Domanda da 1.000.000,00€

Discussioni e considerazioni su definizioni, terminologie, classificazioni, concetti e questioni di filosofia del gioco.

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Messaggioda odk » 20 nov 2008, 18:53

Ma secondo me è difficile dare un prezzo alla propria soddisfazione,

quanto vi sentite soddisfatti dopo aver fatto l'acquisto e siete ancora al bancone pregustando il momento del gioco, personalmente molto, quanti di voi dopo aver comprato un gioco lo rivendono perchè non piace e magari non lo hanno giocato almeno una volta?

i soldi sono fatti per spendere se compri a scatola chusa significa che il valore che dai ai soldi è minore e sai che potresti beccare la Sola.

Detto questo poter allietare i miei amici (Niubbussimi) mi ripaga se nn la prima la seconda volta quando mi dico no ma quel gioco dei cosi quando lo rifacciamo?

La soddisfazione personale è tale da essere personale quindi difficilmente parametrabile.

ODK
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Re: ...

Messaggioda theclapofonehand » 25 nov 2008, 20:58

aledrugo1977 ha scritto:il produttore deve essere concorrenziale sul prezzo (assieme a tutta la filiera di distribuzione). Il costo finale del gioco segue regole a sé ipotizzando un mercato sano.

Il discorso di ammortamento è del tipo

caso favorevolissimo:

A
costo 50 euro
10 partite da 2 ore=20 ore di gioco
rapporto costo/ore d'uso= 2,5 euro

caso sfavorevolissimo

B
costo 10 euro
1 sola partita interrotta a metà perché il gioco fa schifo, 30 minuti= 30 minuti di gioco
rapporto costo/ore d'uso=20 euro

il gioco A ti è costato 2,5 euro all'ora
il gioco B ti è costato 20 euro all'ora

Ora se paragoni il costo medio di un'uscita la sera (cinema? pizza? museo? discoteca? pub?) puoi abbozzare un confronto di costo opportunità del capitale.

esempio:
cinema: 7 euro per 2 ore= 3,5 euro all'ora
pizza: 15 euro minimo per 2 ore= 7,5 euro all'ora
discoteca: 30 euro minimo per 3 ore= 10 euro all'ora
ecc.

Puoi confrontare questi costi orari e farti una scala di "divertimento" personale.
E' ovvio che se al gioco A ha fatto 10 partite o sei un masochista o ti piace da matti. Quindi per divertirti spendi 2,5 euro all'ora.
Il gioco A è un ottimo investimento per il tempo libero.


Aggiungerei negli ammortamenti la possibilità di rivendere il gioco dopo l'uso, sopratutto nel caso di acquisti indesiderati, così facendo si riesce a recuperare una media del 50% di quanto investito...
aloa
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Re: ...

Messaggioda Iup » 26 nov 2008, 12:47

theclapofonehand ha scritto:
aledrugo1977 ha scritto:il produttore deve essere concorrenziale sul prezzo (assieme a tutta la filiera di distribuzione). Il costo finale del gioco segue regole a sé ipotizzando un mercato sano.

Il discorso di ammortamento è del tipo

caso favorevolissimo:

A
costo 50 euro
10 partite da 2 ore=20 ore di gioco
rapporto costo/ore d'uso= 2,5 euro

caso sfavorevolissimo

B
costo 10 euro
1 sola partita interrotta a metà perché il gioco fa schifo, 30 minuti= 30 minuti di gioco
rapporto costo/ore d'uso=20 euro

il gioco A ti è costato 2,5 euro all'ora
il gioco B ti è costato 20 euro all'ora

Ora se paragoni il costo medio di un'uscita la sera (cinema? pizza? museo? discoteca? pub?) puoi abbozzare un confronto di costo opportunità del capitale.

esempio:
cinema: 7 euro per 2 ore= 3,5 euro all'ora
pizza: 15 euro minimo per 2 ore= 7,5 euro all'ora
discoteca: 30 euro minimo per 3 ore= 10 euro all'ora
ecc.

Puoi confrontare questi costi orari e farti una scala di "divertimento" personale.
E' ovvio che se al gioco A ha fatto 10 partite o sei un masochista o ti piace da matti. Quindi per divertirti spendi 2,5 euro all'ora.
Il gioco A è un ottimo investimento per il tempo libero.


Aggiungerei negli ammortamenti la possibilità di rivendere il gioco dopo l'uso, sopratutto nel caso di acquisti indesiderati, così facendo si riesce a recuperare una media del 50% di quanto investito...
aloa


Inoltre dividerei per il numero dei giocatori.
Un gioco da 50 € in 5 sono 10€ a testa. Anche se giocato una sola volta, meno di una pizza + birra.
A mio parere il gioco unplugged dal punto di vista economico non ha rivali (inoltre è anche un discreto "investimento" perché dopo 10 anni circa potrebbe valere più di quanto speso). Però è ovvio che una vita sociale e intellettuale sana ha bisogno di esperienze diverse e quindi giocare e basta non lo trovo giusto.
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Messaggioda Futuroinfinito » 15 dic 2008, 15:57

Ci sono giochi che ho usato decine e decine di volte e giochi che non ho nemmeno ancora provato (almeno una decina in libreria): manca il tempo, mancano persone che abbiano voglia di giocare quando ne ho voglia io.
Forse comprare troppo è inutile. Per esempio alla mia ragazza più titoli propongo meno le viene voglia di giocare. Se invece le piace un gioco, mi chiede per una settimana di fila di rigiocarlo. Poi si rompe e finisce li.

IN ogni caso: basta!

Basta pensare ai giochi come a prodotti commerciali!
I giochi sono ormai dei prodotti culturali e quindi vanno pensati in modo culturale. davvero quando uscite da un cinema o finite un libro pensate: "soldi ben spesi"? I soldi ben spesi (o spesi male) sono quelli destinati all'acquisto di mezzi per ottenere dei fini. Dal mio punto di vista un gioco, un film o un romanzo non sono dei mezzi (per far passare il tempo di una serata) ma fini, scopi. A cosa mi serve andare a lavorare, a cosa mi serve sopravvivere? Ci saranno pure delle cose per cui vale la pena vivere, no? Oppure tutto è relegabile nella categoria "mezzi"?
I soldi sono un mezzo. Lavorare è un mezzo. I prodotti culturali rientrano nei fini. Quindi io di un gioco valuto (se proprio devo valutarlo) la bellezza, l'esperienza interessante che può dare, ecc...
Forse sarebbe ora di suddividere i commenti in commenti ai prodotti culturali e commenti ai prodotti commerciali, con questi ultimi indirizzati esclusivamente alle case editrici.

Commento culturale:
Agricola è un bel gioco, innovativo da punto di vista dell'ambientazione, ma stantio nelle meccaniche (che comunque funzionano molto bene), tranne che per la distribuzione iniziale delle carte. Le illustrazioni sono molto carine e permettono di immedesimarsi bene.

Commento commerciale:
Agricola si presenta con una dotazione molto completa che soddisfa il gusto di molti giocatori, inoltre nella versione de luxe sono presenti anche delle pedine sagomate molto carine. Il gioco si inserisce nel filone dei gestionali complessi e può sostituire Puerto Rico nelle vendite di questo settore per almeno due anni.

Nemo NemoN (il mio parametro per i giochi è nascondino, cui do 10, per quelli da tavolo è Puerto Rico cui do 8)

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Messaggioda Iup » 19 feb 2009, 14:03

Futuroinfinito ha scritto:
IN ogni caso: basta!

Basta pensare ai giochi come a prodotti commerciali!
I giochi sono ormai dei prodotti culturali e quindi vanno pensati in modo culturale. davvero quando uscite da un cinema o finite un libro pensate: "soldi ben spesi"?


Sono d'accordo che siano prodotti culturali ma certo valuto anche quanto mi diverto e a che prezzo. Voglio dire se una cosa mi piace ma costa troppo magari ne scelgo un'altra che costa meno... Se dovessi acquistare un libro dal prezzo proibitivo per poi rimanere deluso dalla lettura, non solo mi incazzerei per il tempo perso ma anche per i soldi buttati. Lo stesso vale per il cinema, una mostra d'arte e per un gioco.
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Messaggioda Futuroinfinito » 19 feb 2009, 18:23

Sono d'accordo. Questo discorso però riguarda l'aspetto commerciale di un prodotto. In un'altra discussione molto recente, cui ci siamo spostati per parlarne, si proponeva di mettere maggiornemente l'accento sull'aspetto culturale di un gioco, sul suo contenuto e sulla sua forma, e non tanto sulla sua commercializzazione. Guarda i titoli delle altre discussioni filosofich, ce n'è proprio una recente che analizza questa cosa.

Nemo NemoN (il mio parametro per i giochi è nascondino, cui do 10, per quelli da tavolo è Puerto Rico cui do 8)

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