Il mercato italiano dei giochi

Discussioni e considerazioni su definizioni, terminologie, classificazioni, concetti e questioni di filosofia del gioco.

Moderatori: Sephion, Galdor

Messaggioda LoboKDS » 22 set 2008, 13:37

[Premessa: ho riletto il mio post e come al solito quando ho troppo da dire divago, e magari perdo il filo. Lo stream of consciousness funziona cosi', ma del resto siamo nel forum "questioni filosofiche". Ricordo inoltre che cio' che scrivo qui e' una riflessione personale, e non l'opinione della mia azienda, di cui sono solo uno dei soci]

Il post del mio omonimo e' ben scritto e ha il pregio di guardare avanti e pensare al lungo periodo rispetto all'immediato. Io capisco il punto di vista di Sargon, anzi, quando compro la penso come lui. (con una fondamentale differenza caratteriale.. per me la cosa piu' importante e' avere una cosa nel momento in cui la voglio, quindi il risparmio, fino a un certo punto, diventa secondario).

Dal mio punto di vista (sono stato produttore, distributore, utente, chissà, in futuro magari autore) , avete ragione tutti. Ha ragione Lobo, che ha cercato di dare uno sguardo piu' ampio del mercato da tutti i punti di vista, ma hanno ragione anche i commercianti e i giocatori che hanno commentato: sono state dette per la maggiorparte cose vere e sacrosante, secondo i vari punti di vista.

Ora tocca alla mia analisi :P

Il mercato italiano e' piccolo, molto piccolo. In Germania si producono almeno un centinaio di nuovi titoli ogni anno, qui da noi mooolti meno.

Da noi si puo' essere contenti di vendere 1000 copie di un titolo, se si ristampa una volta si tratta di successone, e se le ristampe sono due o piu', beh, si parla di casi molto rari, quasi unici: immaginate quante copie se ne possono vendere in germania!!!

Vi rispondo subito: piu' o meno le stesse :P
Sono rari i casi di giochi che superano le 3000-5000 copie di tiratura, anche in Germania, quando solo 5 anni fa' non si iniziava neanche a muoversi per meno di 10mila. Francia e Spagna sono molto piu' basse, il mercato di lingua inglese tira un briciolo di piu'.

Il mercato tedesco e' in crisi, e lo si sa da qualche anno: uno dei motivi per cui i negozi online svendono e' che vengono prodotti troppi titoli rispetto a quelli che il mercato puo' sopportare; io, negoziante online, devo avere TUTTO disponibile (altrimenti mica comprano da me), ma mica posso rischiare che mi restino troppi giochi sulle croste? Soprattutto quando so che il mese prossimo arriveranno 30 nuovi titoli e dovro' anche pagarli.
Ma anche i negozi online sentono la crisi, e qualcuno ha gia' dovuto chiudere.

In Italia il mercato dei boardgame e' meno di un centesimo di quello tedesco (considerando sia fatturato totale che numero di titoli prodotti e numero di copie totale stampate), e' cresciuto (seppur lentamente) negli scorsi anni, ma la recessione e' gia' in corso.

Basti vedere che le case italiane cercano piu' di produrre giochi per il mercato globale, e sono molto pochi quelli che localizzano prodotti esteri (oltre a noi - Stratelibri-, mi vengono in mente Giochiuniti (principalmente Stupor e Nexus), Idea e Raven), ma sono sufficentemente certo che questo numero NON salira' nel prossimo futuro.

Mi dispiace dirlo, ma in Italia (e forse, nel mondo) il futuro non e' nei giochi per "giocatori", ma nei giochi per tutti.
Nonostante questo, penso che, a prescindere dal prezzo, ci sia mercato in Italia per i bei giochi, in italiano: non avremmo messo in produzione nello stesso anno Funkenschlag, Tribun, Puerto Rico, Agricola e Family Business se non ne fossimo stati convinti (escludo Kingburg perche' rientra nei giochi italiani prodotti per il mercato mondiale).

Sto divagando, come sempre.
Tornando in topic: e' giusto che l'acquirente compri nel posto che ritiene piu' conveniente. E' giusto che il negoziante faccia di tutto per restare aperto (anche se cio' significa non trattare piu' una linea di prodotto). E' giusto che il produttore metta il prezzo che ritiene piu' consono a un prodotto (anche se decidessimo di mettere Agricola a 500 euro a copia).

Questo e' il mercato: storicamente, ovunque si cerchi di calmierare o porre paletti particolari, succedono casini. Vedi Alitalia (chi sbaglia non paga= crash. Ma anche "posto sicuro" = crash, o "essere nelle mani dei sindacati = crash", non fraintendetemi: bisogna saper trovare una via di mezzo), per fare un esempio attuale.

Detto questo, la gente che deve viaggiare in aereo regolarmente non si deve lamentare se ha sempre viaggiato low cost e ha solo preso alitalia come ultima possibilita' (come il sottoscritto) se per andare a Copenhagen, per esempio, deve fare due scali. Come nessuno si puo' lamentare del fatto che, per chiunque, in Italia gioco da tavolo e' uguale a risiko, monopoli e al gioco dell'oca.

Il mondo va cosi': nel nostro mercato quasi nessuno fa il nostro lavoro per diventare ricco, ma lo fa per passione. E' chiaro che la passione non si mangia e che quindi bisogna farsi i propri conti, e che a me dispiacerebbe se un domani si tornasse alla situazione di 5 anni fa', quando negli scaffali di un toys center si poteva comprare giusto uno dei tre giochi che ho nominato nel paragrafo precedente.
Ma non e' che posso obbligare qualcuno a comprare il mio prodotto, nel negozio che scelgo io e al prezzo che scelgo io.

Quello che posso fare, come produttore, e' favorire le realta' distributive che fanno di piu' che muovere scatole, produrre giochi facendo i miei conti e cercare di farli conoscere al maggior numero possibile di persone.

Il negoziante cerchera' di vendere prodotti che gli permettono un margine sufficente a stare aperto, e non vendera' solo il prodotto del momento.

Il consumatore comprera' i giochi piu' belli al prezzo piu' conveniente, e possibilmente non cerchera' di vendere ai suoi conoscenti di nascosto dal negoziante dove gioca.

Wishful thinking? beh si, ma se le cose andassero' cosi', almeno sarei tranquillo :)

Un'altra cosa che ho particolarmente apprezzato e' stata l'introduzione nel discorso del "valore" di un gioco.
Quanto vale un gioco? il costo dei materiali? La genialita' dell'idea? Il divertimento che ti da? il tempo che passi a giocarlo?
L'unica risposta possibile e' che il valore di un gioco e' puramente soggettivo.
Per una persona comprare Agricola a 500 euro potrebbe essere "un affare", perche' ci giochera' per anni. Per un'altra potrebbe essere un furto pagarlo 30 euro, perche' ci giochera' si e no 10 volte e poi finira' su uno scaffale a prendere polver.
E' chiaro che questa corsa al prezzo piu' basso svaluta un po' l'oggetto: in fondo vuol dire che l'offerta e' molto piu' alta della richiesta, e alla fine anche il compratore si ritrova con una bella scatola, un bel gioco, che pero' magari non si godra' appieno: non tanto perche' l'avra' pagato poco, ma perche' e' uno tra tanti. Non sarebbe meglio giocare un po' di meno, ma giocare meglio?

E infine, perche' non paragonare un gioco con una serata al cinema? entrambe le cose fanno parte dell'intrattenimento, e anche se un dvd l'hai pagato 10 euro, e in potenza potrai guardartelo anche 100 volte.. non ti annoi dopo la terza o la quarta, o anche alla decima?
Mentre un gioco lo puoi giocare anche 10 volte in un giorno, e sara' sempre un esperienza diversa.

Chiudo qui, perche' senno' inizio a parlare di filologia o della bellezza dell'autunno danese.

Federico Faenza
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Messaggioda bugoz » 22 set 2008, 13:59

zerobabau ha scritto:io parlo anche dalla posizione di uno che ha dovuto rinunciare ad acquistare molti oggetti interessanti proprio perché impossibilitato. ho (come molti credo) avuto modo di cambiare diversi hobby nella mia vita... è ovvio che se sono appassionato di fumetti, film o videogiochi tenda ad acquistarli in italiano proprio per un fattore di comodità... e la stessa cosa era per i giochi in scatola finché non sono arrivato al punto di strafregarmene pur di risparmiare qualcosa. se poi metti in preventivo il fatto che ci vogliono diversi mesi dall'uscita del prodotto prima di poter avere un gioco in italiano...

e poi quanti giochi ci sono in italiano?sono sicuramente in numero inferiore a quelli in lingua straniera.

esempio? possiedo caylus in tedesco perché impossibile trovare a prezzi "contenuti" l'edizione italiana... idem per fury of dracula e warrior knights. e per giochi come puerto rico? quanto dovrei aspettare per giocarci in italiano (sempre che arrivi)? personalmente credo che le situazioni vadano valutate una ad una...


Io non sto dicendo di non prendere i giochi in inglese (anchio possiedo in inglese quelli che non trovo in italiano), ma di cercare di supportare il mercato italiano.
Io ho ordinato agricola in italiano perchè esce a breve, ma se fosse uscito tra 5 o 6 mesi sicuramente l'avrei preso in inglese.
Io rimango della mia idea e nel mio piccolo cerco di supportare i giochi in italiano.
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Messaggioda Iago » 22 set 2008, 16:05

Trovo che la discussione sia un po’ deviata dall’originale post di Lobo e dalle prime risposte date tra gli altri da Paolo Carraro, Nando Ferrari e Piero Cioni… Mi pare che si sia un po’ perso il filo della discussione mettendosi a valutare se comprare Agricola in italiano a 60 € invece che in inglese a 40 € quando all’origine la discussione era se avesse senso comprare Agricola in inglese a 45 € presso il nostro negoziante in muratura o a 30 € presso il negoziante virtuale.

Ho una serie di considerazioni su quanto letto:

1) Produrre Agricola in italiano e metterlo in vendita a 60 € è una cosa che non ha alcun senso, trovo che sia un’assoluta stupidaggine sia da un punto di vista commerciale che da un punto di vista pratico. Agricola non è un gioco che si possa vendere al grande pubblico perché è complesso e lungo; I giocatori a cui Agricola è rivolto sono per l’80/90 % anglofoni (o per lo meno anglolettori) e quel 20 % mancante ha sicuramente amici anglofoni (altrimenti son sarebbe mai diventato un appasionato di giochi), ma anche non li avesse, non costituirebbe certamente un mercato tale per giustificare l’edizione italiana.

2) La produzione di giochi italiani è spesso poco sensata. Ricordo lo scorso anno ad Essen le facce della gente che vedeva i prezzi di Kingsburg sia nella versione Inglese che in quella tedesca. Visto che spesso gli accordi per le edizioni inglese e tedesca (se non altro) vengono presi prima dell’uscita del gioco in italiano, che senso ha fare tre versioni differenti dello stesso gioco che differiscono sostanzialmente per il regolamento e basta (vedi ancora i casidi Kingsburg e Maestro Leonardo) quando basterebbe stampare la versione multilingua del regolamento ed usare gli stessi pezzi indipendenti dal linguaggio per ottenere una sola edizione che, con tirature molto superiori, costerebbe molto meno anche nella versione italiana ?

3) Comprendo perfettamente il ragionamento “se ho 40 € da spendere e la versione italiana ne costa 60 compro quella inglese che ne costa 40” e comprendo anche il ragionamento “se ho 40 € da spendere e il gioco ne costa 60 in negozio lo compro on-line che ne costa 40”. Entrambi sono discorsi perfettamente legittimi e indiscutibili. Dubito però che nella maggior parte dei casi il ragionamento sia uno di questi due, soprattutto visto che l’acquisto di un gioco rende molto più incidenti le spese di spedizione per cui il risparmio sul singolo gioco diventa molto minore e spesso non giustifica l’attesa.

4) Comprendo anche chi, trovandosi isolato o comunque lontano dai negozi specializzati si trova comunque nella necessità di fare ordini on-line visto che l’unica alternativa è quella di andare in ferie in un negozio di giochi.

5) Riconosco anche che ci sono casi eccezionali in cui è quasi immorale comprare il gioco in negozio; mi viene in mente il caso della ristampa di Ave Caesar che gridava vendetta per il rapporto tra qualità (scarsa, le bighe erano pià grandi delle caselle), contenuti (un po’ di carte, quattro pezzi di plastica e un tabellone) e prezzo (oltre 40 €)

6) Comprendo molto meno il discorso “Ho 300 € e preferisco comprare 10 giochi on-line che 7 presso un negoziante” e non perché penso sia meglio e giusto foraggiare il negoziante (cosa che per altro in parte penso) ma perché, quei tre giochi in più che verranno acquistati molto probabilmente non verranno mai giocati perché abbiamo un numero finito di ore (nel senso di non infinito) per giocare e non siamo dotati del dono dell’ubiquità. (alla fine il mio esempio personale sull’argomento).

7) Capisco che non debbano essere solo i giocatori a sobbarcarsi il peso del mercato ma capisco che non possano essere nemmeno solo i negozianti e i produttori visto che loro lo fanno per campare e non per (solo) per il piacere del gioco. Se da una parte è giusto che il giocatore compri dove costa meno, dall’altra è sbagliato che il giocatore poi si lamenti perché non ci sono negozi di giochi e quelli che ci sono hanno solo Magic, miniature e qualche gioco di ruolo perché è la sua stessa scelta di comprare sempre e a tutti i costi all’estero (o presso i negozi on-line di casa nostra) che ha fatto sì che i giochi siano spariti dalle vetrine. E’ vero che il “proselitismo” deve essere fatto da altre parti (scuole, centri giovanili, associazioni) ma è anche vero che, con la miriade di stimoli che ci colpiscono, le passioni, se non supportate, svaniscono rapidamente e quindi se un neo appassionato non trova i giochi smette rapidamente di essere appassionato. Non tutti hanno tempo, voglia e carta di credito per comprare on-line.

8 ) Analogamente penso che i commercianti e soprattutto gli editori del settore debbano fare in modo di aiutare gli acquirenti a fare certe scelte e non nascondersi dietro alla teoria del cliente cattivo che va a spendere i soldi all’estero o al negozio on-line che è brutto, cattivo e non paga le tasse. Non sono del settore e non sono un consulente per cui non dirò cosa dovrebbero fare commercianti ed editori, mi auguro solo che siano dotat idi abbastanza buon senso per trovarsi da soli delle idee.

9) Trovo che se gli editori producessero di meno ma con maggior cervello e con maggiore qualità (parlo di giochi non di componenti) forse avrebbero meno spese e potrebbero averer prezi più interessanti. Non me ne intendo molto ma ho il sospetto che sia più remunerativo produrre 5 giochi belli e 5 discreti all’anno che 1 gioco bello, 2 discreti e 50 mediocri o peggio. Mi spiace ma ho l’impressione che, attualmente, il panorama italiano per quanto riguarda i giochi prodotti sia veramente mediocre.

Per finire presento la mia personale testimonianza di ludomane in fase di guarigione (spero):

Premetto che sono presidente di un’associazione ed ho sempre applicato la teoria per cui “l’associazione ha come scopo la diffusione del gioco e quindi dovrebbe anche dare una mano al mercato mentre il singolo ha come scopo la propria sopravvivenza e quindi fa come meglio crede”. Il risultato di questa teoria è che io compravo giochi all’estero mentre l’associazione ha sempre comprato presso un negozio.

Questa primavera ho fatto ordini negli States per circa 500 $ (spese di spedizione comprese) per la mia personale collezione, approfittando del cambio molto favorevole. Mi sono portato a casa 15 giochi ed ero contento come un bambino, avevo soddisfatto la mia smania e avevo portato a casa molti più giochi di quelli che avrei potuto comperare al negozio sotto casa; per la stragrande maggioranza erano giochi che volevo, che mi interessavano molto e su cui mi ero abbondantemente informato; oggi sono passati quasi 6 mesi dai primi arrivi e il bilancio dei suddetti acquisti è sconfortante:

Giochi giocati almeno 10 volte : 1
Giochi giocati almeno 5 volte : 0
Giochi giocati almeno 3 volte : 0
Giochi giocati almeno 1 volta : 4 (di cui 1 senza finire la partita)
Giochi mai giocati : 10

Se avessi comprato un terzo di quei giochi avrei ottenuto (ad oggi) lo stesso risultato e la mia casa avrebbe più spazio per nuovi giochi (spazio che ormai scarseggia); se ne avessi comprato uno solo avrei ottenuto un risultato molto simile, avrei molto più spazio per giochi nuovi e avrei speso molto meno; se quei cinque giochi che poi ho giocato li avessi comprati dal dal negoziante sotto casa, avrei speso comunque meno di 500 $, avrei risparmiato spazio e avrei anche dato una mano (anche se piccola) al mercato italiano.

Mi sono anche chiesto se fosse un caso e ho ripensato alle mie ultime due visite ad Essen, lo scenario è meno desolante ma non molto; in generale posso tranquillamente dire che se avessi comprato il 40 % dei giochi che ho comprato la mia esperienza ludica sarebbe stata sostanzialmente la stessa e, con quei soldi che avrei risparmiato mi sarei anche potuto permettere di fare lo splendido e di aiutare il mercato italiano. Quest’anno tornerò ad Essen ma farò tutto il possibile per limitare le spese a quei giochi che mi piaceranno veramente tanto e che avranno possibilità di essere giocati. Il resto penso che lo comprerò dal mio negoziante di fiducia, magari dopo averlo provato con lui.

Lucio Pierobon
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Messaggioda Inuyasha » 22 set 2008, 16:34

Interessante il tuo intervento Iago.
Del resto credo che molti di noi abbiano giochi ancora ingiocati.

Però se dovessi limitarmi al negozietto di città avrei pochissime scelte, il numero di giochi che hanno sono davvero ridicoli ed alcuni non li comprerei per nulla.
Mi domando infatti se quel gioco che ha fatto ben 10 volte l'avrebbe trovato nel negozietto sotto casa o se avrebbe preso altro che magari non sarebbe piaciuto.
Uno fra i giochi più giocati nel mio gruppo nel 2007 è stato "Hermagor" e non l'ho trovato certo sotto casa, "La guerra dell'anello" (trovabile) non è piaciuto ed è stato accantonato dopo una partita (per altro non finita, per fortuna il gioco non l'ho comprato io).
E' indubbio che l'on line permetta più scelta.
Perchè ormai è da decenni che: o si abita a Roma, Milano, Verona oppure non si trova nessun gioco interessante.
Alla fine, quindi, se uno è "costretto" a rivolgersi all'on line, come il sottoscritto, ci si rivolge a chi permette di avere i giochi che si vuole al prezzo più basso.

Per quanto riguarda Agricola in italiano: è un raro esempio di una buona scelta per una localizzazione nella nostra lingua secondo me.
Mi chiedo cosa dovremmo localizzare altrimenti?
Averlo in italiano consentirà di far fare il salto di qualità a molti giocatori che si limitano a giochi più semplici, potendolo presentare anche a chi l'inglese non lo sa o si annoia a leggere.
Dover ricorrere alle nostre traduzioni è buono ma allunga la partita in maniera assurda e a volte non favorisce di rigiocare ad un gioco, seppur bello.

L'iniziativa della Stratelibri quindi mi piace, ha per me le sue utilità (meno problemi durante la partita, possibilità di proporlo a più persone) e quindi il differenziale di prezzo lo pago anche con piacere, certo per un Caylus o un Funkenschlag sento meno l'esigenza di averli in italiano (tanto che li presi subito in tedesco).
Ma anche qui se vedo un negozio online (anche perchè non credo che a Palermo lo trovo) che mi farà risparmiare un 5 euro è ovvio che mi rivolgerò a loro
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Messaggioda Lobo » 22 set 2008, 17:28

Again here, tanto ormai siamo sul forum...

Vorrei solo ricordare che ilmio discorso non era se comprare on line o nel negozio sotto casa né se produrre o meno un gioco in italiano, ma se è opportuno praticare un ribasso sostanziale (indipendentemente da dove lo si faccia) perché le cose in gioco sono molteplici.

Lo scopo ultimo è quello di dipingere uno scenario futuribile in modo che nessuno dica a posteriori "come è potuto succedere", ovvero l'acquisto consapevole qualuqneu sia la scelta che si fa.

Lobo Quando si gioca si combatte per un punto, massacriamo di fatica noi stessi per un punto, ci difendiamo con le unghie e coi denti per un punto, perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei punti il totale farà la differenza!

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Messaggioda The_Spy » 22 set 2008, 17:58

Lobo ha scritto:Lo scopo ultimo è quello di dipingere uno scenario futuribile in modo che nessuno dica a posteriori "come è potuto succedere", ovvero l'acquisto consapevole qualuqneu sia la scelta che si fa.


Scusa Lobo, io il discorso l'ho capito bene, filosoficamente parlando ho capito il problema dei ribassi (specialmente grazie all'intervento di Daredavil), ma trovo ingiusta questa tua frase se è rivolta agli utenti finali. Perchè è impossibile per noi fare rispettare una politica di prezzi.... metti anche che tutti gli iscritti alla Tana si rifiutassero di comprare da chi sappiamo fa dei ribassi insensati, cosa otteniamo ? NUlla, siamo troppo pochi.... e non vale nemmeno il discorso del risparmio energetico dove ognuno nel suo piccolo fa la propria parte.... non serve proprio a nulla.
Serve di sicuro questo dibattito che stiamo facendo e al quale stanno partecipando alcuni distributori e produttori. l'"acquisto intelligente" per aiutare il mercato della nostra passione è proprio un'utopia dai.....

La politica dei prezzi la deve fare chi ha effettivamente la possibilità di farla.... se c'e' chi svende il prodotto a discapito di tutti deve smetterla di farlo... ma secondo me anche questa è un'utopia perchè allora dovremmo far smettrere ai cinesi (ad esempio) di svendere il loro lavoro che ne perdiamo tutti a livello mondiale.....

Ciao!

:::::::

Per rispondere brevemente all'intervento precedente vorrei solo chiderti se allora avresti speso 500$ per soli 3 giochi visto che tanto ne hai giocati solo 3.... cosi' giusto per fare un regalo al "mercato" dei giochi italiano..... mi sembra improbabile.... con 500$ di roba ti sei comunque portato a casa un certo valore di merce, che magari potrai rivendere anche se non ci hai giocato...

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Messaggioda LoboKDS » 22 set 2008, 18:24

Rispondo giusto a questo perche' la risposta e' molto facile e veloce, anche se non intuitiva:
Iago ha scritto:2) La produzione di giochi italiani è spesso poco sensata. Ricordo lo scorso anno ad Essen le facce della gente che vedeva i prezzi di Kingsburg sia nella versione Inglese che in quella tedesca. Visto che spesso gli accordi per le edizioni inglese e tedesca (se non altro) vengono presi prima dell’uscita del gioco in italiano, che senso ha fare tre versioni differenti dello stesso gioco che differiscono sostanzialmente per il regolamento e basta (vedi ancora i casidi Kingsburg e Maestro Leonardo) quando basterebbe stampare la versione multilingua del regolamento ed usare gli stessi pezzi indipendenti dal linguaggio per ottenere una sola edizione che, con tirature molto superiori, costerebbe molto meno anche nella versione italiana ?
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I motivi principali sono:
1) Al posto di un partner internazionale dovrei cercare un semplice distributore. Per il distributore il mio e' un gioco come un altro, che gli importa di spingerlo? Invece, se si parla di coproduzione, ha tutto l'interesse a vendere piu' copie, perche' ci investe di suo.
2) se io fossi il produttore francese, perche' dovrei fare un gioco che la gente comprerebbe solo online, visto che tanto e' multilingua e in Germania costa di meno?
3) la differenza di prezzo non e' sufficente da giustificare i punti 1 e 2.

Tornando in topic
Lobo, e' mia opinione che chi fa il ribasso sostanziale e' perche' vuole togliere clienti ai concorrenti. Sul lungo periodo non potra' comunque tenere quel livelli, o perche' il gioco non vale la candela e le perdite superano i guadagni, o perche' (nel caso in cui non sia un lavoro principale ma solo un hobby) a un certo punto uno inizia a chiedersi chi glielo fa fare di farmi il sangue amaro per due eurocent?. Quindi l'impatto sul lungo periodo e pressoche' nullo.

Sul breve periodo invece i danni possono essere notevoli: negozi che smettono di trattare il prodotto perche' non sono piu' concorrenziali, ecc ecc.

Quello che penso io e' che comunque ci sono vari livelli di possibile clientela: dal superappassionato al giocatore occasionale, ci sono molte "categorie" in mezzo.
Tra questi, per una azienda e sottolineo per una azienda, e' solitamente bene ignorare i superappassionati, perche' non sono clienti affidabili: nel senso che vanno esclusivamente dove il prezzo e' piu' basso, a discapito della lingua.

i negozi online, SOLITAMENTE, hanno come target il superappassionato. Ma il superappassionato non e' "fedele". Come diceva Sargon, dal cui intervento generalizzo: il superappassionato compra dove costa meno.
E prima o poi, ci sara' sempre qualcuno che vendera' a meno di te. Oggi ce l'hai, domani non ce l'hai piu'!

Il prezzo e' una discriminante importante quando vendi.. ma devi sapere fare i conti MOLTO bene, sia sul breve che sul lungo periodo, considerando anche spazio per gli imprevisti.

Tutto cio' per raggiungere il punto chiave: secondo me, un negozio online non distruggera' il mercato italiano. Potra' dare fastidio (e questo fastidio e' paradossalmente maggiore dove ci sono gruppi organizzati di giocatori), ma non durera' per sempre. Prima o poi si scontrera' con la mancanza di tempo, o di denaro, o l'arrivo delle tasse o qualsivoglia altro problema.
Se invece riesci a rinnovare la tua clientela costantemente, creando tu stesso nuovi giocatori, conoscendo quello che vendi e sapendo "guidare" l'acquisto, non ti preoccupera' la concorrenza, anche se fa prezzi che non puoi raggiungere.

Quanti negozi hanno aperto e chiuso da quando e' nato Goblins.net? Di negozi online "stabili" (e intendo puramente online), mi sembra che tra questi solo Giochinscatola (e pochi altri) abbiano saputo diversificare, offrire un servizio che va al di la del solo prezzo, e infatti e' uno dei pochi ancora li'.

Insomma, probabilmente ho un opinione diversa dai miei colleghi, ma secondo me i problemi del mercato italiano sono altri.

Federico
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Messaggioda Iup » 22 set 2008, 19:03

Devo dire che internet ha scombussolato un po' tutto il mercato.
Anche quello dell'informazione per esempio.
Lo stesso Lobo scrive su un giornale online di cinema, gratuitamente accessibile da tutti e qualcuno potrebbe obiettare che la cosa danneggia l'editoria specializzata tradizionale... (chi comprerà più il giornale sotto casa se me lo ritrovo online aggratis? Chiuderanno le edicole ecc...).
Io trovo invece che la cosa abbia il vantaggio di migliorare il mercato, magari anche attraverso episodi spiacevoli come la chiusura di realtà che non riescono ad adattarsi. Ma questo fa parte delle regole.

Se un gioco costa meno allora se ne vendono più copie e per il mondo del gioco mi sembra una cosa positiva. Se chi vende ha fatto il passo più lungo della gamba, cambierà presto strategia.
Mi pare che lo stesso GiocoFollia fosse partito con sconti del 20%, ora è al 10%.
Altri negozi che iniziano l'attività sono obbligati a scendere di prezzo per prendersi i clienti.
Mi sembra una regola di mercato molto normale.
Certo in alcuni casi l'offerta è tosta. Io penso sia un investimento per entrare nel mercato, col tempo i prezzi si allineeranno inesorabilmente.
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Messaggioda Radamantis » 23 set 2008, 3:35

Ciao a tutti sono Radamantis e questa è la prima volta che scrivo sul forum.

Prima di tutto vorrei premettere che:
1) mi sono avvicinato al mondo dei gdt da due anni perchè prima ne ignoravo completamente l'esistenza... (a parte risiki e monopoli vari)
2) ho 2 lauree in economia aziendale. Non voglio sembrare strafottente ma forse potrei essere un pochino preparato in materia.

Finita questa piccola presentazione che era doverosa, passiamo al nocciolo della questione.

Il problema è che erroneamente a quel che si crede il mercato italiano non è piccolo bensì inespresso. Tra i paesi occidentali solitamente le differenze nelle preferenze dei consumatori non sono poi così marcate. Non comprendo, dunque, come dovrebbe essere possibile che in Germania o Uk il mercato dei gdt è di 50000 utenti e in Italia 5000.

Credo che il mio esempio sia lampante: non ho amici appassionati ai gdt. Ho scoperto questo mondo in modo del tutto fortuito. Sono uno di quelle centinaia di clienti potenziali che ignorano il prodotto.
La piramide del marketing è uno strumento che analizza il comportamento del consumatore finalizzato all'acquisto ed è così costituita:
- conoscenza
- comprensione
- consapevolezza
- desiderio
- azione (ossia acquisto del prodotto)
In Italia manca totalmente la prima fase ossia vi sono centinaia di persone che sarebbero potenziali clienti ma che ignorando l'esistenza del prodotto non lo acquistano.

In secondo luogo alcune considerazioni più tecniche. Il produttore ha una miriade di strumenti per "controllare" il mercato (per il momento non entro nelle questioni etiche). Il produttore di un bene lo produce e lo vende al mercato in prima persona o tramite un grossista. L'unico caso in cui non influenza le scelte è se il produttore è piccolo mentre il grossista è molto elevato (esempio è quello del piccolo contadino e del grossista ortifrutticolo). In caso contrario il mercato è praticamnete in mano al produttore: sceglie il numero di quantità da produrre ed il prezzo di vendita. Il produttore vende ad un prezzo x al distributore che vende ad un prezzo y>x al negozio. Il produttore vende anche on line tramite il proprio sito:
1 - fino all'avvento di internet l'utente non comprava direttamente dal prouttore. Quindi il guagagno di quest'ultimo discendeva dal margine applicato al prezzo di vendita del bene al distributore.
Esempio 1985, internet non esiste: il produttore vende 100 copie il cui costo è 10/copia, a 25 al distributore, quindi Ricavi - Costi = 100*25 - 100*10 = 2500 - 1000 = 1000
Esempio 2008, il produttore vende anche on line al prezzo di 50/copia.
Se vendesse tutte le copie on line 100*50 - 100*10 = 4000, se le vendesse tutte e 100 al grossista otterrebbe 1000, in tutti gli altri casi un valore compreso tra 1000 d 4000.
Quindi se qualcuno riesce ad acquistare dal grossista e vendere on line un prodotto ad un prezzo inferiore AL PRODUTTORE NON CAMBIA ASSOLUTAMENTE NIENTE dal punto di vista dei ricavi. Coloro i quali vi dicono il contrario vi stanno prendendo in giro.
2 - esistono una miriade di soluzioni al problema: identificare il soggetto che applica comportamenti scorretti e non rifornirlo più; redigere contratti di eclusività territoriale; aprire propri punti vendita; ecc. Se non hanno idee assumessero qualche esperto e non i vari esperti di marketing fai da te...
3 - il danno ai negozi non deriva dal fatto che gli appassionati acquistano on line ma dal fatto che non riescono a tenersi i clienti o a crearsene di nuovi. Ho conosciuto tantissime realtà imprenditoriali in cui tramite una cura maniacale del cliente riescono a mandare a gonfie vele gli affari. Se entro in un negozio ed il commesso è preparato, gentile, competente, disponibile, posso provare, mi consiglia il meglio e non mi deve vendere per forza qualcosa, ecc, acquisto da lui. Punto. Se entro, il negozio ha poca scelta, il commesso non mi si fila e continua a chattare, ha dei prezzi esageratamente elevati, o cerco un altro negozio o compro on line.
Il problema del free riding è facilmente superabile. Ad esempio sono 10 anni che lavoro con un amico a Romics: c'è sempre chi viene, ti riempe di domande e non acquista niente. Li abbiamo inquadrati, schedati e ora li ignoriamo letteralmente mentre siamo disponibilissimi con tutti gli altri.
4 - c'è bisogno di qualcuno/i che investa seriamnte in pubblicità. Le convencion sono frequentate da appasionati, le associazioni da appassionati, i negozi da appassionati, la Tana da appassionati ma sommando sono sempre i soliti appassionati. Rappresentiamo una percentuale minima di quella che potrebbe essere il mercato. Il negozio on line non crea danni al mercato perchè effettivamente non esiste ma sposta gli appassionati dal negozio al web. E' un bene? un male? Dal punto di vista economico è semplice: il consumatore a parità di prestazione sceglie il minore prezzo. (Ossia signori negozianti se per me entrare nel vostro negozio è uguale a fissare uno schermo vuol dire che non siete poi così interattivi e che dovete migliorare nella fidelizzazione del cliente...) Sta quindi all'ingegno del negoziante trovare idee e metodi per trattenere la clientela (cortesia, professionalità, tornei, ecc) arginando i free rider. (tanto per dirne una 10000 volantini costano 150€, perchè non provare? Correte il rischio che il padre di famiglia si accorga che esistete e faccia un regalo al figlio? suvvia)
5 - Tradurre Agricola in italiano? Costoso e inutile nell'ottica in cui il mercato è fatto solo da appassionati. Tanto o l'hanno già acquistato o cercano il prezzo più conveniente indipendentemente dalla lingua. In un ottica di cercare di penetrare il mercato esteso diventa una scelta coraggiosa ed intelligente (gli appassionati passano il tempo a tradurre le regole, le carte, il resto del mondo no). Ma è questa l'intenzione?!

Alla luce delle precedenti considerazioni la diatriba sul comprare on line o nel negozio si possono così riassumere: il consumatore compra dove è più conveniente. Il negoziante deve essere innovatore altrimenti è destinato a perder clienti ( e questo badi bene sta accadendo a qualsiasi tipologia di negozio). Il produttore deve investire maggiormente in marketing. Se anche per assurdo chiudessero tutti i negozi cambierebbe qualcosa? NO. Tantissimi iscritti alla tana vivono in luoghi dove non ci sono negozi quindi per necessità acquistano sul web. Non mi sembra che l'assenza di un negozio fisico abbia causato loro problemi. Leggono recensioni, scambiano opinioni sul forum e acquistano. Sul fronte del contributo alla diffusione dei gdt in Italia, credete (così come sono attualmente strutturati) siano fondamentali? Sono passato 10 anni davanti un negozio di gdt ma ignoravo che li vendesse perchè in vetrina aveva solo videogames e warhammer... Un negozio contribuirebbe alla diffusione dell'hobby qualora avesse una vetrina in via del corso, o via monteleone... :grin: Altrimenti è solo il luogo di ritrovo di mezza dozzina di appassionati (per carità scopo nobile, ma il numero di appassionati non cresce, e il negoziante deve pur campare...)

Spero che il mio contibuto sia stato utile

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Messaggioda pdp » 23 set 2008, 11:06

Izraphael ha scritto:
bugoz ha scritto:A me 10€/15€ non cambiano la vite e preferisco supportare le ditte che fanno uscire il gioco in italia.
Non ho una paga stratosferica sia chiaro, però i miei genitori mi hanno insegnato una cosa: se non ho i soldi per una cosa che mi interessa non la compro. Se voglio la tv ultra figa a 50 pollici, non faccio rate ma la compro quando avrò i soldi. Quindi il discorso prendo 750€ e voglio comprare una valanga di giochi a me non piace(lo faceva qualcuno nei commenti). Se uno non ha i soldi non compra.


Ma se io ho 40 euro da spendere, e il gioco X costa 40 in tedesco e 60 in italiano, che dovrei fare? Rinunciare in toto al gioco - che posso permettermi, anche se non nella mia lingua?
Il discorso può anche avere senso, e lo dico sia da giocatore che preferisce titoli in italiano che da autore che ovviamente vorrebbe vedere il mercato italiano prosperare e crescere, ma mettendomi nei panni di un utente qualsiasi non posso non giustificare chi vuole risparmiare.

Se vuoi la tv ultra figa a 50 pollici.
La tv costa, mettiamo, 1000 euro.
Non vuoi fare rate: decidi dunque di comprarla quando avrai 1000 euro.
Qualche tempo dopo, trovi lo stesso televisore, ma con il manuale e il menu in tedesco, a 700 euro.
In tasca hai 700 euro, ti ci vorranno altri sei mesi almeno per arrivare a 1000, e se lo prendi avrai comunque risparmiato 300 euro.

Il punto non è tanto cosa fai tu, ma: ammetterai che una larga, larga parte dei possibili acquirenti scelga "subito, a un prezzo più basso"?
Che il mercato pretenda che sia l'utente a dare la spinta alla crescita lo trovo quantomeno strano.

Personalmente, cercherò in ogni modo coi mezzi che ho di sensibilizzare, di far conoscere, di far giocare (e quindi di far acquistare) ma non posso anche aspettarmi che un neogiocatore stia a sottilizzare su "italiano o no" quando ci sono 15-20 euro di differenza di prezzo da una scatola italiana a una straniera, nonostante la comodità dei materiali in italiano...


Concordando con quanto scritto, aggiungo che gli editori Italiani dovrebbero seriamente impegnarsi a sfornare giochi che valga la pena tradurre, che senso ha fare la versione italiana di Caylus o powergrid ad esempio? L'unica differenza è il manuale di istruzioni che oggi con un minimo di pazienza in poche settimane lo trovo tradotto in inglese od in italiano se non vuoi tradurtelo da solo.
Occorrerebbe pubblicare solo giochi che abbiano necessità di esserlo, quindi con forte componente linguistica, se mi presentano caylus in Italiano dopo un anno che è uscito in tedesco sicuramente non avrò avuto la pazienza di aspettare per giocarci e lo avrò già comprato ormai, certo invece che se non parlo inglese e voglio twilight imperium III aspetto pure due anni ma poi lo compro.
In attesa di Essen...
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Messaggioda Iago » 23 set 2008, 11:11

Inuyasha
Che dire, sono fortunato perché a Padova il negozio è discretamente fornito e i proprietari sono appassionati boardgamers e quindi sono pure informati e attenti alle uscite. Il gioco delle 10+ partite è Pandemic e non lo avrei potuto comprare immediatamente perchè sono stato più informato di loro per cui sono riuscito ad ordinare a ZMan e a ricevere il gioco alla ristampa precedente rispetto a loro, ma un altro gioco che ho ordinato (Wealth of Nations) è arrivato prima a loro che a me, per cui posso supporre che avrei aspettato relativamente poco ad averlo. In quel lasso di tempo magari avrei potuto giocare uno degli altri giochi comprati in precedenza che non ho mai giocato...
Hermagor è uno dei giochi portati a casa da Essen e praticamente mai giocati... l'unica fortuna è che non l'ho pagato visto che facevo il dimostratore allo stand di Emanuele Ornella...
Come già detto prima capisco chi compra on-line perché costretto da difficoltà geografiche...

The_Spy
Ovviamente non avrei speso 500 $ per tre giochi, avrei speso 100 € per tre giochi invece che 80/85, mi sarei portato a casa molto meno volume (particolare non insignificante se hai una casa di 50 mq senza garage). E' vero che ho un valore di giochi molto superiore ma venderli porterebbe via una parte non nulla del mio tempo libero che andrebbe sottratta al tempo di gioco e ridurrebbe ulteriormente la possibilità di partite ripetute agli altri giochi che posseggo... è un po' un circolo vizioso...

LoboKDS
motivi principali sono:
1) Al posto di un partner internazionale dovrei cercare un semplice distributore. Per il distributore il mio e' un gioco come un altro, che gli importa di spingerlo? Invece, se si parla di coproduzione, ha tutto l'interesse a vendere piu' copie, perche' ci investe di suo.
2) se io fossi il produttore francese, perche' dovrei fare un gioco che la gente comprerebbe solo online, visto che tanto e' multilingua e in Germania costa di meno?
3) la differenza di prezzo non e' sufficente da giustificare i punti 1 e 2.


1 - Mi pare strano, forse mi sbaglio ma mi pare che proprio il sopraccitato Hermagor si stato frutto di una coproduzione tra Mind the Move e Amigo (con partecipazione di QWG) e aveva le regole in inglese, tedesco e neerlandese (nota bene, non in italiano). Parlando con Ornella mi pareva abbastanza contento della cosa...
2 - Perché anche di quella parte comprata on-line prendo la mia percentuale... Federico, scusa, ma secondo te, il produttore francese Ystari, quando ha prodotto Caylus (e Mikerynos, e Ys, e Yshpaan, e Amytis e Caylus Magna Carta e adesso Sylla) come mai ha fatto il regolamento in francese E in inglese ? Perché è stupido ? Ti prego, non prendiamoci in giro...
3 - mi pare molto strano, come detto sopra mi pare che Ystari sia una editrice in ottima salute e mi risulta (dall'ultima volta che gli ho parlato, circa 15 giorni fa) che anche Emanuele Ornella sia vivo e vegeto e abbia ancora un tetto sotto cui far riposare la famiglia...

Radamantis
Mi auguro che il tuo sia un errore di stompa perché a casa mia 2500-1000 = 1500. Se non lo è comincio a capire molte cose degli ultimi fallimenti in giro per il mondo... :grin:
Mi permetto, dall'alto delle mie 0 lauree in economia, di dissentire sulla questione dell'ininfluenza delle vendite on-line, se il negozio on-line vende a 30 il produttore non potrà più vendere a 50 visto che, non solo nessuno comprerà da lui ma farà pure la figura del ladro, ergo il suo ricavo non sarà più tra 1500 (non 1000) e 4000 ma tra 1500 e 2000...

Agricola in Italiano
Nobilissima iniziativa e sicuramente più sensata di Caylus e Powergrid e anche di Puerto Rico in italiano ma si tratta di giochi che sono tendenzialmente inutili per attirare nuovi appassionati. Questi (forse con l'eccezione di PR) sono giochi per appassionati che hanno pochissimo appeal sui neofiti perché sono troppo lunghi (non sia mai che una persona sia costretta e focalizzare la sua attenzione per più di 15 secondi!!) troppo complessi e con curve di apprendimento troppo ripide.
Per quelli che non leggono (non occorre parlarlo) l'inglese fluentemente ho il serio dubbio che la fatica di leggere valga i 20 € di differenza tra la versione italiana e quella inglese, visto che stiamo discutendo che basta uno sconto di un negozio on-line per far fuggire gli aquirenti dai negozi in muratura...

Nota sull'inglese: Per giocare basta saper leggere la lingua, non saperla parlare; se è vero che pochissimi italiani (ma moltissimi giocatori) sono in grado di spiccicare parola in inglese, molti italiani (e ancor più giocatori) hanno studiato inglese a scuola e quindi sono in grado di leggere. Al massimo hanno paura o forse non hanno voglia di fare fatica...

Saluti

Lucio Pierobon
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Messaggioda LoboKDS » 23 set 2008, 12:05

pdp ha scritto:Occorrerebbe pubblicare solo giochi che abbiano necessità di esserlo, quindi con forte componente linguistica, se mi presentano caylus in Italiano dopo un anno che è uscito in tedesco sicuramente non avrò avuto la pazienza di aspettare per giocarci e lo avrò già comprato ormai, certo invece che se non parlo inglese e voglio twilight imperium III aspetto pure due anni ma poi lo compro.


Questo potrebbe essere vero se il mercato fosse composto solo dagli appassionati. Ma non lo e': ci sono ampie possibilita' per far conoscere bei giochi al grande pubblico, e non lo si puo' fare con una scatola in tedesco o inglese e con un manuale fotocopiato o stampato dalla rete.

Alta Tensione sta andando molto bene, meglio delle aspettative (che gia' consideravano il fatto che molta gente non lo avrebbe comprato perche' gia' lo possedeva in altre lingue). Anche le mappe, che NULLA hanno di italiano, stanno andando bene. Perche'?
Perche' i negozianti hanno la certezza di trovare il prodotto sul mercato, lo tengono, sanno in anticipo quando sta per finire, hanno certezza dei tempi di spedizione e del prezzo. Quando si importa dall'estero, tutte queste certezze non si hanno, il prodotto non si sa quando esaurisce, quanto peseranno le spese di spedizione, e cosi' via.

Allo stesso tempo, i possibili acquirenti vedono qualcosa di nuovo (relativamente) sugli scaffali sono incuriositi, possono leggere senza problemi il retro della scatola, magari farsi affascinare dal titolo, dalla copertina, o dalle spiegazioni dei negozianti (e ci sono negozianti in grado di farlo), e lo comprano.

Per Iago
E' relativamente recente la notizia che la Ystari da ora in poi sara' esclusivamente distribuita dalla Asmodee. Secondo me (ma potrei essere smentito dai fatti), la sua politica "multilingua" cambiera'.

Quando ho scritto "se fossi il produttore francese" intendevo "se fossi il coproduttore francese di un gioco estero". Non se fossi l'editore unico, che ha effettivamente un ritorno per tutte le copie che vengono vendute.

Per il terzo punto, sono contento che Emanuele e la sua famiglia stiano bene, ma che io sappia ha un lavoro oltre quello di autore di giochi, ed e' quello che lo mantiene (sono davvero pochi, al mondo, gli autori che vivono esclusivamente facendo giochi, e chi lo fa, di solito lo fa per passione e ispirazione, non per voler diventare ricco).
Hermagor non aveva regole in Italiano, come la maggiorparte dei giochi di Emanuele, perche' lui considera che il mercato italiano non giustifichi la lingua in piu; almeno, all'epoca la pensava cosi', e' un po' che non lo sento :)

ciao
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Messaggioda Radamantis » 23 set 2008, 12:28

Iago ha scritto:mi permetto di dissentire sulla questione dell'ininfluenza delle vendite on-line, se il negozio on-line vende a 30 il produttore non potrà più vendere a 50 visto che, non solo nessuno comprerà da lui ma farà pure la figura del ladro, ergo il suo ricavo non sarà più tra 1500 e 4000 ma tra 1500 e 2000...


Provo a spiegarmi meglio:
la vendita via web ha dato un opportunità in più ai produttori. Prima vendevano ai grossisti/negozi ora possono raggiungere direttamente il cliente. Se sono sopravvissuti 50 anni senza web, perchè ora questo dovrebbe essere un problema? L'esempio numerico serviva proprio a tale scopo: il produttore vende al grossista/negoziante come ha sempre fatto. Da lì deriva il suo guadagno. Se qualcuno acquista sul suo store on line è un guadagno aggiuntivo (20 di extraguadagno).
Prendiamo ad esempio Nokia. Ha il suo sito di ecommerce, poi in giro trovi i vari unimediatronics con offerte sottocosto. Tranne preordini o rarità il 99,9% dei clienti acquista in un negozio. Per questo Nokia fallirà? suvvia...
Il problema è di qualche figlio di papà che applica un ricarico solamente di 1 - 2 €? Basta scoprire dove si rifornisce (e un produttore ha i mezzi per scoprirlo) e chiudere il rapporto col grossista.
Non vuole fare la figura del ladro? O vende direttamente i propri prodotti (ma solo se ha un vasto catagolo prodotti) o controlla meglio la distribuzione.
Gli strumenti ci sono.
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Messaggioda LoboKDS » 23 set 2008, 12:36

Radamantis ha scritto:
Iago ha scritto:mi permetto di dissentire sulla questione dell'ininfluenza delle vendite on-line, se il negozio on-line vende a 30 il produttore non potrà più vendere a 50 visto che, non solo nessuno comprerà da lui ma farà pure la figura del ladro, ergo il suo ricavo non sarà più tra 1500 e 4000 ma tra 1500 e 2000...


Concordo con Radamantis. Anzi, aggiungo che il produttore, per correttezza, difficilmente vendera' i propri prodotti scontati. Altrimenti i negozi/distributori non compreranno piu' da lui, e per guadagnare.. X in piu' con le vendite online, perderebbe x^100.
Chiaramente, dipende molto da qual'e' la filiera distributiva del produttore: ci sono produttori che basano tutto sulla vendita diretta e altri che invece si appoggiano a una struttura distributiva piu' complessa (produttore-> grossista -> negoziante -> acquirente). Entrambe hanno pregi e difetti.

Federico
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Messaggioda linx » 23 set 2008, 13:21

Concordo in pieno Radamantis (e mi complimento per il primo intervento :grin: ). E' quanto cerco di dire da un pò. Online e negozi come 2 cose nettamente distinte e il secondo che dovrebbe spingere il suo prodotto a livello di conoscenza.
Il confronto è stimolante a 2 condizioni:
che ci sia la volontà potenziale dell'interlocutore a cambiare opinione;
che nessuno si senta depositario di verità assolute. Dubitare è uno strumento per arrivare alla "verità".
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