I giochi: prodotti commerciali o culturali?

Discussioni e considerazioni su definizioni, terminologie, classificazioni, concetti e questioni di filosofia del gioco.

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Messaggioda linx » 23 dic 2008, 14:27

Futuroinfinito ha scritto:La specificità del prodotto culturale rispetto agli oggetti che fanno cultura in seconda battuta sta nel fatto che tentano di veicolare e produrre significati in modo esplicito. Un film. Un libro. A mio avviso anche i giochi possono arrivare a farlo, e sarebbe la scoperta culturale della nostra generazione, come internet ed il computer lo sono stata per chi aveva trenta-quarant'anni nel 1991.


Libri e film partono dai concetti di immedesimazione dello spettatore/lettore per veicolare quella che in fondo è "un'esperienza di vita" che noi potremmo non vivere mai. Quindi puoi insegnare qualcosa nel classico modo in cui tutti imparano: l'esperienza.

I giochi, se qualcosa possono insegnare, possono illustrare dei rapporti causa effetto e a cosa porta la concatenazione di ciò. Mentre però i libri possono scendere nel dettaglio (e i film pure anche se decisamente meno) i giochi tendono a trovare la loro bellezza nella semplificazione. Difficilmente trovo quindi li si possa rapportare a livello di "esperienza di vita" così facilmente. Ciò non toglie che sia effettivamente possibile per taluni concetti.

Il GO, ad esempio (e altri giochi possono ugualmente farlo), mi ha insegnato che:
- ci sono cose che vanno fatte subito, perchè se lasci passare l'attimo poi non ha più senso farle;
- bisogna evitare di concentrarsi sulle piccole cose, se così facendo si perde la visione d'insieme, che è molto più importante.
Il confronto è stimolante a 2 condizioni:
che ci sia la volontà potenziale dell'interlocutore a cambiare opinione;
che nessuno si senta depositario di verità assolute. Dubitare è uno strumento per arrivare alla "verità".
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Messaggioda aledrugo1977 » 23 dic 2008, 15:19

Uno gioca a scacchi perché c'ha voglia di giocare a scacchi. Uno gioca alla roulette perché c'ha volgia di giocarci.

In altre parole nessuno fa niente controvoglia (escludiamo le malattie da dipendenza e/o casi umani estremi). Alla base sta il concetto di evasione o divertimento o svago o come uno gli pare di chiamarlo.
Mi sembra uno dei concetti meno complessi della storia, eppure...
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Messaggioda Futuroinfinito » 23 dic 2008, 18:02

aledrugo1977 ha scritto:nessuno fa niente controvoglia


davvero sottoscriveresti questa affermazione?

aledrugo1977 ha scritto:Alla base sta il concetto di evasione o divertimento o svago


evasione e svago non sono cose che si fanno proprio in opposizione ad altre cose che si fanno controvoglia?

Quello che dico è: se sono abituato a giocare per sfogarmi, allora non farò questa cosa per se stessa (lo stesso termine "divertimento" deriva per altro dal latino de-vertere, ossia prendere un'altra direzione, sottolineando quanto sia importante il fatto che vi sia una prima direzione che influenza questa deviazione).
Se invece faccio questa cosa per se stessa, ebbene non è detto che la faccia per divertirmi: ad esempio svolgo un'azione morale mica perchè la trovo divertente. Giocare non è un'azione morale, ma di certo può essere un'attività non divertente nè appagante (ad esempio se perdo e ci sto male).

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Messaggioda aledrugo1977 » 23 dic 2008, 18:11

...nessuno fa niente controvoglia

-sottinteso nel contesto del gioco masebisognaspecificaredavverotuttoalloraspecificosennòpoisifadellaconfusione-

nel tempo libero, altrimenti non sarebbe tempo libero... no?
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Re: ...

Messaggioda Futuroinfinito » 23 dic 2008, 18:11

linx ha scritto:I giochi, se qualcosa possono insegnare, possono illustrare dei rapporti causa effetto e a cosa porta la concatenazione di ciò. Mentre però i libri possono scendere nel dettaglio (e i film pure anche se decisamente meno) i giochi tendono a trovare la loro bellezza nella semplificazione. Difficilmente trovo quindi li si possa rapportare a livello di "esperienza di vita" così facilmente. Ciò non toglie che sia effettivamente possibile per taluni concetti.


Interessanti le cose che dici del Go! Vedi?

Il bello dei giochi è che possono veicolare significati ed emozioni attraverso elementi narrativi o didascalici (attingendo quindi da romanzi, film, fumetti e perfino saggi) oppure farlo attraverso elementi sintatticamente ludici!!!
Tetris ad esempio è il chiaro esempio di gioco "ordinante": è tutto un mettere ordine dal caos. Se avessimo solo giochi ordinanti avremmo una vita chiaramente molto ordinata!!! Tetris è un gioco astratto, ma molti giochi possono rendere esplicito il loro contenuto simbolico attraverso una affabulazione, un dichiararsi, allo stesso modo di come fanno molti romanzi.

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Messaggioda Futuroinfinito » 23 dic 2008, 18:13

aledrugo1977 ha scritto:masebisognaspecificaredavverotuttoalloraspecificosennòpoisifadellaconfusione-


ahahaha! hai ragione, scusa, mi faccio prendere troppo...

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Messaggioda Angiolillo » 23 dic 2008, 21:38

Non so consigliare un editore (io stesso ne sto cercando uno) però... Posso aggioungere che il gioco è uno strumento per comunicare, anche al di là delle intenzioni dell'autore. Come un testo o un film, del resto.

A me è capitato di fare giochi per veicolare concetti tipo: la filera del cotone può essere resa più equa e solidale. Oppure: l'auto italiana non è italiana, inutile fare protezionismo. O anche: la plastica si può riciclare. Al di la di fare giochi per veicolare concetti più miei, come negli esempi di obscura Tempora o Ulysses che facevo.

Ma non è una novità: è per esempio già successo più di un secolo fa condel Monopoli, inventato dall’americana Elizabeth Magie che lo brevettò il 23 marzo 1903 con il nome “The Landlord Game”. In effetti “la Magie era una donna indipendente e liberale, per i suoi tempi, ed era una sostenitrice dell’economista Henry George, creatore della teoria della tassa singola. Il dogma fondamentale di tale teoria era che la speculazione sulle proprietà terriera forma la base di tutti i problemi economici e sociali della società. Magie aveva creato il suo gioco per mostrare come i proprietari terrieri potessero imporre affitti iniqui (e questo fu il motivo per cui incluse una casella Prigione nel tabellone: un qualche piccolo simbolo di giustizia doveva pur esserci!).” (Dan Glimne, “Monopoli: la vera storia”, GiocAreA n. 4, giugno 1998, pag. 37)

In effetti il gioco comunica da sempre. Ne abbiamo un esempio in una delle leggende legate all’introduzione degli scacchi in Europa e alla loro evoluzione nelle regole. Si narra che Carlo Magno e l’Imperatrice Irene di Bisanzio fossero in trattative per un matrimonio: come era uso, i due si scambiarono omaggi e doni. Tra i regali inviati a Carlo Magno dall’Imperatrtice c’era però una scacchiera in cui i due pezzi detti “primi ministri” erano sostituiti da due “regine”, la cui potenza di gioco era stata aumentata fino a sovrastare quella di ogni altro pezzo . Carlo Magno comprese da questo che la vita coniugale con Irene sarebbe stata tutt’altro che tranquilla e il matrimonio andò a monte.
Così come i meccanismi, anche i materiali ci parlano delle culture in cui i giochi sono nati. E’ il caso per esempio del Wali, gioco di allineamento originario del Mali ma diffuso anche in altre regioni africane. I due giocatori utilizzano una scacchiera, che si può anche disegnare al suolo, e una serie di segnalini per ciascuno rappresentati da oggettini di recupero come noccioli, ciottoli, bastoncini, conchiglie. “In alcune regioni i bastoncini sono chiamati ‘i maschi’, le conchiglie ‘le femmine’. Il simbolismo freudiano è piuttosto evidente… Presso certi popoli la stima e la considerazione per la figura della donna è messa in risalto dall’uso si palline di sterco di cammello per le femmine.” (Carlo Zampolini, Giochi africani, Sansoni, Firenze 1984)
Per quanto riguarda il tema, anch’esso è ovviamente indicativo della cultura in cui un gioco nasce. La stessa evoluzione dei giochi all’interno di un medesimo tema ci parla di chi li ha inventati. Gli scacchi hanno origine dal gioco indiano del Chaturanga, che utilizzava una scacchiera analoga alla nostra e quattro serie di pedine comprendenti ognuna un fante, un elefante, una nave e un rajah, ciascuna con le sue diverse capacità di movimento e cattura. I quattro giocatori erano alleati due a due: in seguito gli eserciti alleati si sono fusi e si è passati a due schieramenti contrapposti. L’evoluzione ha così portato al gioco dello Shatranj, diretto antenato dei nostri scacchi. In tale gioco, due eserciti contrapposti si affrontano ai due estremi di una vasta pianura: si tratta dell’immagine classica di una battaglia, come se ne è combattute per secoli e secoli fin dall’antichità. Non è però un caso che i cosiddetti “Scacchi vichinghi”, o Hnefatafl, prevedano un re con i suoi pedoni al centro di una scacchiera, impegnato a fuggire dai pedoni nemici che cercano di circondarlo da ogni parte: è segno di una visione della guerra ben diversa dalla nostra e legata appunto alle tattiche dei predoni nordici.
Il moderno Stratego, ideato da Jacob Mogendorf e pubblicato dalla Jumbo, assomiglia agli scacchi nel suo presentare due eserciti contrapposti ai due lati della scacchiera: ma i pezzi sono coperti e l’identità non è visibile avversario, rappresentando così quella “nebbia della guerra” che è elemento fondamentale nelle moderne battaglie, fin dai tempi in cui Napoleone a Borodino non riesce a valutare l’entità delle truppe nemiche a causa del fumo dei cannoni e rinuncia a lanciare le riserve alla carica per ottenere una vittoria decisiva, o a Waterloo spera fino all’ultimo che arrivino rinforzi là dove invece si presentano i prussiani di Blücher.
Risiko, ideato da Albert Lamorisse negli stessi anni ‘50, allarga la scacchiera fino a raffigurare un intero planisfero, a indicare il fatto che ormai in quell’epoca un conflitto non può essere che mondiale.

Qua ho ripreso vecchi appunti. Ma ci sto tornando sopra. Il dibattito mi pare quindi molto interessante...

Saluti a tutti,

Andrea
Ultima modifica di Angiolillo il 24 dic 2008, 14:08, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda aledrugo1977 » 24 dic 2008, 2:06

Notevole davvero.

Spunti di altissimo livello.
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Messaggioda Futuroinfinito » 27 dic 2008, 15:22

Mi occupo di oggetti sociali. Gli oggetti sociali sono quelle cose immateriali (ma dotate di un sostrato materiale) che esistono solo in quanto le persone credono che esse esistano. Alcuni esempi: il matrimonio, la nobiltà, il valore del denaro, le cariche pubbliche, le elezioni. Sono tutte cose che esistono, ma che devono la loro esistenza a quello che John Searle (un filosofo contemporaneo) definisce "assegnazione di funzione di status". In pratica gli esseri umani credono a qualcosa, e credendoci, le assegnano uno status. Tale status, come quello di "sposato", è in un certo senso oggettivo, perchè dipende da situazioni concrete e verificabili (ad esempio una firma su di un documento, come direbbe Maurizio Ferraris, un altro filosofo contemporaneo).
Ora, ciò che io sostengo nella tesi ed in un una serie di articoli è che i giochi, tipico esempio di oggetto sociale, siano nei fatti i precursori ontologici degli oggetti sociali, ossia ciò che permette loro di esistere. Giocando si impara ad assegnare le funzioni di status agli oggetti, ad esempio dicendo che "quella scopa è un cavallo" (in cui "cavallo" è lo status). Queste assegnazioni di status non vengono credute reali dai bambini che le svolgono, sebbene sappiano giocarci con serietà. Da adulti invece si crede all'esistenza reale di reali oggetti sociali, e quindi si perde la facoltà di rimanere seri durante il gioco (a meno che non la si innaffi constantemente). Questo passaggio ha delle motivazioni specifiche che non è possibile descrivere in due righe, ma in ogni caso penso di aver dato un'idea di cosa mi occupo.
Le ricadute di questo genere di studi sono molteplici e vanno dalla psichiatria (in applicazioni con autistici ed Alzheimer), al diritto (in nessun paese al mondo è possibile brevettare giochi ed io cerco di spiegare il motivo di questo mistero), alla semiotica ludica ed al settore industriale della produzione di giochi.

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Messaggioda vittogol » 27 dic 2008, 17:47

Bello! E poi? ;)
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Messaggioda Futuroinfinito » 29 dic 2008, 15:50

vittogol ha scritto:Bello! E poi? ;)


ahahah! ma non mi smontare così... :-)

pensavo potesse interessare a qualcuno un discorso sul gioco che esulasse dal metodo di conteggio degli stati in risiko prestige e si allargasse a considerazioni di cultura generale...

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Messaggioda Angiolillo » 29 dic 2008, 16:53

In effetti è assai interessante, ma mi sembra fondamentale la distinzione tra gioco e giocattolo, benché l'ambiguo e lasco verbo "giocare" si applichi a entrambi. Quando un bambino dice di una scopa "questo è un cavallo", poi ci fa tuitto quello che ritiene giusto fare con un cavallo. Quando uno scacchista di qualsiasi età, bambino o adulto, dice di un pezzo di legno di bosso "questo è un cavallo", si limita poi a muoverlo di una casella in avanti e una in diagonale. Tanto che il pezzo accanto gli italiani lo chiamano alfiere, gli inglesi lo chiamano vescovo, ma fa esattamente le stesse cose... Assegnandogli il nome non gli cambiano, credo, lo status di pedina astratta.

Sulla brevettabilità, la questione mi interessa molto e mi piacerebbe capire meglio. Io sapevo che in Italia è impossibile, ai sensi dell'art. 12 del Regio Decreto 29 giugno 1939 n. 1127 (Testo Unico sui Brevetti) che esclude esplicitamente "i piani, i principi ed i metodi per attività intellettuali, per gioco o per attività commerciali". Però (cito i primi casi che mi vengono in mente) mi risulta che già nel 1896 in Inghilterra venga brevettato il Ludo (semplificazione del Pachisi da noi nota anche come Non t'arrabbiare). Mi risulta anche nel 1903 Lizzy Magie abbia brevettato The Landlord Game negli USA (il predecessore di Monopoli) e da quello siano poi seguite curiose vicissitudini quando la Parker con il suo "autore" Charles Darrow ha cercato di brevettare Monopoli stesso a inizio anni '30; peraltro il brevetto poi ottenuto da Darrow il 31 dicembre 1935 è infine spirato nel 1985, cosicché ora il gioco in sé è di pubblico dominio (ma alcune caselle come stazioni, parcheggio, carabiniere e prigione restano protette, credo come formato grafico, e questo ne spiega la curiosa presenza in ambientazioni assolutamente incongrue come Monopoli Guerre Stellari). Mi risulta che nel 1909 Hermance Edan abbia brevettato in Francia L'Attaque (il predecessore di Stratego), che proprio dalla descrizione dettagliata di gioco e materiali allegata al brevetto francese del 1954 de La Conquete du Monde (il predecessore di Risiko) sappiamo quali fossero le idee di Albert Lamorisse sul gioco prima dell'intervento di Jean-René Vernes, curatore della prima edizione. Mi risulta che nel 1970 il giapponese Goro Hasegawa abbia brevettato Othello, blanda rielaborazione del Reversi che a sua volta era stato brevettato nel 1888 da Lewis Waterman. Nel 1984, Nobuhiko Kanamoto brevetta il Sudoku in Giappone. Storico poi (anche se magari discutibile) il brevetto statunitense n. 5.662.332 del 2 settembre del 1997, intitolato "Trading card game method of play", con cui Richard Garfield è riuscito a ottenere non solo i diritti esclusivi di sfruttamento di Magic, ma addirittura del concetto stesso di gioco di carte collezionabile. Innumerevoli, poi, a proposito della distinzione di cui sopra, i brevetti per giocattoli di ogni genere, dadi con numeri sempre più improbabili di facce e accessori vari: ma quella è un'altra storia.

Tu cosa intendi per "in nessun paese al mondo è possibile brevettare giochi"?
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Messaggioda Futuroinfinito » 29 dic 2008, 21:11

Angiolino, sei una fonte infinita di dati...
Sapevo della registrazione (del 48', se non erro) dello Scrabble, ma se vai a vedere ciò che è protetto, a parte il nome, il marchio e via dicendo, è la struttura delle pedine e la grafica della plancia. Ciò non ha impedito la commercializzazione dello Scarabeo.
A quanto ti risulta Garfield incassa denaro da parte di Upperdeck, Nintendo o Konami? (domanda vera, non retorica...)
Non bisogna confondere istruzini del software con prescrizioni normative: i videogiochi sono considerabili più come giocattoli che come giochi. Non vanno infatti confusi oggetti concreti come gli strumenti atti a
giocare e concetti quali possono essere i giochi. Innanzitutto, l’unica
forma di gioco che è pensabile come brevettabile è quella riconducibile a
sistemi di regole. Gli altri generi di gioco, quelli senza regole, non sono
nemmeno avvicinabili al concetto di brevetto o diritto d’autore, in quanto
sarebbe impossibile non tanto inventarli, quanto descriverli in modo
esauriente e non travisabile.
Sul sito del governo americano è scritto a chiare lettere che non è possibile brevettare giochi, anche se non specifica cosa sia un gioco... Indubbiamente è possibile brevettare giocattoli, in quanto opere d'ingegno o mezzi che permettono di giocare, ma non è possibile brevettare ciò che è il motore del gioco: le regole. Se anche un ufficio brevetti accettasse il deposito di una regola, ebbene tale deposito non potrebbe essere rispettato: le regole basta conoscerle per obbedirvi.
Le agenzie che si occupano della verifica dei brevetti prima di depositarli rifiutano di farlo per i giochi.
Cerco ora di pubblicare nella sezione download un paragrafo della tesi in cui illustro un po' la situazione, anche se mi rendo conto che non tutte le sue parti possono essere facilmente comprensibili, dato che manca il contesto.
Alcune fonti:

http://www.sib.it/itasib/contatto/faqdi ... m#10diraut

http://www.ufficiobrevetti.it/faq/copyr ... ostici.htm

Codice dei diritti di proprietà industriale, Sezione IV, Invenzioni, Art. 45 (Oggetto del brevetto).

Direttive 96/9/CE e 91/250/EEC.

"The idea for a game is not protected by copyright. The same is true of the name or title given to the game and of the method or methods for playing it. Copyright protects only the particular manner of an author’s expression in literary, artistic, or musical form. Copyright protection does not extend to any idea, system, method, device, or trademark material
involved in the development, merchandising, or playing of a game. Once a game has been made public, nothing in the copyright law prevents others from developing another game based on similar principles.
Some material prepared in connection with a game may be subject to copyright if it contains a sufficient amount of literary or pictorial expression. For example, the text matter describing the rules of the game, or the pictorial matter appearing on the gameboard or container, may be registrable”. http://www.copyright.gov/fls/fl108.html. Il corsivo è mio.

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Messaggioda vittogol » 29 dic 2008, 21:57

ma non mi smontare così...

Scusami se ti ho fatto pensare il contrario, il mio è un sincero interesse per l'argomento, leggo i vostri posts con davvero molto interesse.
I stay tuned! ;)
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Messaggioda Angiolillo » 29 dic 2008, 23:39

Futuroinfinito ha scritto:Angiolino, sei una fonte infinita di dati...
Sapevo della registrazione (del 48', se non erro) dello Scrabble, ma se vai a vedere ciò che è protetto, a parte il nome, il marchio e via dicendo, è la struttura delle pedine e la grafica della plancia. Ciò non ha impedito la commercializzazione dello Scarabeo.


Attenzione: stava per impedirlo. Scarabeo è stato pubblicato da Aldo Pasetti alla fine degli anni '50, alcuni anni dopo che lo Scrabble è stato distribuito in Italia. Dopo un processo dalle alterne vicende, ove in primo grado era stato condannato, Pasetti è stato prosciolto il 17 marzo 1961 dalla Corte d'Appello di Milano. Ma l'esito era stato incerto. Non a caso l'Editrice Giochi, a cui Pasetti aveva offerto lo Scarabeo, era rimasta in attesa del termine della vicenda giudiziaria, e solo dopo la pronuncia della Corte di Appello si è accordata con Pasetti e ha inserito il gioco nel proprio catalogo, lanciandolo nel 1963. Ma se ci si fermava al primo processo, o se la Corte d'Appello confermava il primo grado, i detentori dello Scrabble bloccavano lo Scarabeo. I dettagli del processo li trovi in appendice a un libro di Dario De Toffoli, "Giocare a Scarabeo", Sansoni 1985, che è fuori catalogo da un sacco di tempo ma che trovi su eBay a 4,50 euro (più quasi altrettanto di spese postali):
http://tinyurl.com/7gplo3
Sono dettagli molto interessanti, le valutazioni del giudice d'appello sono tutte basate su elementi che fanno pensare alla concorrenza sleale (tipo: Scarabeo è quadrisillabo, Scrabble bisillabo) e non al diritto d'autore o di brevetto. Ma ho sempre pensato che ciò fosse dovuto a un'anomalia italiana, appunto di mancata tutela del gioco sia come diritto d'autore che come brevetto, che fosse specifica del nostro paese mentre all'estero una tutela ci fosse.

Futuroinfinito ha scritto:A quanto ti risulta Garfield incassa denaro da parte di Upperdeck, Nintendo o Konami? (domanda vera, non retorica...)


Oggi non so con esattezza, ma non mi stupirebbe affatto. Appena ottenuto il brevetto, in effetti è andata così. Lì per lì il mondo dei GCC ha sospeso il fiato: Garfield avrebbe potuto bloccare tutti i giochi concorrenti, che erano tanti (credo Star Treck, Star Wars, Vampiri, il primo sulla Terra di Mezzo e vari altri - cito a memoria, che è fallace). Invece Garfield ha deciso che potevano andare avanti, ma riconoscendogli una royalty anche limitata e ragionevole. Mi sa che la cosa è valida ancora oggi, o che comunque c'è un riconoscimento della patermità dei GCC a Garfield. Per esempio, sotto questo regolamento di Yu-Gi-Oh
http://www.talesofthevale.kit.net/yugi_r.htm
trovo scritto in piccolo, a pié di pagina:
Patente nos E.U.A. sob nº 5.662.332. Utilizada sob licença da Wizards of the Coast, Inc.
Il brevetto 5.662.332 è appunto quello di Garflield sui giochi di carte collezionabili. E quindi Yu-Gi-Oh lo riconosce.
Con un altro po' di ricerche su Google magari trovi altri dettagli.

Futuroinfinito ha scritto:Some material prepared in connection with a game may be subject to copyright if it contains a sufficient amount of literary or pictorial expression. For example, the text matter describing the rules of the game, or the pictorial matter appearing on the gameboard or container, may be registrable”. http://www.copyright.gov/fls/fl108.html. Il corsivo è mio.


In effetti, diversamente da quanto tu dici per lo Scrabble, brevetti come quelli del Risiko (o meglio La Conquete du Monde) contengono descrizione completa di regole e materiali - potresti vedere su "La storia di Risiko e l'anello mancante" di Roberto Convenevole e Francesco Bottone, ed. Novecento, un libro davvero bello (e non lo dico perché ne sono l'indegno curatore). In appendice c'è tutto il testo dettagliato del brevetto, che appunto che descrive le regole del gioco e i materiali. Si tratta del

Brevetto d’Invenzione N. 1.101.756 richiesto il 23 marzo 1954, alle ore 16 e 14 primi a Parigi, presso il Ministero dell’industria e del commercio, dal Signor Albert-Emmanuel Lamorisse residente in Francia (Senna), e concernente Perfezionamenti apportati ai giochi di società .

Inoltre c'è l'elenco delle differenze dell'analogo, quasi identico brevetto inglese chiesto dallo stesso Lamorisse nel 1955.
Però il brevetto descrive le regole, non le riporta nella loro "forma letteraria" (che tu m'insegni sarebbe irrilevante, tanto posso riformulare le stesse regole con altre parole).

Del brevetto del Monopoly del 1935 trovo solo il frontespizio e la prima delle sette pagine. Il frontespizio ha una descrizione dei meccanismi di gioco (non delle regole) peraltro in funzione del tabellone. La prima pagina ha la descrizione dei materiali. Se vedi c'è scritto in alto a destra che è la prima di sette pagine:
http://www.tjpatlaw.com/cff233.html
http://www.tjpatlaw.com/cff234.html

Immagine
Immagine

Non so cosa vi sia nelle altre - comunque è stato sufficiente a far detenere il monopolio del Monopoli per 50 anni alla Parker e poi alla Hasbro. A parte un curioso caso con l'Anti-Monopoly... ma quella è un'altra storia... o forse un dettaglio un po' troppo lungo da riassumere qua di quella stessa storia.

Ecco alcuni brevetti recenti:

http://www.freshpatents.com/Board-game- ... 176360.php

http://www.freshpatents.com/Chemistry-c ... 284104.php

http://www.freshpatents.com/Table-card- ... 303216.php

Con il motorino di ricerca in cima alla pagina puoi trovarne altri.
Di nuovo, con Google magari trovi ben altro... Aimé, mi spiace ma al momento non ho ulteriore tempo per approfondire.

A presto!

Andrea
"Il Premio Speciale alla Memoria... a un autore che da anni ci regala nulla di nuovo: Andrea Angiolino... Dandogli un premio alla memoria, lo costringiamo a cambiare l'ironica firma che usa sulla Tana dei Goblin." (Il Puzzillo/Mr.Black Pawn)
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