Essere o non essere...

Discussioni su tutto ciò che circonda il mondo dei giochi e che non trova spazio nelle altre sezioni del forum, come classifiche e collezioni ma anche discussioni e considerazioni su definizioni, terminologie, classificazioni, concetti e questioni di filosofia del gioco.

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Essere o non essere...

Messaggioda theclapofonehand » 10 ott 2006, 14:41

Riporto in questa sezione del forum questo mio sfogo, che era stato erroneamente indirizzato a "Quelli del processo..." e giustamente reindirizzato in un luogo più consono all'argomento trattato:

L'idea del processo ai giochi è decisamente solleticante ma...
avrei una proposta.
Apro parentesi, è da parecchio tempo che un tarlo mi rode, prima era un piccolo fastidio una sensazione di disagio che si presentava quando mi trovavo di fronte a certi giochi, ma col passare del tempo la sensazione si è ingigantita sino a diventare una abbagliante certezza "c'è del marcio in giochilandia".
Mi spiego meglio sono un "vecchio" giocatore, che si è cimentato in tutte le varie attività ludiche che ci appassionano passando dai GDR ai giochi da tavolo di tutti i generi wargames, boardgames, giochi di carte e quantaltro, da quelli storici a quelli fatascientifici & fantasy. Qualche anno fa ho acquistato, affascinato dalla sua ambientazione fantasy, il gioco Titan the Arena dell'Avalon Hill di Rainer Knizia e quello fu la causa scatenante del mio malessere. Ero convinto di avere acquistato un gioco fantasy, mentre mi ritrovavo tra le mani un discreto gioco di carte a base numerica che avrebbe potuto avere o non avere una qualsivoglia ambientazione senza che ciò ne influenzasse la giocabilità. La cosa non mi piacque per niente, mi sentii tradito, forse perchè abituato all'idea che un gioco caratterizzato da una specifica ambientazione dovesse avere alle sue spalle un lungo lavoro e gusto per la ricerca. Molta acqua , nel frattempo, è passata sotto i ponti, e molti giochi con queste caratteristiche, con mio sommo disappunto, sono apparsi sugli scaffali dei nostri negozi preferiti. Giochi "astratti" mascherati da storici, giochi da tavoliere proposti in ambientazioni graficamente accattivanti pur di essere venduti.
Faccio alcuni esempi, così ci capiamo meglio, quasi tutti, i giochi giochi del famigerato e prolifico Knizia, che si fa venire un'idea (buona nessuno lo mette in dubbio) ci fa un gioco sopra e poi estrae dal bussolotto un'ambientazione a caso ! Eccezioni alla regola sono "Einfach Genial" un vero puro astratto ed un signor gioco con tutti gli attributi del caso, che grazie al cielo non ha avuto bisogno di essere "travestito" per essere venduto, e "Il sigore degli anelli" qui Knizia il vestito ce l'aveva già addosso ed ha dovuto lavorare al contrario, cioè adattare meccanismi e regole ad una trama precostituita, e secondo il mio modesto parere, con dubbi risultati.
Palatinus della Da Vinci è un altro esempio lampante, grafica accattivante dall'ambientazione presunta "antica", in pratica un decente gioco di piazzamento.
Attenzione, sia chiaro, non contesto i singoli giochi, ma l'idea che li compone.
Massimo rispetto per, ad esempio "I Coloni di Katan" "Carcassonne" e tutti gli altri giochi che hanno un'ambientazione volutamente indefinita ma estremamente efficace.
Forse è una pretesa eccessiva ma se mi si propone un gioco di ambientazione medievale od altro, pretendo che ci siano alcune riferimenti precisi al contesto di quell'epoca. Se gioco ad un gioco fantascientifico VOGLIO i laser, gli alieni, le astronavi ed anche le spiegazioni per come utilizzarli !
L'altra sera ho playtestato un gioco "pseudomedievale" su una lotta tra fazioni per accattivarsi il Re, in pratica un mero gioco di dadi in cui pedine "carcassoniane" colorate si spostano su e giù lungo un tabellone, che consisteva
in una serie di file di caselle di diversi colori.
Ma cavoli diecimila volte meglio, anzi un milione "Perudo" che perlomeno non me lo smena raccontandomi che se vinco ottengo i favori di una qualsivoglia Regina Cunegonda.
Ergo, inventori di giochi abbiate il coraggio di "vendere" il vostro prodotto per quello che è senza smenare il torrone con pretestuose ambientazioni.
Ultimo e non ultimo il pluri osannato gioco "Shadows Over Camelot", cambiatene l'ambientazione, sceglietene una qualsiasi che più vi aggrada, siete sicuri che lo rigiochereste ?
La mia proposta è quella di processare questa tendenza di fare giochi tarocchi.
Che cosa ne pensate ?

Scusate lo sfogo
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Messaggioda Falcon » 10 ott 2006, 15:11

Capisco il tuo discorso ed in parte lo approvo. tendo ad evitare giochi fortemente astratti, per na questione di freddezza che mi toglie un poco la voglia di giocare, ma ciò non toglie che a volte l'1ambientazione, seppur inventata, mi serve a valorizzare un gioco.
Proprio l'esempio che hai fatto tu, per me è indicativo. Titan:the arena è un gioco carino, con qualche pecca qua e là, ma rigiocabile ogni tanto. Se invece di un'ambientazione fantasy, ne avesse avuta un'altra, probabilmente non l'avrei nemmeno comprato. Inoltre, mica poteva essere un gioco di semplici numeri e carte, una qualche tipo di ambientazione era d'obbligo e se ne è scelta una accattivante... che dire: bella scelta commerciale.
Come Titan:the arena, molti altri giochi potrebbero cambiare ambientazione facilmente e questo a volte m'infastidisce, ma una devono pur averne a volte, e quindi tanto meglio se ne viene scelta una che abbia un certo fascino.
In fondo, "l'abito non fa il monaco", ma un bel vestito aiuta! ;)

"E in ogni caso non abbandonate il tavolo da gioco, perché il giorno che lo farete la festa sarà finita e sarete diventati, inesorabilmente, vecchi." (Dostoevskij)

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Messaggioda rporrini » 10 ott 2006, 16:37

Son convinto che la maggior parte dei giochi German Style pecchi di astrattismo simulato.

Credo che questo sia lo scotto da pagare per la semplicità del regolamento.
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Re: Essere o non essere...

Messaggioda Jones » 10 ott 2006, 16:44

theclapofonehand ha scritto:Ultimo e non ultimo il pluri osannato gioco "Shadows Over Camelot", cambiatene l'ambientazione, sceglietene una qualsiasi che più vi aggrada, siete sicuri che lo rigiochereste ?


Io si, e tu?
Per quanto approvi in parte il tuo discorso e lo veda calzare a molti giochi non lo vedo assolutamente a questo. :-?
Se dovessi citarne uno che sopporto ben poco direi "Daimyo", ma dire che "Shadows Over Camelot" è un astratto forzato mi pare eccessivo... :roll: Non starai confondeno le meccaniche di carte rubate al poker con il complesso del gioco?? ;)

La maggior parte dei giochi può snaturarsi parecchio dalla propria ambientazione e mettersi in un altra (basti pensare alla maggior parte di quelli di piazzamento e di guerra), ma non basta questo per me per renderli brutti (né per fare di tutta l'erba un fascio).

Parafrasando Falcon direi che ci sono giochi astratti a cui hanno trovato un ottima ambientazione e giochi a cui ne hanno trovata una povera o non ci hanno lavorato molto per farla calzare bene. ;)

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Re: Essere o non essere...

Messaggioda fabio » 10 ott 2006, 17:25

theclapofonehand ha scritto:La mia proposta è quella di processare questa tendenza di fare giochi tarocchi. Che cosa ne pensate?


Per fortuna non sono d'accordo. :-)
E' un pensiero troppo 'bianco-o-nero', invece il mondo è pieno di giochi grigi! Sono molti i giochi (per la maggior parte EU) la cui ambientazione potrebbe cambiare lasciando il gioco assolutamente invariato ma non ritengo che questa sia una pecca. Quando mi piace un gioco è perché mi piace il 'movimento' del mio cervello quando lo gioco, punto e basta; questo 'movimento' non prescinde dall'ambientazione nè dalle meccaniche, è invece generato dal mix di queste componenti.
Prendi Samurai (tanto per stare in stile Knizia) l'ambientazione è assolutamente inutile tanto che lo si potrebbe giocare con un mazzo di carte, una mappa esagonata e qualche pastello colorato. Giocato così mi piacerebbe? Probabilmente no, eppure è innegabilmente un capolavoro. Lo giocherei se l'ambientazione fosse diversa? Molto probabilmente si (senza nulla togliere che la mappa modulare che forma il Giappone è un'idea elegante così come le pedine).
Tanto per stare in tema Knizia tiro fuori un altro esempio, Figaro. Il discorso è lo stesso? No. Il gioco è carino ma l'ambientazione non stimola e il sistema per determinare il punteggio finale è quasi superfluo. Sarebbe stato meglio se fosse stato venduto come mazzo di carte tipo bohnanza con un mazzo per giocare ed un mazzo per i punti? Probabilmente no ma sarebbe certamente costato meno.
Che dire di SOC? E' un ottimo collaborativo e sarebbe potuto tranquillamente essere ambientato tra i Ramas di Lupo Solitario o tra cacciatori di mostri alla Van Helsing, il mio giudizio non sarebbe cambiato... anzi ora che mi ci fai pensare forse mi sarebbe piaciuto ancora di più :-) prova ad immaginare i nostri eroi che tentano di uccidere mostri nelle quest giocando carte 'paletto di frassino' nel dubbio che uno di loro sia un vampiro doppiogiochista...
Un gioco non diventa automaticamente brutto quando ti accorgi che l'ambientazione non ha una parte attiva nello svolgimento della partita. Se un gioco non 'muove' il mio cervello non lo muove e basta, indipendentemente che sia astratto (bianco), ambientato (nero), o entrambi (grigio).

Secondo me.
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Re: Essere o non essere...

Messaggioda linx » 10 ott 2006, 17:44

Jones ha scritto:
theclapofonehand ha scritto:Ultimo e non ultimo il pluri osannato gioco "Shadows Over Camelot", cambiatene l'ambientazione, sceglietene una qualsiasi che più vi aggrada, siete sicuri che lo rigiochereste ?


Io si, e tu?
Per quanto approvi in parte il tuo discorso e lo veda calzare a molti giochi non lo vedo assolutamente a questo. :-?
Se dovessi citarne uno che sopporto ben poco direi "Daimyo", ma dire che "Shadows Over Camelot" è un astratto forzato mi pare eccessivo... :roll: Non starai confondeno le meccaniche di carte rubate al poker con il complesso del gioco?? ;)


:lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol:
"Shadows Over Camelot" non è un astratto? Il mondo di Re Artù è pieno di draghi sconfitti a suon di full numerici. Fossero almeno combinazioni di abilità! Puoi dire che è un bel gioco, originale, ben ambientato ma il concetto di "simulazione" l'ha visto col binocolo. Posso ricostruirlo con i materiali del secondo cimento di IDG: 2 mazzi di carte francesi, 5 fogli A4 e un pò di segnalini colorati.

Anch'io non apprezzo i giochi con ambientazione appiccicata che mi costringano ad appoggiarmi alla matematica pura per sviluppare la tattica.
Alcuni giochi però sono belli a prescindere dalla loro astrattezza e, guardando la cosa sotto un'altro punto di vista...
...una ambientazione, per quanto appiccicata, aiuta i giocatori ad apprendere più facilmente le regole e a ricordarle tramite abbinamenti mnemonici. Spesso per ricordare il nome di qualcosa lo associ a qualcosa di vagamente simile più facile da ricordare. Per le meccaniche del gioco è la stessa cosa: se le abbini a qualcosa di anche vagamente simile già presente in realtà (o in finzione) te le ricordi più facilmente.

Insomma: i giochi astratti sono spesso freddi e magari poco piacevoli da giocare per qualcuno, ma l'ambientazione appiccicata non è sempre solo di facciata: è spesso anche utile al gioco stesso.
Il confronto è stimolante a 2 condizioni:
che ci sia la volontà potenziale dell'interlocutore a cambiare opinione;
che nessuno si senta depositario di verità assolute. Dubitare è uno strumento per arrivare alla "verità".
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Re: Essere o non essere...

Messaggioda theclapofonehand » 10 ott 2006, 17:54

Jones ha scritto:
theclapofonehand ha scritto:Ultimo e non ultimo il pluri osannato gioco "Shadows Over Camelot", cambiatene l'ambientazione, sceglietene una qualsiasi che più vi aggrada, siete sicuri che lo rigiochereste ?


ma dire che "Shadows Over Camelot" è un astratto forzato mi pare eccessivo... :roll: Non starai confondeno le meccaniche di carte rubate al poker con il complesso del gioco?? ;)


La mia affermazione era provocatoria in questo caso, che "Shadows Over Camelot" non sia ovviamente un gioco astratto mascherato, ma bensì un gioco dalle meccaniche "carine" che potrebbero essere utilizzate per qualsiasi altra ambientazione diversa da Artù & co è per me un dato di fatto. Inoltre riporto ad esempio una partita giocata, dove un giocatore ha passato il tempo, senza null'altro fare, che "rompere" catapulte dal primo turno di gioco all'ultimo, certo alla fine i "Buoni" hanno vinto ed io subito dopo ho venduto la mia copia del gioco senza alcun rimpianto.
Meglio decisamente molto meglio "Cleopatra" perlomeno uno è costretto a fare tutta una serie di cose diverse per cercare di vincere la partita.
Ma anche qui avrebbe potuto tranquillamente chiamarsi "Pinko Pallo e i costruttori di grattacieli !".
Indubbiamente è dimostrato, è molto più difficile creare giochi che siano "radicati" nellla loro ambientazione, un esempio per tutti è "World of Warcraft" giocone mitico ma con una montagna di difetti, che guarda guarda, vengono "corretti" in corso d'opera dai giocatori stessi. Qui si apre un altro capitolone mostruoso, che riassumo nellla "Scarsa serietà di alcune ditte nel pubblicare giochi non debitamente testati", la maggior parte di queste ditte sono Americane, pubblicano il gioco ed aspettano che i giocatori gli facciano un regolamento decente, giochi come Runebound I^ edizione NON DOVEVANO vedere la luce, non è eticamente corretto vendere un prodotto per poi ritirarlo dal mercato a meno di un anno di distanza, riproponendo una II^ edizione totalmente incompatibile con la I^ !!!
Certo fortunatamente non tutte le ditte ragionano così, ad esempio la Columbia Games Canadese, prima di proporre sul mercato East Front lo testò per ben tre, dico 3 anni, forse esagerando persino.
Altro aspetto riguarda la "collezionabilizzazione" dei giochi da tavolo, sempre più giochi propongono espansioni a raffica, vedi Memoir 44, Runebound, Arkam Horror ecc. ecc sino arrivare ai casi limite tipo "World in Flames" della Australian Design Group, arrivato se non ho perso il conto alla settima edizione.
Gli editori europei in particolare tedeschi mi sembrano molto più seri (salvo rarissime eccezioni), in genere un gioco viene pubblicato con regole funzionanti, e semmai dopo un pò esce un' unica espansione per migliorarlo o permettere a più giocatori di partecipare.

Alla MODCON ho potuto provare Marvel Super Heros della Nexux, e con immenso piacere ho scoperto che il gioco, a prescindere dall'argomento che può piacere o meno, è profondamente calato nel mondo dei supereroi, gli autori (italianissimi) dimostrano di avere "studiato" a fondo l'argomento, proponendo regole "AD OC" tuttaltro che banali. Del resto non ci si poteva aspettare niente di diverso da chi aveva creato"La guerra dell'anello" un gioco profondamente "Ispirato". Unico neo di tutti e due i giochi riguarda il regolamento, che più contorto non si può.
Ma dico io, avete fatto tutto bene e mi cadete sul regolamento ...
Tanto per rendere l'idea il dimostratore del gioco, andava a memoria pur di non dover consultare il regolamento stesso !!!

Spero di aver chiarito il mio pensiero o forse ho confuso il tutto ancor di più ...

Ma del resto diceva qualcuno parlatene bene, parlatene male, purchè ne parliate...

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Re: Essere o non essere...

Messaggioda Jones » 10 ott 2006, 18:08

linx ha scritto:
Jones ha scritto:
theclapofonehand ha scritto:Ultimo e non ultimo il pluri osannato gioco "Shadows Over Camelot", cambiatene l'ambientazione, sceglietene una qualsiasi che più vi aggrada, siete sicuri che lo rigiochereste ?


Io si, e tu?
Per quanto approvi in parte il tuo discorso e lo veda calzare a molti giochi non lo vedo assolutamente a questo. :-?
Se dovessi citarne uno che sopporto ben poco direi "Daimyo", ma dire che "Shadows Over Camelot" è un astratto forzato mi pare eccessivo... :roll: Non starai confondeno le meccaniche di carte rubate al poker con il complesso del gioco?? ;)


:lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol:
"Shadows Over Camelot" non è un astratto? Il mondo di Re Artù è pieno di draghi sconfitti a suon di full numerici. Fossero almeno combinazioni di abilità! Puoi dire che è un bel gioco, originale, ben ambientato ma il concetto di "simulazione" l'ha visto col binocolo.


Non mi pare di aver detto che non sia un astratto o non usi meccaniche astratte. Ho detto (e tu hai quotato) che NON MI pare si possa considerare un ASTRATTO FORZATO. :!:

Questa è la MIA opinione. Mi spiace, data l'alta presenza di :lol: che ti faccia ridere ciò che penso.... forse hai sbagliato o non sai usare gli smile appropriati... ma sicuramente devi leggere più attentamente ciò che uno scrive prima di quotare e riderci su... :evil:

Per quanto riguarda la TUA opinione espressa più sotto nel tuo post mi trovo d'accordo sul fatto che l'ambientazione, anche un po' forzata, sia poi utile a rendere il gioco stesso più assimilabile da chiunque.

PS:Per continuare la tua frase sui draghi, concedimelo, il mondo (contemporaneo o fantasy) non è pieno di guerre in cui soldati tutti uguali si combattono a suon di dadi/carte/ o cubetti gettati in una torre... :roll:

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Re: Essere o non essere...

Messaggioda Jones » 10 ott 2006, 18:17

theclapofonehand ha scritto:La mia affermazione era provocatoria in questo caso, che "Shadows Over Camelot" non sia ovviamente un gioco astratto mascherato, ma bensì un gioco dalle meccaniche "carine" che potrebbero essere utilizzate per qualsiasi altra ambientazione diversa da Artù & co è per me un dato di fatto.


Concordo perfettamente. ;)

theclapofonehand ha scritto:Inoltre riporto ad esempio una partita giocata, dove un giocatore ha passato il tempo, senza null'altro fare, che "rompere" catapulte dal primo turno di gioco all'ultimo, certo alla fine i "Buoni" hanno vinto ed io subito dopo ho venduto la mia copia del gioco senza alcun rimpianto.


Un po' atipica come partita... mi spiace tu non gli abbia concesso una seconda possibilità. :-(

theclapofonehand ha scritto:Qui si apre un altro capitolone mostruoso, che riassumo nellla "Scarsa serietà di alcune ditte nel pubblicare giochi non debitamente testati", la maggior parte di queste ditte sono Americane, pubblicano il gioco ed aspettano che i giocatori gli facciano un regolamento decente, giochi come Runebound I^ edizione NON DOVEVANO vedere la luce, non è eticamente corretto vendere un prodotto per poi ritirarlo dal mercato a meno di un anno di distanza, riproponendo una II^ edizione totalmente incompatibile con la I^ !!!


Se hai seguito i miei vecchi thread/post/commenti sai che su questo punto mi trovi non solo completamente d'accordo ma sempre pornto a dar malignamente battaglia a questi cosiddetti Game Designer.
Poi, dopo quello che ho scoperto a ModCon in via confidenziale sul mitico Mr. Wilson.... :twisted:

theclapofonehand ha scritto:Gli editori europei in particolare tedeschi mi sembrano molto più seri (salvo rarissime eccezioni), in genere un gioco viene pubblicato con regole funzionanti, e semmai dopo un pò esce un' unica espansione per migliorarlo o permettere a più giocatori di partecipare.


D'accordo ma non ne farei dei santi. A volte penso sia solo una scelta di mercato: forse non pensano di vendere il base + n espansioni altrimenti credo le farebbero... e comunque con qualche gioco lo fanno magari rieditandolo in 62 modi (vedi Coloni di Catan o Ticket to Ride)

theclapofonehand ha scritto:Tanto per rendere l'idea il dimostratore del gioco, andava a memoria pur di non dover consultare il regolamento stesso !!!


8-O
Vabbé....

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Re: Essere o non essere...

Messaggioda linx » 10 ott 2006, 20:22

Jones ha scritto:Questa è la MIA opinione. Mi spiace, data l'alta presenza di :lol: che ti faccia ridere ciò che penso.... forse hai sbagliato o non sai usare gli smile appropriati... ma sicuramente devi leggere più attentamente ciò che uno scrive prima di quotare e riderci su... :evil:


Scusa, non volevo offenderti. Era riso isterico. Era dovuto al fatto che già in passato mi ero infervorato per questo giocare a scala 40 su un'ambientazione epica.

La storia di Re Artù dà un sacco di spunti per ricavarci un gioco epico. Quali sono stati usati efficacemente?
La caccia al grael è un percorso retto, excalibur è un tiro alla fune utile per riciclare carte inutili.
Le battaglie sono una corsa contro il tempo. Nel tempo che io faccio una sfida a cavallo con il cavaliere nero i miei compagni potrebbero aver già vinto una battaglia campale con dei nemici che non erano ancora sbarcati sulle coste inglesi.
Non c'è NIENTE di simulativo in tutto questo, a parer mio. Forse l'unica cosa è il fatto che i personaggi devono perdere tempo a spostarsi prima di poter fare qualcosa (ma il ritorno può essere comunque tramite teletrasporto, se vinci).
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Messaggioda magobaol77 » 11 ott 2006, 1:01

Credo che la questione sia mal posta. Esistono diverse tipologie di giochi e ciascuno scelga quelle che preferisce.
Quindi esistono i giochi di simulazione e quelli centrati sul meccanismo.
Chi ama l'ambientazione ben resa si compri pure wargame o giochi coi manualoni. Io amo profondamente il meccanismo ed il confronto strategico, amo anche gli astratti ma preferisco quelli di ambientazione ma non perchè gli astratti sono freddi, ma perchè con meccaniche troppo semplici e con troppo calcolo. Preferisco le strategie articolate e le pianificazione strategiche.
Per il resto l'ambientazione non deve essere certo "aderente". Non esiste gioco da tavola tedesco che possa vantare un'ambientazione realmente aderente! L'importante è che l'ambientazione sia carina e vesta bene il gioco.
Clans è assolutamente astratto, ma con un ambientazione carina. Stessa cosa per El Grande. Knizia, purtroppo ha ambientazioni che di solito sono inappropriate: Colossal arena è scarsa ma quasi decente, ma kingdoms fa veramente schifo. Per il resto se vuoi un gioco fantasy o di fantascienza con laser e spadoni evita i german games e sopratuttto Knizia!!!!!
"Ebbene, si gioca per vincere ma giocando per vincere si impara a perdere. E io credo che questa sia la cosa importante, perchè se si è imparato a perdere si è imparato a vivere. E' tutto quello che volevo dire."
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Messaggioda polloviparo » 11 ott 2006, 9:11

Sinceramente non capisco il genere di "fastidio" che un'ambientazione utilizzata in un gioco dalle meccaniche astratte possa generare...

Anche perchè dal tuo ragionamento sono molti i giochi che potrebbero evidenziare questo aspetto.

Prendiamo il gioco astratto per eccellenza: gli scacchi, possiamo definirlo con ambientazione "appiccicata" perchè ci sono re, regine, cavalli e torri ?
Avrebbero dovuto forse utilizzare dei birilli "asettici" di diversa dimensione ?

Ieri sera ho fatto una partita a Bluemoon city, del più volte citato Knizia e mi è tornato alla mente il tuo post che avevo letto nella mattinata.

Mi sono proprio chiesto, ma questo gioco mi piacerebbe se non ci fossero le carte con queste belle illustrazioni, le tessere con gli edifici, i draghi e quant'altro ?

Probabilmente no.

Io penso che l'ambientazione sia un po' come la colonna sonora di un film.
E' indispensabile ? No, esistono anche film senza accompagnamento musicale, ma chissà perchè, quando li guardi, te ne accorgi subito... hai la sensazione che manchi qualcosa.

Ciao
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Re: Essere o non essere...

Messaggioda Jones » 11 ott 2006, 10:23

linx ha scritto:
Jones ha scritto:Questa è la MIA opinione. Mi spiace, data l'alta presenza di :lol: che ti faccia ridere ciò che penso.... forse hai sbagliato o non sai usare gli smile appropriati... ma sicuramente devi leggere più attentamente ciò che uno scrive prima di quotare e riderci su... :evil:


Scusa, non volevo offenderti. Era riso isterico. Era dovuto al fatto che già in passato mi ero infervorato per questo giocare a scala 40 su un'ambientazione epica.


No problem, incidente di percorso! ;)
Capisco la tua opinione sulla bassa simulazione del gioco ed effettivamente mi trovo d'accordo, tuttavia continuo a considerare meccaniche e ambientazione in questo gioco ben calzanti... anche se devo ammettere che dopo questi post lo guarderò con occhio diverso.... :grin:

polloviparo ha scritto:Io penso che l'ambientazione sia un po' come la colonna sonora di un film.
E' indispensabile ? No, esistono anche film senza accompagnamento musicale, ma chissà perchè, quando li guardi, te ne accorgi subito... hai la sensazione che manchi qualcosa.


Perfettamente d'accordo!! :approve:

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Fastidio ...

Messaggioda theclapofonehand » 11 ott 2006, 13:57

polloviparo ha scritto:Sinceramente non capisco il genere di "fastidio" che un'ambientazione utilizzata in un gioco dalle meccaniche astratte possa generare...



Provo a spiegare meglio il mio "fastidio" in questione , non è relativo a tutti i giochi non simulativi, ovviamente ci sono giochi profondi che si avvalgono di ambientazioni che li caratterizzano fortemente rendendoli ancora più apprezzabili (es. i giochi di Martin Wallace e derivati), ma mal sopporto chi approfitta biecamente della situazione e ammanta il proprio gioco di una presunta "storicità" o quantaltro. Knizia (porello) ha per esempio, pubblicato per la GMT (ditta nota principalmente per le sue simulazioni storiche) il gioco "Roma", data la mia passione per tutti i giochi che affrontano l'argomento "Antico" ho voluto provarlo, ed ho scoperto che conteneva tre giochi, il primo, sulle guerre puniche, dotato di minimappa 10 pedine per parte, durata 5 minuti massimo, il secondo una banale corsa di bighe nel circuito areana e infine il terzo, credo Roma, che tanto per ribadire il concetto poteva essere ambientato ovunque senza scomodare i poveri Romani antichi.
Certo nessuno obbliga nessuno a comperare questo o quel gioco, ci mancherebbe , ma bisogna credo avere più coraggio nel dare a Cesare ciò che è di Cesare, avendo il coraggio di stroncare mere operazioni commerciali.
In ogni caso il tempo è l'unico vero giudice, basta verificare dopo un pò di anni quali giochi sono ancora maggiormente giocati e quali scompaiono nell'oblio. Shadows ad esempio è un pò che non vedo più giocarlo a differenza di altri giochi ...

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Re: Fastidio ...

Messaggioda Jones » 11 ott 2006, 15:00

theclapofonehand ha scritto:Certo nessuno obbliga nessuno a comperare questo o quel gioco, ci mancherebbe , ma bisogna credo avere più coraggio nel dare a Cesare ciò che è di Cesare, avendo il coraggio di stroncare mere operazioni commerciali.


Questo è il motivo per cui, scusandomi un pochino con l'autore, mi accanisco spesso contro Daimyo e la sua forzatissima (IMHO) ambientazione.
Per stare sul tuo filo anche Samurai di Kniza è molto forzato, ma rende ugualmente e sta durando nel tempo come esempio di strategia di piazzamento/controllo (non certo per l'ambientazione... :roll:) .
Stesso discorso per i "Giardini di Alhambra" forzato e copiato pure da "Samurai" ma che grazie alla sua grafica e alla sua semplicità sa conquistare molti neofiti.

theclapofonehand ha scritto:In ogni caso il tempo è l'unico vero giudice, basta verificare dopo un pò di anni quali giochi sono ancora maggiormente giocati e quali scompaiono nell'oblio. Shadows ad esempio è un pò che non vedo più giocarlo a differenza di altri giochi ...


Beh, penso che x via del tema e della forte meccanica cooperativa Shadows verrà cmq ricordato, ma ti do decisamente ragione: ritengo che i giochi all'americana con un ambientazione molto corposa rimangano più a lungo nella memoria dei giocatori (forse perché il si gioca poche volte a causa della loro durata improponibile? :grin: ) mentre i tedeschi, dalle meccaniche molto simili (e durata contenuta che permette molte + partite) vengono presto dimenticati quando esce il successore con grafica/componenti più belli e meccanica simile ma migliorata. ;)

Porto un esempio a costo di infamare un grande del settore: Puerto Rico. Sappiamo tutti che ha una meccanica geniale ma anche un ambientazione che poteva essere qualsiasi altra. Devo ammettere che non lo gioco né lo vedo più giocare tanto come 2 anni fa. Certo è sempre presente, ma soprattutto come termine di paragone del suo meccanismo più che come scatola aperta sui tavoli.
Chissà nel futuro.... :-?

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