il mistero dell' anoressia

Discussioni su tutto ciò che circonda il mondo dei giochi e che non trova spazio nelle altre sezioni del forum, come classifiche e collezioni ma anche discussioni e considerazioni su definizioni, terminologie, classificazioni, concetti e questioni di filosofia del gioco.

Moderatori: Cippacometa, Rage, pacobillo, Sephion

Messaggioda genluvi » 2 apr 2007, 21:22

[quote="Izraphael"]

Che la cosa sia delicata e vada contestualizzata è fuor di dubbio.
L'ho detto anche io più di una volta.
Per il resto: prova ad andare da uno psicotico e digli che è pazzo. Ti dirà che sei tu, il pazzo. E per lui, in effetti, le cose stanno proprio così. E ti dirò: mi sta benissimo, purchè lo psicotico non rechi danno a sè stesso o agli altri. Se un'anoressica, malata o no, si lascia morire di fame, un medico dovrebbe lasciarla fare? Non sono precisamente "fatti dell'anoressica"! Ci sono i parenti, gli amici... Capisco il tuo pensiero in linea di principio, ma all'atto pratico mi sembra un po' estremista.[
quote="Izraphael"]

E' vero è estremista, ma se si perde di vista questa possibilità non potremmo mai avvicinarci a chi soffre comprendendo davvero quello che provano e trascurando i loro vissuti. I depressi sono convintissimi che il mondo è uno schifo e non si può dirgli che sono loro i malati e che il mondo è fantastico...per loro il mondo fa schifo e potrebbe essere anche vero. I pazienti mettono sempre in dubbio le convinzioni di uno psicologo...cosa che può essere stressante ma essenziale per sviluppare una competenza consapevole e soprattutto empatica.

[quote="Izraphael"]
Ha un disturbo affettivo, quindi di fatto è malata.
Se i miei genitori sono iperprotettivi, e io a causa di questo fatto sviluppo un qualsiasi disturbo, il problema è dentro di me, per fortuna.
Dico "per fortuna", perchè altrimenti sarebbe un grossissimo problema.

Esempio: A. ha dei genitori che, per qualche motivo, l'hanno indotto/a a sviluppare (per esempio) tendenze autolesioniste. I due non si rendono conto di eventuali danni che fanno o che hanno fatto. Secondo la tua teoria, il disturbo accusato da A. non è interno, ma esterno, imputabile ai genitori. Ma c'è un problema: A. non può affrontare direttamente i due (non capiscono quello di cui lei parla, sono morti, uno dei due è scappato, A. per qualche motivo proprio non riesce a parlarci etc).
se la soluzione del problema fosse esterna non potresti mai raggiungerla.
[quote="Izraphael"]

Qui dissento :) E' vero che lei potrebbe trovare un modo per superare i conflitti ma sarà sempre e cmq una difesa. Qui la "cura" va fatta a tutto il nucleo famigliare che deve reimparare a relazionarsi, solo così potrà avvenire una vera "guarigione". Purtroppo non tutte le persone reagiscono a situazioni difficili in modo appropriato, di solito capita a quelle che hanno già delle basi molto buone. Chi parte svantaggiato reagirà in modo congruente agli strumenti che ha.

[quote="Izraphael"]
Poi, è ovvio che le teorie in merito sono diecimila, che ci saranno sempre i fanatici della psichiatria, i maniaci del "siamo tutti normali", i ferventi sostenitori del "nessuno è normale" etc etc: per quanto mi riguarda, penso che nonostante ogni singolo caso sia diverso dagli altri, sia necessario fare attenzione a non trattare vere e proprie malattie come "vizi" (l'alcolismo) o "peculiarità", perchè questo va a danno di chi sta male.
E' ovvio, la cura non può e non deve essere coercitiva, non deve fare più male della malattia, e non si deve - IMHO - pensare di curare un problema affettivo con una pillola, ma non si può neanche chiudere gli occhi... E lo dico per provato sulla mia pelle.

PS: Sugli omosessuali hai ragione, è stato un errore madornale di alcuni medici corretto davvero troppo tardi. Ed è ovvio che sia un errore: di omosessualità non è mai morto nessuno.
Di depressione e anoressia, invece, si muore.
[quote]

Ok sono d'accordo sullo stare attenti...a volte a qualcuno fa bene sentirsi dire che è malato anche se non lo è e viceversa. Tutto questo è molto relativo, per questo a monte sono convinta che è spesse volte un errore credere che i più comuni disturbi psicologici siano patologie.
E' vero che si muore di depressione, anoressia ec ec...ma la morte non è detto sia un processo dovuto alla malattia. E di omossessualità sono morte molte persone ammazzate cmq :)...si muore sempre di qualche cosa quando la sofferenza e l'incomprensione arrivano all'estremo. E l'incomprensione fa danni tanti quanti il dolore psichico.

Però! Un bel discorso di certo non ludico per essere in su un sito di giochi :)...dai ogni tanto ci vogliono anche questi per farci apprezzare tutto il resto. :grin:
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Messaggioda Necros » 2 apr 2007, 23:09

oggi questa ragazza è tronata in classe, tutta fellice come non mai, ed io penso: benone, la vado a salutare..bacini bacetti tutto apposto!
dopo tre ore questa torna in classe tutta incazzata e idce alla sua compagna di classe che gli era venuto il ciclo ed era otto mesi che non gli veniva, al che io ho detto" bhè, meno male" lei mi girda e comicia ad urlare dicendo che gli erva tornato il ciclo perchè era ingrassata(nonstante sia un fuscello)
mi ha cominciato a menare e a darmi del deficente e non contenta anche la sua compaga di banco a cominciato a darmele...
questa situazione è dura(benche la scena di io che ce le prendo mi è famigliare e orami la prendo a ridere)
"Ora, se la morte è il non aver più alcuna sensazione, ma è come un sonno che si ha quando nel dormire non si vede più nulla neppure in sogno, allora la morte sarebbe un guadagno meraviglioso."
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Messaggioda Amon » 2 apr 2007, 23:16

Capperi ragazzi/e,
vi lascio per qualche giorno e sfornate una marea di argomentazioni! Cercherò di rispondere/argomentare/confutare con ordine.

genluvi ha scritto:Quindi bisogna essere cauti su che cos'è una malattia per non incorrere in comportamenti poi autoconfermanti. Inoltre, il concetto di salute è descritto da un continuum, quindi anche la depressione può essere vista come una profonda tristezza e non una malattia o vcv.


Il dizionario della lingua italiana di De Mauro, alla voce malattia, dice: Qualsiasi alterazione morfologica o funzionale di un organismo animale o di una delle sue parti dovuta a cause interne o esterne o, anche, ai meccanismi di difesa dell’organismo stesso.
Lo stesso dizionario fornisce un'ulteriore accezione, figurata: Qualsiasi turbamento dell’equilibrio psichico o morale.
Ne consegue che anoressia e bulimia si possono definire, senza tema di smentita, malattie.

genluvi ha scritto:Inoltre, dicendo che è una malattia si toglie anche la speranza di poterla affrontare con le proprie forze, aspettando l'aiuto di qualche psicoterapia magica...o peggio di qualche farmaco dannossissimo...non funziona per nulla così.


L'influenza, ad esempio, è una malattia (virale) ma non per questo, definendola come tale, escludo la possibilità di affrontarla con le proprie forze. E poi, esistono solamente pozioni magiche, santoni o farmaci dannosissimi? Una sana via di mezzo? Mah...

genluvi ha scritto:Per saperne davvero di più bisognerebbe leggere qualche libro di taglio psicologico che illustri in modo generale tutte le diverse possibilità e magari approfondire uno specifico orientamento.


Nel mio piccolo ho studiato qualcosa. Il problema limitante di tutta la letteratura scientifica, a proposito di anoressia e bulimia, è che si deve fermare al generale (le conseguenze) in un mondo dominato dal particolare (le cause). Non esiste una caso di bulimia o di anoressia uguale all'altro.

genluvi ha scritto:O sai che nel medioevo le sante anoressiche erano appunto fatte sante e di certo non venivano considerate malate?


Adesso stiamo mescolando il sacro con il profano. Sebbene presentino molti tratti psicologici comuni, l'anoressia mentale moderna (profana) è lontanissima dall'anoressia (intesa etimologicamente come diminuzione o scomparsa sell'appetito) ascetica (sacra) medievale. Non vado oltre perché si potrebbe discuterne per ore.

genluvi ha scritto:Che l'omosessualità fino a qualche decennio fa era ritenuta una patologia?


Se non ricordo male Freud definì l'omosessualità una devianza, ossia un atteggiamento che si allontana da quelli considerati normali e ammissibili in un contesto sociale.
Forse ti stai riferendo alla Chiesa...

Concludo affermando con forza che, come ho scritto sopra, le ragazze anoressiche o bulimiche sono impossibilitate a comprendere e reprimere in modo duraturo le loro pulsioni autodistruttive e, di conseguenza, hanno bisogno di essere aiutate: innanzi tutto dalla famiglia e, magari in seconda battuta, da specialisti. Da sole non ce la possono fare.
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Messaggioda Necros » 2 apr 2007, 23:28

Amon ha scritto:...loro pulsioni autodistruttive e, di conseguenza, hanno bisogno di essere aiutate: innanzi tutto dalla famiglia e, magari in seconda battuta, da specialisti. Da sole non ce la possono fare.
ok, aiutate, ma come, con quali mezzi, come posos far guarire questa mia amica? non so, lei già prende psicofarmaci!
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Messaggioda Amon » 2 apr 2007, 23:33

Necros ha scritto:dopo tre ore questa torna in classe tutta incazzata e idce alla sua compagna di classe che gli era venuto il ciclo ed era otto mesi che non gli veniva, al che io ho detto" bhè, meno male" lei mi girda e comicia ad urlare dicendo che gli erva tornato il ciclo perchè era ingrassata(nonstante sia un fuscello)


L'amenorrea è un sintomo corporeo caratteristico dell'anoressia. Queste ragazze non ammettono l'assenza di ascendente sul proprio corpo: come ho già detto, l'onnipotenza e il dominio delle correnti emozionali, pulsionali e corporali danno loro sicurezza. Far scomparire il ciclo mestruale significa controllarlo. Considera poi che il ventre è visto come il luogo elettivo dell'assimilazione digestiva.

Mi dispiace. Sul serio.
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Messaggioda Amon » 2 apr 2007, 23:41

Necros ha scritto:ok, aiutate, ma come, con quali mezzi, come posos far guarire questa mia amica? non so, lei già prende psicofarmaci!


Tu non puoi far guarire la tua amica, così come gli psicofarmaci. Lei, la famiglia e lo specialista giusto sono gli unici attori del processo. Gli altri possono solamente cercare di non fare danni.
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Messaggioda donbega » 3 apr 2007, 10:12

Amon ha scritto:L'amenorrea è un sintomo corporeo caratteristico dell'anoressia. Queste ragazze non ammettono l'assenza di ascendente sul proprio corpo: come ho già detto, l'onnipotenza e il dominio delle correnti emozionali, pulsionali e corporali danno loro sicurezza. Far scomparire il ciclo mestruale significa controllarlo. Considera poi che il ventre è visto come il luogo elettivo dell'assimilazione digestiva.

Quoto in pieno! E' proprio questo il nocciolo del problema. Queste persone pretendono di avere un controllo "completo" sul proprio organismo tanto da diventare impermeabili alla vita e a tutto ciò che le circonda. Incapaci, quindi, di innamorarsi. E infatti, nella mia esperienza, mi è capitato di vedere ragazze venirne fuori proprio grazie ad un'ottima relazione sentimentale.
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Messaggioda genluvi » 3 apr 2007, 10:56

Il dizionario della lingua italiana di De Mauro, alla voce malattia, dice: Qualsiasi alterazione morfologica o funzionale di un organismo animale o di una delle sue parti dovuta a cause interne o esterne o, anche, ai meccanismi di difesa dell’organismo stesso.
Lo stesso dizionario fornisce un'ulteriore accezione, figurata: Qualsiasi turbamento dell’equilibrio psichico o morale.
Ne consegue che anoressia e bulimia si possono definire, senza tema di smentita, malattie.


E' sempre li la questione...se fosse così saremmo tutti sintomatici tutti i giorni...che cosa di intende per equilibrio psichico? quali sono i limiti entro cui questo equilibrio è sballato oppure no?

Nel mio piccolo ho studiato qualcosa. Il problema limitante di tutta la letteratura scientifica, a proposito di anoressia e bulimia, è che si deve fermare al generale (le conseguenze) in un mondo dominato dal particolare (le cause). Non esiste una caso di bulimia o di anoressia uguale all'altro.

Questo è assolutamente vero, ma non si può leggere la clinica senza un occhio teorico.

Se non ricordo male Freud definì l'omosessualità una devianza, ossia un atteggiamento che si allontana da quelli considerati normali e ammissibili in un contesto sociale.
Forse ti stai riferendo alla Chiesa...


Io mi riferisco teorie psichiatriche di fine 800, inizi 900...Freud era un tipo non molto in linea con il pensiero positivista del tempo :)...

Concludo affermando con forza che, come ho scritto sopra, le ragazze anoressiche o bulimiche sono impossibilitate a comprendere e reprimere in modo duraturo le loro pulsioni autodistruttive e, di conseguenza, hanno bisogno di essere aiutate: innanzi tutto dalla famiglia e, magari in seconda battuta, da specialisti. Da sole non ce la possono fare.

Che debbano essere aiutate da specialisti è uor di dubbio, ma non si può parlare propriamente di pulsioni autodistruttive. Intanto pulsione è un termine freudiano, al di furi della psicoanalisi vuol dire ben poco, inoltre, bisogna ricordare che il sintomo è protettivo da una morte che sarebbe ancora peggiore.
Sono assolutamente d'accordo con Donbega. L'anoressia è un modo per avere un assoluto controllo di se, mettere un muro fra se e le emozioni, evitare di crescere perchè altrimenti il corpo prenderebbe il sopravvento.
I legami affettivi possono fare molto. Per lo meno aiutano a ricordare quel poco di affettività che rimane.

Cmq Necros, se le è tornato il ciclo è un buon segno! Hai fatto bene a dirgli meno male :) Io avrei aggiunto anche :complimenti!. Poi va bhe le botte sono segno che ti ascolta, anche quelle un buon segno :) :hammer:


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Messaggioda donbega » 3 apr 2007, 11:33

genluvi ha scritto:Cmq Necros, se le è tornato il ciclo è un buon segno! Hai fatto bene a dirgli meno male :) Io avrei aggiunto anche :complimenti!. Poi va bhe le botte sono segno che ti ascolta, anche quelle un buon segno :) :hammer:

Necros, Genluvi dice bene, il quadro generale sembra incoraggiante. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che, se non ho capito male, la ragazza è attualmente in cura con psico-farmaci e quindi è probabile che questo miglioramento sia solamente dovuto all'effetto delle medicine. Perchè come ha scritto Genluvi, da queste situazioni non sene esce con le cure mediche ma con un grosso lavoro ed una grossa fatica interiore. Quella fatica che fino ad oggi le è stata negata ma che da domani diventerà l'unica arma a sua disposizione.
E concludo mettendo sul tavolo una riflessione: credete che un intervento del genere sia fuori luogo su un forum di giochi? Bhe, io credo proprio di no! Infatti, avete mai provato a far giocare una persona anoressica ad un gioco da tavolo o meglio ancora, un RPG? Io si e vi posso garantire che queste persone non sono assolutamente in grado di giocare e di stare al gioco e questo perchè, esse vogliono avere il controllo completo su se stesse e non accettano il confronto con gli altri. E questo è particolarmente vero per il gioco di ruolo. In questo tipo di gioco è necessario mettersi in gioco e spesso si è come messi a nudo attraverso la lente dell'interpretazione; tutto questo è in netta antitesi con quanto gli anoressici cercano di vivere, ovvero in controllo totale su se stessi e l'assoluta incapacità di lasciarsi andare alla vita. E come noi tutti sappiamo, per divertirsi veramente ad un gioco, la prima condizione è quella di "lasciarsi trasportare al suo interno". Se manca questo, il gioco rimane una mero passatempo, ma perde la sua funzione socializzatrice. Allora, tanto vale starse a giocare davanti ad un monitor.
Con questo voglio dire che il gioco può, a parer mio, avere un'ottima valenza nell'aiutare certe persone ad uscire da situazioni difficili poichè insegna che per divertirsi occorre "entrare nella parte" (e quindi lasciarsi andare alla vita!).
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Messaggioda genluvi » 3 apr 2007, 14:12

donbega ha scritto:E concludo mettendo sul tavolo una riflessione: credete che un intervento del genere sia fuori luogo su un forum di giochi? Bhe, io credo proprio di no! Infatti, avete mai provato a far giocare una persona anoressica ad un gioco da tavolo o meglio ancora, un RPG? Io si e vi posso garantire che queste persone non sono assolutamente in grado di giocare e di stare al gioco e questo perchè, esse vogliono avere il controllo completo su se stesse e non accettano il confronto con gli altri. E questo è particolarmente vero per il gioco di ruolo. In questo tipo di gioco è necessario mettersi in gioco e spesso si è come messi a nudo attraverso la lente dell'interpretazione; tutto questo è in netta antitesi con quanto gli anoressici cercano di vivere, ovvero in controllo totale su se stessi e l'assoluta incapacità di lasciarsi andare alla vita. E come noi tutti sappiamo, per divertirsi veramente ad un gioco, la prima condizione è quella di "lasciarsi trasportare al suo interno". Se manca questo, il gioco rimane una mero passatempo, ma perde la sua funzione socializzatrice. Allora, tanto vale starse a giocare davanti ad un monitor.
Con questo voglio dire che il gioco può, a parer mio, avere un'ottima valenza nell'aiutare certe persone ad uscire da situazioni difficili poichè insegna che per divertirsi occorre "entrare nella parte" (e quindi lasciarsi andare alla vita!).


Concordo in pieno. Non solo le anoressiche cmq non riescono a giocare. In genere tutte le persone che hanno perso il piacere della vita sono così...se la vita non viene sentita come un qualcosa che valga la pena di vivere pienamente, e se non si riesce ad accettare anche di farsi vivere dalle persone e dalla vita stessa, non c'è nessuno spazio per il piacere (in senso ampio), per l'amore e tanto meno per il gioco.
Tra l'altro credo che il gioco sia una delle più importanti attività umane portatrici di benessere e di sana socializzazione.
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Messaggioda donbega » 3 apr 2007, 18:33

Qualche tempo fa, un mio amico psicologo mi ha raccontato il caso di una sua paziente che soffriva di crisi anoressico/depressive. Erano già diversi mesi che frequentava lo studio del mio amico, qualche risultato positivo si era visto, ma niente di eclatante. Poi, un giorno la signora raccontò allo psicologo di sentirsi un pò meglio e che aveva ricominciato a "giocare" con il pianoforte che aveva in casa. Il mio amico si rallegrò molto con lei e le disse: "Proprio oggi pensavo di prescriverti dei farmaci anti depressivi per aiutarti un pò, ma se mi dici che hai ricominciato a giocare, allora, le medicine non sono più necessarie!" ;)
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Messaggioda Necros » 3 apr 2007, 19:17

aiutare le person ccon il gioco? questa cosa mi paice, e anche tanto!
magari una partitina a risiko le farebb paicere: questo è un garde aiuto: grazie!
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Messaggioda Izraphael » 3 apr 2007, 19:26

Intanto quoto buona parte di quanto ha detto Amon...
E concordo con l'osservazione di Donbega: non è che i giochi devono portare a "staccarsi" dalla realtà.
Ogni discussione, se condotta seriamente e con pacatezza, a me va benissimo :)

genluvi ha scritto:Qui la "cura" va fatta a tutto il nucleo famigliare che deve reimparare a relazionarsi, solo così potrà avvenire una vera "guarigione".

Scusa, Gen, ma mi sa che non mi sono spiegato.
Che i familiari siano raggiungibili o curabili non sempre è possibile, anzi, quasi mai.
Soprattutto quando sono la causa del problema: solitamente hanno una mentalità che non "prevede" l'analisi o la cura, o - come dicevo - sono morti o comunque per qualche motivo impossibilitati ad essere raggiunti da un percorso terapeutico.
Che facciamo, li picchiamo e li costringiamo a "curarsi"?

Comunque, credo sia solo una differenza di "scuola di pensiero"...
Anche se non condivido il tuo punto di vista, ho capito cosa intendi e - in linea teorica - è vero che poter "curare" anche la "causa umana" sarebbe un'ottima soluzione...
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Messaggioda genluvi » 4 apr 2007, 15:59

Izraphael ha scritto:Comunque, credo sia solo una differenza di "scuola di pensiero"...
Anche se non condivido il tuo punto di vista, ho capito cosa intendi e - in linea teorica - è vero che poter "curare" anche la "causa umana" sarebbe un'ottima soluzione...


già... :grin:
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Messaggioda gigio » 4 apr 2007, 16:11

ma si... continuiamo a dare sempre la colpa alla societa'...

ma l'intelligenza della persona dove la mettiamo?

come mai io sono in grado di dire che il grande fratello, piuttosto che la fattoria, piuttosto che una sfilata di moda...SONO VACCATE?
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