Quanti giochi si pubblicano?

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Quanti giochi si pubblicano?

Messaggioda Peppe74 » 2 dic 2010, 16:05

Da una discussione nata per commentare i Boardgamegeek awards del 2010 è nata una sotto-discussione, a mio parere molto interessante, sul numero di giochi che si pubblicano. Ho chiesto di "staccare" questa sotto-discussione in un thread a parte.

L'intervento di vittogol
vittogol ha scritto:La mia opinione.

ùTrovo significativo il voto, perchè dimostra come lo scorso anno (fino a Essen 2010) non siano stati prodotti giochi memorabili.
Riprova ne è anche il premio IGA!

Tra un pochino capiremo se in quest'ultimo Essen quancosa di notevole è uscito, oppure si continua con ristampe, espansioni, riedizioni e scopiazzature di giochi già visti!


L'intervento di Angiolillo che cita un articolo pubblicato da Faidutti sul suo sito
Angiolillo ha scritto:L'opinione personale di Faidutti e che a Essen siano usciti molti giochi nuovi:
http://www.faidutti.com/index.php?Module=divers&id=617
O meglio, troppi.


L'intervento di Umb67
Umb67 ha scritto:Sono completamente d'accordo con questa visione.

Del resto, l'abbiamo già visto diverse volte, sia nel settore dei giochi da tavolo sia nel settore dei videogiochi che, come giustamente dice Faidutti, è culturalmente vicino.

Nel 1980, quello che sembrava l'editore di giochi da tavolo più dinamico di tutti, la SPI (nel 1980 i wargames erano di gran moda, come oggi gli Euro), è andata in bancarotta, perchè pubblicava troppi giochi, soprattutto contando anche un gioco al mese nella rivista. Non potevano per forza di cose essere tutti buoni e, non è che aumentando il numero di giochi, aumentano automaticamente il numero di appassionati che li comprano: c'è un limite a quanti giochi uno può acquistare ogni anno...

Nel 1983, quando ci fu il primo crack del mercato dei videogiochi, la responsabilità di aver inflazionato il mercato fu dell'Atari, che produceva ormai più cartucce di giochi (alcuni molto scadenti) di quanti gli utenti fossero mai stati in grado di acquistare. Il mercato fu risollevato qualche anno dopo dalla Nintendo, che cambiò totalmente politica, controllando quello che poteva o non poteva uscire, con moltissime restrizioni.

La risurrezione dei giochi da tavolo, che molti davano per spacciati a causa proprio dei videogiochi, è stato un fenomeno fondamentalmente del decennio passato 2000-2010. Ora siamo già nella fase inflazionistica.

Quando sembra che ci sia una "corsa all'oro", dove *sembra* facile per chiunque progettare e/o pubblicare un gioco, vuol dire che il momento buono è già passato, e siamo nella fase calante.

Che qualcosa non sta funzionando al meglio, lo si vede da questa ultima, preoccupante, tendenza:

- Si crea aspettativa mentre il gioco è in sviluppo su alcuni siti specializzati, primo tra tutti BGG

- Si fa una campagna di prenotazione per poter riuscire a vendere buona parte della prima stampa ad Essen. E' chiaro che per un editore, le vendite fatte ad Essen "pesano" molto di più di quelle normali, sia perchè sono dirette al pubblico, ma anche perchè i soldi arrivano subito...

- Se il gioco vende mediamente bene ad Essen, le rimanenti copie vengono esaurite nei canali normali nel giro di pochi mesi, e QUI comincia il problema, perchè è dura prendere la decisione di dover ristampare un gioco che ha venduto solo "mediamente" bene, e i guadagni con la ristampa saranno più bassi, visto che verrà venduto quasi sempre per via indiretta (distributore->negoziante->utente), e per il prossimo Essen sarà comunque visto come "vecchio". Per questo motivo, ci sono molti giochi che sono usciti parecchio tempo fa, sono andati esauriti a Essen o poco dopo, e non si sa quando verranno ristampati.

In pratica, la situazione attuale è che si usa Essen come banco di prova per vedere quali giochi piacciono, quindi si pubblica di tutto perchè, con la giusta promozione, almeno il numero di copie che servono per pagarsi i costi di stampa, al lancio ad Essen si riescono comunque a vendere.

Solo i pochissimi che a Essen hanno fatto il tutto esaurito, e non sono neanche riusciti ad accontentare tutte le prenotazioni, sono probabilmente i giochi che hanno un futuro.

Non è una situazione da mercato "sano" e sostenibile. E INFATTI, ci sono già stati eccellenti fallimenti/ristrutturazioni proprio quest'anno, soprattutto tra i distributori (es. Tilsit, o da noi Stratelibri), e secondo me non saranno gli ultimi.

Il futuro possibile ?

E' probabile che sempre più editori nel campo dei giochi da tavolo adotteranno la tecnica che ha già funzionato nel caso dei wargames (un mercato, appunto, che è già crollato una volta un bel po' di anni fa), cioè il sistema P500 usato da praticamente tutte le case di giochi di guerra:

Si annuncia un gioco con le sue caratteristiche di base, si fa una campagna di prenotazione verso gli utenti finali, che preordinano il gioco con mesi/anni di anticipo, e si mandano in produzione SOLO quelli che hanno superato un certo limite, ad esempio 500 oppure 1000 preordini.

Questo sistema, da un punto di vista degli utenti finali, ha avuto degli effetti positivi, in quanto sono stati pubblicati dei giochi che forse non sarebbero stati mai pubblicati, ma una volta che il P500 è stato raggiunto, l'editore è molto più tranquillo.

Con la prenotazione si evita anche il fenomeno dei giochi "cloni". Se dovessimo lasciare la decisione sul cosa pubblicare solo all'editore, questi dovrebbe per forza guardare a "cosa piace alla gente", quindi in questo momento avremmo probabilmente dozzine di cloni di Agricola, Ticket to Ride, Caylus, Dominion, o serie infinite di espansioni per questi,il che è (più o meno) quello che sta già succedendo.

Con la prenotazione, potrebbero vedere la luce giochi più vari e originali, che magari l'editore avrebbe rifiutato, per non assumersi il rischio di proporre qualcosa di diverso. Lo scopo del P500 è proprio la riduzione del rischio, per cui credo che arriveremo là, anche nel settore al di fuori dei wargames.

In ogni caso, fare le campagne sul "prenota il gioco da ritirare a Essen, con lo sconto in esclusiva", è un P500 mascherato...



Continuiamo la discussione , se vi va ;)
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Messaggioda Corsaro » 2 dic 2010, 16:25

Come avevo scritto nell'altro thread:

Anche io avevo già letto l'intervento di Faidutti (pienamente condivisibile).

Quest'anno c'erano talmente tanti nuovi titoli che era impossibile non effettuare una prima scrematura del tipo "la copertina è brutta", "il nome non mi piace". ecc... e magari in verità erano i giochi del secolo.

Quel che certo è che gli acquirenti non possono stare al passo del mercato, non basterebbero anni solo per provare ameno una volta tutti i titoli nuovi presentati ad Essen quest'anno..

Segnalo tra l'altro che è sempre piu' diffuso il fenomeno di piccole case editrici che aprono i battenti presentando un proprio gioco.

Qualche esempio:

Cranio Creations: (Horse Fever 2009 - Fuga dagli Alieni Nello Spazio Profondo 2010)
Pearl Games: (Troyes - 2010)
Placentia Games: (Florenza - 2010)
Ludonaute : (Yggdrasill - dove uscire ad Essen.. ma non sono sicuro che sia stato pubblicato).
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Messaggioda Peppe74 » 2 dic 2010, 16:36

Dico la mia:
avevo letto questo articolo di Faidutti in precedenza e mi trovavo in perfetto accordo su molti punti. Ancora più precisa mi sembra l'analisi di Umb67.
Io non sono un veterano del settore e probabilmente non lo conosco a fondo, ho partecipato alle due ultime edizioni della fiera di Essen e già dopo l'edizione 2009, idea rafforzata dopo l'edizione 2010, avevo la sensazione che la roba in giro fosse più che "troppa".
In qesto più che "troppo" si trova un po' di tutto: da giochi playtestati a stento a giochi "copiati" di sana pianta.
La qualità media dei prodotti scende inevitabilmente ed affligge, come diretta conseguenza, anche autori ed editori più seri, penso sia inevitabile.
In parole povere: se un gioco sviluppato malino riesce a vendere TOT copie ed un gioco che ha chiesto il triplo del tempo di sviluppo vende TOT+10%...chi ve lo fà fare di investire il triplo del tempo?

Penso che solo gli editori possono intervenire su questo punto (e gli acquirenti in maniera indiretta, ovviamente), perchè è semplicemente una scelta editoriale proporre 10 giochi a fiera, sperando che nel mucchio qualcosa si prenda, invece che 2 su cui si punta dall'inizio.

Associato a questo faccio una considerazione anche sulla qualità media del "prodotto" come materiali. Quanti giochi hanno alla prima stampa (quella che è pronta per la fiera) il colore dei cubetti che sono sbagliati e si confondono tra di loro, le carte che sono stampate male e si confondono con i colori dei cubetti, componenti che non sono richiamati nel manuale e non trovate nella scatola....
Può sembrare un argomento scollegato, ma, a mio parere, è semplicemente frutto del fatto che lo sviluppo dei prodotti è troppo veloce, come dice anche Faidutti, e questi difettucci, magari saranno banali, ma a lungo andare infastidiscono l'utente (almeno a me infastidiscono)
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Messaggioda Corsaro » 2 dic 2010, 16:41

A riguardo di Faidutti vorrei aggiungere però una cosa:

Leggendo quello che scrive (condivisibile) mi viene però in mente uno dei suoi ultimi prodotti: Ad Astra (Essen-2009) che secondo me rientra pienamente nella tipologia di prodotti che lui critica.

Il gioco rientrava in una mossa commerciale bella e buona della Nexus, non aveva quasi nessuna idea originale.. idee scopiazzate da Puerto-Rico/Race For The Galaxy ed alcune carte il cui utilizzo veniva sconsigliato dagli stessi autori.

Chissà cosa direbbe il buon Faidutti a riguardo?
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Messaggioda Angiolillo » 2 dic 2010, 16:55

Aggiungo che la questione posta da Bruno non mi sembra sia stata affrrontata prima in questi termini da queste parti. Ma considerazioni affini sono state fatte riguardo all'effetto di filtro che le case editrici hanno, selezionando le proposte degli autori e portandone a pubblicazione solo quelle che ritengono più interessanti e su cui si sentono di investire, mentre l'autoproduzione porta alla pubblicazione aggiuntiva di ulteriori giochi da parte degli autori che non passano attraverso questo filtro.

Il che ha ovviamente effetti sia positivi che negativi. Grandi titoli, di vasto successo, sono nati come giochi autoprodotti (Subbuteo, Diplomacy, Mille Miglia i primi che mi vengono in mente - senza contare "autoproduzioni" da parte di persone la cui autorialità è in discussione come nel caso di Monopoly e Scarabeo). Ma a fronte di questi, anche molti titoli ormai da tempo dimenticati e che magari hanno lasciato insoddisfatti gli acquirenti e chi ci ha investito sopra.
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Messaggioda Simone » 2 dic 2010, 17:06

Peppe74 ha scritto:
Associato a questo faccio una considerazione anche sulla qualità media del "prodotto" come materiali. Quanti giochi hanno alla prima stampa (quella che è pronta per la fiera) il colore dei cubetti che sono sbagliati e si confondono tra di loro, le carte che sono stampate male e si confondono con i colori dei cubetti, componenti che non sono richiamati nel manuale e non trovate nella scatola....
Può sembrare un argomento scollegato, ma, a mio parere, è semplicemente frutto del fatto che lo sviluppo dei prodotti è troppo veloce, come dice anche Faidutti, e questi difettucci, magari saranno banali, ma a lungo andare infastidiscono l'utente (almeno a me infastidiscono)


Anche a me

Great Fire 1666 ne è chiaro esempio, anche se il gioco merita tantissimo

[EDIT}

Quindi pensate che prima o poi ci sarà un collasso del mercato?

Magari porterà a fare sopravvivere solo prodotti di qualità no?

Guardavo in alcuni siti on line....c'è da perdersi fra i titoli 8-O
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Messaggioda LordRevan » 3 dic 2010, 3:00

Siamo sepolti di roba.

Anche su BGG ormai se vai in chat i gringos sono tutti autori toh guarda caso di giochi di carte, e guarda caso quasi tutti deck building.

Ogni anno probabilmente un 5% è roba davvero originale.

Il 30% non è originale ma non è pessima (perchè amalgama bene o maschera bene).

Il restante 65% forse andava filtrato a monte.

Tra l'altro sono più per l'autoproduzione che per le case editrici almeno della prima stampa del gioco di cui poi si possono eventualmente vendere i diritti.

I giochi originali verrano quasi sicuramente filtrati dalle case editrici che invece cercano di cavalcare l'onda del successo di alcuni giochi proponendo dei cloni.
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Messaggioda Vance » 3 dic 2010, 10:42

La discussione è molto interessante.
Il fatto che gli editori facciano uscire n. cloni di un gioco di successo e che abbiano ormai adottato una politica "tanti giochi nuovi da pompare per Essen, poche ristampe" mi pare chiaro.
Mi piacerebbe capire meglio però qual'è il comporamento di noi acquirenti di fronte a questa situazione. Io ho l'impressione che molti seguano le "mode" del momento (e BBG in questo ambito è il canale principe per la definizione dei trend) per poi trovarsi gli scaffali ingolfati da giochi che non saranno quasi mai aperti. Se è collezionismo, ok, perchè l'obiettivo del collezionista non è primariamente quello di giocare, altrimenti, penso che questo comportamento abbia facilitato le politiche editoriali di cui sopra. Io ad Essen compro più giochi "vecchi" e che ho provato che giochi nuovi, e questi ultimi cerco sempre di provarli (poi, qualcosa alla cieca ci scappa....).
Sul tema del P500 sono scettico, perchè è comunque una modalità di acquisto a scatola chiusa di un gioco che mi arriverà dopo mesi, manco fosse l'arca dell'alleanza...
Forse i buoni giochi meriterebbero di essere giocati più spesso (anche se vecchiotti) senza seguire la continua ricerca del "nuovo gioco del secolo"
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Messaggioda Rayden » 3 dic 2010, 12:26

Il P500 secondo me non funzionerebbe mai per gli Eurogames, perché questi, come sempre si è detto, si alimentano molto più dal bacino dei giocatori occasionali che da quello degli appassionati: ce la vedete una casalinga di Voghera a preordinare il nuovo SuperFarmer per il suo figlioletto?
L'esatto contrario, invece, è per gli americani tipo GMT, che è un mercato rivolto esclusivamente agli appassionati, che quindi seguono le nuove uscite, si informano, si interessano e preordinano.
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Messaggioda Frost82 » 3 dic 2010, 14:38

Mmm la mia in due parole (l'argomento è veramente vasto per essere affrontato in un topic da forum).

Siamo tutti d'accordo che c'è stato un periodo di BOOM seguito da un periodo di relativa calma.

Il Boom non crea (a meno a mio giudizio) ditte nuove nel settore: le ditte che già esistevano, o le poche fortunate che si creano in quel momento, subiscono il BOOM (che viene generato per circostanze varie).

Dopo il Boom (3,4,5 anni dopo) nascono nuove ditte spinte dai numeri che il BOOM ha generato.

Ma chiaramente questi numeri piano piano sciamano perchè il BOOM non è un fenomeno continuo.

Ora siamo nel momento di "calma". Quindi abbiamo:

1) Ditte vecchie consolidate che devono capire da che parte andare
2) Ditte nuove che si sono create 4-5 anni fa che vanno a stabilizzarsi
3) Strascichi ancora dal boom di ditte che aprono per i numeri del boom (che però non ci sono più)

Quindi ci sono troppi giochi in giro? Credo di si. Ci sono troppe ditte in giro? Credo di si.

La cosa continuerà così? non credo.

Credo che durante il boom le vere capacità e la vera professionalità contino fino ad un certo punto: c'è il BOOM. Il materiale si vende, si vende si vende, senza guardare tutti gli "orpelli"

Quando il BOOM finisce entrano in gioco professionalità e capacità dell'editore.

Quindi credo che in questi anni vedremo chiudere qualche ditta "storica", aprirne qualche altra, stabilizzarsi qualche "nuovo" e scomprarire qualche "nuovo" (spero che Red Glove non sia tra questi ultimi :D)

Insomma, il mercato è in trasformazione e quindi ci sono tanti giochi nel calderone.

Per la questione cloni, riscrivo più avanti.
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Messaggioda Simone » 3 dic 2010, 14:59

Frost82 ha scritto:Quando il BOOM finisce entrano in gioco professionalità e capacità dell'editore.


che si dovrà orientare nell'oceano ludico di titoli

Mica roba da poco :-?
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Messaggioda Lobo » 3 dic 2010, 15:27

L'analisi del boom mi sembra perfetta.

In tutti i "mondi" accade questo è il capitalismo: spremer a morte un mercato in quel momento economicamente interessante.

Quindi uscite massicce di giochi anche osceni. Come al solito dovrebbe essere il consumatore a mettere un freno, ma non lo fa perché troppo passivo.

Lobo Quando si gioca si combatte per un punto, massacriamo di fatica noi stessi per un punto, ci difendiamo con le unghie e coi denti per un punto, perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei punti il totale farà la differenza!

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Messaggioda Simone » 3 dic 2010, 15:36

Lobo, per passivo intendi, che subisce i titoli comprandoli senza averli ragionati?
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Messaggioda Angiolillo » 3 dic 2010, 16:16

Dico la mia...

Frost82 ha scritto:Il Boom non crea (a meno a mio giudizio) ditte nuove nel settore: le ditte che già esistevano, o le poche fortunate che si creano in quel momento, subiscono il BOOM (che viene generato per circostanze varie).


Non sono assolutissimamente d'accordo.

Come siamo arrivati ad avere tutte queste ditte e tutti questi autori in Italia?

A metà anni '90 alcuni operatori italiani hanno iniziato a guardarsi attorno e a capire che potevano operare a livello di mercato globale, non di limitato mercato locale peraltro monopolio di grandi ditte come Clementoni ed Editrice Giochi in grado di fare pubblicità televisiva (prima domanda di un distributore di giochi all'epoca nel vsalutare potenziali prodotti da distribuire: quando passano in TV i vostri spot?).

Il nuovo marchio Venice Connection ha iniziato a fare giochi che distribuiva in italiano qua, ma che co-produceva all'estero con altri editori, di autori noti (Randolph, Colovini) ma anche esordienti, spesso selezioanti organizzando il Premio Archimede per giochi inediti.
Il nuovo marchio Iperdado (somma dei nuovi editori Qualitygame+Epta) ha iniziato a piazzare all'estero giochi già pubblicati in Italia, come Quoridor (alla Gigamic) e Reggi un Attimo (alla Pressman e all'Amigo).
Nexus Editrice, già editore di giochi di ruolo e wargame apertosi al gioco da tavolo (anche per aver rilevato il marchio Iperdado), ha piazzato X-Bugs a cinque/sei editori stranieri e poi perfino alla dal Negro per una distribuzione italiana al di fuori dei propri canali.
daVinci, editore esordiente (nato dalle energie di GiocAreA, rivista Nexus, e per dare concretezza e scopo a quanto catalizzato sulle sue pagine - non nata per caso e per fortuna proprio in quel momento), ha piazzato man mano Bang! (di Sciarra, autore esordiente) a vari editori stranieri, raggiungendo negli anni i 500.000 pezzi tra giochi base ed espansioni (più un milione di copie cinesi). Anche produttivamente si sentiva l'effetto della globalizzazione: ho indicato io alla daVinci la polacca Trefl per la produzione, con costi di meno della metà rispetto a produttori italici come Modiano e Dal Negro. Mantenendo l'apertura che aveva GiocAreA verso autori in gamnba noti e ignoti, ha poi pubblicato vari titoli di diversi altri esordienti.
Emanuele Ornella si è costruito il successo con le proprie mani autopubblicandosi con il marchio MindtheMove, facendo il tutto esaurito a ogni Essen e poi vendendo i giochi cosi prodotti ai massimi marchi sul mercato (Amigo, Rio Grande, Tilsit...).
Nexus ha piazzato Wings of War a un crescente numero di editori stranieri, dopo averlo pubblicato in italiano con materiali indipendenti dalla lingua (siamo a 300.000 pezzi un anno fa, fra scatole e accessori). E nel frattempo ha vinto una gara di idee, basata sulla qualità del prototipo, sbaragliando diversi altri editori di livello mondiale per il gioco "War of the Ring", uscito in prima tiratura a 80.000 copie in 8 lingue (all'epoca risultato notevolissimo, per un gioco italiano e di quella fascia di prezzo).

Sempre più editori, preesistenti e nuovi, hanno seguito questi esempi e queste strade che hanno visto un'accelerazione sempre più forte fra la metà degli anni '90 e il 2004 (questo l'arco degli esempi riportati). Grazie anche a un'attenzione sempre maggiore conquistratasi a questo modo da autori e ditte bitaliane. Il resto è cronaca.

Ma per quel che ho visto non c'è stato nessun BOOM capitato dall'alto in testa ai fortunelli che si occupavano di giochi da tavolo già prima e che lo hanno supinamente subito. Né sono nati per caso editori improvvisati che per fortuite circostanze hanno fatto giochini da 1.500.000 pezzi tra ufficiali e copie pirata. C'è stata invece una conquista, passo dopo passo. Grazie anche a collaborazioni e condivisioni di informazioni e rapporti, almeno all'inizio. Il BOOM questi autori ed editori se lo sono (ce lo siamo?) costruito faticosamente, investendoci tempo ed energie ed idee. O almeno così mi è parso di vederla, in quest'ultima quindicina d'anni in cui ho visto i corridoi di Norimberga ed Essen pian piano infittirsi di connazionali sempre più di successo.
Ultima modifica di Angiolillo il 3 dic 2010, 16:36, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda Simone » 3 dic 2010, 16:29

Se i connazionali vanno alle sagre del gioco internazionale il lavoro lo si deve anche al deretano che si fanno le associazioni NON DIMENTICATELO

Molti titoli rimarrebbero sugli scaffali del negozietto se eventi come Play & C non fungessero da "prova sul campo" per gente che si avvicina all'hobby

Ricordiamo che TdG e le sue 16 affiliate è in prima linea in questo senso
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