[Saranno Goblin] Il germe del giocatore

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 Questa è una storia vera.

I fatti esposti sono accaduti nel 2015 a La Spezia.

Su richiesta degli interessati, sono stati utilizzati nomi fittizi.

Per rispettare autori ed editori, tutto il resto è stato fedelmente riportato. 

 

 

Questa è una storia vera.

I fatti esposti sono accaduti nel 2015 a La Spezia.

Su richiesta degli interessati, sono stati utilizzati nomi fittizi.

Per rispettare autori ed editori, tutto il resto è stato fedelmente riportato. 


Quando la nipote di Spartan gli ha chiesto Monopoli per Natale, il giocatore dentro di lui ha bestemmiato urlando. 

Ma non si può urlare improperi in faccia a una bimba di otto anni, non quando ti consegna la letterina per Babbo Natale. 

Non le si può dire che Monopoli è il Male, che lei non vuole realmente Monopoli, ma che è protagonista involontaria di un Food Chain Magnate fatto di pubblicità e grande distribuzione che le ha solo fatto credere di volere Monopoli. 

Alla bimba che ti guarda con occhi speranzosi, questo non lo puoi dire. 

L'unica cosa che puoi mormorare a denti stretti è un “la darò a Babbo Natale”.

Che cos'è il genio? É fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione. 

E così, di getto, Spartan aggiunge: “però guarda che Babbo Natale ti porterà il Monopoli, ma l'elfo che lo accompagna ti porta il cazzo che gli pare un gioco che vuole lui. Non si può chiedere nulla all'elfetto: è dispettoso e fa di testa sua”.

Così assieme a Monopoli, accolto a braccia aperte e con occhi lucidi, arriva Splendor, tra la curiosità e la sufficienza.

Monopoli viene aperto, apparecchiato, giocato... almeno fino a mezza partita, che muore tra la noia e gli sbadigli, risultando indigesto come la decima fetta di panettone dopo il cenone di vigilia.

Allora, timidamente, si passa a Splendor, con quelle fiches pesanti, quelle belle carte illustrate, la spiegazione semplice e veloce e il gioco intrigante, non banale, che stimola il cervello al posto della mano che tira i dadi da Parco della Vittoria alla Prigione. 

É un successo immediato, che fa fare capolino anche alla zia e agli altri parenti, li fa sedere, a turno, ad ammirare l'eleganza e la bellezza di un gioco moderno, frutto di 100 anni di evoluzione ludica.

Monopoli è presto dimenticato, nell'angolo che gli compete, legge del contrappasso rispetto al luminoso scaffale del supermercato, quello ad altezza occhi. Dimenticato, nell'inconscio riaffiora un ricordo soppresso. Un paio di anni fa, facendo la spesa, mi sono trovato davanti agli occhi una pila di scatole identiche, con un cartello davanti: “Gioco in Scatola novità 2014: Scarabeo, nuova edizione!”. Novità. 2014. Scarabeo.

Alle partite di Natale, mi racconta Spartan, ne seguono altre nei giorni seguenti, con i parenti e con le amichette, anche loro introdotte a questi “nuovi giochi moderni di cui non conoscevamo l'esistenza epperò come sono belli”.

In arrivo anche La Boca e Patchwork, tanto è stato il successo.

Non tutti hanno dentro di sé il germe del giocatore. Ma quelli che lo hanno vanno coltivati. Non possiamo farlo soffocare e morire con Monopoli&Co. C'è un mondo di giochi che aspetta di essere scoperto anche da chi ne ignora l'esistenza, sempre più spesso grazie a un elfo (o a un goblin) con un po' di intuito e buona volontà.

Commenti

Ritratto di Agzaroth
Agzaroth

Non è questione che sia bello o brutto. Ma che sia spacciato come l'ultima novità ludica. Si tiene fermo tutto il mondo ludico italiano, in questo modo, non si alimenta la cultura e la ricerca dell'innovazione.

(noi) non indulgemmo né a noi stessi né ad altri
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Zephiro

Si ma Splendor, boh, non è che sia poi sta cosa eh.
D'accordo meglio di Monopoli (dubito ci sia di peggio, forse la tombola? Risiko?).

Invece Scarabeo è tutt'altra cosa.
Si è vecchio e allora?
Gli scacchi sono PIU' vecchi, che facciamo? Li buttiamo?
Scarabeo è un gioco di abilità, la mente è impegnata, servono abilità visiva, conoscenza delle parole, capacità tattica. Scarabeo è un OTTIMO gioco cari i miei ragazzetti.

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Ritratto di pennuto77
pennuto77

Davanti ad uno scaffale di un negozio di giocattoli una mamma cerca di convincere il figlio a non prendere un gioco pessimo di cui ora neppure ricordo il nome.......io passo, ascolto e timidamente la butto lì: i miei figli hanno un'età molto simile (eravamo sui 6 anni circa) e si divertono moltissimo con questi! Ed indico timido Splendor e Gino Pilotino.....
Il piccolo non sembrava convinto ma magari alla mamma ho messo in mente un semino che un domani......

matteonarde

"Cara che ne dici? Giochiamo a questo gioco?..."
"No... che p..."
"Che ne pensi di questo?"
"Mmmh, uffa no!"
"Se vuoi possiamo fare insieme quest'altro gioco..."
"Mmmh..."
"Oggi proviamo questo? C'è un po' da ragionare ... però..."
"Dopo, forse... vediamo..."
... alla fine, dopo tante ed insistenti richieste di sedersi ad un tavolo, ho scoperto che a mia moglie piacevano gli "American"...! aaahhh! e adesso sono costretto ad assecondarla... sigh!

m@

La perfezione nel design si ottiene non quando non c'è nient'altro da aggiungere, bensì quando non c'è più niente da togliere (A Saint-Exupéry)

Signor_Darcy

Capiterà anche a me, qualche occasione. Ci ho provato nelle feste coi miei cuginetti e Bang!, ma uno di loro - incredibile dictu - ci aveva già giocato. E niente, abbiamo fatto una bella partita.

Non vogliamo male a Monopoli, comunque: non dimentichiamo mai l'età che ha; e poi io mi diverto ancora, durante quelle rare partite.

Comunque Vlaada sarà un successo.

RupanSansei

Complimenti Agz per la testimonianza !!!
Nel mio piccolo cercherò di fare come il papà della piccola, e diffondere un po' di sana cultura goblin :-)

Nell’uomo autentico si nasconde un bambino: che vuole giocare.

Ritratto di Krell
Krell

Con mia figlia e' difficile perche' si distrae sovente, con il suo cuginetto, il germoglio sta crescendo e per il suo compleanno (a febbraio) ho gia' in mente di regalargli un bel giochino (che faccia concorrenza al suo[mio] adorato Super Farmer). Sopresa di queste vacanze invernali: alberghetto in montagna: bufera di neve. Tiro fuori Dead of Winter, giocato con giacche e moonboots. Occhi sgranati, sembra complesso, si' ma i dadi, oddio come si fa....successo immediato!

romendil

Qualche giorno prima del 6 gennaio, da Rocco Giocattoli. Un tizio sui 50, davanti al settore giochi da tavolo, era al telefono con la moglie perché doveva comprare un "monopoli giro del mondo" ma l'unico che c'era era abbozzato... E cercava di capire se prendere quello o invece un altro monopoli che ora neanche mi ricordo. Poco più in là c'era un Ticket to Ride che lo guardava di nascosto e che lui ovviamente neanche aveva considerato. Per un attimo ho pensato di agire, ma poi ci ho ragionato e ammetto di non dato quel consiglio. Perché? Perché sono sicuro che mi avrebbe maledetto per avergli fatto buttare soldi su un gioco con troppe regole che lui non sarebbe riuscito a spiegare alla bimba che lo avrebbe ricevuto... Il problema non è il gioco ma la cultura ludica, la voglia di osare ed impegnarsi per avere qualcosa di più

RòmeNdil (goblin chierico), ultimamente ho giocato a:
//goo.gl/163wiY)
"L'importante non è né vincere, né partecipare: è divertirsi, davvero!"

Ritratto di lostruzzo
lostruzzo

Ultimo episodio:
Cenone di capodanno. Tre coppie di amici più uno dei figli che ha già 8 anni e che quindi non può essere lasciato in un angolo o sparato davanti alla televisione.
Qualcuno miracolosamente dice "Dai facciamo un gioco", intendendo naturalmente Trivial pursuit o Taboo o affini.
Io tiro fuori il caro vecchio Dixit. Vedo sguardi carichi di pregiudizio e di "Minchia che palle". Però fortunatamente mi vogliono bene e quindi mi lasciano fare, sopporteranno il supplizio.
Dopo due turni il giudizio unanime è "Però, che bello questo gioco". Alla fine della partita abbiamo prima giocato a "Nome in codice" (accoglienza fredda, forse ha bisogno di più rodaggio) e poi abbiamo dovuto fare una seconda partita a Dixit. La serata si è conclusa con la minaccia da parte del bambino "Veniamo a casa vostra tutti i giorni a giocare a Dixit".
Ce ne siamo tornati a casa consapevoli di avere fatto il nostro dovere di missionari ludici.