Le caratteristiche di un buon gioco

Discussioni e considerazioni su definizioni, terminologie, classificazioni, concetti e questioni di filosofia del gioco.

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Le caratteristiche di un buon gioco

Messaggioda jarred » 24 giu 2007, 1:36

Salve a tutti,
Volevo proporre un topic su un argomento che mi sta facendo riflettere parecchio ultimamente.
Quali sono secondo voi le meccaniche di un gioco che lo rendono vincente?

Cosa spinge i giocatori ad apprezzare certi titoli e a denigrarne altri?

E' possibile trovare un minimo comune denominatore che accumuna i giochi maggiormente apprezzati dai giocatori?

Cerco di rispondere a queste domande sulla base della mia esperienza.

Per prima cosa ritengo che un elemento essenziale di un buon gioco sia la semplicità dei suoi meccanismi, una semplicità che non deve però ridursi alla banalità delle azioni ma alla presenza di una dinamica di gioco intuitiva ed elegante, non farraginosa o troppo complicata.

Esempio: Pensiamo ad un gioco decisamente tra i più apprezzati: Puertorico. La dinamica di gioco del capolavoro di Seyfarth è piuttosto semplice e consiste nella scelta di un ruolo e nell'esecuzione di un'azione connessa a quel ruolo da parte di tutti i giocatori. Tutta la partita si svolge così. Certo, ogni azione eseguita comporta poi una serie di sottoscelte (che edificio comprare se viene scelto il builder, quali merci imbarcare se si opta per il capitano, quale merce vendere se si utilizza il trader), ma in generale la dinamica principale risulta semplice ed elegante.
Scegli un ruolo, esegui l'azione specifica.
Ci sono altri ottimi titoli di giochi dove le azioni eseguibili sono relativamente semplici, ma ricche di combinazioni e conseguenze, come Imperial, Caylus, Meuterer, Notre Dame, Big Kini.

Un'altra caratteristica vincente inaffti è a mio avviso per un gioco la ricchezza di combinazioni a cui la partita può dare luogo, pur mantenendo una semplicità nelle regole e nelle dinamiche. Pensiamo agli scacchi, le regole sono pochissime ma le combinazioni eseguibili milioni, e questo è sicuramente il motivo del fascino di questo gioco immortale.

Inoltre ogni buon gioco deve dosare le componenti strategiche con quelle aleatorie ( quando queste ci sono) senza permettere che il caso influisca troppo negativamente quando la pianificazione della strategia e della tattica è stata ottimale. Mi spiego meglio. Un gioco dove si può perdere una partita per un cattivo esito di tiro di dadi o per altri motivi di natura aleatoria quando si è operata una serie di scelte ottimali e pianificato esattamente ogni mossa nel migliore dei modi non è un buon gioco.

Inoltre un buon gioco deve essere poter monitorato con precisione in ogni momento della partita, cioè la mappa non deve presentare troppe caselle, spazi, oggetti, frecce ecc, di modo che un giocatore si smarrisca nel guardarla senza avere presente effettivamente quello che sta succedendo. In un buon gioco la chiarezza è essenziale.

Ovviamente ci sono altre caratteristiche che un buon gioco presenta, come l'aspetto grafico accattivante, la bellezza dei materiali, l'originalità, la presenza di elemnti di bluff, ecc, ma credo che questi siano secondari rispetto a quelli che ho elencato in precedenza, sebbene tuttavia assolutamente non trascurabili.

Che ne pensate ?

Saluti

Jarred

Il gioco è un'oasi strana, un momento di quiete trasognata in un peregrinare senza sosta. Eugen Fink

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Messaggioda Gurgugnao » 24 giu 2007, 5:40

Io penso che un gioco veramente azzeccato debba metterti in una situazione familiare. Ti deve venire spontaneo fare una mossa. Dev'essere intuibile il meccanismo.
Il gioco ti deve dare quell'idea di essere lì da sempre.
Si, magari lo stai imparando ora, ma se guardi bene è come se fosse sempre esistito. Magari in una parte di te. Magari dentro tutti noi, ma solo qualcuno è riuscito a mettere su carta quella roba inespressa che tutti abbiamo dentro. Eccolo allora lì, bello come il sole. IL gioco.
Non ha dei correttori, non ha delle meccaniche forzate, non da l'idea di essere una macchinazione dell'uomo, ma una cosa naturale.
Son sicuro che questo tipo di giochi avranno molta più vita di altri, magari osannati ora, ma che nel giro di un decennio verranno dimenticati.
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Messaggioda aringarosa » 24 giu 2007, 16:52

quoto rufio...

non so se esistono delgi elementi oggettivi che rendono un gioco un bel gioco.... ritengo di no...

... ma quando un gioco si lascia giocare da solo... cioè è assolutamente intuitivo.... allora siamo di fronte ad un bel gioco...

... "per me, il miglior gioco da tavolo resta Risiko"... [ipse dixit] 

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Messaggioda linx » 18 lug 2007, 16:33

Ritengo che non si può dare una definizione univoca di che elementi debba aver un buon gioco perchè, come ho scritto recentemente in un articolo su IDG, esistono in realtà almeno 3 (ma probabilmente almeno 4) tipi di appagamento che un giocatore può trarre da un gioco e difficilmente si riuscirà ad infilarne 2 nello stesso gioco.

Ci sono giocatori che ricercano nel gioco il piacere del confronto in un campo non infuenzato dai bachi della vita reale per testare le proprie effettive capacità;

altri invece intendono il gdt come un semplice passatempo non dissimile dal completare la settimana enigmistica e guardarsi un film e, tali giocatori, non amano sentire sulle loro spalle la responsabilità di una sconfitta e quindi il gioco dev'essere più incerto e sfumato, per niente cerebrale;

altri ancora cercano invece l'emozione NEL CORSO DELLA PARTITA invece che nel perseguimento di una vittoria, amano vedere come le cose si sviluppano e quali interessanti e uniche situazioni possono venirsi a creare;

altri ancora usano il gdt come forma di aggregazione ed hanno soltanto bisogno di uno strumento che li aiuti a far caciara.

Trovo che questi 4 desideri cozzino uno con l'altro e non permettano UNA definizione di gioco ideale. Dovremmo come minimo farne 4!

Per una spiegazione migliore di quello che intendo vi rimando qui
http://www.inventoridigiochi.it/
Il confronto è stimolante a 2 condizioni:
che ci sia la volontà potenziale dell'interlocutore a cambiare opinione;
che nessuno si senta depositario di verità assolute. Dubitare è uno strumento per arrivare alla "verità".
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