Murder, She Wrote

Autore: 
Immagine copertina: 
Voto Recensore: 
6

Introduzione
Edito per la prima volta nel 1985 da Warren Company negli Stati Uniti, Murder, She Wrote è stato poi ristampato dalla Paul Lamond Games nel 1991 in un'edizione internazionale. Sebbene il gioco non cambi affatto, la grafica del tabellone e, dunque, l'ambientazione risultano molto differenti: se l'edizione americana vanta disegni colorati e fumettosi, quella internazionale oggetto di recensione si avvale di un'ambientazione decisamente più realistica nonché di toni un po' più cupi.

Ambientazione
Come si evince dal titolo, il gioco si ispira in pieno alla serie TV omonima (in Italia "La Signora in Giallo") in cui la famosissima investigatrice Jessica Fletcher si diletta di puntata in puntata a scoprire l'assassino di turno. È facilmente intuibile, dunque, il tema trattato nel gioco così come l'ambientazione in cui ci troveremo una volta iniziata la partita: la plancia ritrae alcuni luoghi noti dello storico villaggio Cabot Cove e, come in una classica puntata del serial, un assassino gira indisturbato mietendo vittime a destra e a manca. Spetterà agli investigatori cercare di intuirne l'identità e consegnarlo alla giustizia!

Il Gioco
Per prima cosa, è necessario distribuire casualmente le tessere Identità ai giocatori: uno, infatti, si troverà a dover impersonare il killer mentre gli altri saranno i detective il cui obiettivo è fermarne la furia omicida. È scontato dire che le identità devono restare segrete fino all'accusa finale. Il bluff, infatti, così come le piste false sono il vero motore del gioco che si sviluppa seguendo le deduzioni logiche dei giocatori ed i loro tentativi di accusa: se l'assassino viene smascherato perde e la vittoria spetta giustamente all'investigatore che lo ha accusato; al contrario, se tutti i detective sbagliano l'accusa (le accuse si effettuano in segreto utilizzando l'apposito disco "Accusa" in cui sono ritratti i colori corrispondenti ai giocatori) oppure se l'assassino riesce ad uccidere 5 dei personaggi residenti a Cabot Cove (che dimorano, in pratica, nei luoghi ritratti nel tabellone) scappando, di conseguenza, dal paesino quest'ultimo è l'impunito vincitore di questa caccia al delitto.

Una volta distribuite le tessere Identità, i giocatori vi incastrano il dischetto del proprio colore e le radunano coperte a lato del tabellone. Ora la partita può cominciare. Attraverso il lancio di un dado, i giocatori muovono le proprie pedine tra le strade di Cabot Cove, visitandone alcuni luoghi ed i personaggi che vi dimorano: ad esempio, lo chef Roberto Ravelli risiede all'Hotel mentre Daisy Butcher alla Guest House. Sopra la foto di ogni personaggio vi è un gettone coperto che indica a chi decide di girarlo in segreto lo status del personaggio che lo abita, ovvero se quest'ultimo è vivo oppure se è morto per mano dell'assassino.

Una volta girato il gettone, indipendentemente dal risultato ottenuto il giocatore deve riporlo nella riserva, pescarne un altro uguale che posizionerà infine sopra la foto del personaggio: questo per aumentare la confusione e non rendere ovvia l'identità del killer. Se, infatti, i giocatori detective prenderanno dalla riserva un gettone identico a quello trovato (in pratica, se il personaggio era vivo tale rimane così come nel caso fosse morto), l'assassino può decidere di uccidere il personaggio pescando dalla riserva un gettone "morto", sostituendolo con quello precedentemente posizionato nel tabellone.

Questa è la meccanica dell'omicidio, dunque. Vagando per i luoghi della plancia di gioco, gli altri giocatori tengono d'occhio lo status dei vari personaggi e, nel caso in cui ne trovino uno morto, sapranno che il killer è un giocatore che ha già visitato quel preciso luogo.

Già, ma come fare a ricordare tutti i movimenti dei giocatori e, soprattutto, l'ordine con cui hanno fatto visita alle 9 potenziali vittime? Niente paura. Il gioco fornisce i giocatori di appositi segnalini colorati che fungono, in breve, da promemoria per tutti. Ogni luogo visitabile, infatti, ha 6 spazi numerati in ordine cronologico: dal primo (con su scritto "Last In", ovvero "ultimo ad essere entrato in questo luogo") al sesto. Una volta che la pedina di un giocatore entra in un luogo ed il giocatore decide di osservare lo status del personaggio che vi abita, un gettone del colore corrispondente alla pedina del giocatore deve essere posizionato su "Last In". Mano a mano che i turni si susseguono e le visite si moltiplicano, i gettoni scorreranno di posto finendo per tornare nelle mani dei giocatori una volta che si superano 6 visite in uno stesso luogo.

L'assassino può anche decidere di non uccidere un personaggio, convogliando al contrario i sospetti sugli altri, comportandosi da investigatore e rassicurando il gruppo. È buona norma, quando si ha un sospetto, pedinarlo in sordina e visitare, senza dare troppo nell'occhio, gli stessi luoghi da lui visitati: prima o poi il morto salta fuori!
Ovviamente, non è molto corretto (né consigliato) far visita ad un personaggio una volta e tornarci subito dopo che un altro giocatore c'è stato perché nel caso si trattasse del killer quest'ultimo sarebbe già smascherato e il gioco finito ancor prima di iniziare; anche le regole, infatti, suggeriscono come variante di aspettare almeno due visite altrui prima di tornare in un luogo precedentemente visitato: in questa maniera il sospetto resta e il ragionamento deduttivo richiederà più tempo per essere concluso. Come già accennato, se l'assassino uccide 5 persone e raggiunge una delle due caselle ai bordi del tabellone con la scritta "Escape" egli vince la partita... dunque, i detective devono muoversi velocemente e seguire il proprio istinto, stando al contempo attenti a non rendere troppo palesi i propri sospetti al killer che, in quel caso, potrebbe decidere di attendere paziente il momento opportuno ed agire meno frettolosamente.

Non c'è, del resto, un tempo limite per l'assassino: egli può aspettare quanto vuole prima di uccidere. È buona norma, per evitare colpi di sonno, fissare una scadenza al termine della quale gli investigatori avranno vinto la partita tutti insieme, diciamo un'oretta di gioco.

Nel caso in cui un giocatore voglia accusarne un altro, si procede in questa maniera: per prima cosa, l'accusatore deve raggiungere una delle caselle con la scritta "Accuse" e dichiarare di voler procedere all'accusa finale. In seguito, egli afferra l'apposito disco accusa e lo ruota fintanto che non indichi il colore corrispondente a colui che egli crede essere il killer. Infine, il giocatore osserva in segreto le varie tessere identità e scopre se quella raffigurante l'assassino corrisponde al colore oggetto d'accusa. Se l'accusa dovesse essere errata, il giocatore è fuori dalla partita e dovrà assistere inerme al prosieguo del gioco.

Considerazioni
Vestire i panni della mitica Jessica Fletcher può risultare un'esperienza gradevole e nostalgica a chi, come il sottoscritto, era solito seguirne appassionatamente le avventure all'insegna del mistero. È vero anche che, sebbene il gioco tratti un argomento arcinoto e presenti di conseguenza meccaniche già sperimentate dai più, il fatto di interpretare il ruolo dell'assassino e di dover materialmente uccidere delle povere vittime innocenti regala qualche soddisfazione. Questo non è il solito "whodunit" , non è un clone di Cluedo, no.

Murder, She Wrote ci porta all'interno di una puntata qualsiasi e lascia che siamo noi a scriverne il finale. Il gioco è davvero molto scarno e fin troppo lineare, le regole sono pochissime e non ci sono carte da giocare o meccanismi che complichino un pochino l'azione.

Che dire, senza dubbio un giochino da provare, magari con la giusta compagnia così da avere anche l'atmosfera perfetta. Impersonare l'assassino è divertente, sviare gli avversari, seguirne le mosse per poi allontanarsi indisturbato per andare ad uccidere il malcapitato di turno è davvero emozionante. Con il passare del tempo e degli omicidi, la tensione aumenta anche per i detective poiché devono impedire che una quinta persona muoia altrimenti son dolori!

Praticamente introvabile nel suolo italiano, il gioco è reperibile solo da venditori privati all'estero, per lo più americani o inglesi. Se vi piace il tema e, sopratutto, se riuscite ad agguantarne una copia, io lo proverei. Certo, basta non avere troppe pretese, ma qualche partitella di tanto in tanto se la merita. Sufficiente.

Elementi di sintesi
Dipendenza linguistica
Pur trattandosi di un gioco in lingua inglese, ciò non influisce minimamente: al di là delle regole e dei gettoni con scritto "alive" e "dead" non ci sono praticamente scritte!

Incidenza aleatoria
Muovendosi grazie al lancio di un dado la fortuna ha la sua parte, anche se in questo caso non è così accentuata.

Scalabilità
Nonostante le partite a 6 giocatori si lascino preferire, il gioco funziona anche con 4.

Componentistica
La qualità dei componenti è solo sufficiente, ma comunque considerando l'esiguità del materiale presente ciò non risulta essere un serio problema.

Pro: 

C'è Jessica Fletcher.
Impersonare il killer ed alimentare i sospetti è davvero divertente.
Nel finale la tensione si sente tutta.

Contro: 

È fin troppo lineare.
Alla lunga può risultare ripetitivo e frustante girovagare sul tabellone.
Ha poco senso se si decide di non utilizzare la variante proposta delle visite consecutive.
Un giochino, nulla di più.

Contenuto: 

1 tabellone, 6 pedine, 1 dado, 6 carte Identità, 6 dischetti colorati, 28 gettoni (14 Morto e 14 Vivo), 1 disco Accusa, 60 segnalini colorati (10 per ogni giocatore), regolamento.

Score: 
0.00
Hits: 
2 644