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Chi non conosce J.R.R. Tolkien?

Dubito che chiunque, almeno una volta nella vita, non abbia sentito il suo nome o piu` semplicemente “Il signore degli anelli”, la sua grande opera.

Chi non conosce J.R.R. Tolkien?

Dubito che chiunque, almeno una volta nella vita, non abbia sentito il suo nome o piu` semplicemente “Il signore degli anelli”, la sua grande opera.

Ovviamente non mi riferisco al Film.

Che per quanto bello ed emozionante, non potrà mai competere con l’opera scritta.

Per chi non avesse idea di cosa sto` parlando, consiglio vivamente di leggere le prossime righe dove spieghero` perche` i suoi scritti sono semplicemente delle opere d`arte: Uno degli aspetti più affascinanti de Il Signore degli Anelli è certamente il suo potere di coinvolgimento, la capacità di far immergere il lettore in un mondo diverso dal nostro, ma al tempo stesso così completo e coerente da essere assolutamente verosimile.

Tolkien amava fantasticare che la terra da lui descritta potesse rappresentare il remoto passato del nostro stesso pianeta.

Al tempo stesso, tuttavia, lo scenario de Il Signore degli Anelli mantiene il fascino di un mondo fatato, di un luogo che in fondo al cuore è facile desiderare.

Buona parte di questa sensazione di verosimiglianza nasce dal fatto che la Terra di Mezzo, in cui si svolge la saga de Il Signore degli Anelli, è in realtà il frutto di una vita di lavoro da parte del suo autore, prima e dopo la scrittura del romanzo.

Tutti i frammenti di storia, di cultura, di geografia che emergono nella narrazione sono effettivamente scorci su un quadro più grande, che Tolkien aveva in buona parte già completato.

Nelle sue intenzioni, infatti, la pubblicazione de Il Silmarillion (il libro che narra la storia della Terra di Mezzo dalla sua genesi fino alla Terza Età, l'epoca in cui è collocato Il Signore degli Anelli) avrebbe dovuto precedere quella della sua opera maggiore.

Dall'esistenza de Il Silmarillion, Il Signore degli Anelli trae una profondità che ben poche opere di narrativa fantastica hanno, ma la conoscenza de Il Silmarillion non è affatto necessaria per apprezzarla.

I personaggi che si muovono in questa scena sono un altro grande punto di forza del romanzo.

Benché la grande serie di imitazioni che da essi è scaturita (non solo nella narrativa, ma anche nel gioco di ruolo stesso) ha trasformato le figure centrali dell'opera in stereotipi, in origine questi non lo sono affatto.

Basti pensare ai membri della Compagnia dell'Anello, sulle cui vicende è imperniata la storia.

Gandalf non è solo 'il mago', o Aragorn 'il buon ranger': entrambi sono due individui che appaiono molto meno di quel che sono realmente, e solo nello svolgersi degli eventi si rivela la loro vera statura.

Così, Gimli non è un nano qualunque, e Legolas semplicemente 'l'elfo', ma entrambi hanno un loro carattere ben definito e maturano, trasformandosi, nel corso della storia.

I quattro hobbit, i piccoli mezziuomini che sono forse le figure più vicine, come mentalità e attitudine, agli uomini hanno poi un ruolo chiave nella comprensione del romanzo, dal momento che con la loro ingenuità forniscono un'interpretazione del mondo in cui si muovono che aiuta a decifrarlo.

Vale la pena di osservare che i personaggi di Tolkien sono spesso stati, in interpretazioni semplicistiche, visti come totalmente buoni o cattivi, senza mezze tinte.

Certo, la storia si svolge sullo sfondo di una guerra, la Guerra dell'Anello, ed è quindi naturale che i personaggi siano schierati da una parte o dall'altra, e non c'è dubbio su quale delle due fazioni rappresenti il Bene e quale il Male.

A livello individuale, tuttavia, molti dei personaggi presentano 'zone d'ombra' nel proprio carattere, e proprio queste sono in fondo le figure più affascinanti del romanzo.

Si pensi a Saruman, un tempo guida dell'ordine degli Stregoni, e quindi massimo avversario di Sauron, che si corrompe fino al punto di cercare di emulare colui che era venuto per combattere; a Gollum, la sventurata creatura che un tempo era un hobbit, ma totalmente distrutta, prima dal prolungato possesso dell'Anello e poi dallo struggente desiderio di ritornarne in possesso, e che pur nella sua meschina malvagità possiede ancora la speranza di una scintilla di amore; al guerriero Boromir, figlio del Sovrintendente di Gondor, che accecato dal desiderio di salvare la sua città è tentato dal potere dell'Anello fino al punto di mettere a repentaglio la missione della Compagnia; a Frodo stesso, l'hobbit che ha avuto il compito di essere il Portatore dell'Anello, e che alla fine cede anch'egli alla tentazione, proprio nel momento cruciale.

Naturalmente, queste caratteristiche di per sé non sarebbero sufficienti a fare de Il Signore degli Anelli un grande romanzo, se la trama della vicenda non fosse abbastanza interessante e il modo di raccontarla così elegante da rendere accettabile la lettura delle oltre 1200 pagine che compongono il volume.

La struttura della storia è in realtà semplice: il motivo centrale è quello della cerca, che Tolkien eredita da tutta l'epica cavalleresca e dalle saghe della letteratura anglosassone.

La 'quest', ne Il Signore degli Anelli, per chi non lo sapesse, è quella di un piccolo gruppo di coraggiosi, rappresentanti dei Popoli Liberi (Hobbit, Uomini, Elfi, Nani), guidati dal mago Gandalf, che deve attraversare tutta la Terra di Mezzo per giungere nel cuore delle terre dell'Oscuro Signore, Sauron.

Solo lì, nello stesso cratere vulcanico in cui è stato forgiato, sarà possibile distruggere l'Unico Anello, il gioiello in cui Sauron ha riversato gran parte del suo potere e di cui cerca disperatamente di ritornare in possesso.

Intorno a questo motivo, fondamentalmente semplice, Tolkien tesse l'arazzo della Guerra dell'Anello, che squassa la Terra di Mezzo, con le armate di Sauron che si muovono contro la flebile ma coraggiosa difesa dei Popoli Liberi; ma, soprattutto, la vicenda si colora con mille incontri, tragici e gioiosi, con le innumerevoli creature e luoghi fantastici che popolano queste terre incantate.

Al di là dei motivi allegorici o delle interpretazioni che si possono dare all'opera, essa è, prima di tutto, affascinante e avvincente.

Naturalmente, un'opera di questa lunghezza non può essere densa solo di avvenimenti, e la narrazione ha spesso delle pause; questo talvolta può sconcertare chi sia assuefatto a un certo tipo di letteratura contemporanea, sin troppo facile da consumare, e in effetti chi non si immedesimi nella storia abbastanza da superare questi scogli (e l'inizio del libro già presenta questo tipo di difficoltà) spesso finisce per scartare Il Signore degli Anelli classificandolo come "noioso".

Importanti sono a mio avviso gli appendici.

Sono parte della storia che Tolkien ha deciso di tenere separate dal filo narrativo per non interrompere troppo storia principale.

Questi appendici però servono per approfondire i caratteri e i dubbi dei vari personaggi, oltre che a storie molto personali (come l'amore tra Aragorn e Arwen).

Completamente diverso, da questo punto di vista, è Lo Hobbit, il primo romanzo scritto da Tolkien, che costituisce in pratica l'antefatto de Il Signore degli Anelli.

In molti sono quelli che amano alla follia Il Signore degli Anelli ma non possono soffrire Lo Hobbit e viceversa, a causa della grande diversita` tra i due.

Lo Hobbit è una lettura veloce, pensata per un pubblico più giovane, dal ritmo sostenuto e piena di avvenimenti fantastici.

La storia narra del viaggio (ancora una volta, una cerca) dell'hobbit Bilbo Baggins, che si unisce a una compagnia di nani nel tentativo di recuperare il tesoro dei loro antenati, custodito dal drago Smaug.

E' nel corso di questo viaggio che Bilbo trova fortuitamente l'Unico Anello, aprendo la strada alle vicende de Il Signore degli Anelli.

Altra opera imponente e` senz`altro il Silmarillion.

Il Silmarillion, anche se apparentemente completo, deve molta della sua attuale presentazione al lavoro del figlio di JRRT, Cristopher, che ha curato l'opera.

Nonostante ciò, Il Silmarillion include all'interno brani che sono delle vere e proprie gemme, ed è una lettura consigliabile per chi, dopo aver letto Il Signore degli Anelli, senta il desiderio di conoscere meglio la Terra di Mezzo.

Abbastanza consigliabile anche il volume dei Racconti Incompiuti, che contiene brani di grande interesse, come il resoconto di alcune battaglie, alle quali nelle altre opere si accenna soltanto e piccoli saggi su alcuni degli aspetti più curiosi del mondo di Tolkien, come gli Istari (o Stregoni) e le Palantìri, le magiche pietre che consentono di vedere a distanza.

I Racconti Perduti e i Racconti Ritrovati sono invece consigliabili solo a chi debba scrivere una tesi di laurea su Tolkien, o non possa vivere senza sapere cosa annotava sul blocchetto mentre faceva colazione.