[Report] The Convicted

Diario di un condannato (estratti dall'originale  “The Convicted”)

PRIMO ANNO
Quando arrivammo, ci guardarono spauriti. 
Non sapevano che noi lo eravamo altrettanto.
Spiegarono loro solo che eravamo condannati e che quello era un modo alternativo per scontare la nostra pena. 
Per morire, in verità, ma questo non lo dissero. 
Non li biasimo per averci trattato con diffidenza, all'inizio. Noi avremmo fatto di peggio. Un assassino, un eretico e un mercenario voltagabbana. Non eravamo certo l'aiuto che avevano sperato. 
Un branco di contadini persi nel nulla, con uno sputo di villaggio, campi aridi, un pozzo mezzo secco e una palizzata tenuta assieme più dalla forza di volontà che da altro.
Solo gli dei sanno perché avessero scelto di venire in quel posto, alla frontiera. Un'idea del loro sacerdote, del sovrintendente, del re, ci dissero. Non lo sapevano più bene nemmeno loro. 
Di chiunque fosse stata, pessima idea.
Ho giocato a...
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Diario di un condannato (estratti dall'originale  “The Convicted”)
 
PRIMO ANNO
Quando arrivammo, ci guardarono spauriti. 
Non sapevano che noi lo eravamo altrettanto.
Spiegarono loro solo che eravamo condannati e che quello era un modo alternativo per scontare la nostra pena. 
Per morire, in verità, ma questo non lo dissero. 
Non li biasimo per averci trattato con diffidenza, all'inizio. Noi avremmo fatto di peggio. Un assassino, un eretico e un mercenario voltagabbana. Non eravamo certo l'aiuto che avevano sperato. 
Un branco di contadini persi nel nulla, con uno sputo di villaggio, campi aridi, un pozzo mezzo secco e una palizzata tenuta assieme più dalla forza di volontà che da altro.
Solo gli dei sanno perché avessero scelto di venire in quel posto, alla frontiera. Un'idea del loro sacerdote, del sovrintendente, del re, ci dissero. Non lo sapevano più bene nemmeno loro. 
Di chiunque fosse stata, pessima idea.
 
Avevano già avuto degli attacchi, ci dissero. Bestie feroci, sporadiche. Lupi grossi come orsi, camminatori della foresta, che sospettai fossero aracnidi del tipo gigante, come quelli che ho combattuto anni fa, nell'esercito. 
Combattevano con picche di legno e archi da caccia. Armi buone contro gli scoiattoli. Il mercenario si mise subito al lavoro con la truppa, organizzando una formazione, addestramento, concetti base di strategia e di tattica. C'era un vantaggio: erano carta bianca, volenterosi e imparavano in fretta. 
Io mi misi al lavoro sulle difese perimetrali. La staccionata andava rinforzata. E serviva una caserma. E una cittadella, ma non c'era tempo per fare tutto e subito. Sopratutto dovevano mettersi in testa di iniziare a utilizzare la pietra. A rischio di andare più lontani a raccoglierla. Organizzammo gruppi armati di scorta e le cose iniziarono a funzionare. Almeno in parte.
 
Non eravamo ben visti. 
Ci evitavano, se eravamo fortunati. I bambini ci schernivano apertamente e le donne si giravano dall'altra parte. Oh, non tutte, no. Il farabutto e il forestiero esercitano sempre un certo fascino e noi eravamo entrambe le cose. 
Non ci convocavano alle assemblee, ci ascoltavano a fatica. 
 
Quando arrivarono non posso dire fossimo preparati. 
Su una cosa non avevano esagerato: i lupi erano grossi come orsi. La staccionata difensiva era troppo bassa e troppo debole per loro. Per fortuna gli arcieri avevano fatto pratica. I picchieri anche, ma qualcuno ci rimise la pelle, prima di riuscire a respingere l'attacco. 
Il mercenario era un buon combattente, quasi quanto me. Del resto è difficile uguagliare un assassino. Il prete fu praticamente inutile. Stava tutto il tempo a berciare le sue folli idee. Rimpiango i lupi non lo abbiano preso al posto del picchiere. 
 
Capimmo subito che il punto debole era il perimetro. Gli arcieri avevano rischiato troppo e richiedevano una posizione sopraelevata per intercettare le bestie appena queste fossero spuntate dalla foresta. La prima cosa che costruimmo furono quattro torri di guardia, ai quattro angoli. Qui i tiratori erano protetti e più efficaci. Poi la cittadella. In pietra. Altri arcieri potevano appostarsi sul tetto e colpire in tutte le direzioni. 
 
Non fu facile: le bestie tornarono. Anche i ragni stavolta. Non mi ero sbagliato: quelli grossi. Come un cavallo. Ma se sai dove colpirli vanno giù anche loro. La difesa funzionò molto meglio, ma un picchiere ci rimise la vita anche stavolta. Il prete finalmente fece qualcosa di utile: con le pietre costruimmo una piccola cappella e con il suo aiuto il sacerdote del villaggio imparò una benedizione protettiva per le truppe. Meglio di niente. 
 
Il villaggio iniziava a guardarci con meno sospetto. Quello che avevamo fatto e organizzato aveva permesso loro di respingere gli assalti meglio di tutte le altre volte. Eravamo ancora dei paria, ma almeno dei paria utili. 
Quasi anelavo un altro attacco, per dimostrare a quei bifolchi quanto poco valessero senza di noi. 
Non dovetti aspettare molto.
 
Io e il mercenario insistemmo per migliorare la caserma. Occorreva più spazio e soprattutto occorrevano combattenti più efficaci. Iniziammo a formare nuove leve ed istruimmo le vecchia milizia all'uso della balestra e della alabarda. Quando sei abituato alla picca, non puoi passare subito a spada e scudo. Ci sarebbe stato tempo per quello. E l'alabarda consente di essere usata come una picca e in mischia è comunque più efficace. Dovevamo accontentarci. Anche perché non ci fu molto tempo. Non furono le bestie stavolta, ma i barbari. Probabilmente loro chiamano il loro popolo in qualche altro modo, ma per noi fa poca differenza: barbari, predoni, razziatori. Quello che importa è che non sono amichevoli. E che attaccano da tutti i lati, non solo da uno, come gli animali. 
Li respingemmo a fatica, ingaggiando un feroce corpo a corpo dopo averli bersagliati con le nuove balestre.
 
Chi ci rimise la buccia fu il prete. Era arrivato con noi e ora se ne andava per primo. Nella sua pazzia pensava che quei selvaggi si sarebbero fermati di fronte alla sua fede. Lo impalarono con una lancia come si fa con un capretto. 
 
Ma non restammo soli a lungo. Tornò la carovana delle guardie carcerarie, con un nuovo condannato. Dei, che non sia un altro prete, pensammo. Era un mago. Condannato per non so quali esperimenti. Così dissero i suoi carcerieri. Noi non chiedemmo e lui non raccontò. Del resto era inutile. 
Grazie a lui e alle sue conoscenze ampliammo la raccolta di libri e conoscenza in quella che pretenziosamente chiamavamo biblioteca. Ma, cosa più importante, costruimmo una scuola di magia. Iniziò ad istruire i giovani del villaggio, quelli dotati almeno. Magie base, elementari, ma erano meglio di nulla.
Infine fu la volta della cittadella. La rinforzammo in pietra, rendendola più robusta, capiente e soprattutto pratica per i tiratori. E poi la palizzata. Collegammo le quattro torri con una cinta perimetrale, veri pali e contrafforti: ora non sarebbe stato più così facile oltrepassarli.
 
La sua utilità fu immediatamente evidente al primo assalto. Gli uomini-lupo non sono come i barbari. Sono organizzati, hanno una strategia, colpiscono nel tuo punto debole. Avevano un bel piano e truppe addestrate, ma si infransero contro le nostre difese. Il mago e i sui apprendisti dimostrarono quanto devastante può essere una pioggia di pietre magiche. I nostri balestrieri fecero il resto. Quando arrivarono al corpo a corpo, i loro pochi licantropi non avevano speranze contro la milizia.
Per una volta il morale del villaggio era alle stelle: era stata una bella vittoria, senza perdite da parte nostra. I popolani iniziavano a imparare la tattica giusta: non serve mirare ai più grossi, prima vanno eliminati i tiratori nemici. 
E per la prima volta ci festeggiarono. Sempre a debita distanza, ma qualcuno ci ringraziò e ci offrì da bere. Era già un bel passo avanti.
 
Ma se ci fossimo fermati, non sarebbe bastato. Imparammo una importante lezione quel giorno: sfruttare i punti di forza del nemico a nostro vantaggio. Gli uomini-lupo attaccavano il lato più sguarnito del villaggio? Bene, avremmo deciso noi quale sarebbe stato. Lasciammo volutamente un fianco più scoperto, con le truppe rintanate nella cittadella, pronte ad intervenire in caso di assalto alla palizzata. E davanti a quel lato scavammo un fossato, pieno di melma e spuntoni aguzzi nascosti appena sotto la superficie del fango. Portò via tempo e risorse, ma ne valse la pena.
 
Fu evidente all'assalto di quello che fu il nemico più difficile e organizzato che affrontammo. Arrivarono di soppiatto, con ancora il villaggio mezzo addormentato, prima dell'alba. I popolani li chiamavano Uomini della Foresta. Avevo avuto con loro qualche scambio commerciale, in passato. Evidentemente non si accontentavano più. O forse pensavano che non avevamo il diritto di abbattere tutti quegli alberi per espandere il villaggio. I selvaggi hanno idee balzane e una religione primitiva: pensano di appartenere alla foresta e viceversa. 
Comunque stiano le cose, a noi non interessava: loro volevano uccidere noi e noi volevamo uccidere loro. Quando le cose si mettono in questo modo, c'è poco da discutere.
 
Li sconfiggemmo grazie proprio al fossato. Rallentò il loro fronte principale quanto bastò per decimare gli altri tre. Quando finalmente la loro ondata d'urto arrivò, l'attacco era ormai scoordinato e i nostri armigeri fecero il resto. 
La nostra priorità divenne ampliare il fossato a tutto il perimetro. Poi sarebbero servite mura di pietra e un laboratorio d'assedio. E il mago insisteva per ampliare la torre dei magia. 
Tanti programmi e un anno era già passato.
L'unica cosa che non ci mancava, in quel buco sperduto, era il tempo.
 
 
SECONDO ANNO
Il Consiglio ha battibeccato per due ore buone. Non che noi facciamo parte del consiglio. È impensabile che accettino dei condannati tra di loro. Ci tollerano, perché glielo impone la legge del re. E ci ascoltano perché abbiamo salvato loro il culo finora. 
La nostra idea era semplice: estendere il fossato. Le bestie non lo amano. E rallenta tutti gli altri. Loro capiscono fino a un certo punto: vogliono un laboratorio d'assedio e le mura più alte e solide. Hanno vinto qualche battaglia e ora hanno manie di grandezza. Inutile spiegare che le mura senza gli uomini a difenderle servono a poco. Che prima vanno forgiati gli uomini che manovreranno catapulte e balliste, e non il contrario.
Ma sono sordi. Dei bifolchi contadini bigotti, spediti in fondo al mondo a colonizzare il nulla. 
Condannati, tanto quanto noi, solo in forma diversa. Solo che non lo sanno.
Alla fine siamo giunti a un compromesso: fossato su tre quarti del perimetro, laboratorio d'assedio. Le mura le alzeremo dopo. 
In realtà li abbiamo fregati: volevamo già fare il fossato solo su tre quarti. Ci siamo accorti che le bestie lo evitano e tendono ad attaccare tutte dalla stessa parte. In questo modo le imbottiglieremo e sapremo sempre da dove arriveranno. 
Con gli uomini-lupo e gli uomini della foresta useremo un trucco simile: un lato apparentemente sguarnito e truppe pronte a intervenire dalla cittadella. I più imprevedibili sono i barbari. Ma qualcosa ci inventeremo anche per loro.
Questi contadini...volevano rubare a casa del ladro.
 
Le bestie sono state respinte come previsto. Minime perdite, una grande vittoria. Il morale del villaggio è alle stelle per la prima volta da quando siamo arrivati. Ci guardano pure con un certo...non rispetto, timore reverenziale, direi. È già qualcosa. Hanno anche migliorato i nostri alloggi. Dicono che dovessero farlo comunque. Non lo vogliono ammettere, ma sanno che dipendono da noi, in larga misura. È il loro modo di dire grazie. 
 
È stata una bella festa, durata qualche giorno, con i canti, i balli, il cibo e le donne vestire di fiori. Era tanto che non mi sentivo così. A dire il vero non ricordo di essermi mai sentito così.
 
L'assalto degli uomini-lupo ci ha riportato subito alla realtà. Le loro macchine d'assedio hanno rivelato quanto debole può essere una palizzata e quanto duro sia ricostruirla. Sono più potenti di quelle dei barbari. Molto più potenti.  L'obiettivo, ora, è far mura in pietra. Ma prima occorrono delle macchine anche a noi. Ci servono per distruggere quelle avversarie prima che attacchino le mura e le torri.
 
Quattro catapulte sono state piazzate sui quattro torrioni. Dovevamo scegliere: catapulte o balliste. Meglio le prime, perché in grado di arrecare danno sia a uomini che macchine.
Tutta la loro utilità è venuta fuori contro il successivo assalto degli uomini della foresta. Senza le catapulte non saremmo stati in gradi di resistere. 
 
Ma non è stato nulla in confronto a ciò che è arrivato dopo. I barbari si sono scagliati su di noi con tutta la loro potenza. Guidati dal loro capoguerra, un energumeno tanto forte quanto astuto, una vera leggenda tra il suo popolo. A noi delle leggende importa poco, è importato molto di più dell'ariete che ha sfondato il nostro cancello, riversando in città una intera banda di barbari urlanti. Avevano un ariete foggiato a testa di lupo, con spesse lamine a protezione degli uomini che lo manovravano. 
E i giganti. Quelli sono la cosa più spaventosa che abbia mai visto in vita mia. Una furia cieca, stupida e inarrestabile, che miete nemici, amici e fortificazioni, senza distinzioni.
Se sono ancora qui a scrivere è perché alla fine abbiamo vinto, ma le perdite in termini di vite umane e edifici danneggiati sono state enormi.
 
Non so come ci risolleveremo, la situazione non è mai stata così nera.
 
TERZO ANNO
La ricostruzione è stata lenta e faticosa. Legname, pietre, ferro. Ricostruire la biblioteca, la caserma, la torre di magia, il cancello. Tanti uomini impegnati in questi lavori hanno sottratto braccia preziose all'addestramento militare.
Quel che è peggio è che leggo disperazione nei loro occhi. I nemici che abbiamo di fronte non aspettano. E non scherzano.
 
Per la prima volta ci hanno chiesto di entrare direttamente nel consiglio. Devono essere proprio disperati per una richiesta simile. A noi non interessa perché lo abbiano fatto, ma finalmente possiamo dire direttamente la nostra. Siamo loro pari, almeno formalmente. Ma forse sono io che penso male. Sono abituato a diffidare e penso sempre che dietro a un sorriso ci sia un ghigno.
 
Le bestie ci hanno dato un po' di respiro. Sono prevedibili, questo sì. Almeno finché non è arrivato il drago. Un essere meraviglioso. Meraviglioso e letale. Nulla lo rallenta, nulla lo spaventa. Ha attaccato in volo le nostre mura, sputando fuoco contro gli uomini e fondendone la carne con la pietra, come in un macabro rituale magico. 
 
Solo le catapulte ci hanno salvato, abbattendo la bestia come un sasso schiaccerebbe una lucertola. Ma la paura è rimasta e quella non la puoi schiacciare facilmente. 
 
La ricostruzione prosegue ininterrotta. Legname, pietre, metallo. Legname, pietre, metallo. Ogni giorno è uguale all'altro. Abbiamo ritirato su la libreria, la torre di magia, le caserme. Le abbiamo ampliate, addestrato nuovi uomini. 
 
Le bestie sono tornate e anche questa volta è andata bene. Una vittoria fa sempre bene a tutti. Ma la gioia dura poco, come dura poco la tregua: sappiamo che torneranno, sempre. Cambia solo il chi, il dove, il come. 
 
Ho stretto un legame. Il mercenario continua a passare da una donna all'altra, è la sua indole. Il mago non si interessa di queste cose. È perso nei suoi studi e nell'addestramento degli accoliti. Io ho trovato Naima. È iniziata con qualche sguardo, qualche parola. Ora ci vediamo sempre, ogni volta che possiamo. Prima o poi dovremo trovare il coraggio di ufficializzare la cosa davanti al consiglio del villaggio.
Trovo varie scuse per non farlo. Sono molto occupato con le difese, dico. La verità è che ho paura della loro risposta.
 
L'assalto degli uomini-lupo lupo è devastante. Con le risorse destinate alla ricostruzione degli edifici, non abbiamo avuto tempo e materiali a sufficienza per costruire macchina da guerra per fronteggiare le loro. È un cane che si morde la coda: loro distruggono, noi ricostruiamo e non riusciamo a trovare i mezzi per fermare la cosa alla radice.
 
Li abbiamo respinti ancora, ma c'è qualcosa nell'aria. Non si sono ritirati molto lontano. Ho paura che torneranno presto. 
 
Il loro ultimo assalto è stato quasi inarrestabile. Il loro capoguerra li ha guidati in modo egregio, questo gli va riconosciuto. Sono riusciti a conquistare le mura in due punti, abbiamo dovuto drenare forse dalla altre parte, mandare in mischia anche i tiratori, pur di avere una possibilità. Alla fine sono stati respinti, ma se i barbari avevano devastato la città, gli uomini-lupo l'hanno distrutta. 
 
Che altro possiamo fare?
 
QUARTO ANNO
Abbiamo deciso di cambiare strategia. Concentrarci solo ed esclusivamente su pochi punti nevralgici di difesa, il più efficaci possibile. Incanalare le forze nemiche in un'unica direzione è la nostra unica speranza. Le mura rimarranno danneggiate come sono, le torri verranno ricostruite per dare copertura ad arcieri e macchine.
Abbiamo respinto i barbari e gli uomini-lupo, possiamo fare altrettanto con gli uomini della foresta. 
 
La torre della magia è stata ampliata a spese della cattedrale. Pare blasfemo, lo so, ma gli dei capiranno se tentiamo di proteggerci. I nostri nemici sono immuni alle benedizioni, ma una palla di fuoco non guarda in faccia nessuno. 
Il mago ha ora una serie di accoliti davvero temibili. Palle di fuoco, barriere protettive, paralisi dei nemici. Sono impressionanti, ha fatto davvero un ottimo lavoro.
 
Abbiamo messo in campo i trabucchi, le armi più micidiali che l'ingegno umano conosca. E il mercenario continua ad istruire la truppa: ora abbiamo una vera milizia a proteggere gli spalti. Spalti in pietra, finalmente, solida e dura pietra. Abbiamo una cinta continua, circondata per tre quarti da un fossato melmoso irto di pali appuntiti. Macchine da guerra ai 4 angoli e spalti sempre presidiati.
 
Anche la cittadella è stata potenziata e ampliata. Di qui i nostri tiratori possono spaziare su tutto il perimetro, rimanendo al sicuro. Non credevo avremmo mai realizzato una struttura così alta e solida.
 
Ma non è tutto. I tiratori saranno la chiave della nostra difesa. Il mago ha scoperto un giacimento di quello che lui chiama polvere gialla non lontano da qui. Abbiamo seguito le sue istruzioni e preparato una mistura incendiaria da aggiungere ai proiettili delle macchine da guerra. Non solo. Ci siamo procurati, con una somma ingente (per la verità abbiamo prosciugato tutte le nostre riserve d'oro, non ce n'è più un grammo), archibugi dalla capitale. Questa nuova e straordinaria arma è un gradi di fermare un nemico a cento passi. 
É occorso molto tempo per addestrare gli uomini, ma ne è valsa la pena. I balestrieri hanno imparato più velocemente degli arcieri, per via del tiro dritto.
 
Io e Naima ci siamo presentati al consiglio. Ora siamo ufficialmente compagni. Non dobbiamo più vederci di nascosto. Passato un anno potremmo sposarci e vivere assieme. Il mercenario mi prende in giro e il mago scuote la testa. Il resto del villaggio è felice per noi. Almeno mi pare. 
Ho imparato a mettere da parte un po' del mio sospetto. Ormai gli uomini parlano con me liberamente, beviamo e ridiamo assieme. Mi sento uno di loro. E sono sicuro che anche per i miei compagni sia la stessa cosa. 
Siamo arrivati qui da reietti e ora siamo rispettati e apprezzati. Di più, siamo amici. 
Abbiamo cominciato ad aiutarli più per difendere noi stessi, ora darei la vita io stesso per una qualsiasi di queste persone. Beh, forse non tutte. Per Naima sicuro.
 
I primi attacchi delle bestie sono andati meglio del previsto. O forse noi abbiamo voluto vedere le cose in questo modo. Anche pochi uomini morti sono tanti per noi; anche una singola torre danneggiata significa tempo e risorse sprecate al posto di altro.  
 
Ma il nostro morale è alto come le nostre mura. Le bestie si sono infrante su di esse e così faranno gli altri. Barbari e uomini-lupo non sono più tornati dopo la morte dei capi e l'autunno è quasi alla fine: se passiamo questo mese, non ci saranno più nemici fino all'anno prossimo ed allora le nostre difese saranno complete.
 
Così credevamo.
 
Quando infine sono arrivati gli uomini della foresta, per due volte di seguito, guidati dal loro sciamano, non abbiamo avuto scampo. Troppo organizzati, troppo rapidi, troppo forti. Le mura hanno ceduto dai quattro lati, le macchine devastato la città, gli assalitori fatto il resto.
 
Scrivo queste ultime poche righe dentro alla cittadella, mentre già sento i rumori dei selvaggi là fuori, colpi contro il portone, pronti a sfondare le ultime disperate difese ed ucciderci tutti. Naima è già morta. L'ho vista io stesso.
Ho rimpianti? Tanti: solo gli stupidi non ne hanno. 
Ma non di essere venuto qui. 
Alla fine non ho trovato la libertà e la felicità l'ho toccata solo per pochi istanti.
Ma almeno, ho trovato me stesso.

 

Commenti

direi che ti è piaciuto.... un appunto, le bestie riducono il danno delle frecce di 1 rfs, gli arcieri contro di loro se non sono sul keep mi sa gli fanno poco... o ho capito male io e sottrai 1 dal totale (ma parla di rfs... per cui)

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diciamo che descrizione è coreografica ;)

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