Giochi astratti di Reiner Knizia...

Discussioni e considerazioni su definizioni, terminologie, classificazioni, concetti e questioni di filosofia del gioco.

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Messaggioda genma1 » 8 nov 2004, 11:45

Cesarone ha scritto:Sono un appassionato di giochi fantasy e dopo aver giocato con colossal arena debbo dire che a parte le meccaniche (ottime direi) il fantasy non centra assolutamente nulla con quel game



Hai fatto un esempio che mi sta a cuore:
ho comprato colossal arena ingenuamente per le illustrazioni e la presunta ambientazione...e mi sono trovato un gioco alla domino con le carte napoletane!!!

A quel punto lo ho apprezzato da morire perchè è molto bello ed intricante...ma certo è davvero differenta da ciò che mi aspettavo, però per dirti è un gioco che continuo a giocare anche dopo decine di partite!
Certo la prossima volta che vorrò ambientazione scrterò Knizia senza pensarci due volte!
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Messaggioda Cesarone » 8 nov 2004, 12:04

Essì questo è il punto

I giochi di Reiner Knizia sono tutti un "prendi la carta", "scarta","ottieni bonus e punti vittoria" ... niente a che vedere con l'argomento di cui tratta.
Mi sono divertito molto anche a Tigri ed Eufrate e Taj Mahal,ma sono completamente giochi fuori luogo
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Messaggioda Galandil » 8 nov 2004, 15:38

Povero Reiner! :-))

E' vero che i suoi giochi sono il non plus ultra dell'astrazione, e che l'ambientazione è sempre un pretesto, ma è anche vero che non esiste neanche un gioco che non sia astratto.

Mi spiego meglio: da ciò che avete scritto tutti finora, mi pare di capire che la definizione che date al termine "astratto" sia troppo limitativa.

Un qualsiasi gioco da tavolo è un sistema (matematicamente parlando), e come tale ha le sue regole interne e i suoi stati. Ad un certo ingresso al tempo t si avrà una certa uscita, e così via, azione per azione, turno per turno.

Prendiamo 2 giochi che sono molto più legati, secondo la vostra definizione di astrazione, all'ambientazione: Adv. Civ. e Republic of Rome.
Advanced Civilization lo posso prendere, trasportare sul pianeta XYZ, modificare le popolazioni storiche con delle popolazioni inventate, cambiare le carte prodotto con dei prodotti diversi, idem per le carte civilità, che posso trasformare in avanzamenti di carattere tecnologico.
Ma alla fine, il gioco in se è cambiato? No, è sempre lo stesso con un altra ambientazione.
Per Republic of Rome il discorso è lo stesso. Chi ci ha giocato sa quanto "feeling" si ha quando si gioca, e quanto ci si possa sentire senatori della repubblica fino a fine partita. Ma, di nuovo, nulla mi vieta di trasportarlo, ad esempio, ai giorni nostri, mantenendo intatte le meccaniche di gioco solo modificando dei particolari qui e là.

In definitiva, cosa voglio dire? Che un gioco, imho, va valutato in funzione delle sue meccaniche: l'ambientazione è un surplus che può abbellire l'atmosfera e/o il calarsi nel "ruolo" assegnato ai giocatori, ma resta il fatto che se una meccanica di gioco fa pena, lo potete abbellire con l'ambientazione più sfavillante possibile, ma il gioco continua a fare pena.
Diversamente, un gioco tipo Tigri & Eufrate, lo potete anche giocare su un tabellone bianco e blu, con le tessere colorate e i leader tondi, ma niente toglierà a T&E il titolo di "gioco magnifico". ;)

Se invece volete godervi l'ambientazione, beh, allora ci sono i giochi di ruolo che sono decisamente più adatti. :-))
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Messaggioda genma1 » 29 nov 2004, 10:11

Scrivo per dirvi che ho cominciato a giocare T&E da poco, avrò fatto un cinque partite, ma per me è "il gioco" tedesco, non ne vedo ancora i limiti, ma soltanto tutta una serie di strategie da approfondire giocando...veramente incredibile! Per questo ho dato un bel 9...mai dato di più ad un gioco.
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