Cannae

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Cannae è un gioco di guerra puro: la partita inizia con i due eserciti schierati uno davanti all’altro nella pianura della Puglia e prosegue per 40 turni o fino all’annientamento di uno dei due giocatori o la morte di Annibale.
Con il fronteggiarsi degli eserciti e il loro avanzare uno contro l’altro, Cannae ricrea il senso di morte e catastrofe che incombe sui campi di battaglia; le centinaia di pedine vengono precipitate in scontri sanguinosi, ammassate, riorganizzate e nuovamente mandate all’assalto. Anche se il tabellone è gigantesco lo spazio di manovra per le truppe è esiguo: i primi turni servono a assottigliare le linee nemiche (e le proprie) per procurarsi lo spazio necessario ad organizzare concentramenti di uomini.

Il terreno è ricostruito con una scala 1 esagono = 20 – 25 metri, 1 pedina di fanteria = 1 centuria (80 uomini), 1 pedina di cavalleria = 1 turma (30 cavalieri). 1 turno di gioco sono 15 minuti di battaglia.
Gli autori scrivono “Il notevole realismo di questa simulazione è dato dalla estrema cura con cui si è voluto ricreare il campo di battagli, lo schieramento e la composizione delle forze in campo”; in realtà il tabellone rappresenta un’unica distesa di terra brulla e poco è consentito a chi voglia sfruttare il terreno.

Il turno è articolato in due fasi: quella romana e quella cartaginese. Ogni fase si compone di segmenti o periodi: movimento, lancio del difensore, lancio dell’attaccante, mischia dell’attaccante, recupero.

Le unità di cavalleria e fanteria romana (velites, hastati, principes, triarii) e cartaginese (galli, ispanici, libici) sono caratterizzate da due numeri, un “valore” e un “movimento”. il movimento indica il numero di esagoni che l'unità può coprire nel turno se non ingaggiata in combattimento.
La risoluzione del combattimento avviene con il tiro del dado su una tabella dove si entra con il rapporto tra la somma dei valori delle unità dell’attaccante e del difensore. Il danneggiamento di una unità è indicato dalla apposizione di un segnalino di danno sulla pedina.
Dopo pochi turni le caselle delle prime file di truppe sono pile traballanti di segnalini.

Probabilmente il realismo storico è ricreato ma per il giocatore romano che si trova a fronteggiare le truppe libiche non c'è scampo: spesso la sceltra è tra morire subito contro di loro o solo più tardi. Questo squilibrio tra gli schieramenti tende ad abbassare l'agonismo e a rendere i rapporti fra i giocatori più amichevoli.
Pro:
L’epicità dello scontro fra quasi 1000 pedine è impressionante. Si ha la sensazione di guidare un popolo verso il proprio fato. Accurata ricostruzione storica, compresi i profili dei comandanti romani.
Contro:
Il giocatore non dispone di grandi possibilità di impostare una tattica diversa da quella dei consoli romani in quanto la disposizione iniziale delle legioni è data. Lo stesso per Annibale e i suoi uomini.
Alcune regole aggiuntive, come ad esempio il “travolgimento” da parte della cavalleria delle unità minori sono quasi impossibile da applicare per i romani che vivono lo scontro in perenne svantaggio.