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    Triade

Italian style: nouvelle vague del boardgame o bufala?

Secondo me l'attuale nouvelle vague dell'Italian Style del boardgame italiano è:

  • un fenomeno molto interessante

    Voti: 0 0,0%
  • una moda effimera e passeggera

    Voti: 0 0,0%
  • una serie di uscite disomogenee e slegate tra loro

    Voti: 0 0,0%
  • un'illusione ottica priva di sostanza

    Voti: 1 50,0%
  • un nuovo miracolo italiano (S. Berlusconi)

    Voti: 1 50,0%
  • una boiata pazzesca! (Fantozzi rag. Ugo)

    Voti: 0 0,0%

  • Votanti
    2

Angiolillo

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Comunque, questa

Iup":2pbu2mc8 ha scritto:
Per fare ancora l'esempio di Wings of War e per fare una sviolinata al suo autore, dal mio punto di vista di designer, il prodotto è un assoluto capolavoro. Io conosco i lavori di Bruno Munari e vi posso assicurare che il risultato di WoW non è da meno. La carta non è solo rappresentazione astratta ma anche oggetto fisico che occupa un posto nello spazio con una sua geometria. Ha in sé l'aspetto tecnico dei dati di gioco ma anche, attraverso l'illustrazione, so immediatamente dove è orientata, la sua giacitura e come posso spostarmi.
Poi la dinamica di gioco è divertentissima (incrociarsi di braccia, carte ecc.) soprattutto giocata in velocità.
Per quanto simile nelle meccaniche, è rivoluzionario nel risultato.

è una delle più belle cose che mi abbiano mai detto. Grazie!
 

Khoril

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Khoril
a cinque anni dall'apertura del sondaggio mi chiedo cosa ne pensiate di come si è evoluta la situazione riguardo la plausibilità dell'italian style
 

tanis70

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La mia, sommaria, aggiornata dopo la prima ingenua risposta data qualche anno fa?

La scena italiana dei giochi assomiglia moltissimo alla scena della politica italiana durante il Rinascimento.

Comuni e signorie indipendenti in rapporti di mutevoli alleanze tra loro, molti di questi con una potenza straniera di riferimento.

I designer sono un pò come i capitani di ventura, alcuni si "sposano" con una signoria o un principato e ne adottano - magari perché la condividono, magari perché sanno che altrimenti non ottengono l'ingaggio, pardon la pubblicazione - i principi stilistici; altri cambiano più spesso casacca e di volta in volta il loro stile si adatta a quello del committente. I più bravi, vengono ingaggiati dai sovrani esteri, che li pagano meglio :)

Quindi, esiste un minimo comun denominatore italiano che è l'intraprendenza personale e la determinazione, l'opportunità anche per i piccoli e per gli esordienti di farsi strada molto più velocemente rispetto ad altre nazioni dove la scalata verso la pubblicazione è molto più lenta e faticosa.

Ma la varietà di stili di design è pari quasi al numero di potenziali committenti, quindi la mancanza di uno stile unitario è decisamente evidente.
 

Angiolillo

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Forse è anche un segno del tempo passato. Cinque anni fa c'erano meno autori e meno giochi, e più elementi in comune. Ormai i giochi italiani che si sono affermati all'estero sono centinaia (da qui la mia difficoltà a elaborare una riflessione sistematica), e gli autori numerosi pure loro:
http://www.boardgamegeek.com/geeklist/4 ... -100-1000-
Ognuno segue proprie vie e propri canali, o come osserva saggiamente Tanis diversi di essi allo stesso tempo, e quindi è più difficole riutrovare uno stile unitario.

Però faccio un distinguo. Il problema di cui si discuteva è se vi fosse uno stile di giochi riconoscibile come italiano, come alcuni sostenevano. Il che non significa trovare uno stile comune a tutti gli italiani: credo, per dire, che, anche qualora si trovasse, Leo Colovini resterebbe nel novero degli autori "alla tedesca". E con lui molti altri, e altri ancora forse tra i seguaci dell'American Style. Insomma, il discorso di Tanis sembra spingere a dire che ci sono più italiani disposti a seguire stili stranieri, ma non esclude necessariamente che vi sia uno stile italiano magari sempre più minoritario. In satratto, poi a ciascuno le sue valutazioni.
 

wallover

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tanis70":3n46xson ha scritto:
La scena italiana dei giochi assomiglia moltissimo alla scena della politica italiana durante il Rinascimento.
Ehi, ci sarebbe da farne un gioco. :)
Pur nella frammentarieta' (e aggiungerei precarieta') di scenari e alleanze, la scena italiana e' viva e creativa, cerca e produce giochi che non passano inosservati e si relaziona con i big del mercato, il che non e' male in un mercato giustamente definito saturo.
Tornando agli stili, con il tempo mi trovo sempre più vicino all'opinione di Angiolillo, vedendo i giochi italiani alla ricerca di una sintesi armonica tra meccaniche eurogames e intento simulativo all'americana.
 

Khoril

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Khoril
a questo punto non posso che riportare una discussione avvenuta su IDG in cui si proponeva che mentre l'eurogame si sviluppa dalle meccaniche, l'american si sviluppa dalle ambientazioni, l'italian style lavora a partire dalle dinamiche. che ne dite?
 

Angiolillo

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