[MONOPOLI] La vera storia

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Prendendo spunto da una discussione su Monopoli che è iniziata nel forum, vi posto un interessante articolo apparso a suo tempo su GiocArea (e poi ripreso dal sito InGame) relativo alle origini del Monopoli.

Buona lettura!


LA VERA STORIA

Che ci crediate o no il MONOPOLI, simbolo del capitalismo occidentale, è nato come gioco di propaganda anti-capitalista: per la prima volta in Italia, Dan Glimne ci racconta i retroscena di questa storia misconosciuta.


MONOPOLI è diffuso "quanto la tivù e il frigo" nelle case di molte nazioni. È diventato il simbolo del capitalismo occidentale DOC, e di conseguenza ha avuto una dose di critiche anche superiore a quella che avrebbe meritato. Una delle prime cose che ha fatto Fidel Castro dopo aver preso il potere a Cuba è stato bandire il MONOPOLI e confiscarne tutti gli esemplari esistenti sull'isola. Nonostante incidenti come questo, oltre 125 milioni di copie di MONOPOLI sono state vendute in tutto il mondo fino a oggi. Questo gioco è stato pubblicato in più di 40 paesi e in oltre 20 lingue diverse; due esemplari speciali di MONOPOLI, da utilizzare in assenza di gravità, sono stati realizzati su commissione per la NASA. Nel 1963, quando i banditi della grande rapina al treno si nascosero in una baracca per le prime 24 ore di latitanza, passarono il tempo giocando a MONOPOLI con banconote vere: i due milioni di sterline del bottino! Ma chi è stato il vero inventore del MONOPOLI? Secondo una leggenda che viene spesso citata, si ritiene che il MONOPOLI sia stato ideato nel 1933 dal disoccupato Charles Darrow, durante la grande crisi americana: il tale, grazie a questo colpo di fortuna, sarebbe diventato multimiliardario e avrebbe vissuto felice e contento da lì in avanti. Questa, comunque, è una versione della verità dalle basi alquanto discutibili.

LA DONNA DIETRO TUTTO QUESTO

Il vero inventore del MONOPOLI è una donna americana che risponde al nome di Elizabeth Magie. Il 23 marzo del 1903 ella ha chiesto il brevetto per il suo THE LANDLORD GAME, o IL GIOCO DEL PROPRIETARIO TERRIERO.
Esso aveva un tabellone di gioco di quaranta caselle disposte lungo i bordi, quattro ferrovie, e dei valori delle proprietà che crescevano man mano che si avanzava lungo il percorso: proprio come nel successivo MONOPOLI.
Vi era anche qualche differenza: non c'erano carte, la casella di partenza era chiamata "Mother Earth" (La Madre Terra), le proprietà non avevano nomi e non vi si poteva costruire sopra né case né alberghi. Per cui non si potevano formare monopòli, il che era esattamente nelle intenzioni di Elizabeth Magie: ella non aveva creato il suo gioco per farci dei soldi, ma piuttosto per utilizzarlo come propaganda anticapitalistica!
La Magie era una donna indipendente e liberale, per i suoi tempi, ed era una sostenitrice dell'economista Henry George, creatore della teoria della tassa singola. Il dogma fondamentale di tale teoria era che la speculazione sulle proprietà terriere forma la base di tutti i problemi economici e sociali della società.
Magie aveva creato il suo gioco per mostrare come i proprietari terrieri potessero imporre affitti iniqui (e questo fu il motivo per cui ella incluse una casella Prigione nel tabellone: un qualche piccolo simbolo di giustizia doveva pur esserci!).
Il gioco della Magie non vide mai una pubblicazione vera e propria; ella fece a mano alcune centinaia di copie che furono vendute ad amici e a pochi negozi del Maryland e della Pennsylvania orientale.

IL GIOCO DIVENTA IL MONOPOLI

Negli anni '10 e '20, la Magie frequentò ambienti quaccheri e universitari ove il gioco si diffuse lentamente sotto forma di copie fatte a mano, che la gente cominciò gradualmente a modificare e a migliorare.
Qualcuno ebbe l'idea di dare alle proprietà dei nomi presi dalle strade del luogo, qualcun altro se ne uscì fuori con il concetto di "investimento" utilizzando dei piccoli segnalini che si piazzavano sopra le caselle delle proprietà: in pratica erano gli antesignani delle case e degli alberghi.
Un terzo inventò il principio dei monopòli: l'idea che le proprietà si potevano suddividere in gruppi e che potevano rendere affitti maggiori se si possedeva un gruppo nella sua interezza. Il gioco iniziò anche a essere conosciuto come MONOPOLY, nonostante la volontà della Magie che insisteva a utilizzare il nome THE LANDLORD GAME. Nel 1924, Elizabeth Magie chiese e ottenne un nuovo brevetto, per il suo gioco modificato secondo i principi esposti sopra.
La modifica più importante si era comunque intrufolata dentro al gioco in barba agli intenti dichiarati dalla Magie: la maggior parte della gente che giocava a MONOPOLI a quell'epoca lo vedeva ormai come un appassionante gioco sugli affari, e non come un'opera di moralizzazione contro i guasti delle speculazioni sulle proprietà terriere.

CHARLES DARROW "INVENTA" IL GIOCO

Charles Darrow, colui che ha veramente iniziato a mettere in moto la faccenda e che in seguito è stato per diversi decenni ritenuto ufficialmente l'inventore del gioco, si imbatté per la prima volta in esso nel 1933.
Egli era un ingegnere che, come milioni di altre persone, si era ritrovato disoccupato durante la grande depressione. Una sera, lui e sua moglie Esther ricevettero la visita di due buoni amici, Jeff Raiford e Charles Todd, che portarono con loro una copia fatta a mano del gioco. Esso aveva ricevuto nel frattempo ulteriori migliorie: erano state introdotte le "Probabilità" e gli "Imprevisti", e le case e gli alberghi potevano ora essere acquistati e costruiti sulle proprietà.
Rainford e Todd avevano copiato il loro gioco da una signora, Ruth Hoskins, che si era recentemente trasferita da Indianapolis ad Atlantic City, sulla costa orientale degli Stati Uniti. Charles Darrow rimase affascinato dal gioco e si fece rapidamente una sua copia.
Anziché cambiare i nomi delle proprietà prendendoli da Germantown in Pennsylvania, dove egli abitava, conservò i nomi delle strade di Atlantic City, probabilmente perché a quei tempi essa era la più rinomata località di villeggiatura degli Stati Uniti. Ironia della sorte, copiò un errore di trascrizione che Ruth Hoskins aveva commesso su una proprietà: scrisse Marvin Gardens anziché Marven Gardens (stiamo parlando della proprietà che corrisponde a Piazza Giulio Cesare nell'edizione italiana).
Uno dei servizi che Darrow rese al gioco fu comunque quello di disegnare un tabellone di gioco più attraente, ricorrendo alle sue capacità nel campo del disegno industriale. La sua versione viene ancora utilizzata al giorno d'oggi per il Monopoli americano. Anche l'errore di trascrizione è ancora lì!

DALLE COPIE A MANO AL SUCCESSO MONDIALE

Darrow aveva poco rispetto per i copyrights e per la proprietà intellettuale, ma aveva il bernoccolo degli affari. Riuscì a ottenere il copyright sulla "sua" versione e cominciò a vendere copie fatte a mano per due dollari e cinquanta cent l'una, prima ad amici e parenti e in seguito ai negozi locali. Quindi propose il gioco alla Parker Brothers, allora come adesso una delle aziende leader in America nel settore dei giochi, dichiarando di aver inventato lui il gioco. Esso venne rifiutato, sulla base del fatto che era troppo lungo da giocare e che le regole erano troppo complicate. Darrow non si scoraggiò: riuscì a farsi fare credito da un locale tipografo e gli ordinò l'incredibile quantità di 5000 copie. Esse vennero vendute tutte, in negozi e in grandi magazzini anche a una certa distanza da Germantown: perfino a Boston e New York. Messi di fronte a questo record di vendite, alla Parker Brothers cambiarono idea e firmarono un accordo con Darrow. La prima edizione Parker apparve nella primavera del 1935 e divenne il più grande successo statunitense di tutti i tempi nel campo dei giochi. Si è discusso parecchio sui motivi per cui il MONOPOLI è diventato un tale best-seller. Forse è semplicemente stato il prodotto giusto al momento giusto: grazie al MONOPOLI ci si poteva dimenticare per un poco la dura realtà della depressione e diventare per una serata un nababbo dell'alta finanza, l'equivalente di un Rockefellers o di un J. P. Morgan. Comunque sia, capitò proprio nel momento opportuno per la Parker Brothers, che era in attività già da oltre cinquant'anni ma che era anche stata duramente colpita dalla depressione. Entro l'autunno essa fu costretta ad aumentare la propria forza lavoro e a introdurre turni di lavorazione nei fine settimana per poter tener dietro alla domanda, che ormai aveva superato le 20.000 copie alla settimana! Il primo assegno di diritti d'autore per Charles Darrow assommava a oltre 7000 dollari: una fortuna, per quei tempi. Egli si ritirò dagli affari a 46 anni, sulla strada per diventare multimiliardario. Fino alla sua morte, avvenuta nel 1967, trascorse il resto della propria vita dedicandosi ai suoi passatempi: la coltivazione di orchidee e la fotografia.

UNA BRUTTA SORPRESA

Darrow richiese anche un brevetto per il MONOPOLI nel 1935, il che procurò una brutta sorpresa alla Parker Brothers: non solo Elizabeth Magie possedeva già due brevetti precedenti molto somiglianti, ma una piccola ditta del Midwest chiamata Knapp Electric aveva già pubblicato un gioco simile nel 1929, con il titolo di FINANCE (Finanza). La somiglianza non era affatto una coincidenza: il suo "inventore", Daniel Layman, aveva copiato il proprio gioco dai due fratelli di Ruth Hoskins!
La Parker si rese conto troppo tardi che Darrow non era esattamente l'inventore del gioco, e l'avvocato della ditta, Robert Barton, fu incaricato di cercare di tenere discretamente il potenziale scandalo lontano dalle orecchie della stampa.
Barton riuscì ad acquistare tutti i diritti sia di FINANCE che di THE LANDLORD GAME: questi ultimi da Elizabeth Magie per soli 500 dollari! Comprò inoltre tutte le copie dei due giochi su cui gli riuscì di mettere le mani.
La faccenda venne così messa a tacere, e ancora negli anni '80 la Parker continuava ad attenersi alla favoletta del tizio disoccupato ma pieno d'inventiva che si era imbattuto nell'idea del gioco del secolo e che grazie a ciò era diventato ricco e famoso.

IL GIOCO CONQUISTA IL MONDO

Per la fine degli anni trenta, i diritti del gioco erano stati venduti con successo e il gioco era in vendita in diversi paesi dell'Europa e del Sud America, ma era stato messo al bando nella Germania Nazista dal ministro della propaganda Goebbles perché troppo "giudaico-capitalista".
La cricca che circondava Giuseppe Stalin aveva già bandito il gioco in Unione Sovietica perché "un decadente strumento del capitalismo". Ancora oggi il MONOPOLI è ufficialmente bandito in Cina, nella Corea del Nord e a Cuba.
Esso è ovviamente una merce assai ricercata sul mercato nero. Bando o no, durante la seconda guerra mondiale i tedeschi hanno consentito che delle scatole di MONOPOLI venissero inviate ai prigionieri di guerra inglesi attraverso la Croce Rossa.
Questi esemplari alquanto particolari, più o meno ufficiosamente commissionati dal War Office, contenevano diversi elementi non elencati nel paragrafo "Materiali di gioco" del regolamento...
Come mappe di seta che mostravano le vie di fuga dai diversi campi di prigionia, lime d'acciaio, bussole, carte d'identità false, marchi tedeschi intrufolati in mezzo alle banconote di gioco. E così si diede un nuovo significato alla frase "Uscite gratis di prigione".

IL SEGRETO SVELATO

La storia "aggiustata" di Darrow e del MONOPOLI potrebbe essere ancora oggi la versione ufficiale degli eventi, se non fosse stato per il professore di Economia di San Francisco Ralph Anspach. Egli si oppose alla moltitudine di giochi sull'economia glorificanti il monopolio e produsse ANTI-MONOPOLY nel 1973. Alcuni giorni dopo che esso aveva raggiunto gli scaffali dei negozi, gli avvocati della Parker resero nota la loro opinione in proposito. Anspach rispose denunciando a sua volta la Parker, e così ebbe inizio una guerra lunga un decennio che attraversò diversi tribunali. La faida ricevette attenzione a livello nazionale. Nell'agosto del 1974 Anspach era ospite in un talk-show televisivo nell'Oregon, quando una donna telefonò per dire che la madre di uno dei suoi amici aveva giocato a MONOPOLI già negli anni '20. Per Anspach fu il primo bagliore del sospetto che non tutta la faccenda era chiara e limpida come veniva rappresentata. Cominciò allora a dipanare i fili: un paziente lavoro d'investigazione che nei due anni successivi lo vide viaggiare avanti e indietro per tutti gli Stati Uniti d'America, raccogliendo testimonianze e mettendo infine insieme diversi esemplari di vecchi tabelloni disegnati a mano. Anspach non è stata la prima persona a cercare di far luce sulla distorta storia del MONOPOLI, ma è certo stato il più testardo e quello che ha ottenuto più risultati. Il frutto delle sue ricerche è apparso sulle prime pagine dei giornali in diverse nazioni, il che dà una misura della popolarità del MONOPOLI. Si è anche dimostrata vera e propria dinamite nella prolungata guerra legale, che vide finalmente termine nell'aprile 1984 quando la Corte Suprema degli Stati Uniti diede ragione ad Anspach e all'ANTI-MONOPOLY. La faccenda venne ulteriormente sistemata in seguito con un accordo privato e ancora segreto fra la Parker e Anspach. L'ANTI-MONOPOLY poté nuovamente essere pubblicato negli USA e la licenza venne anche venduta all'estero in diversi stati dell'Europa occidentale. Ma quello che era iniziato come un tentativo di Golia di schiacciare Davide si era trasformato in un caso di portata internazionale, alla fine del quale i rappresentanti della Parker furono costretti ad ammettere il deliberato inganno.

NIENTE INFLAZIONE

L'inflazione non ha mai colpito il MONOPOLI, né negli Stati Uniti né in Italia: tutti i prezzi e le rendite sono rimasti immutati dal 1935!
Il MONOPOLI ha inoltre numerosissimi "fan club": il più conosciuto si trova a Detroit e organizza ogni anno il "Torneo Regionale del Nord-Ovest a Inviti", il più prestigioso dopo il "Campionato Statunitense".
È stato inoltre stabilito un certo numero di "record del MONOPOLI", come il tabellone più grande (286 x 233 metri), il tabellone più piccolo (25 x 25 millimetri), la partita più lunga in un ascensore (384 ore), su un albero (240 ore), sott'acqua (1080 ore), stando appesi a testa in giù (36 ore) o semplicemente la più lunga partita di tutte (1416 ore).

I NOMI DELLE STRADE

Fin dai giorni di Darrow, i nomi delle strade della versione ufficiale americana sono quelli presi da Atlantic City nel New Jersey. In altre nazioni si tratta solitamente di strade e luoghi della capitale locale. La proprietà più costosa nell'edizione americana, Boardwalk, si chiama Parco della Vittoria in Italia, Mayfair in Inghilterra, Rue de la Paix in Francia, Kalverstraat in Olanda, Arbat in Russia (dove il bando è stato tolto durante la perestrojka), Schlossallee in Germania, Paradeplatz in Svizzera, Paseo del Prado in Spagna, Norrmalmstorg in Svezia, Erottaja in Finlandia e così via. I nomi delle strade di Atlantic City sono stati mantenuti nell'edizione giapponese, ma la versione in arabo e quella in cinese fatta a Hong Kong utilizzano i nomi di Londra. Sono state pubblicate anche diverse edizioni ufficiali "locali", come una bavarese con le strade di Monaco e una catalana con le strade di Barcellona. Negli Stati Uniti, il MONOPOLI si sta avviando a diventare un'istituzione pubblica. Nel settembre del 1972, un membro della commissione dei lavori pubblici di Atlantic City ha proposto alla Giunta comunale di cambiare il nome di Baltic Avenue in Fairmount Avenue e quello di Mediterranean Avenue in Melrose. Entrambe le strade si trovano sul tabellone del MONOPOLI americano e corrispondono ai nostri Vicolo Stretto e Vicolo Corto. Quando la notizia giunse alla Parker Brothers, il Presidente della compagnia Edward Parker mandò una lettera carica di ironia al membro della commissione, mettendolo in guardia del fatto che se il cambiamento proposto si fosse davvero attuato ci sarebbero state ripercussioni "che avrebbero potuto scuotere le fondamenta stesse della tradizione americana". Questo fece sì che la questione diventasse di scottante attualità sulle prime pagine dei giornali e nelle televisioni di tutta la nazione. Gli uffici della Parker vennero inondati di migliaia di lettere e di telegrammi che dichiaravano appoggio. Gli studenti universitari, che non rinunciano mai a un'occasione per radunarsi attorno alle cause degli "oppressi" contro l'Estabilishment, formarono frettolosamente dei comitati come quello degli "Studenti della Princeton University per Salvare la Baltic e la Mediterranean Avenue". L'apice della controversia venne raggiunto l'11 gennaio del 1973 in un'audizione pubblica ad Atlantic City, che si sarebbe potuta facilmente scambiare per il luogo di una conferenza stampa presidenziale durante un'emergenza nazionale. Orde di giornalisti, fotografi e cameramen televisivi affollavano la sala. Il Vice Presidente della Parker, Randolph Barton, che era giunto in volo per l'occasione, si rivolse alla commissione con un appello eloquente: "Queste non sono semplicemente una Main Street o una Elm Street in una città qualsiasi; devono essere inserite nella stessa categoria cui appartengono luoghi come Broadway e gli Champs Elyses..." Quando finalmente si tenne la votazione, perfino il membro della commissione che aveva presentato la proposta votò contro di essa. Ad Atlantic City ci sono ancora la Baltic e la Mediterranean Avenue, e senza dubbio esse non verranno mai più messe a repentaglio. Ad Atlantic City, una targa in bronzo all'incrocio di Boardwalk e Park Place, le due proprietà più costose del tabellone americano, rende onore a Charles Darrow, che nonostante le rivelazioni è profondamente legato al gioco.

GLI ANEDDOTI

Nel 1961 ha avuto luogo un torneo-maratona di MONOPOLI all'Università di Pittsburgh, durante il quale la banca è rimasta priva di soldi. Gli studenti hanno mandato un telegramma alla Parker Brothers che, riconoscendo il potenziale in termini di propaganda, spedirono sacchi di banconote di gioco all'università utilizzando un furgone blindato dell'agenzia di recapito valori Brinks, scortato da guardie armate! Durante una partita di MONOPOLI tenutasi nel 1984 in una prigione di Ashville, nel North Carolina, uno dei prigionieri si è messo a litigare con uno dei suoi compagni di cella e si è tanto arrabbiato da ingoiare un certo numero di case e di alberghi. In seguito a ciò, lo si è dovuto ricoverare presso la locale infermeria. Il dottore che lo ha visitato non ha riscontrato motivi di preoccupazione, ma non è riuscito a resistere alla tentazione di scrivere sulla ricetta: "Andate in prigione direttamente e senza passare dal Via!"