[Saranno Goblin] L'anno che verrà

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È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi, come credeva Cebes Tebano che primo in sé lo scoperse, ma lagrime ancora e tripudi suoi. Quando la nostra età è tuttavia tenera, egli confonde la sua voce con la nostra, e dei due fanciulli che ruzzano e contendono tra loro, e, insieme sempre, temono sperano godono piangono, si sente un palpito solo, uno strillare e un guaire solo. Ma quindi noi cresciamo, ed egli resta piccolo; noi accendiamo negli occhi un nuovo desiderare, ed egli vi tiene fissa la sua antica serena maraviglia; noi ingrossiamo e arrugginiamo la voce, ed egli fa sentire tuttavia e sempre il suo tinnulo squillo come di campanello” (cit. Giovanni Pascoli, Il Fanciullino, Pensieri e discorsi, cap. I). 

È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi, come credeva Cebes Tebano che primo in sé lo scoperse, ma lagrime ancora e tripudi suoi. Quando la nostra età è tuttavia tenera, egli confonde la sua voce con la nostra, e dei due fanciulli che ruzzano e contendono tra loro, e, insieme sempre, temono sperano godono piangono, si sente un palpito solo, uno strillare e un guaire solo. Ma quindi noi cresciamo, ed egli resta piccolo; noi accendiamo negli occhi un nuovo desiderare, ed egli vi tiene fissa la sua antica serena maraviglia; noi ingrossiamo e arrugginiamo la voce, ed egli fa sentire tuttavia e sempre il suo tinnulo squillo come di campanello” (cit. Giovanni Pascoli, Il Fanciullino, Pensieri e discorsi, cap. I).

Ho sempre rivisto tanto del mio modo di essere in questo passo, credo che riuscire a rimanere - negli anni e con la crescita e la “dolorosa” scoperta del mondo in un angolo anche recondito di noi stessi - bambini dentro o quanto meno a perseverare un po’ della stupenda infinita meraviglia che li contraddistingue, dia un senso alla vita nel quotidiano, anche nelle “cose serie”.

Sì, perché in fondo con il tempo, le delusione, l’abitudine alle cose, tutto perde in parte il gusto della nuova scoperta che illumina gli occhi dei bambini quando la fanno.       

Beh, forse mi sbaglio, ma credo di condividere con tante persone che scrivono nel forum e che non conosco personalmente, questo sentimento, baluardo a difesa dell’essere bambini nel giocare, perché il gioco, riprendendo il concetto di cui sopra, è “una cosa seria”.

Essere bambini nell’aspettare l’uscita di un titolo, nel confrontarlo con altri simili, nel commentarlo, rigiocarlo e viverlo, anche se si hanno già visto e provato milioni di giochi. Tutto senza perdere quell’aspetto romantico ed unico che quel “suo tinnulo squillo come di campanello” che alberga dentro di noi (ma non sempre siamo in grado, o meglio abbiamo voglia di ascoltare) ci riesce a comunicare e che noi, di riflesso, trasmettiamo ad altri.

In questo, nella continua ricerca di quel “tinnulo squillo” ho imparato ed imparo sempre ogni giorno da mio figlio, cercando di mantenere per quanto mi è possibile, la “sua antica serena maraviglia”.  Con lui gioco a tutto, a calcio, alla play (a due giochi in realtà, ma uno di questi bandito dalla mamma che lo nasconde per casa per evitare di farcelo provare), lego, playmobil con pirati ed annessi, macchinine ed altre duecentomila cose che ora non mi sovvengono (mentre sto scrivendo mi continua a chiamare per il subbuteo). Ma, soprattutto, passiamo tanto tempo anche sui “gioconi” (come li chiama lui) che sono la mia passione. 

In effetti, questi (con il commodore 64 preso nell’84 al posto della play) erano – o in fondo sono sempre stati - anche i miei giochi…Ricordo tra gli altri ed in ordine sparso, cluedo, super cluedo, scotland yard, sherlock holmes, crack, pac-man, brivido, life, quel gioco tipo cluedo ambientato in cina di cui non ricordo il nome, tantissimo subbuteo, oro nero, pochissimo risiko (che non mi è mai veramente piaciuto), hero quest e tutti i d&d, quelli con le scatole rosse, blu e azzurro, un gioco di ruolo sul calcio da me inventato e con il quale ce la siamo spassata per anni e, più recentemente durante i primi anni dell’università la terza edizione di d&d, la prima con i libri rilegati. Poi un lungo stop fino al “rinascimento” del 2013.

Una volta però quando ero piccolo io, i bambini giocavano tra loro (tanto anche in cortile) o da soli, meno – molto meno – col papà e la mamma. Se avete fatto caso, invece, oggigiorno sono rari i bambini che non giocano coi loro genitori, mentre appunto una volta accadeva l’esatto contrario per varie ragioni. Più in generale, peraltro, adesso, diversamente che ai “miei tempi”, c’è molta più attenzione educativa (troppa talvolta) verso i figli, cosa che spesso porta ad eccessi (oddio non si può fare questo, quell’altro, non si può andare in quel posto, è troppo faticoso far viaggiare i bambini, c’è bisogno dei giusti spazi, dei giusti giochi, si deve sempre e comunque mettere in discussione i metodi della maestra dell’asilo o delle elementari ecc…) che mai condivido e sovente animano confronti con i miei coetanei figliati come il sottoscritto. Il giocare insieme, invece, rappresenta non solo un divertimento, ma una splendida occasione di crescita per entrambi.  

Tornando a noi, per quel che riguarda in particolare i “gioconi” non ho "iniziato" Alessandro (sei anni al primo di dicembre) in nessun modo. Lui, vedendo il papà "rapito" dalla sua passione (per me, come dicevo, ritrovata di recente visto che la prima storica partita del mio gruppo - a Puerto Rico - risale al mese di maggio 2013), ha progressivamente cominciato ad emularmi, inizialmente anche solo osservando la meticolosa cura nel riporre i componenti dei giochi dentro le scatole e quest'ultime, ordinatamente, nell'armadio.

Progressivamente la curiosità l'ha spinto ad aprire da solo quelle scatole (sotto l'occhio vigile della madre che vegliava sull'incolumità dei giochi in mia assenza) ed a guardare semplicemente carte, puzzilli legnosi ed amenicoli vari.

E' singolare come, nonostante abbia discreta cura delle cose a cui tengo, non sia mai prevalso l'istinto protettivo di preservare l'incolumità dei giochi dalle unniche e barbariche spogliazioni che l'accesso di un "bimbo curioso" di 4/5 anni avrebbe inevitabilmente potuto causare.

Questo perché, nonostante mio figlio sia abbastanza disordinato (come tutti i bimbi di quell'età) nonché dotato di esuberanza a tratti incontenibile, ha sempre avuto molto rispetto dei miei giochi vedendo e comprendendo la mia "venerata" passione che, al pari di tanti goblin ludicamente più "maturi" di me, ho anche solo per la scatola di cartone e per il "profumo" che ne fuoriesce.

In particolare la  fase di defustellazione del nuovo gioco di turno è entusiasmante (anche per me ovviamente) al pari dell’emozione (sua e mia nell’osservarlo) di aprire per la prima volta la scatola, di estrarre diligentemente e con cura i vari componenti e di vederli sparpagliati sul tavolo o più spesso per terra dove ama giocare. 

Tra l’altro, ribadisco che nonostante il suo modo di fare un pochino incauto e maldestro nei movimenti, Ale non ha mai incredibilmente e con mio grande sollievo fatto alcun danno.

Progressivamente, vedendomi studiare i nuovi regolamenti (con tabelloni stesi) del gioco di turno, ha avuto modo di apprendere le varie tematiche ed incuriosirsi maggiormente su quelle che lo attraevano di più. Per dirne una, ha imparato a conoscere dalla scatola e dai disegni tutte le razze di Terra Mystica ad esempio....."papà, papà quelle sono le auren?"

Inoltre è sempre stato reso partecipe a tutte le dinamiche connesse all'organizzazione delle partite settimanali e da tutto il carrozzone ludico che ne consegue (magari la pizzata di turno pre o post partita). 

Questa "spinta" lo ha portato a provare di suo qualche gioco, inadatto "sulla carta" alla sua età, ma che lo ha invero molto divertito, ovviamente con l'aiuto e il sostegno mio e della mamma.

Le primissime partite "vere" le ha fatte a Carcassonne con la precisazione che, alla lunga, l'attenzione e la voglia progressivamente calava anche se ho notato che, crescendo, ha maturato una "resistenza" più proficua in questo senso.

E' evidente, infatti, che i bambini, ed Ale non fa eccezione, tendono comunque spesso a distrarsi e faticano a mantenere una concentrazione continua, anche se finalizzata al gioco

Abbiamo provato anche giochi più appetitosi per un bimbo come ad esempio riff raff che con la sua barcona di legno è fantastico da vedere, ma ha sempre preferito giocare ad altro. I coloni di catan adesso, come dicevo, lo riesce a gestire da solo anche con una discreta capacità strategica (anche se negli scambi di carte è facilmente convincibile eh eh eh).

 

A Fantascatti è un drago ed è difficilissimo batterlo.

Quando la scorsa estate mi sono cimentato in Brass, mi ha aiutato a "testare" dal vivo l'incasinatissimo regolamento disponendo le tessere e simulando una sorta di partita, cosa utile anche per me per vedere come "girava". Anche in questo caso è rimasto molto colpito tanto che mi è capitato di tornare dal lavoro con lui che apriva scatola e tabellone ed impilava le tessere industria...

 

Nell'ultimo periodo mi continua a chiedere (anche ieri) di poter presenziare alla partita serale infra-settimanale (cosa ovviamente impossibile) “perché, papà visto che adesso so giocare [...]"....

Gli piacciono molto il classico Monopoly ed una versione Monopoly Cars dedicata al famoso cartone.  Recentemente si è avvicinato a Bang! che lo diverte moltissimo (anche nelle varianti in 2 ed in 3 giocatori che sono quelle che per ovvie ragioni proviamo più spesso), anche se ho constatato che quando la partita con amici diventa più, diciamo così, dispersiva nelle modalità dei turni, tende a distrarsi ed a divertirsi meno. Se non è al centro dell’attenzione, insomma, ne risente. Un altro gioco che ha consumato è il Mercante in fiera attratto dai bellissimi disegni delle carte e dalla suspance progressiva fino alla scoperta delle carte vincenti (o perdenti).  

Inoltre aggiungo ancora che va un po’ a cicli e periodi il favore verso l’uno o l’altro gioco. Quando si fissa è difficile schiodarlo su qualcosa d’altro obbligati a “spararsi” tipo 10 partite di fila ai coloni, piuttosto che al diverso gioco del momento.


E' evidente che la partita con lui sia “sui generis”e implichi un impegno particolare, ma mi gratifica molto vederlo divertito e stimolato così come lo è stato quando lo abbiamo portato a Modena alla play...

Un ultima cosa la voglio dire sulla sconfitta…a mio figlio non piace perdere (come a tutti i bambini penso ed anche a molti grandi) e questo ogni tanto genera reazioni un po’ eccessive, anche se la promessa di una nuova partita fa passare subito il momentaneo dispiacere.

Concludo dicendo che la mia esperienza può dirsi del tutto positiva e che non ci sia stata nessuna "forzatura" nell'avvicinarlo a questo mondo, d'altro canto anche nei gusti e come dice mia nonna, i geni non sono acqua (molto più complesso con la mamma piuttosto....che comunque ogni tanto si "presta" allo scopo).

Penso che andando avanti di questo passo magari tra qualche anno o, per riprendere il titolo dell’articolo e dirla in modo più poetico, l’anno che verrà, sarà in grado di prendere parte a qualche partita "competitiva" e, soprattutto, di divertirsi come già fa ora, in modo pienamente consapevole e partecipe. Sarà un goblin? Non si sa, ma certo per ora si diverte moltissimo….

 

 

Commenti

Mi ritrovo perfettamente nella citazione del buon Pascoli, che ho avuto modo di ripetere parecchie volte nel corso del tempo. Ho anche io un bambino (di 10 anni) col quale gioco tantissimo (mi ritrovo anche nelle considerazioni sulle differenze tra la nostra infanzia e la loro) ed al quale ho proposto nel corso del tempo diversi giochi con una ottima risposta. Il mio ha iniziato con il Labirinto Magico e poi Munchkin, una versione addomesticata di Heroquest e poi Dungeonquest, Talisman e tanti altri. Da qualche tempo fa le sue scelte consultando le recensioni pubblicate sulla Tana: così sono arrivati Ticket to Ride Europe (l'anno scorso) e per questo Natale Smallworld e la Furia di Dracula. Spero che il fanciullino sopravviva in lui come è sopravvisuto in me e spero che un altro goblin cresca allegro e giocoso...

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