Museo Montagna: mostra sui giochi

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Da: La Stampa
A un anno esatto dalla riapertura, seguita al restauro e riallestimento delle sale, il prossimo 11 dicembre 2006 il Museomontagna di Torino ha organizzato una serie di eventi per festeggiare la Giornata Internazionale della Montagna. In particolare inaugura una bella mostra, originale e particolarmente adatta al periodo prenatalizio. Oltrettutto affronta un argomento poco frequentato: “Le montagne per gioco”. Ovvero “tra le vette e le nevi dei giochi da tavolo”. Mostra che rimarrà aperta fino al 1° maggio...

«La montagna non è uno degli argomenti preferiti di inventori e editori di giochi e sembra quasi che gli autori abbiano sempre riscontrato una certa difficoltà ad affrontarla», annota Ulrich Schädler, curatore con Aldo Audisio della mostra . Se si considerano le migliaia di giochi messi in vendita, dai primordi della loro produzione commerciale nel XIX secolo ad oggi, ve ne sono relativamente pochi dedicati al mondo alpestre. Ma non è un caso: perché è un dato di fatto che nel gioco da tavolo le pedine sono spostate su un supporto ben strutturato. Il tabellone del gioco possiede sì una determinata lunghezza e una certa larghezza, ma non vi è l’altezza; e le pedine spostate sul tabellone si muovono avanti e indietro, di lato o in diagonale, ma raramente in su e in giù come gli esseri umani. Di conseguenza, il gioco da tavolo è in netto contrasto con la scalata della montagna. I monti si erigono da sempre dinanzi a noi. Sono alti, ripidi, aspri, inospitali, o spesso molto semplicemente insormontabili. Per dominarli, è necessario scalarli, ci si deve arrampicare. Come trasporre adeguatamente tutto ciò su un gioco da tavolo?

La storia, e di conseguenza l’esposizione, inizia in Gran Bretagna. Qui i giovani benestanti degli anni Sessanta dell’Ottocento, senza muoversi dalle loro case cittadine londinesi o dai palazzi immersi nel verde delle campagne, viaggiavano. Viaggiavano percorrendo tutta l’Europa. Viaggiavano per raggiungere le Alpi; per salire il Monte Bianco. Questo nuovo “Grand Tour”, immobile, vissuto sul tavolo di legno massiccio, lo si faceva lanciando i dadi e leggendo le descrizioni di un libretto dalla copertina verdina. Erano le avventure proposte da Alberth Smith nel suo The new Game of the Ascent of Mont Blanc; le stesse che gli adulti potevano rivivere nelle rappresentazioni che lo Smith teneva all’Egyptian Hall. Da qui, da questo gioco da tavolo, per dirla all’inglese board game, inizia la nostra avventura, il nostro percorso attraverso il mondo (reale o immaginario).
L’organizzazione di questa mostra, che presenta le raccolte appartenenti al Museo, porta alla rivalorizzazione delle “scatole di giochi”, vecchie e nuove, fino ad ora guardate con sufficienza, non apprezzate, forse perché non eravamo capaci di capire fino in fondo il loro valore. L’esposizione, un itinerario interminabile di caselle, pedine, dadi e traguardi raggiunti, fa scoprire anche gli angoli più inconsueti del mondo; ad esempio il Klondike, a cui il Museo ha recentemente dedicato una rassegna, percorso in modo parallelo, avanzando casella dopo casella verso l’oro. Sono anche stati trovati molti modi di salire, anzi scalare, l’Everest senza usare la piccozza e le corde reali, in altrettante proposte del mercato britannico-americano. Molte di più sono le occasioni per scendere con gli sci i pendii innevati delle tavole da gioco, lasciando la scia dalle Alpi alle montagne Nord-americane.
Sono davvero molti gli avvenimenti, e questa è una delle “scoperte” della mostra, che rivivono trasposti nei giochi da tavolo, dalla prima salita dell’Annapurna alle vittorie della campionessa di sci Nancy Greene, dalla processione rituale al Monte Fuji ai viaggi di Nansen in Artide, dal sorvolo dell’Antartide di Byrd a Stanley in Africa!
Ma il mondo dei giochi è fatto anche di tanti altri “viaggi” più rilassanti: in carrozza, in auto, in treno. Le mete: il Tirolo e la Baviera, l’Harz, la Svizzera con gli immancabili riferimenti alle cime e ai luoghi simbolo, con una descrizione geografica tale da far rivivere le emozioni e le sensazioni della scoperta di luoghi nuovi, come avviene nei viaggi reali. Oltre al Monte Bianco, non mancano poi le possibilità di salire con poca fatica, e nello stesso modo dell’Everest, la Jungfrau e il Cervino e tante montagne di fantasia. Agli avvenimenti si affiancano anche personaggi nati dall’immaginazione, da Topolino al Sergente Preston; e non poteva mancare Heidi, la pastorella svizzera.
La mostra – pur vincolata alla grande collezione del Museo Nazionale della Montagna, di cui è presentazione – costituisce il primo studio completo dedicato a un settore dimenticato e un po’ snobbato. Forse poco serio, ma molto educativo e, sicuramente, molto divertente. La raccolta del Museo torinese – parte dallo sterminato patrimonio conservato al Monte dei Cappuccini, un patrimonio diversificato e (spesso) anticonvenzionale – è nata per caso; si è arricchita con una prima ricerca; si è completata nella prospettiva dell’esposizione nell’ultimo decennio.
Oggi si contano circa 150 pezzi, dalla fine degli anni Sessanta dell’800 fino alle recenti Olimpiadi Invernali di Torino 2006; una raccolta tanto ampia da rappresentare un punto di riferimento per chi volesse studiare il fenomeno. 

Museo Nazionale della Montagna
Via G.Giardino 39 - Torino
Apertura al pubblico: dal martedì alla domenica, ore 9-19; chiuso lunedì.
Informazioni al pubblico:
Tel. 011.6604104 / Fax 011.6604622;
posta@museomontagna.org;
www.museomontagna.org.