PREVIEW - At the Gates of Loyang

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Con questo titolo Uwe Rosemberg (Bonhanza, Agricola, Le Havre) chiude, si dice, la trilogia del raccolto. Dobbiamo aspettarci un altro bel titolone, dopo i due precedenti? Andiamo a leggerci il manuale per capirlo.

Una importante informazione per rendervi il tutto più chiaro ci è data dall’autore stesso in fondo al manuale, chiarendo di aver concepito questo gioco PRIMA di Agricola. In effetti, leggendolo, sembra proprio che At the Gates of Loyang sia un anello di congiunzione fra la saga di Bonhanza e Agricola.
Il gioco si concentra infatti sulla piantumazione dei campi e sulla successiva vendita dei prodotti.
Ogni giocatore parte con un campo di nove spazi a sua disposizione. Questo, una volta piantumato, scandirà anche la durata della partita: potrete raccogliere come in Agricola un solo prodotto a turno dal vostro campo e, una volta vuoto, sarà l’indicazione che avete compiuto i nove turni di durata stabiliti.
Durante il gioco potrete acquistare anche degli ulteriori campi “liberi” di un numero inferiore di spazi, per coltivarci un tipo di ortaggio fra i sei che il gioco ci mette a disposizione (ok, potrebbero esserci dei cereali, ma non state a sottilizzare). Come in agricola vi basta comprare o acquisire in qualche modo un prodotto del tipo che volete piantare e collocarlo in un campo per moltiplicarlo, riempiendo, in questo caso, tutti gli spazi disponibili nel vostro campo (variabili a seconda della carta che vi siete procurati). Li raccoglierete poi uno a turno per venderlo a acquirenti di vario tipo.

CARTE, CARTE, CARTE
Acquirenti, campi liberi e aiutanti sono tutti rappresentati da carte che vi troverete a pescare e calare in genere con un ritmo di 2 a turno con un sistema originale (ma non abbastanza da perderci tempo a spiegarlo, visto che non è semplicissimo). Potrete aumentare questo ritmo di calata acquistando un “two pack”, cioè uno stock di 2 carte pescate a caso dal mazzo che saranno più o meno costose a seconda di quante carte dello stesso tipo saranno già in vostro possesso.
Oltre ai campi abbiamo menzionato venditori e aiutanti. Gli ultimi sono carte di tipo molto vario che permettono di migliorare la gestione dei vostri oggetti di gioco, interagendo a volte anche con gli altri giocatori con scambi e mezze ladrate.
Fra le carte utili, a fare categoria a parte, vi sono i banchi del mercato che vi permettono di scambiare vegetali con altri di tipo diverso.
I venditori invece sono sostanzialmente di due tipi: occasionali e abitudinari.
I primi danno condizioni di vendita migliori, ma soddisfarli trascurando troppo i clienti abituali vi porterà a pagare a questi ultimi penali di 2 monete alla volta.
Le modalità di soddisfazione dei clienti sono semplici: loro chiedono stock di verdure di loro gradimento e voi potete/dovete fornirgliele per venire ripagati con la cifra indicata (a volte variabile per condizioni secondarie).

SPERPERARE RICCHEZZE
Rimane da chiarire lo scopo del gioco, che non è, come sembrerebbe, accumulare soldi ma invece... spendere soldi.
Dovrete infatti avanzare più degli altri giocatori sulla strada del benessere, che è composta di mattonelle numerate in ordine crescente. Alla fine di ogni turno, pagando un credito potrete avanzare di uno spazio su tale track. Potrete poi pagare la cifra indicata sulla mattonella successiva per spostarvi lì sopra, e così via a seguire con costi sempre crescenti.

In conclusione questo pare un gioco carino e decisamente ben fatto. Sicuramente è stato anche molto testato, visto che l’autore ringrazia ben 257 playtester nella pagina finale delle regole. Mi piacerebbe veramente molto provarlo... ma non credo lo comprerò. Perché?
Perché sò che comunque finirò per preferirgli Agricola che ha una visione più estesa e promette una varietà di scelte maggiore (senza tener conto che preferisco Le Havre ad Agricola e tendo a giocare a quello, se ne ho il tempo). E perché allevare animaletti dentro i loro recintini è più appagante e attraente che riempire campi e campi di ortaggi che mai mangerò. Dite che questo è un problema mio? Bhe, certo. Ma questo è solo il mio personale punto di vista ;-)