Riflessioni sul giornalismo ludico

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Riflessioni sul giornalismo ludico

Messaggioda Elijah » 22 nov 2013, 20:17

Tempo di cambiamenti nell'ambito del giornalismo ludico? Leggendo questo interessante articolo di Guido su Tric Trac sembra di sì (o almeno è questo l'auspicio): New Boardgame Journalism - nötig? (in tedesco)

Potrebbe dare un qualche spunto utile anche alla homepage della Tana (a patto di capire il tedesco).
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Messaggioda Angiolillo » 22 nov 2013, 22:43

A mio parere noi un giornalismo ludico di qualità lo avevamo. Belle riviste specializzate, belle rubriche su testate nazionali (quotidiani e relativi supplementi, settimanali e periodici vari), un bello spazio radiofonico, bei libri. Parlo soprattutto di giornalismo dedicato a giochi da tavolo e di ruolo.

Il giornalismo videoludico lo conosco meno e per quel poco che ho letto non era alla stessa altezza. Tra i più quotati esponenti del giornalismo videoludico c'era Carlà, che aveva seri problemi di sintassi e ortografia... Vedere la sua "Vera storia dei videogames" per credere.

Ora mi pare che gli spazi siano spariti tutti, o quasi.
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Re: Riflessioni sul giornalismo ludico

Messaggioda Rayden » 23 nov 2013, 14:37

Elijah ha scritto:Tempo di cambiamenti nell'ambito del giornalismo ludico? Leggendo questo interessante articolo di Guido su Tric Trac sembra di sì (o almeno è questo l'auspicio): New Boardgame Journalism - nötig? (in tedesco)

Potrebbe dare un qualche spunto utile anche alla homepage della Tana (a patto di capire il tedesco).

E per noi poveri comuni mortali che non capiamo il tedesco? :grin: Ci puoi dire in due righe di che parla?
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Re: Riflessioni sul giornalismo ludico

Messaggioda kukri » 24 nov 2013, 2:42

Rayden ha scritto:
Elijah ha scritto:Tempo di cambiamenti nell'ambito del giornalismo ludico? Leggendo questo interessante articolo di Guido su Tric Trac sembra di sì (o almeno è questo l'auspicio): New Boardgame Journalism - nötig? (in tedesco)

Potrebbe dare un qualche spunto utile anche alla homepage della Tana (a patto di capire il tedesco).

E per noi poveri comuni mortali che non capiamo il tedesco? :grin: Ci puoi dire in due righe di che parla?


Si, grazie, io in tedesco non capisco neanche le figure :lol:
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Messaggioda Elijah » 24 nov 2013, 12:56

Guido fa presente come nell'ambito del giornalismo ludico tedesco ci sia la tendenza di scrivere soprattutto recensioni (Spielbox, Fairplay, ecc.). Di norma quest'ultime sono fatte in modo asciutto, serio, monotono, insomma: noioso. Il formato è quello del classico 10/80/10, vale a dire 10% di introduzione, 80% di parafrasi del regolamento, 10% di giudizio personale. Ciò che capita al giorno d'oggi è che molti saltano a piè pari tutto l'articolo per leggersi subito il giudizio finale.
Come ovviare a una simile situazione? Cosa potrebbe offrire di diverso il giornalismo ludico?
Per rispondere a questa domanda, Guido si riallaccia al giornalismo legato ai videogiochi (il suo articolo inizia così). Nel 2004 c'è stata una sorta di cambiamento di paradigma. Da articoli scritti in modo serio, obiettivo e tradizionale, si è passati ad articoli scritti in modo soggettivo, esilarante e divertente. All'inizio i giornalisti di vecchio stampo si prendevano gioco dei pionieri di questo nuovo stile, i quali adesso però sono quelli che vengono maggiormente apprezzati.
Esprimere le emozioni che si provano mentre si gioca, raccontare le proprie bizzarre esperienze, descrivere per quali motivi un gioco è divertente, sono cose diventate ormai la normalità.
Guido si auspica dunque che anche nel giornalismo legato ai giochi da tavolo si possa arrivare a una situazione del genere.
Oltre alle recensioni in formato standard, le quali hanno comunque il loro diritto di esserci (se non ci fossero sarebbero da inventare), sarebbe comunque bello vedere articoli più spensierati. Articoli che parlano non solo delle regole e il funzionamento dei giochi, ma anche degli autori, degli illustratori, delle sensazioni che un gioco trasmette, del motivo per cui è piacevole giocare, il tutto come se lo si stesse raccontando a un amico, quindi in modo piacevole e divertente.
Ma Guido non si ferma qui. Ritiene che si debba scrivere anche maggiormente su cose a più ampio respiro. L'esempio che lui prende è quello di Sebastian Wenzel (zuspieler.de), il quale è famoso per i suoi interessanti reportage legati al mondo ludico. Solo per fare alcuni esempi, Wenzel ha trattato temi come "Quali erano i giochi che si giocavano nella Germania dell'Est?", "È vero che lo Spiel des Jahres sta premiando titoli sempre più semplici?", "Come si crea un gioco complesso e come lo si bilancia [intervista con Stefan Feld]?", ecc.
Il futuro poi Guido lo vede anche in YouTube. I due esempi che lui prende sono lo show di Wil Wheaton (che sta riscuotendo un successo enorme) e Shut Up & Sit Down (inglesi che fanno video e podcast a dir poco esilaranti). Ciò che Guido spera è di vedere in futuro anche in tedesco video di partite che combinano intrattenimento con informazione (al posto delle solite persone che stanno davanti a uno scaffale di giochi e vanno avanti con il loro monologo).

Ci sarebbe ancora dell'altro, ma per il momento mi fermo qui.
Giusto per informazione ricordo che Guido è entrato a far parte della giuria dello Spiel des Jahres proprio di recente. Chissà che non riesca a portare una ventata di aria fresca. Staremo a vedere.
A quanto pare - leggendo tra le risposte - sembra inoltre che la rivista Spielbox stia discutendo se cambiare in parte stile. Che ci siano dei cambiamenti in vista?
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Messaggioda Angiolillo » 24 nov 2013, 14:49

Devo dire che mi sono abbonato a Spielbox International ma non ho rinnovato l'abbonamento proprio per quel motivo: l'assoluta piattezza dei contenuti, schiacciati sulle recenioni. Con sporadicissimi articoli di diverso respiro.
Ero abituato a ben altro. Nel 1980 leggevo Pergioco (dal 1982 ci ho scritto anche) e c'era proprio quello che si auspica qua: articoli su cosa si giocava nella Venezia del Settecento, reportage di Sergio Masini che negli Stati Uniti aveva avuto la bizzarra esperienza di provare i giochi di ruolo e ne scriveva per primo in Italia, incontri con inventori come il mitico Randolph che raccontava i segreti del mestiere, approfondimenti su illustratori di giochi come Crepax (peraltro anche autore di bei giochi editi e soprattutto inediti di cui si dava notizia). E molto altro ancora.
Erano letture piacevoli e interessanti, davvero. Il modello poi è stato ripreso e declinato in vari modi (più modaiolo con Giochi Magazine, più scanzonato con GiocAreA, più da appassionati e al tempo stesso acculturati con Agonistika News, eccetera).
E poi c'erano articoli e libri di Dossena, con un suo stile certo non appiattito sulla recensione, divertente quanto pungente e con una profondità culturale particolare che ha fatto scuola. Scriveva anche su testate non specialistiche: Tuttolibri de La Stampa, Il Venerdì di Repubblica, Il Sole 24 Ore. E c'erano articoli di molti altri sulle sue orme.
C'è sempre da imparare. Ma forse un'occhiata alle nostre radici sarebbe altrettanto utile, se non di più, che guardare alle aspirazioni di Spielbox.
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Messaggioda Elijah » 24 nov 2013, 15:39

Ciao Andrea,
grazie per il tuo interessante intervento. Personalmente non conosco molto la realtà italiana, anche se non mi stupisce scoprire che gli italiani erano più creativi e fantasiosi, in grado di variare nell'offerta giornalistica ludica.
Sarebbe interessante capire come mai ci sia stato alla fine un lento declino.

Angiolillo ha scritto:Devo dire che mi sono abbonato a Spielbox International ma non ho rinnovato l'abbonamento proprio per quel motivo: l'assoluta piattezza dei contenuti, schiacciati sulle recensioni.

Sì, mi ricordo quando in passato accennavi alla cosa. È uno dei motivi per cui ho fatto presente del possibile cambiamento di stile della rivista (sapendo che forse la notizia poteva interessarti e riscontrare il tuo consenso). Magari si tornerà ad avere qualcosa di simile a quello che offriva l'Italia tempo fa. Vedremo.

Buona domenica.
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Messaggioda Angiolillo » 24 nov 2013, 16:08

In effetti la tua segnalazione è molto interessante. Quello che mi stupisce è quanto mi suonino "indietro" le osservazioni fatte nell'articolo, a me che ho vissuto la situazione italianadagli anni '80 a oggi ritenendola arretrata.

Così come mi pare fuori luogo, per la situazione nostrana, il riferimento al videogioco. Citavo Carlà, le cui recensioni su rivista sono state raccolte in un libro che ha avuto ben due edizioni. Nella seconda si leggono perle come:
The Hobbit
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