Report di giochi provati ad Essen

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Con un pizzico di ritardo, ecco il mio report su alcuni giochi provati ad Essen e di cui s'è parlato poco o niente in Tana: The Manhattan Project, Texas Nukem, Rumble in the house, X-Wing, Masters of Commerce.

The Manhattan Project
Un gestionale dalle meccaniche tedesche ma dalla forte ambientazione, fattore per cui spicca senza dubbio di più. Come molti sapranno, si ambienta negli anni della seconda guerra mondiale, in cui si comincia ad annusare la possibilità di costruire una bomba atomica, e le nazioni fanno a gara per realizzare questa tecnologia.
La meccanica principale è semplicemente un worker placement, in cui i propri lavoratori possono essere di tre tipi: normali, ingegneri, scienziati. Per fare alcune azioni, servono quelli "lauerati". Per progredire si costruiscono degli edifici con una meccanica praticamente uguale a quella di Through the Ages/Stone Age (riga di carte con costi crescenti, quando se ne prende una le altre scalano e si rimpingua la riga). C'è un piccolo meccanismo di interazione diretta (si possono bombardare edifici altrui), ma dalla demo non mi è risultato chiaro quanto questa sia determinante.
In definitiva, il gioco di certo non eccelle per l'originalità delle meccaniche, ma sembra solido e ben fatto, a fortuna zero e con una buona profondità e rigiocabilità. E un'ambientazione senza dubbio affascinante. Il prezzo di 50 euro costringe ad un acquisto molto oculato, ma se fossero confermate le impressioni che ho avuto, confrontato con i prezzi attuali probabilmente quei soldi li varrebbe.
La foto che segue è della versione non definitiva: la grafica credo lo sia, i materiali sicuramente no.

Texas Nukem
Sedermi al tavolo e chiedere una demo di Texas Nukem è stata l'esperienza più imbarazzante della fiera. Un gioco che si presenta in una scatola di scarpe incollata male, con una stampa laser (molto carina l'immagine) incollata sopra con la vinavil e il titolo scritto a mano col pennarello sui lati. Dentro, un tabellone fatto (male) con lo strumento di disegno di Word '97, e una serie di cubetti tagliati a mano con un seghetto e colorati con gli acquerelli. Ah, dimenticavo, un mazzo di carte francesi (non so se incluse nella confezione, non mi stupirebbe il contrario). Insomma, ottimi materiali. Ma il gioco?
All'inizio della partita ci vengono consegnate delle carte alla Risiko che rappresentano le varie regioni (il tabellone è un planisfero suddiviso in varie regioni con una griglia a muro di mattoni): il primo che conquista le proprie, vince. Poi, ci vengono consegnate le carte da Poker, e il giocatore di turno deve scommettere su un qualunque territorio. La scommessa è fatta in cubetti. Seguendo le stesse regole del Poker Texas Hold'em, gli altri possono rialzare, poi si scoprono le altre due carte (una scommessa per ogni carta), poi si vede chi ha vinto. Chi ha vinto, piazza la sua scommessa nel territorio in questione: quei cubetti rappresentano le armate. Nei turni successivi, si può anche "attaccare" (cioè, scommetterci) un territorio già preso, e chi ha già armate lì parte con quelle armate di vantaggio.
Mi son chiesto: quanto mi daranno se mi porto via una di quelle scatole? E invece scopro che addirittura volevano da me 30 euro! Sorridendo cordialmente, sono fuggito da quello stand.

Rumble in the House
Questo è un party game estremamente semplice e veloce, forse un po' troppo. Ci sono delle carte e dei segnalini personaggio (a ciascuno dei quali è associato un tassello). Le carte rappresentano delle stanze di una casa viste dall'alto, e servono per comporre il tabellone di gioco. I personaggi vengono piazzati casualmente all'interno delle stanze e ogni giocatore riceve alcuni tasselli. I personaggi nei tasselli ricevuti sono i propri, e sono segreti. A giro, ogni giocatore muove un personaggio qualunque da una stanza ad un'altra oppure elimina un personaggio che si trovi in una stanza con un altro. Si prosegue così finchè non ne rimane uno solo (o due?). A seconda dell'ordine di eliminazione, ogni giocatore riceve dei punti (pochi i primi, tanti gli ultimi). Questa cosa si ripete per 3 turni, poi chi ha più punti vince.
Sembra una versione semplificata di Viva il re (alias King Up!), ma forse troppo: le stanze sono tutte uguali fra loro, i personaggi pure; non si hanno elementi per prendere delle decisioni sensate, così risulta tutto estremamente casuale. Potra anche essere divertente la prima partita, ma dubito che lo sia altrettanto la seconda (e dubito ancora di più che se ne faccia una terza).

X-Wing
Questo gioco è al centro di una polemica tra il nostro Andrea Angiolino (autore di Wings of War) e la Fantasy Flight. Non mi soffermerò sui dettagli di tale polemica. In effetti, però, le somiglianze di questo gioco con WoW sono lampanti, quantomeno nella meccanica che ne è alla base. C'è da dire, comunque, che oltre l'apparenza alcune differenze ci sono. Ad esempio, il turno non è simultaneo ma scandito da un numero sulla propria nave (la "esperienza del pilota"); la scelta della manovra, però, resta simultanea. All'inizio, ogni giocatore sceglie la propria manovra su una rotella, poi in ordine ognuno la risolve scegliendo il righello adeguato (ce ne sono di vari tipi: dritto, curva a destra/sinistra, curva stretta a destra/sinistra, di lunghezze 1-4). Dopo aver mosso, si può usare un'azione speciale (es.: "Manovra Evasiva: se nella fase Combat sei attaccato, ritira quanti dadi vuoi", oppure "Ripara 1 danno"... robe così), alcune delle quali sono esclusive della propria astronave. Poi, quando tutti hanno mosso, si esegue la fase Combat in ordine inverso. I combattimenti sono gestiti dai dadi (attacco e difesa, alla HeroQuest), anche qui con vari bonus/modifiche, tipo le abilità giocate prima o gli scudi. E si riparte.
In sostanza, mi è parso che di modifiche (o meglio, aggiunte) alle regole ce ne siano varie, ma il sapore è sempre quello di WoW. La caratterizzazione delle navi è la maggior peculiarità, in particolare le differenze tra ribelli e impero; chiaramente, la bontà del bilanciamento è cosa ben più ardua da valutarsi in una partita demo.
Le foto che seguono sono anch'esse di un prototipo, di cui ignoro cosa sia definitivo e cosa no.





Masters of Commerce
Per quanto mi riguarda, questo è il miglior gioco provato ad Essen. Come stile è senza dubbio un party game, ma un po' più lunghetto della media (circa un'oretta) e non si spiega in 30 secondi ma in 2 minuti. È un gioco di trattative in tempo reale, giocabile da 3 a 11 persone, in cui metà dei giocatori fanno i latifondisti, e metà i commercianti. I latifondisti hanno davanti a sé delle tessere che rappresentano le loro proprietà, di 4 colori diversi e in cui ci si può scrivere sopra con dei pennarelli in dotazione, tipo lavagnette. I commercianti hanno dei gettoni con il proprio simbolo, che possono piazzare sulle proprietà dei latifondisti, concordandone un prezzo per l'affitto (che i latifondisti scriveranno col pennarello sulla proprietà). La contrattazione tra mercanti e latifondisti si fa in maniera totalmente libera e in tempo reale, con una clessidra da circa 2 minuti. Finito il tempo, si aggiorna il valore delle proprietà tirando dei dadi e muovendo i contatori dei vari colori sulla tabella (tipica tabella di fluttuazione dei prezzi delle azioni nei giochi economici); ovviamente alcune azioni fluttuano più rapidamente (alto rischio), altri più lentamente (basso rischio). A questo punto, i commercianti ricevono le rendite per le proprietà che hanno affittato, secondo i valori appena aggiornati; poi, pagano ai latifondisti l'affitto secondo quanto scritto nelle proprietà. Ultima fase del turno, tra i latifondisti si fa un'asta per aggiudicarsi nuove proprietà estratte a caso. Questo si ripete per 5 volte.
Alla fine, chi tra i latifondisti ha più soldi, è il vincitore; chi tra i commercianti ha più soldi, è il vincitore. I due possono stringersi la mano e bearsi! Si, due vincitori.
Fresco, semplice, veloce, divertentissimo e molto originale. La fase di trattative, il cuore del gioco, diventa davvero un "mercato del pesce", soprattutto se si gioca in più di 7-8 persone. Davvero, a mio parere, uno dei pochi prodotti davvero originali che ho visto quest'anno. Il tutto con materiali di quantità e qualità eccellente (con tanto di zainetto serigrafato anziché una volgare busta, e sacchetti di stoffa al posto delle ziplock), che, paragonato alla media odierna, dovrebbe costare almeno 55-60 euro; invece mi è stato dato al prezzo di 25 euro. Contando che è un'opera prima di editore e autore, davvero hanno i miei più sentiti complimenti: lo porto in Italia più o meno con la stessa soddisfazione con cui l'anno scorso ho riportato The Resistance.

Per Masters of Commerce non ho foto, perché mentre giocavo ho pensato solo... a giocare! Però penso che a breve ne scriverò una recensione.