L'essenza dei giochi. (Perché i giochi piacciono?)

Discussioni su tutto ciò che circonda il mondo dei giochi e che non trova spazio nelle altre sezioni del forum, come classifiche e collezioni ma anche discussioni e considerazioni su definizioni, terminologie, classificazioni, concetti e questioni di filosofia del gioco.

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Messaggioda Andreok » 9 lug 2008, 18:52

rporrini ha scritto:bisogna analizzare cosa non piace nei giochi da tavolo per far sì che questi abbiano un pubblico più ampio.


Secondo me invece il motivo principale x cui i giochi hanno un pubblico così ristretto è l'ignoranza generale, in italia, sui giochi. Almeno 19 persone su 20 non sanno neanche che esistono tutti questi bei giochi. Conoscono solo quei 5 o 6: Monopoli, risiko, trivial pursuit e compagnia bella. (e sappiamo tutti che non sono certo tra i giochi + belli) E' un problema di cultura e di storia, e non vedo una facile via d'uscita. Anche xchè in Italia, ma credo un po' dappertutto, il mercato è molto ristretto, e si sa che oggi il successo di un prodotto dipende da quanti soldi si muovono dietro di esso.
L'unica cosa che si può fare credo sia che noi appassionati facciamo un po' da "missionari", e viviamo predicando quanto è bello fare i giochi da tavolo, cercando di conquistare un adepto alla volta, una goccia dopo l'altra. Un'operazione lunga e faticosa, che ovviamente si può fare solo se ci fa piacere farlo.
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Messaggioda rporrini » 10 lug 2008, 6:27

Andreok ha scritto:Almeno 19 persone su 20 non sanno neanche che esistono tutti questi bei giochi.

Di queste 19 persone 15, se interrogate, risponderanno probabilmente che a loro non importa conoscerli.
Come dice linx bisogna cambiare l'immagine del gioco. Fare in modo che "gioco" e "adulto" entrino automaticamente nella stessa frase.

Andreok ha scritto:L'unica cosa che si può fare credo sia che noi appassionati facciamo un po' da "missionari", e viviamo predicando quanto è bello fare i giochi da tavolo, cercando di conquistare un adepto alla volta, una goccia dopo l'altra. Un'operazione lunga e faticosa, che ovviamente si può fare solo se ci fa piacere farlo.


Su questo punto sono totalmente in accordo.
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Re: Perchè i giochi non piacciono

Messaggioda Amon » 10 lug 2008, 13:22

Parlando di "giochi intelligenti", come effettivamente sono i giochi da tavolo, credo che molta gente ne stia lontana a causa di quel pesante aggettivo: "intelligenti".
Basta guardarsi in giro per vedere che parecchie persone sono comunque disposte a giocare: negli ultini anni, ad esempio, sono aumentati a dismisura i "Gratta & Vinci (Perdi)", sono aumentate le giocate al Lotto, si sono moltiplicati i videopoker...
La voglia di gioco c'è, è insita nel gene umano.
Si può notare che tutti i giochi che ho citato sono "passivi". Le persone che vi giocano si aspettano che un qualcosa di esterno a loro li faccia vincere, senza dover scomodare quell'ingombrante oggetto che si chiama cervello. Si sta fermi e si aspetta che un altro ci dia la vittoria.

I giochi intelligenti, purtroppo ( ;) ), sono molto "attivi", perché prevedono che si mettano in moto abilità di pensiero superiori: valutare, classificare, organizzare, gerarchizzare, risolvere, fare inferenze, ecc. ecc. ecc. Insomma, bisogna darsi da fare!
Quanta gente si spaventa o rabbrividisce al solo pensiero di dover leggere un regolamento e preferisce, piuttosto, che qualcuno glielo spieghi? La lettura è più attiva dell'ascolto, più faticosa...

I giochi intelligenti piacciono perché permettono di allenare in modo divertente il proprio cervello, così come un atleta allena i propri muscoli.
Il grosso vantaggio è che, superato lo scoglio dell'"intelligente", resta il "gioco", parola che bene o male piace a tutti. E' per questo che l'alfabettizzazione e la pubblicità possono fare molto.

Per quanto riguarda le categorie proposte da Andreok e da Linx sono in genere d'accordo, anche se, secondo me, in ogni giocatore convivono più "anime", le quali si rivelano a seconda del momento e della compagnia di gioco.
Trovo la televisione davvero molto istruttiva. Ogni volta che qualcuno mette in funzione l'apparecchio, me ne vado nell'altra stanza a leggere un libro. (Groucho Marx)
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Messaggioda Soveliss » 10 lug 2008, 16:57

Bene ragazzi, provo a dire la mia in merito. Quando siamo piccoli dicono ai nostri genitori che è utile per lo sviluppo del cervello del cucciolo. Noi giriamo con il nostro pelouche, la nostra palla, le costruzioni. Giorno dopo giorno le nostre capacità intellettive aumentano e, grazie al gioco, riusciamo a comprendere molte cose del mondo esterno, dei suoi funzionamenti, dei suoi schemi e delle sue connessioni. Passano gli anni ed i bimbi crescono; mentre frequentiamo le scuole elementari cominciano a farsi vedere i primi giochi da tavolo (monopoli, risiko, trivial) addirittura un astratto (forza 4) e poc'altro. Tale limitazione ci viene imposta dalla ristrettezza delle cultura ludica dei nostri genitori che, per svariati motivi, non sono riusciti a svilupparla.

A questo punto siamo di fronte ad un bivio: o troviamo qualche amico che sia ludicamente avanti, oppure siamo destinati ad un oblio più o meno eterno dato che meno giochiamo è più la nostra mente si irrigidisce e si fossilizza su certi aspetti della vita; ergo una volta adulti la nostra massima aspirazione è costituita dal trivial (cui gioco anche volentieri perchè vinco spesso :grin: ).

Tutto questo per dire che, dopo una certa età è difficile tornare a giocare perchè viene ritenuto, a torto, infantile, inutile e perditempo; ai ragazzi viene quasi imposto il non gioco per i motivi sopracitati. Cosa succede se questi ragazzi, dopo qualche anno, si trovano per caso a passare nel bel mezzo di una manifestazione ludica? La maggior parte scappa di corsa, in pochi si avvicinano timidamente chiedendo spiegazioni dal raccordo anulare, ancora meno si avvicinano, giocano e ne riscoprono il piacere.

Come detto più e più volte in vari thread, secondo me è un fatto culturale e di apertura mentale di base che, nella maggior parte dei casi non è dettata da mala fede.

A tutto ciò aggiungiamo, come da altro thread, la scarsità di negozi a carattere puramente ludico, la scarsa pubblicità televisiva, giornalistica etc.

Ecco cosa allontana la gente dal mondo ludico. Fortunati i nostri figli che si ritroveranno in eredità una marea di giochi, potranno mostrarli agli amici e diventare divulgatori della cultura ludica.

Il futuro è loro, ma anche nostro.
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Messaggioda Soveliss » 10 lug 2008, 17:08

Bene ragazzi, provo a dire la mia in merito. Quando siamo piccoli dicono ai nostri genitori che è utile per lo sviluppo del cervello del cucciolo. Noi giriamo con il nostro pelouche, la nostra palla, le costruzioni. Giorno dopo giorno le nostre capacità intellettive aumentano e, grazie al gioco, riusciamo a comprendere molte cose del mondo esterno, dei suoi funzionamenti, dei suoi schemi e delle sue connessioni. Passano gli anni ed i bimbi crescono; mentre frequentiamo le scuole elementari cominciano a farsi vedere i primi giochi da tavolo (monopoli, risiko, trivial) addirittura un astratto (forza 4) e poc'altro. Tale limitazione ci viene imposta dalla ristrettezza delle cultura ludica dei nostri genitori che, per svariati motivi, non sono riusciti a svilupparla.

A questo punto siamo di fronte ad un bivio: o troviamo qualche amico che sia ludicamente avanti, oppure siamo destinati ad un oblio più o meno eterno dato che meno giochiamo è più la nostra mente si irrigidisce e si fossilizza su certi aspetti della vita; ergo una volta adulti la nostra massima aspirazione è costituita dal trivial (cui gioco anche volentieri perchè vinco spesso :grin: ).

Tutto questo per dire che, dopo una certa età è difficile tornare a giocare perchè viene ritenuto, a torto, infantile, inutile e perditempo; ai ragazzi viene quasi imposto il non gioco per i motivi sopracitati. Cosa succede se questi ragazzi, dopo qualche anno, si trovano per caso a passare nel bel mezzo di una manifestazione ludica? La maggior parte scappa di corsa, in pochi si avvicinano timidamente chiedendo spiegazioni dal raccordo anulare, ancora meno si avvicinano, giocano e ne riscoprono il piacere.

Come detto più e più volte in vari thread, secondo me è un fatto culturale e di apertura mentale di base che, nella maggior parte dei casi non è dettata da mala fede.

A tutto ciò aggiungiamo, come da altro thread, la scarsità di negozi a carattere puramente ludico, la scarsa pubblicità televisiva, giornalistica etc.

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Messaggioda Soveliss » 10 lug 2008, 17:08

Bene ragazzi, provo a dire la mia in merito. Quando siamo piccoli dicono ai nostri genitori che è utile per lo sviluppo del cervello del cucciolo. Noi giriamo con il nostro pelouche, la nostra palla, le costruzioni. Giorno dopo giorno le nostre capacità intellettive aumentano e, grazie al gioco, riusciamo a comprendere molte cose del mondo esterno, dei suoi funzionamenti, dei suoi schemi e delle sue connessioni. Passano gli anni ed i bimbi crescono; mentre frequentiamo le scuole elementari cominciano a farsi vedere i primi giochi da tavolo (monopoli, risiko, trivial) addirittura un astratto (forza 4) e poc'altro. Tale limitazione ci viene imposta dalla ristrettezza delle cultura ludica dei nostri genitori che, per svariati motivi, non sono riusciti a svilupparla.

A questo punto siamo di fronte ad un bivio: o troviamo qualche amico che sia ludicamente avanti, oppure siamo destinati ad un oblio più o meno eterno dato che meno giochiamo è più la nostra mente si irrigidisce e si fossilizza su certi aspetti della vita; ergo una volta adulti la nostra massima aspirazione è costituita dal trivial (cui gioco anche volentieri perchè vinco spesso :grin: ).

Tutto questo per dire che, dopo una certa età è difficile tornare a giocare perchè viene ritenuto, a torto, infantile, inutile e perditempo; ai ragazzi viene quasi imposto il non gioco per i motivi sopracitati. Cosa succede se questi ragazzi, dopo qualche anno, si trovano per caso a passare nel bel mezzo di una manifestazione ludica? La maggior parte scappa di corsa, in pochi si avvicinano timidamente chiedendo spiegazioni dal raccordo anulare, ancora meno si avvicinano, giocano e ne riscoprono il piacere.

Come detto più e più volte in vari thread, secondo me è un fatto culturale e di apertura mentale di base che, nella maggior parte dei casi non è dettata da mala fede.

A tutto ciò aggiungiamo, come da altro thread, la scarsità di negozi a carattere puramente ludico, la scarsa pubblicità televisiva, giornalistica etc.

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Re: Perchè i giochi non piacciono

Messaggioda Raistlin » 10 lug 2008, 17:31

Amon ha scritto:I giochi intelligenti, purtroppo ( ;) ), sono molto "attivi", perché prevedono che si mettano in moto abilità di pensiero superiori: valutare, classificare, organizzare, gerarchizzare, risolvere, fare inferenze, ecc. ecc. ecc. Insomma, bisogna darsi da fare!
Quanta gente si spaventa o rabbrividisce al solo pensiero di dover leggere un regolamento e preferisce, piuttosto, che qualcuno glielo spieghi? La lettura è più attiva dell'ascolto, più faticosa...

I giochi intelligenti piacciono perché permettono di allenare in modo divertente il proprio cervello, così come un atleta allena i propri muscoli.
Il grosso vantaggio è che, superato lo scoglio dell'"intelligente", resta il "gioco", parola che bene o male piace a tutti. E' per questo che l'alfabettizzazione e la pubblicità possono fare molto.


Perfettamente d'accordo con quanto hai scritto. Purtroppo riscontro anche io di continuo quanto la gente ami attivare il meno possibile il proprio cervello, spesso preferendo rimanere nelle sue posizioni piuttosto che 'sforzarsi' di approfondire.
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Re: Perchè i giochi non piacciono

Messaggioda Amon » 10 lug 2008, 19:33

Raistlin ha scritto:Perfettamente d'accordo con quanto hai scritto. Purtroppo riscontro anche io di continuo quanto la gente ami attivare il meno possibile il proprio cervello, spesso preferendo rimanere nelle sue posizioni piuttosto che 'sforzarsi' di approfondire.

Il vero dramma è che comunque siamo di fronte a una situazione in gran parte indotta. Il solo pensiero che lo Stato investa le mie tasse per pagare la pubblicità dei "Gratta&Vinci" e del "Lotto" ("Ti piace vincere facile?" :-( ) mi fa star male.
Ci vorrebbe un cinque per mille da devolvere alla diffusione del gioco intelligente...
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Re: Perchè i giochi non piacciono

Messaggioda linx » 10 lug 2008, 19:48

Amon ha scritto:Il solo pensiero che lo Stato investa le mie tasse per pagare la pubblicità dei "Gratta&Vinci" e del "Lotto" ("Ti piace vincere facile?" :-( ) mi fa star male.

Pensa a quanto incassa da quei giochi e vivi tranquillo. Praticamente è una specie di tassa sugli stupidi che si paga volontariamente.
Anche se è deprimente vedere che dove prima c'erano i cabinati dei videogiochi ora ci stanno i videopoker.

Il problema è che sono SEMPRE le cose stupide a far girare l'economia.
Più sei avveduto, meno soldi fai girare.
Il confronto è stimolante a 2 condizioni:
che ci sia la volontà potenziale dell'interlocutore a cambiare opinione;
che nessuno si senta depositario di verità assolute. Dubitare è uno strumento per arrivare alla "verità".
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Re: Perchè i giochi non piacciono

Messaggioda Raistlin » 10 lug 2008, 21:05

linx ha scritto:Il problema è che sono SEMPRE le cose stupide a far girare l'economia.


Già... oltre a quelle illegali o immorali, naturalmente :)

Sigh...
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Re: Perchè i giochi non piacciono

Messaggioda Inuyasha » 11 lug 2008, 1:37

Raistlin ha scritto:
linx ha scritto:Il problema è che sono SEMPRE le cose stupide a far girare l'economia.


Già... oltre a quelle illegali o immorali, naturalmente :)

Sigh...


In genere le cose illegali o immorali sono tremendamente stupide :lol:
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Messaggioda Soveliss » 11 lug 2008, 14:52

Bene ragazzi, provo a dire la mia in merito. Quando siamo piccoli dicono ai nostri genitori che è utile per lo sviluppo del cervello del cucciolo. Noi giriamo con il nostro pelouche, la nostra palla, le costruzioni. Giorno dopo giorno le nostre capacità intellettive aumentano e, grazie al gioco, riusciamo a comprendere molte cose del mondo esterno, dei suoi funzionamenti, dei suoi schemi e delle sue connessioni. Passano gli anni ed i bimbi crescono; mentre frequentiamo le scuole elementari cominciano a farsi vedere i primi giochi da tavolo (monopoli, risiko, trivial) addirittura un astratto (forza 4) e poc'altro. Tale limitazione ci viene imposta dalla ristrettezza delle cultura ludica dei nostri genitori che, per svariati motivi, non sono riusciti a svilupparla.

A questo punto siamo di fronte ad un bivio: o troviamo qualche amico che sia ludicamente avanti, oppure siamo destinati ad un oblio più o meno eterno dato che meno giochiamo è più la nostra mente si irrigidisce e si fossilizza su certi aspetti della vita; ergo una volta adulti la nostra massima aspirazione è costituita dal trivial (cui gioco anche volentieri perchè vinco spesso :grin: ).

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Come detto più e più volte in vari thread, secondo me è un fatto culturale e di apertura mentale di base che, nella maggior parte dei casi non è dettata da mala fede.

A tutto ciò aggiungiamo, come da altro thread, la scarsità di negozi a carattere puramente ludico, la scarsa pubblicità televisiva, giornalistica etc.

Ecco cosa allontana la gente dal mondo ludico. Fortunati i nostri figli che si ritroveranno in eredità una marea di giochi, potranno mostrarli agli amici e diventare divulgatori della cultura ludica.

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