A&P Chronicles 2002-2003 (I, 6)

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Dal diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 10 Novembre 2005

Parte I, Capitolo 6: Il tempio della spada gemmata

Seduta di Ottobre 2002

Dal diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 10 Novembre 2005

Parte I, Capitolo 6: Il tempio della spada gemmata

Seduta di Ottobre 2002

Il tempio della spada gemmata

warnom
comparve improvvisamente alle nostre spalle, senza che ci accorgessimo del
suo arrivo. Era giunto fin sull'istmo di sabbia con una piccola barca a remi
che aveva tirato in secca a pochi metri dal punto in cui noi avevamo preso
terra, ed ora ci guardava con aria quasi divertita, dopo averci salutati con
una delle sue consuete frasi ad effetto circa le difficoltà che avevamo
incontrato con le testedure.

- Non dovevi restare in paese a fare la guardia ai muli ed
all'equipaggiamento pesante? - chiesi, senza quasi salutarlo, contrariato
per quell'imprevisto cambio di programma.

- Ho dato il nostro materiale in custodia al garzone della stalla, non ci
saranno problemi - assicurò Warnom. - Il fatto è che in paese tirava un'aria
poco salutare, per così dire... Dopo che siete andati via, infatti, hanno
continuato ad arrivare pattuglie themanite, e fra loro vi erano anche due
colossali guerrieri completamente coperti di armatura, saranno stati almeno
due palmi più alti e più larghi di voi!

- Due Guerrieri di Ferro! - esclamò Agherwulf, stupito. Anche io avevo
capito dalla descrizione che si trattava di due di quelle micidiali macchine
da guerra, da molti ritenuti più leggenda che realtà, che l'esercito di
Themanis si diceva utilizzare nelle questioni più delicate. Con mio stupore,
Agherwulf ci tenne a precisare che non si trattava di leggende, bensì di
stregoneria... ed io che lo avevo considerato fino ad allora un guerriero
dotato di senso pratico e con i piedi per terra!

Warnom proseguì nel raccontarci i dettagli di quanto accadeva in paese, una
situazione decisamente preoccupante. A suo parere, i themaniti erano
inizialmente sulle tracce di Gaios, per qualche ragione, ma a questo punto
sembrava che fossero interessati anche a noi; infatti, aveva sentito
chiedere informazioni in paese, ed era certo che le descrizioni
corrispondessero al nostro gruppo. Warnom sembrava agitato, quasi spaventato
dall'accaduto, e si premurò di farci notare che probabilmente ce li saremmo
trovati presto addosso, anche nella palude; cercò in tutti i modi di
metterci fretta, esortandoci a completare rapidamente le analisi sul corpo
di Gaios, mentre si guardava nervosamente attorno.

Adesir intanto era intenta ad esaminare il corpo e gli abiti dell'uomo che
stavamo cercando, dall'apparenza un Romeldano, anche se Warnom dubitò della
nostra stima sulla sua morte: secondo lui, infatti, considerando che non vi
erano tracce di decomposizione, poteva essere morto da meno di quindici
giorni. Adesir propose di sezionare il corpo per determinarne con esattezza
il momento della morte (la ragazza sembrava avere un debole per gli aspetti
più macabri di quella vicenda) ma l'operazione richiedeva alcune ore di
tempo e presto fu costretta a rinunciare, in favore di un più rapido esame.

nel
frattempo, quel momento di inattività sembrava infastidire il nano, che
iniziò a borbottare circa la necessità di fare qualcosa, anche da solo.
Decisi così di effettuare una prima esplorazione di quel tempio antico, che
costituiva senza dubbio la meta di Gaios. Se l'uomo aveva rischiato la vita,
perdendola, per raggiungerlo, e se tante truppe themanite lo cercavano,
sicuramente lì doveva essere nascosta la chiave di tutta la faccenda.

Non senza qualche difficoltà dovuta alla necessità di tenere a bada l'irruento
Thorin, ci avvicinammo all'ingresso con Warnom, mentre Adesir ed Agherwulf
completavano l'esame del corpo, facendo allo stesso tempo da sentinelle nel
caso giungesse qualcuno dalla palude. Warnom accese una torcia e ci
avventurammo all'interno.

Il tempio aveva un'architettura assai singolare. Si trattava di un'unica
grande sala rettangolare, nella quale entravamo da una porta decisamente
fuori centro rispetto al lato dell'ingresso. La sala era suddivisa in due
navate da una fila di colonne centrali, particolare anch'esso singolare, e
l'interno era completamente spoglio. Il colore dominante era il bianco della
pietra, la cui lavorazione era di tale qualità da lasciar stupito lo stesso
nano. Le colonne ed il pavimento erano anch'esse di colore chiaro, ma non
candido come le pareti, e si potevano intravedere fini venature di un marmo
che ovviamente non proveniva da quel luogo.

Ci separammo, perlustrando ciascuno una porzione del tempio, alla ricerca di
porete, passaggi segreti, botole, o qualsivoglia indizio che ci rivelasse lo
scopo del viaggio di Gaios, ma senza risultato. Per quanto ritenessimo di
essere stati accurati nelle nostre ricerche, non trovammo nulla. La sola
cosa strana che osservammo fu che nel tempio non v'era traccia di polvere:
nonostante mi fossi anche chinato a terra per esaminare meglio il pavimento,
infatti, né le mani né i pantaloni erano minimamente sporchi. Warnom pecepì
una forte presenza di magia emanare da quel luogo e la cosa mi mise in
imbarazzo, non essendo a quei tempi ancora avvezzo a queste cose, che
comunque ritengo ancor oggi al di fuori della piena comprensione di un uomo.

Constatato che non v'era nient'altro che potessimo fare in quel luogo,
tornammo all'aperto dopo circa una mezz'ora dal nostro ingresso.

tornati
all'esterno, notammo che non mancava molto al tramonto. Le ombre iniziavano
a calare sulla palude, proiettando ombre spettrali che incupivano il nostro
animo più di quanto non fosse necessario. La completa assenza di rumori o
versi di animali contribuiva a rendere l'atmosfera ancora più tesa.

Agherwulf aveva cancellato le nostre tracce, affondando il relitto della
zattera e nascondendo la piccola barca con cui era arrivato Warnom. Adesir,
invece, aveva alcune importanti novità emerse dall'esame del corpo di Gaios.

- E' morto con un'espressione serena sul viso - ci disse, indicandolo. -
Quando ho rimosso i suoi vestiti, ho trovato un tatuaggio sul polpaccio
destro, a forma di aquila. Agherwulf dice che è un simbolo militare
Romeldano...

Mi sforzai di ricordare qualcosa a proposito di quel simbolo, ma non mi
veniva in mente nulla; del resto, non conoscevo così bene Romeldan e non ero
mai stato da quelle parti. Ma Adesir non aveva ancora finito.

- Inoltre, ho trovato questa - proseguì la ragazza con aria soddisfatta,
mostrandoci la spilla di cui ci aveva parlato Shair, del tutto simile alla
nostra. - Ora non dovrebbero più esserci dubbi sul fatto che questi sia
Gaios...

Naturalmente, Warnom trovò qualcosa da obiettare e prospettò anche
l'ipotesi, che allora ritenni fantasiosa e volutamente provocatoria, per cui
quell'individuo poteva averla semplicemente rubata. Ma avevamo bisogno di
qualche certezza, e preferimmo considerare l'oggetto una prova dell'identità
di quel misterioso romeldano.

- La cosa strana - Adesir interruppe la mia discussione con Warnom - è che
l'ho trovata in una tasca della cintura che, ad un primo esame, sono certa
fosse vuota!

Considerai la cosa di poco conto, poteva trattarsi di una distrazione della
ragazza quando aveva aperto la cintura la prima volta. Ad ogni modo Adesir
non aveva ancora finito, e ci mostrò una pergamena, anch'essa trovata fra la
roba di Gaios, che era un lasciapassare per la provincia di Yoah, la stessa
dell'odiata Marca di Loonhammer!

Mentre il sole calava sempre più rapidamente, raccontammo a nostra volta
della nostra infruttuosa esplorazione nel tempio, e mi accorsi che la cosa
suscitò la curiosità dei nostri compagni, i quali decisero di provarci a
loro volta. Io, Thorin e Warnom restammo fuori, cercando di preparare una
specie di accampamento per la notte e di trovare qualcosa da mangiare.

evitammo
prudentemente di accendere fuochi e facemmo l'inventario di ciò che avevamo
a disposizione per mangiare: a parte le nostre piccole borracce, avevamo
lasciato sui muli le provviste, e non avevamo cibo. Riuscii a trovare,
vicino al tempio, un enorme albero di pesche carico di frutti maturi le cui
dimensioni non avrebbero sfigurato sul desco di un sovrano, e ne raccolsi
un'abbondante provvista. Dal canto suo, Warnom tirò fuori, non saprei dire
da dove, una specie di cubo grigiastro che sostenne essere commestibile:
aveva un sapore orrendo che piacque solo a Thorin, ma mi accorsi che aveva
l'effetto di riscaldare e dare energia.

- Ragazzi, presto venite dentro! - la voce di Adesir ci chiamò dall'interno
del tempio, proprio quando mi stavo avvicinando all'ingresso per chiedere se
andava tutto bene.

Ci precipitammo all'interno, armi in pugno, temendo qualche brutta sorpresa,
ma non era così. Adesir ed Agherwulf erano immobili, verso la parete di
fondo, e si mossero solo pochi istanti dopo, mentre mi avvicinavo, come
scendendo da un piccolo gradino. Fra i due, una lastra di marmo del
pavimento, larga quasi un metro, sporgeva dal suolo di alcuni centimetri. Li
guardai perplesso.

- Non trovando nulla, mi sono arrampicata là in cima - mi spiegò Adesir,
indicando una delle colonne, che per me era difficile credere si potesse
scalare. - E dall'alto ho notato che le venature del pavimento compongono un
disegno, la sagoma di una spada con due gemme alle estremità dell'elsa.
Siamo saliti in piedi sulle gemme ed improvvisamente quella lastra è salita
dal pavimento!

- Si tratta certamente di un tempio dedicato a Zeldana, la dea della
malattia - ci disse Agherwulf, commentando il simbolo della spada con due
gemme.

- Neanche per idea - lo smentì prontamente Warnom, pensieroso. - Si tratta
di un simbolo secondario di qualche culto, ma non certo di quello di Zeldana.
Direi invece che si tratta di Uldan o Maethus, e considerato che se fosse
Maethus te ne saresti accorto, direi che ci troviamo in un tempio di Uldan!

Non ero in grado di seguire quei ragionamenti. Del resto, non ero mai stato
molto pratico di cose religiose, e dopo gli eventi che avevano cambiato
radicalmente la mia vita, mi ero ancor più allontanato da quelle strade. Ero
più intento a chiedermi se fosse quello ciò che cercavamo: come pensava
anche Thorin, infatti, ammesso che la pietra rivelasse un passaggio, erano
state necessarie due persone per agire sul meccanismo, come avrebbe potuto
fare Gaios?

Un rumore attirò la nostra attenzione. Alcuni istanti dopo che Adesir ed
Agherwulf avevano abbandonato la loro posizione sulle gemme della spada, la
lastra si riabbassò producendo un sibilo d'aria. Warnom consigliò allora di
riprovare, agendo più volte sulle gemme, per vedere se riuscivamo a far
alzare la lastra più della prima volta. In breve, riuscimmo a farla uscire
di circa trenta centimetri, dopo di che ci accorgemmo che essa ruotava su un
perno, rivelando una cavità sotterranea.

La nostra avventura proseguiva ora nei sotterranei di quell'antico tempio
misterioso, alla ricerca di chissà cosa...