Giochi che spaventano?...

Discussioni e considerazioni su definizioni, terminologie, classificazioni, concetti e questioni di filosofia del gioco.

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Giochi che spaventano?...

Messaggioda Izraphael » 30 dic 2007, 11:51

Si è parlato molto di come "acchiappare i babbani" (per usare un termine in voga): con che giochi, in quali occasioni...
Vorrei adesso spostare i riflettori su un problema affine.
I giochi che "spaventano".
Per quanto riguarda la mia (modesta) esperienza, ho notato che ci sono dei giochi che "fanno paura", ossia che il giocatore non fanatico guarda con sospetto, non vuole impegnarsi in una partita pensando che siano troppo difficili, lunghi o freddi, spesso senza conoscere l'oggetto del suo astio.
Questioni di grafica? Di fama?
Esempio: io ho tre titoli di questo genere in collezione che spiccano sugli altri.

Puerto Rico (è difficile, è lungo).
Beh, lungo non direi (2 ore bastano, sempre meno di un Runebound o uno Shogun), complesso si, ma nei limiti e non certo per la mole di regole. Volendo semplificare: un mix fra citadels e un gioco di gestione risorse ed espansione economica, oltretutto con un'altissima interazione.

UR (è difficile, complicato)
Falsissimo. Ha quattro regole in croce. Difficile da giocare, ma facile da apprendere. Dura meno di un'ora. Ok, ha tante tesserine che sembrano tutte uguali e tanti cubetti. Ma quanti altri giochi hanno tessere e cubetti?

Power Grid (è freddo, è lungo, è difficile)
Questo è il più giustificato: che sia freddo non c'è dubbio - e anche UR lo è; che l'ambientazione sia poco "accattivante" pure (draghi contro demoni è un po' più romantica, in effetti), è effettvamente lungo, e anche parecchio "complicato". Ma questo dovrebbe valere anche per altri giochi, e non giustifica il sacro terrore che il gioco di FF suscita nei miei amichetti (e amichette) ludici.

Ne potrei citare altri (Augsburg, talvolta Euphrat & Tigris...) ma il succo rimarrebbe invariato...

E' capitato anche a voi? E come avete argomentato per convincere gli spaventati neogiocatori che si stavano sbagliando?
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Messaggioda Sol_Invictus » 30 dic 2007, 15:07

Non credo sia un caso che i titoli da te citati siano tutti giochi tedeschi.
Penso si ricolleghi al motivo per cui li odio: sembrano spesso più degli astrusi passatempi per calcolatori piuttosto che dei giochi, e questa freddezza ed il troppo tecnicismo spesso spaventano molto più delle dimensioni, cosa ancor più vera nel caso di profani.
Detto questo, non ho esperienze del genere da portare perchè, fortunatamente, in casa mia di quella roba non ce n'è e quindi di solito quando propongo un gioco la gente viene attratta dalla sua "vitalità", cioè dall'impatto visivo e dal tema romantici, come dici giustamente.
Posso forse citare il caso di A&A che spaventa, ma sono io in realtà a fare atto di terrorismo: la prospettiva di passare 30 minuti ad allestire la plancia ed altre 5 ore a giocare con gente che probabilmente si stancherà della ripetitività di questo gioco mi spinge spessissimo a sconsigliarlo. Ma di per sè, di solito l'idea di giocare con i carriarmatini e litigare impersonando generali delle varie potenze belliche risulta sempre molto attraente anche per i profani, naturalmene se maschi.
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Messaggioda Izraphael » 30 dic 2007, 21:28

Pur essendo meno "integralista" di Sol Invictus (a me i giochi "alla tedesca" piacciono) non posso che ammettere che, 99 su 100, il problema si pone su giochi "freddi" - Power Grid è l'esempio perfetto.

"Perchè devo far finta di essere il gestore di una rete elettrica?"
"Guarda, puoi anche far finta di essere un dinosauro che cura le sue uova, il gioco rimane lo stesso..."

Ma il problema non è tanto la freddezza: se riesco a convincere il pueblo a giocare, poi il pueblo si diverte e vuole anche il bis... Il problema è come smantellare l'aura di terror divino che emanano Puerto Rico e soci...
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Messaggioda buoneacque » 30 dic 2007, 21:44

porto il problema da un punto di vista differente.

e se fosse il Giocatore con la G maiuscola a far paura?

2 piccoli gruppi di babbani sono venuti in possesso di una scatola di puerto rico, si sono letti le regole e ora non riescono più a farne a meno.

in un caso ho prestato la mia, nell'altro hanno comprato un gioco consigliato dal negoziante.

secondo me la paura maggiore è quella del mettersi in gioco. se ti metti in gioco con un gioco tecnico e perdi, pedi perché sei poco "tecnico". se ti metti in gioco con un gioco "stupido" e perdi, perdi perché sei poco stupido.
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Messaggioda Lobo » 30 dic 2007, 22:50

Il caso di PR è il più eclatante se da babbano giochi con dei pro questi ti citicano spietatamente e tu ti disamori del gioco.

Comunque gli esempo portati non hanno riscontro se non per UR che la gente detesta io per primo.

Lobo Quando si gioca si combatte per un punto, massacriamo di fatica noi stessi per un punto, ci difendiamo con le unghie e coi denti per un punto, perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei punti il totale farà la differenza!

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Messaggioda Amon » 31 dic 2007, 1:59

Sol_Invictus ha scritto:Non credo sia un caso che i titoli da te citati siano tutti giochi tedeschi.
Penso si ricolleghi al motivo per cui li odio: sembrano spesso più degli astrusi passatempi per calcolatori piuttosto che dei giochi.

Sono pienamente d'accordo con questa chiave di lettura. Del resto, basta guardare i primi sette giochi nella classifica di BGG:
1. Puerto Rico
2. Power Grid
3. Twilight Struggle
4. Tigris & Euphrates
5. Caylus
6. El Grande
7. Principi di Firenze
Sono tutti, più o meno, giochi "tedeschi" di piazzamento/gestione risorse ne quali occorre, innanzitutto, fare continui calcoli e seguire una logica ferrea. E mi sono fermato ai primi sette...
Una persona qualsiasi pensa al gioco come a qualcosa che serve per divertirsi, per distrarsi dalla "pesantezza" della vita, per stare qualche ora in allegra compagnia.
I giochi che ho citato sopra non vanno in questa direzione. Anzi, richiedono tutti una notevole capacità di concentrazione e di abitudine al calcolo.
Ad aggravare la situazione, poi, i giocatori con la G maiuscola sono estremamente competitivi e tendono a estromettere chi è più impacciato perché, giustamente, non si divertono a rubare le caramelle ai bambini.
In tutta sincerità (adesso vesto gli abiti del babbano) mi annoio da morire a giocare a Caylus, Tigris o Principi di Firenze e non è una questione di "freddezza". Durante le partite, magari, mi immedesimo pure nel capomastro o nel principe di turno ma, alla fine, sono costretto a passare due ore con altre due o tre persone senza riuscire nemmeno a sorridere (non dico ridere) per qualche secondo. Silenzio e concentrazione!
Insomma, riescono a far passare il tempo ma falliscono miseramente sotto il profilo dello svago e del divertimento, i due aspetti che la gente comune maggiormente ricerca nel gioco. Difatti con i giochi più "caciaroni" è difficile fare cilecca.


P.S. Per non parlare dei giochi con regolamenti che superano le dieci pagine...
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Messaggioda Raistlin » 31 dic 2007, 3:24

Amon ha scritto:
Sol_Invictus ha scritto:Non credo sia un caso che i titoli da te citati siano tutti giochi tedeschi.
Penso si ricolleghi al motivo per cui li odio: sembrano spesso più degli astrusi passatempi per calcolatori piuttosto che dei giochi.

Sono pienamente d'accordo con questa chiave di lettura.


Sono d'accordo anch'io con l'affermazione di Sol_Invictus. Io stesso in passato amavo maggiormente i giochi astratti, freddi e logici; poi col tempo sono cambiato ed ora preferisco i giochi un po' più 'fracassoni', tipicamente all'americana poichè li trovo maggiormente distensivi, divertenti e - soprattutto - più vicini al significato che io attribuisco alla parola 'gioco'. Non me ne vogliano i giocatori ultra-calcolatori eh :), li capisco comunque molto bene e comprendo la soddisfazione che può dare un gioco nel quale la propria abilità si rivela palpabile e fruttuosa durante l'evolversi della partita.
Credo tutto sommato sia una questione di gusti, dopotutto, ma al contempo anche una differente forma di appagamento del proprio ego (che poi forse è la stessa identica cosa...)
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Messaggioda paolo » 31 dic 2007, 10:25

A questo riguardo qualche settimana fa è stato pubblicato questo articoletto (in inglese) su boardgamenews:


[url=http://www.boardgamenews.com/index.php/boardgamenews/comments/yehuda_berlinger_games_are_not_supposed_to_be_fun/
]"Games are not supposed to be fun"[/url], cioè "I giochi non devono essere per forza divertenti". Giochi diversi creano tipi di piaceri intellettuali differenti. Anche a me i gestionali e i giochi di ottimizzazione stanno un po' stancando, ma ritenere la 'freddezza' un difetto in sé in un gioco credo sia sbagliato. Sennò gli astratti puri partirebbero tutti con un bell'handicap.
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Messaggioda Izraphael » 31 dic 2007, 10:30

Beh, senza dubbio c'è una bella differenza fra due ore di eurogame e due ore di Shadows Over Camelot.

Proprio ieri sera ho "convertito" due nuovi babbani al lato oscuro del BG, utilizzando per primo AiaGaia (facente funzione di "acchiappa babbani"), e dopo con un match veloce a San Gimignano che è si "alla tedesca" ma ha i componenti "strani e belli", in pietra (ho scelto questo perchè i due giocatori sono toscani, uomo e donna - quindi mi serviva "terra neutra" per affascinare entrambi - e tutti e due avevano detto che per loro i pezzi del gioco erano importanti... Così ho tirato fuori il "gioco strano"...), dopo aver allettato entrambi con la visione di Fury of Dracula (troppo lungo per il tempo che avevamo ieri sera).

Non mi sono neanche fermato a pensare se era il caso di prendere UR.
Ma io non sto parlando di babbani... Parlo di gente che mi gioca tranquillamente a Principi di Firenze, La Città, Antike e simili: sono proprio "i maledetti primi 5 su BGG" ad avere un aura malefica :)
Insomma, non riesco a convincere dei gamers (non hard gamers, ma quasi) a fare "il salto", a provare giochi di chiarissima fama.

Boh, intanto stasera sono in mezzo a molti giocatori: qualcosa mi verrà in mente... Anno nuovo, gamers nuovi.
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Messaggioda Sol_Invictus » 31 dic 2007, 17:51

Beh, a mio parere sono due i fattori che possono attirare nella scelta di un gioco: o il fattore divertimento (e qui i tedeschi van proprio male), oppure il fattore eleganza (e qui i tedeschi van bene, e in generale tutti gli astratti, ad esempio il fascino immortale di Scacchi).

La differenza sta che mentre quasi tutti provano piacere nel ridere, fare casino, vedersi davanti agli occhi un bel panorama colorato, immedesimarsi in un'ambientazione affascinante, insultarsi tra amici in una competizione diretta, ecc., solo pochi provano il piacere "tecnico" di cose come meccaniche ben studiate, profondità strategica, eleganza del gioco...fattori peraltro assai soggettivi, ad esempio io di elegante in Puerto Rico non ci trovo proprio niente, contrariamente alla maggior parte dei fan.

Quindi un babbano non sarà praticamente mai attirato se gli dici "Ok questo gioco esteticamente sarà anche brutto perchè è solo legno e cartone mal disegnato, come tema sarà anche insulso perchè devi pianificare il lavoro di un contadino e del suo cane zoppo, come competizione diretta zero perchè ognuno fa il suo gioco e non ha modi di contrastare direttamente l'avversario dandogli fuoco al campo o menandogli il cane....però ti assicuro che ha meccaniche geniali ed elegantissime!".
No, non ci siamo proprio. Queste sono cose apprezzabili da uno specialista dell'hobby, e peraltro nemmeno da tutti. Il babbano, che agisce istintivamente e non con una "coscienza ludica" che non possiede, non può che essere attratto da altro.
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Messaggioda linx » 2 gen 2008, 14:04

Penso che il problema sia di affinità alla matematica e al ragionamento dei vari giocatori.
In realtà giocare piace per diversi motivi che non sono per tutti gli stessi.
I giochi da te citati, Iz, sono magari il top per coloro che amano far di conto, calcolare probabilità e stimare le mosse future tue e altrui (anche se trovo che Puertorico possa essere giocato e apprezzato in modo diverso se non ti trovi con un calcolatore in partita) ma non possiedono quei tipi di piacere spicciolo che giocatori di un altro tipo cercano.

Avevo spiegato il tutto meglio in questo articolo, per chi abbia voglia di leggerselo
http://www.inventoridigiochi.it/index.p ... 4&Itemid=1

Insomma: è una questione di gusti più che di... immaginarie difficoltà.
Se proponi a me un veloce gioco di carte, per quanto bello e rinomato possa essere, non mi troverai mai felice di provarlo: cerco altri tipi di divertimenti che mi appagano maggiormente.
Tutto ciò anche se poi il gioco in questione potrebbe pure piacermi come talvolta è successo.
Il confronto è stimolante a 2 condizioni:
che ci sia la volontà potenziale dell'interlocutore a cambiare opinione;
che nessuno si senta depositario di verità assolute. Dubitare è uno strumento per arrivare alla "verità".
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