Padri, figli ed il gioco...

Discussioni e considerazioni su definizioni, terminologie, classificazioni, concetti e questioni di filosofia del gioco.

Moderatori: Sephion, Galdor

Messaggioda Starmaster » 10 lug 2009, 15:58

Parlo da figlio ..... :lol: di 37 anni.

La mia infanzia è stata una bella infanzia .... piena di fantasie e mondi meravigliosi ma quasi tutti nella mia mente.
Ho avuto un padre ( somparso ormai da 16 anni ) molto premuroso, attento e soprattutto protettivo, in sostanza un ottimo padre ma con una piccola lacuna, il gioco secondo lui era una perdita di tempo e di denaro.

Mi ricordo ancora il suo viso di quando un sabato pomeriggio mi presentai con la scatola di Heroquest in mano, i suoi occhi mi fissarono come per dirmi: " Con i soldi che hai speso per quel coso andavi al cinema per 1 anno intero "

Sono sempre stato un appassionato di giochi da tavolo, fin dai tempi del monopoli, il triangolo delle bermuda e Crack! , impazzivo davanti a quei coloratissimi tabelloni ma al contempo nascondevo tutto sotto al letto appena sentivo il rumore della macchina di mio padre.
StarQuest riuscii e tenerlo nascosto più di 1 anno, ed alcuni giochi li lasciavo dall' amico sotto casa.
Una volta riuscii a rovinare così tanto un gioco da dira a mio padre che me l' avevano regalato perchè troppo vecchio.

Che dire, probabilmente adesso sono così malato di tutto quello che è gioco perchè da piccolo ero stressato dal fatto che i giochi che tanto mi piacevano erano tabù in casa.

Il fatto è che mio padre non odiava il "gioco" in se stesso ma proprio i giochi da tavolo e tutto quello che mi faceva sgranare gli occhi seduto ad un tavolo con i mano i dadi.
Cercò di farmi giocare a calcio e a basket ma non riusci nell' intento (anche se non mi avrebbe fatto di certo male, anzi...)

Trovammo un punto di incontro solo nel modellismo, a lui piacevano molto gli aeroplani militari e ne costruivamo insieme un sacco ... era bravissimo ma si innervosiva quando sbagliava. :lol:

Bhà ..... che tempi .... eppure mi manca mio padre, forse se avessi giocato con lui anche ai giochi da tavolo mi sarebbe mancato ancora di più e sarei qui a soffrire infinitamente.

..................... :dontget: ....................
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Messaggioda romendil » 10 lug 2009, 16:21

Come padre 35enne di un bimbo di quasi 4 anni sto cercando anch'io di giocare con lui quanto più possibile. Generalmente si tratta di giochi di movimento o simulazioni di storie, mentre adesso si è appassionato di costruzioni.

Ovviamente guarda con interesse le mie scatole e conosce il contenuto di quasi tutte. Per alcuni giochi da grandi abbiamo creato delle "varianti" apposite per cui riusciamo a giocare a Formula Dé, Niagara, Evo e Zooloretto (per citarne solo alcuni) senza stravolgere troppo le regole. :grin:

Ma il vero successo sono stati i giochi da tavolo per bimbi. Ormai ne ho una decina (Zicke Zacke + esp., Gulo Gulo, Burg Appenzell, Russelbande, Au Backe, Schicki Micki, Trüffel-Schnüffel, Viva Topo!, Heckmeck am Bratwurmeck, Hey that's my fish!) :arrow: Con chi di voi ha esperienza, vorrei parlarne qui:grin:
RòmeNdil (goblin chierico), ultimamente ho giocato a:
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Messaggioda Futuroinfinito » 10 lug 2009, 19:52

Con mio padre ho sempre giocato un sacco, a giochi di vario genere ed anche da tavolo. Come dice Tom Vasel in questo video http://www.youtube.com/watch?v=NZXF92xSNKY
anche io credo che affinché il gioco sia costruttivo deve essere allo stesso livello delle persone con cui si gioca.
Penso anche due cose:

-la ridefinizione delle regole è un passaggio importante. Per diventare persone responsabili è bene comprendere che le regole hanno un senso, non sono sacre ma funzionali, e soprattutto si possono cambiare.

-credo che per imparare a vincere nel modo giusto (ossia senza aver necessità di vincere e senza confondere vittoria con umiliazione) bisogna prima imparare a perdere. Eppure, paradossalmente, per imparare a perdere bisogna aver prima vinto molto, diciamo in modo naturale, senza sforzarsi. Almeno in una prima fase. Solo una volta che si sia sicuri di sé in quanto individui si deve fare i conti con la difficoltà del gioco (e della vita), imparando come si perde e come si vince.

Poi dipende molto dagli individui con cui si ha a che fare. Per esempio mi trovo spesso a giocare con due bambini sotto i dieci anni. Con loro uso comportamenti differenziati. Con uno sono molto normativo, data la sua tendenza a staccarsi facilmente dal gioco e da qualsiasi attività che duri più di cinque minuti, ma lo faccio vincere quasi sempre. Con l'altro invece accetto le sue cursorie modifiche alle regole, perché mi paiono legate ad una contrattazione degli immaginari che ritengo positiva.

Nemo NemoN (il mio parametro per i giochi è nascondino, cui do 10, per quelli da tavolo è Puerto Rico cui do 8)

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Messaggioda Simone » 26 ago 2009, 21:19

Inuyasha ha scritto:I buoni rapporti con i figli si costruiscono col tempo e i giochi da tavolo possono aiutare!


Fabrizio ha scritto: Pienamente d'accordo!

Fabrizio



Santissime parole, magari avere avuto qualcuno nella mia infanzia simile a voi, anche solo di striscio....mi sarei accontentato...... :strasniff:
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Messaggioda mork » 27 ago 2009, 12:00

Gioco da quando ho memoria. Ho sempre giocato, sicuramente a giochi diversi. Il mio ricordo più vecchio è dedicato a mio cugino che riusci ad interessarmi al mondo del fantasy raccontandomi la trama de Lo Hobbit e facendomi giocare con una copia "rimediata" di Dungeon & Dragons, ovvero una traduzione italiana quando ancora era solo in inglese.
Oggi ho 39 anni ed alla soglia dei 40 posso dire di avere alle mie spalle quasi 20 anni di convention e di assiudo ruolo nel modo dei giochi.
Mia moglie, che non gioca, mi ha sempre conosciuto così e mi ha accettatto.
Quello che accetta meno che è stato un naturale processo evolutivo a fare di mio figlio maggiore (7 anni quasi 8) un giocatore. Mi dice che l'ho traviato, ma lui gioca con me da sempre. Da quando aveva cira tre anni si è interessato alle "scatole colorate del papà". Oggi è un giocatore "anziano" se mi passate il termine. Partecipa sovente alle nostre serate di gioco, destreggiandosi abilmente con tutti gli altri partecipanti che sono adulti più o meno della mia età. Ed i giochi trattati sono Caylus, Antike, Agricola, Scacchi e simili e non party game.
Il rapporto che ho costruito con il mio pargolo, non lo nego, è diverso da quello che ho con la mia Principessa. E' ancora un bambino ma al tavolo di gioco si trasforma è molto cogitativo e competitivo.
L'avrò deviato?
E' il prodotto del mio Dna?
Questo non ve lo posso dire sta di fatto che è diventato compagno di serate di gioco e di una passione condivisa che la mamma stessa non può ben comprendere.
Rimane comunque un bambino, capace di interloquire con i suoi coetanei e condividere i giochi con loro, con grande sollievo della Mamma.
Se riesco l'anno prossimo sarà ai tavoli della Play, ed allora attenti a voi, non sottovalutatelo.

Nel frattempo giudicate voi!
MORK

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