Verso il secondo anno di vita il bambino ha già sviluppate capacità cognitive e motorie tali da creare i giochi di costruzione, può anche usare carta e matita per fare dei disegni a cui attribuisce un significato soltanto dopo averli fatti. Dal secondo anno in poi comincia il 'gioco di finzione': il bambino imita determinati avvenimenti che ha vissuto (o ha visto alla televisione) e le traspone in semplici attività ludiche. Quanto più cresce, tanto più è in grado di rappresentare creativamente situazioni fittizie. All'inizio gioca con un partner immaginario, poi viene sentita l'esigenza di un numero sempre maggiore di personaggi e nascono così i giochi collettivi.
I bambini esprimono la loro personalità nell'accettazione, più o meno entusiastica, di un giocattolo e non sempre la scelta risulta felice. In questi casi sarà la sensibilità dei genitori a individuare quelle che sono le attitudini dei propri figli. La bambola come gioco esclusivamente femminile e i soldatini come preferenza maschile, sono concetti ormai superati.
Tutti i giocattoli che vengono consegnati al bambino devono essere, per prima cosa, 'sicuri'. Esistono a tale riguardo delle norme severissime (stabilite dalla Cee) che purtroppo alcuni fabbricanti artigianali non rispettano. Citiamo solo alcune di queste regole: i giocattoli non devono presentare piccole parti che si staccano o si smontano e che possono essere facilmente inghiottite; non devono avere parti appuntite e spigoli taglienti; devono essere fatti in materiale idoneo (gomma, legno, plastica), non infiammabile e dipinto con coloranti innocui; su ogni confezione deve figurare l'età dei ragazzi per i quali quel gioco è ritenuto adatto, dopo aver sentito il parere degli psicologi.
Raffaella Doyle