BOS 2011

Sulla famosa manifestazione di giochi e fumetti. About the famous event related to comics and games

Messaggioda il_Nadir » 8 nov 2011, 17:53

Scherzi a parte, la maggior parte dei bambini applica, come loro metodologia, un processo di emulazione: ovvio che in una famiglia "gamers" spesso vogliono giocare ai giochi dei grandi e magari schifano Acchiappalefarfalline.

Beh io sono ancora shokkato dalla vittoria lo scorso anno alla finale nazionale del campionato di Dominion di un bimbo di 7 anni... al tavolo con gente che aveva MINIMO il quadruplo della sua età... e li ha battuti tutti in qualificazioni più i tavoli finali...
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Messaggioda tanis70 » 8 nov 2011, 17:57

La butto lì (suggerimento per Brizio e la giuria), giusto per arricchire questo thread con una proposta concreta:

e chiamare questi benedetti "giochi per famiglie" "giochi per tutti"?

Potrebbe andare? (ora non venitemi solo a dire che non sono "giochi per tutti" perché non vanno bene per i bambini in età prescolare ecc...).
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Messaggioda Angiolillo » 8 nov 2011, 18:07

Interessante dibattito, non del tutto nuovo e con connotazioni che Tanis ben inquadra. Qualche riflessione mia.

Secondo me un gioco per famiglie è un gioco da tavolo in cui partecipanti appartenenti a generazioni differenti, con livelli di abilità e cultura diversi, possono competere avendo auspicabilmente simili probabilità di riuscita. Divertendosi tutti. E magari in cui i bambini possono giocare più istintivamente e gli adulti trovare eleganti sottigliezze.
Un buon archetipo è Labirinto magico, Ravensburger. Età indicata: 7-99, che è una bella metafora.
A mio parere il tema non dev'essere necessariamente soft o buonista per ricadere nella definizione di gioco per famiglie. Editrice Giochi ha vissuto decenni su quattro titoli entrati nella maggioranza delle famiglie italiane: passi Scarabeo ma negli altri tre occorreva, per vincere:
- essere capitalisti senza scrupoli e far fallire tutti gli altri.
- essere imperialisti senza scrupoli e conquistare il mondo o sterminare popoli nemici.
- indagare su vecchiette o colonnelli la cui testa è stata fracassata a colpi di chiave inglese in cucina, o di candelabro in sala da pranzo.
Ottima cosa secondo me,
con una sana funzione catartica che non sarebbe spiaciuta ad Aristotele.

En passant, ringrazio per chi nel thread ha citato il mio lavoro nel richiamare definizioni.

Sulla giuria popolare:

mikelezz ha scritto:Dalle basi della nostra civiltà il miglior metodo per dare una parvenza di obiettività è sempre stato quello di aumentare il numero di teste; monarchia, duumvirato, triumvirato, parlamento con camera alta e bassa, per finire con i referendum popolari, ed ancora non siamo giunti alla perfezione.


Il Best of Show ha fatto il processo contrario. Forte di convinzioni analoghe alle tue è nato con votazione popolare da parte di tutto il pubblico. Si è dimostrato un sistema fallacissimo. Dopo due edizioni si è passati a una giuria. E’ andata molto meglio, e così è rimasto.

Idem per la divisione fra giochi italiani e giochi stranieri. Prima della globalizzazione dei mercati avvenuta con il nuovo millennio, dei grandi successi di giochi italiani nel mondo e della conseguente nascita di nuovi editori che guardano a un mercato mondiale e non locale, c’era una categoria per giochi italiani e una per giochi tradotti. Alcune edizioni oserei dire che la categoria dei giochi italiani l’ha vinta l’unico (o quasi) candidato italiano, e magari non se n’è nemmeno trovato un secondo cui dare la menzione speciale… lo dico contro i miei interessi di vincitore nella categoria Giochi Italiani! ;) Per varie edizioni, la categoria ha avuto scarso significato per scarsità di candidati. Viceversa, come sottolinea ‘Brizio, dopo successi come Bang! o La Guerra dell’Anello (per citare due dei titoli pionieri del gioco d’autore italiano nel mondo), si è pensato che i titoli italiani competano alla pari con gli altri e non necessitino di "categorie protette". Da qui l’abolizione della distinzione. La cosa mi vede favorevole (se a qualcuno interessa la mia opinione), anche se così stanbdo le cose magari non rivincerò mai più un BoS con Basic Egitto.

il_Nadir ha scritto:? A rigore di logica, il bando già oggi parla di "copie commerciali" del prodotto, e in questa ottica, un GdR in formato PDF che viene venduto on line è di fatto una copia commerciale del prodotto.


Se è fatto per essere venduto online, poco vale per un festival che premia – come si è detto più volte – il Best of Show. Se è fsatto per essere venduto nel mondo reale, e anche nello Show, ben venga. IMHO.

Veniamo al peso delle conoscenze. Nella mia esperienza (ma parlo del millennio scorso) hanno pesato eccome. Ricordo un'edizione in cui è venuto un giurato, mi ha tirato da parte e mi ha detto: "Certo hai fatto un bel gioco, ma hai pubblicato con la Qualitygame un gioco di Cosimo Lorenzo Pancini, noin possiamo premiarti o la gente penserà male". All'edizione dopo uguale discrispo per aver pubblicato un gioco di Roberto Gigli. A quella dopo per un gioco di Beniamino Sidoti... Insomma ha pesato, ma mai a vantaggio: e questo va a onore del premio.

Giacomo Sottocasa: è autore di giochi da tavolo, curatore di giochi da tavolo, editore di giochi da tavolo. Oltre che di ruolo e di altri generi ancora (vedi Barone di Munchausen). Esperto lo è e parecchio, e da parecchio.

Un plauso a 'Brizio per l'ipotresi di non lasciare ai soli editori la scelta se partecipare al BoS, innovazione relativamente recente e a mio parere perniciosa. Io lo penso da tempo. Mi è giunta voce che quest'anno il BoS non sia andato a Project Octopia, per dire. Esito a crederci, mi informerò al riguardo. Pare inoltre che l'editore nemmeno lo abbia iscritto. Su questo invece da mezzo ligure come l'editore dico: ha fatto bene, tutte copie risparmiate. Ma se autori, illustratori o altri "portatori di interessi" di un gioco, motivati quanto e forse più dell'editore a candidarlo con altrettanta se non maggiore leggittimità, fossero in grado di iscrivere il loro titolo, magari qualcuno degli autori non genovesi lo avrebbe iscritto e non avremmo il dubbio che almeno una nomination potesse starci per lui.
Tanto più che non è detto che un editore sia la persona più indicata per scegliere cosa candidare se una selezione va fatta. Specie se c'è un calmiere al numero di opere che può iscrivere. Magari gli capita di candidare non il gioco migliore, secondo i criteri di "migliore" del premio e della della giuria, ma quello che a lui pare meglio. O che è firmato dal proprietario dell'azienda. O su cui c'è il ricarico maggiore. Un peccato, se il fine è scegliere il gioco "migliore" secondo altre caratteristiche, e che invece viene tagliato fuori dall'editore. Rispetto a questa esigenza, poi, limitare il numero di giochi iscrivibili è un controsenso, limita la libertà della giuria di premiare giochi che lei riterrebbe validi anche se qualcuno non fa loro percorrere un dato iter burocratico.

Detto questo, comunque, il BoS mi pare un'iniziativa encomiabile e che spero continui negli anni. Con la tensione verso un continuo perfezionamento di cui qua si è già parlato e che le mutevoli condizioni del mercato (ma ve lo ricoirdate cosa era 'sto mercato nel '93 quando Lucca Games è nata? E nel '98 dopo il ciclone Magic? E nel 2003 agli inizi della globalizzazione del mercato ludiuco italiano? E nel 2008 a globalizzazione ormai abbondantemente matura? E vi immaginate quanto potrà essere diverso nel 2013?) costringono a rimettere continuamente in discussione.
Ultima modifica di Angiolillo il 8 nov 2011, 18:18, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda Frost82 » 8 nov 2011, 18:18

l'idea che qualcuno possa presentare il gioco al posto dell'editore mi pare una stupidaggine.

Che senso ha dare un premio se tanto poi quell'editore non lo spinge?

AH! Ma è così ormai da quando è nato il BoS!

Torno subito indietro: è un'idea bellissima, fatelo. ;)
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Messaggioda Angiolillo » 8 nov 2011, 18:23

Non è così da sempre, lo è da qualche anno.

L'editore il gioco dovrebbe spingerlo comunque, il suo mestiere sarebbe quello, il suo interesse pure e il suo impegno contrattuale con l'autore anche.

Comunque un gioco ha tante persone interessate a spingerlo. Editori, autori, illustratori, distributori, federazioni, associazioni, fan. Ho visto giochi avere successo indipendentemente dal comportamento dell'editore, e per di più anche a suo vantaggio. Un BoS la cui iscrizione sia aperta a più "portatori di interessi" di un gioco ("stakeholders", per chi studia economia) non mi pare affatto un'idea sbagliata nemmeno dal punto di vista della razionalità economica.
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Messaggioda mikelezz » 8 nov 2011, 21:35

Ultima modifica di mikelezz il 11 ott 2012, 1:29, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda Angiolillo » 8 nov 2011, 23:03

Uh...

mikelezz ha scritto:Per me è molto semplice. Un gioco "per famiglie" è un gioco che hai dei valori, che ha un'etica e, sì, che sia anche "buonista".
...
In effetti mi sembra particolarmente "banale" dare la connotazione "per famiglie" ai giochi:
...


Beato te che la fai semplice. Io ho passato l'ultima decina d'anni a cercare di definire termini ludici. In base all'uso (corrente e in letteratura), non a illazioni personali. E ne ho ricavato l'idea che dare definizioni non sia affatto semplice e banale come si potrebbe superficialmente pensare.

1. "Il BoS è nato con votazione popolare e si è dimostrato fallace". Perché? Non pare. Le giurie popolari sono notoriamente le più affidabili, se vai a vedere i voti di metacritic (user scrore), sono assolutamente perfetti, e controbilanciano alcune "review professionali" i cui voti sono artificiosamente alti in quanto sono stati pagati dai grossi publisher.


Mica parlavo in astratto e in generale. Parlavo in concreto delle prime due votazioni del Best of Show, novembre 1993 e marzo 1994. Dove si sono verificate alcune scorrettezze. In quelle due prime edizioni si è visto che era un processo manipolabile. Quindi è stato abbandonato. Non mi chiedere dettagli, li ignoro. Ma non mi stupisce che sia successo: capita anche nelle votazioni dei migliori siti - e del resto anche i Beatles sono entrati per la pribma volta in classifica taroccando una votazione popolare. C'è una lunga tradizione, insomma.

2. "Con la giuria è andato molto meglio". Anche qua, perché?


Perché non si sono verificati tentativi di manipolazione.

3. "Così è rimasto". Infine, perché? La votazione del popolo è durata 2 anni e poi è stata eliminata senza grosse motivazioni


Se ti paiono piccine...

Devo pensare vi faccia comodo così.


"Vi" chi, scusa? Io non ho nulla a che fare con l'organizzazione del BoS. E anzi in qualche dettaglio ho anche opinioni diverse (il limite di giochi per editore, la scelta all'editore delle candidature).

Evidentemente NON è "il premio della fiera" (in quanto io con "fiera" intendo tutti coloro che vi partecipano, espositori, clienti, standisti, lavapavimenti, e le parole non devono esser usate a caso)


Ci risiamo con le definizioni personali. Dovresti piuttosto dire... Evidentemente NON è "il premio della fiera come la intende mikelezz". Su quello siamo d'accordo.

Idem per la divisione fra giochi italiani e giochi stranieri.
...
Da qui l’abolizione della distinzione.
Evidentemente è una cavolata.Fine. O no?
Penso che sia stato voluto togliere, a questi punti, per una mera questione monetaria: "che palle dare tutti questi award, ci tocca pagare i giurati 2 ore in più e/o iniziare il giorno prima", meno guadagni per la nostra S.p.A.! :)


Evidentemente non hai proprio idea di cosa stiamo parlando. Dà un'occhiata qua:

http://lucca2011.luccacomicsandgames.co ... php?id=122

Da quando si è abolita la distinzione tra giochi italiani e stranieri, il numero di Award è aumentato, non diminuito. Prima erano due, più qualche menzione speciale (una o due fino al 2003, quattro dal 2004 al 2005). Poi sono diventati 4, più l'eventuale Best of Best, più i side award, più le nomination (equivalenti delle precedenti menzioni speciali). Premio alla carriera a parte.

Giustamente Lucca Comics S.p.A. fa i suoi interessi in quanto holding e non ha il minimo interesse a rilanciare un qualche editore italiano che, magari, da un BoS vinto o meno, riesce a gallaggiare in questa era di crisi.


Ripeto lo stesso link:

http://lucca2011.luccacomicsandgames.co ... php?id=122

Dal 2006 (abolizione della suddivisione fra italiani e tradotti) al 2010, 2 Best of the Best su 2 sono andati a giochi italiani. Nelle categorie "Miglior gioco tec" e Side Award i giochi italiani sono una forte presenza. Non vedo questa grande esterofilia.

Massì, globalizziamo e mandiamoli tutti a farsi mangiare dai pescecani delle multinazionali, viva la multinazionalità, giusto? :)


Se c'è un buon numero di operatori italiani, in questo mercato, è perché anno dopo anno siamo riusciti a portare i nostri giochi all'estero e a lavorare su un mercato ormai mondiale (dico noi come operatori del settore: autori, agenti, editori, eccetera). "La Guerra dell'Anello" è uscito in prima tiratura in 8 lingue. Di 80.000 copie iniziali, solo 5.000 erano per il mercato italiano. Proporzioni analoghe per "Bang!", "X Bugs" (poi "Micro Mutants"), "Wings of War", su centinaia di migliaia di copie vendute... E' questo il tipo di globalizzazione di cui parlo io, che ha portato al successo piccole realtà italiane e quindi ha spronato altre a nascere. Senza questa globalizzazione saremmo ancora a guardare dentro i nostri confini e a sperare in successi di 1.000/1.500 copie. Non ci sputerei sopra. E mi pare che il BoS abbia saputo riconoscere questo fenomeno.

Basic Egitto.
Robaccia di cent'anni fa; guardiamo il presente, please.


Ma se stiamo parlando del perché in passato è stata soppressa la categoria "giochi italiani", per capirlo dobbiamo guardare al passato. O no? Quello lo citavo come un esempio di gioco premiato senza menzioni speciali nello stesso anno. Forse perché era l'unico candidato di quell'edizione? Lo dico a mio svantaggio, per chiarire il discorso del perché la categoria "giochi italiani" potesse essere poco significativa.
Se vuoi guarda solo al presente, ma allora non capirai mai perché anni fa sono state prese certe decisioni che critichi.

Se fossi il vostro responsabile


Vostro di chi? Io rispondo di me stesso, non ho responsabili.

Un plauso? Una idea malsana.
Io ho proposto l'award per la casa emergente, in cui poteva tranquillamente starci l'autore di nicchia che non aveva editore, non vedo perché slegare in modo così ridicolo il rapporto (che è simbiotico) editore-autore, se non per qualche altro oscuro motivo di convenienze personali (hai fatto il giochino e nessuno te lo pubblica? mandacelo che, se sei abbastanza amico dei giurati, ti diamo il premietto :) ).


Primo, il mio pensiero: moltiplicare i premi li svilisce. Possiamo anche fare il premio per il miglior gioco per l'uso scolastico, quello per il miglior autore donna, quello per il miglior tipografo esordiente, quello per la miglior cellofanatura. Tutte idee encomiabili. Ma più premi dai, e meno valgono (la politica del "contentino" che diceva Brizio di voler, saggiamente, evitare).

Secondo: non ho mai parlato di autori di nicchia che non hanno editore. Ho parlato di autori e basta. Se il mio editore pubblica 10 giochi di carte e ne può candidare al massimo 3 (o anche, abolito il massimo, se decide di candidarne solo alcuni), io autore rischio che il mio gioco resti fuori dalle candidature immeritatamente. Nulla mi garantisce che l'editore non scelga di candidare giochi in base a criteri che non coincidono con il merito (inteso secondo i criteri della giuria), come esemplificavo. E se un gioco non vince perché non è candidato, a essere penalizzati sono autore, illustratore, federazione, organizzatori di eventi e tornei, fan, eccetera. Tutto per scelta dell'editore. Non mi pare corretto. E non lo è nemmeno nei confronti del premio, che potrebbe non andare al gioco più meritevole solo perché l'editore non lo ha candidato.
Lascia perdere il rapporto simbiotico. E' un rapporto contrattuale, piuttosto. E non sempre ottimale, come tutti i rapporti di lavoro.

E' un ragionamento che ho già esposto negli anni passati, mi fa piacere che non sia caduto nel vuoto.

Questo voler saltare l'editore mi stupisce e la ritengo davvero una idea incredibilmente sbagliata!


Forse sei tu che hai letto male. Nessuno ha mai proposto di saltare l'editore. Semplicemente, siccome non è l'unico che ha interesse alla promozione di un gioco, non dovrebbe essere l'unico a decidere le candidature. Siccome ragiona su parametri commerciali e imprenditoriali (e fa benissimo a farlo, è il suo mestiere), non è la persona più indicata per scegliere i giochi più belli e interessanti dal punto di vista del premio. Amen.

Saluti,

Andrea[/i]
Ultima modifica di Angiolillo il 8 nov 2011, 23:20, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda brizio » 8 nov 2011, 23:16

mikelezz ha scritto:In effetti mi sembra particolarmente "banale" dare la connotazione "per famiglie" ai giochi:
[...]
- limite alla cattiva interazione fra giocatori (es. rubamazzetto, in cui l'altro ti incula tutto all'ultima mano)


L'interazione di Carcassonne e Catan la definiresti buona o cattiva?

mikelezz ha scritto:1. "Il BoS è nato con votazione popolare e si è dimostrato fallace". Perché? Non pare. Le giurie popolari sono notoriamente le più affidabili, se vai a vedere i voti di metacritic (user scrore), sono assolutamente perfetti, e controbilanciano alcune "review professionali" i cui voti sono artificiosamente alti in quanto sono stati pagati dai grossi publisher.


All'epoca (1993-94) non ero ancora parte di LC&G, però, da quanto mi è stato raccontato, il problema era che gli editori riuscivano a convogliare i voti verso i giochi di loro scelta.
Sicuramente dipendeva anche dal metodo di votazione (vedi anche http://it.wikipedia.org/wiki/Best_of_Show) però, anche alla luce delle recenti esperienze con il BGGbuzz e in parte con la classifica di Fairplay ad Essen, ritengo corretto quanto dice Angiolillo.

mikelezz ha scritto:2. "Con la giuria è andato molto meglio". Anche qua, perché? A me (e non solo), non pare, post chilometrici di critiche e scusa da parte vostra imbarazzanti sono qui a dimostrarlo.


Chiarimenti è diverso da scuse.

mikelezz ha scritto:Come può essere "il premio della fiera" se NON viene dato "dalla fiera" stessa, ma in una saletta nascosta da una setta di 5 individui la cui professionalità è da me messa altamente in dubbio, perdipiù scelti da un'entità superiore che decide per tutti i 150.000 presenti (chi sceglie questi 5? scommetto il presidente della S.p.A., ma guarda un po'... non solo gli basta avere il suo infiltrato con il 20% di potere decisionale :D)!


Qua (e in altre parti del tuo post che non cito per brevità) ci sono un po' di inesattezze, che provo a chiarire.
* Lucca Comics&Games è una SrL controllata al 100% dal Comune di Lucca, non una SpA.
* La società non ha scopo di lucro, ma solo l'obbiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio. Si tratta alla fin fine di un evento culturale organizzato dal Comune.
* La giuria, che si riunisce nella sede della SrL, è scelta dall'organizzazione, ovvero da Emanuele Vietina (coordinatore di Lucca Games e vicedirettore di LC&G) e da me.
* Pur rappresentando LC&G all'interno della giuria, io non ho alcuna conoscenza degli accordi economici intercorsi tra la manifestazione e gli editori. Il fatto che ci sia io in giuria e non direttamente Emanuele è proprio per metterci al riparo da questo tipo di influenze.

mikelezz ha scritto:Penso che sia stato voluto togliere, a questi punti, per una mera questione monetaria: "che palle dare tutti questi award, ci tocca pagare i giurati 2 ore in più e/o iniziare il giorno prima", meno guadagni per la nostra S.p.A.! :)


Su S.p.A. e guadagni ho già detto.
Purtroppo dimostri ancora di essere scarsamente informato sul premio.
Dal 1993 al 2005 il BoS assegnava solo due premi: miglior gioco originale e miglior gioco tradotto.
Dal 1994 al 2004 la giuria era composta da persone presenti alla manifestazione e si riuniva durante la manifestazione, a costo zero per LC&G.
Dal 2005 la giuria si riunisce prima dell'inizio della manifestazione (che paga vitto e alloggio) e dal 2006, grazie sopratutto a Tanis, i premi sono diventati 8 (4 premi di categoria e 4 side award).
I costi sono quindi aumentati, non certo diminuti. Senza contare la serata di premiazione con tutto quello che comporta.
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Messaggioda brizio » 8 nov 2011, 23:25

il_Nadir ha scritto:Beh io sono ancora shokkato dalla vittoria lo scorso anno alla finale nazionale del campionato di Dominion di un bimbo di 7 anni... al tavolo con gente che aveva MINIMO il quadruplo della sua età... e li ha battuti tutti in qualificazioni più i tavoli finali...


WOW!
E io che mi ero stupito anni fa di un ragazzino (credo under 10) che ci aveva stracciato tutti ad un torneo di Heckmeck.
Ma si sa... qua in Germania c'è una cultura ludica diversa.
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Messaggioda Frost82 » 9 nov 2011, 1:04

Se c'è un buon numero di operatori italiani, in questo mercato, è perché anno dopo anno siamo riusciti a portare i nostri giochi all'estero e a lavorare su un mercato ormai ... Non ci sputerei sopra. E mi pare che il BoS abbia saputo riconoscere questo fenomeno.


Scusami Angiolillo ma.... questo discorso mi ha francamente rotto.
E' un discorso trito, ritrito, controtrito e basta no?

1) Non ho creato Red Glove grazie a Da Vinci, Nexus (ora Ares) o chi per essa. Quando ho creato Red Glove non sapevo nemmeno dove stavano di casa e avevo giocato solo e unicamente a Rolemaster in lingua inglese. Quindi è merito di chi se ci sono nuove realtà? Di chi le ha fatte fortunatamente. Basta con questo italianismo che è "sempre bello ciò che c'era".
2) Il fatto che le ditte non riescano a fare più di 1000-1500 è un problema tutto legato alla ditta, non al mercato. I miei giochi buoni fanno mediamente di più, Super Farmer spacca i numeri. Quindi basta un po' con questo discorso che l'Italia non è un mercato: l'Italia E' un mercato e prima ce ne renderemo conto, prima il mercato stesso andrà meglio. E secondo te, Super Farmer che ha venduto più di 15000 copie lo ha fatto grazie a Wings of War? Non voglio levarti nulla Angiolillo ma basta continuare a ribadire che il mercato italiano non è un mercato perchè, NON E' VERO. E' una scusa dietro cui si trincerano le ditte che MANCANO DI PROFESSIONALITA'.
Al posto di cercare di capire perché non vendono più di 1000-1500 copie danno colpa al mercato, ma è un po' come la politica italiana.

L'interazione di Carcassonne e Catan la definiresti buona o cattiva?


Io la definirei INDIRETTA. E l'interazione indiretta è quella che, solitamente, sta nel gioco di famiglia.

Stranamente comunque noto che Mikelezz ha scritto la stessa cosa che ho scritto io nell'altro topic: ovvero vi ha fatto notare la differenza tra family e gioco semplice. Per fortuna non sono l'unico idiota ad avere questa impressione. Siamo in due Mikelezz a vedere questa differenza (e forse anche una schiera di editori tedeschi ma tant'é): gioiamo della nostra differenza! :grin:
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Messaggioda mikelezz » 9 nov 2011, 2:15

Ultima modifica di mikelezz il 11 ott 2012, 1:30, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda Angiolillo » 9 nov 2011, 9:15

Frost82 ha scritto:
Se c'è un buon numero di operatori italiani, in questo mercato, è perché anno dopo anno siamo riusciti a portare i nostri giochi all'estero e a lavorare su un mercato ormai ... Non ci sputerei sopra. E mi pare che il BoS abbia saputo riconoscere questo fenomeno.


Scusami Angiolillo ma.... questo discorso mi ha francamente rotto.
E' un discorso trito, ritrito, controtrito e basta no?

1) Non ho creato Red Glove grazie a Da Vinci, Nexus (ora Ares) o chi per essa. Quando ho creato Red Glove non sapevo nemmeno dove stavano di casa e avevo giocato solo e unicamente a Rolemaster in lingua inglese. Quindi è merito di chi se ci sono nuove realtà? Di chi le ha fatte fortunatamente. Basta con questo italianismo che è "sempre bello ciò che c'era".


Mai detto che Red Glove non sia merito tuo.

Però i mercati non esistono da sempre. Nascono, crescono e anche muoiono. Grazie anche a chi ci lavora. Sarà un discorso trito come quello su Garibaldi e la Spedizione dei Mille ("e basta, no? L'Italia c'è, che cosa andiamo a rinvangare il passato a fare?") ma sono convinto che se gli editori di oggi hanno un modello consolidato di co-produzioni e licenze internazionali a cui rifarsi, e un ambiente internazionale che guarda con rispetto e interesse ad autori ed editori italiani, e un mercato interno di appassionati non più esterofilo a priori, lo deve anche a chi è venuto prima - a partire da Colovini, Venice Connection, Iperdado, Di Meglio, Nexus, daVinci... Che uno sappia chi sono oppure no è irrilevante.
Questa è la mia idea, per come ho visto le cose evolversi negli ultimi vent'anni. Evolvendosi, con processo non immediato e non facile, rispetto a quando gli italiani andavano a fare affari ludici al Salone di Milano e non all'estero. A quando poteva capitare che al BoS non si trovasse un secondo gioco italiano cui dare una nomination. A quando i massimi distributori specializzati italiani cui proponevi un gioco di carte medievale/fantasy ti dicevano "ragazzo mio lascia perdere, chi ama il fantasy gioca a giochi di ruolo e non si metterà mai a giocare con delle carte" (notare l'anno, 1992...), e l'editore - che in mancanza di spot televisivi si vedeva cjiuse le porte della grande distribuzione e in mancanza di interlocutori e strumenti per trovarli non accedeva al mercato estero - rinunciava alla pubblicazione.
Poi, pensatela come vi pare.

2) Il fatto che le ditte non riescano a fare più di 1000-1500 è un problema tutto legato alla ditta, non al mercato. I miei giochi buoni fanno mediamente di più, Super Farmer spacca i numeri. Quindi basta un po' con questo discorso che l'Italia non è un mercato: l'Italia E' un mercato e prima ce ne renderemo conto, prima il mercato stesso andrà meglio.


Non ho mai detto che l'Italia non sia un mercato. Lo è e può generare i 32.500 pezzi di Dinoland come i 300.000 de La Zingara. Ha spazio per i 16.500 pezzi di Squek autoprodotto quasi solo nel Lazio prima della distribuzione nazionale. Citavo 5.000 copie di Guerra dell'Anello in prima tiuratura, esaurite credo in tre mesi che per un gioco da 50 euro non era poco ed è comunque 3/5 volte la pezzatura che cito.
Però l'aspettativa mediamente non è quella dei 16.500, 32.500, 300.000 pezzi. E quello che dicevo è che con il modello che si è andato affermando nell'ultima dozzina di anni, mettendo assieme il mercato italiano a vari altri mercati nazionali (spesso a varie altre nicchie di mercati nazionali), anche editori medio-piccoli raggiungono numeri interessantissimi, in cui percentualmente l'Italia è minoritaria (vedi i 500.000 pezzi di Bang! fatti da un editore esordiente con un gioco di autore esordiente - trascurando i plagi cinesi). Il che non significa che il mercato italiano non sia interessante di per sé.
Lo dicevo per spiegare che se dico globalizzazione intendo questo, e se qualcuno capisce - o finge di capire - multinazionali sbaglia. Fine.

E secondo te, Super Farmer che ha venduto più di 15000 copie lo ha fatto grazie a Wings of War?


Mai detto, bravo te. Io dico solo che chi oggi si sveglia e ha un giochino e decide di fare l'editore, si guarda intorno e si trova modelli consolidati di interazione e collaborazione nonché interlocutori fra cui scegliere per partire con un gioco in magari sei lingue e una tiratura che lo ripaga. A metà anni '90 no, avrebbe dovuto inventarsi tutto.
Anzi, lo ha fatto. E io lo ringrazio.

Non voglio levarti nulla Angiolillo ma basta continuare a ribadire che il mercato italiano non è un mercato perchè, NON E' VERO. E' una scusa dietro cui si trincerano le ditte che MANCANO DI PROFESSIONALITA'.
Al posto di cercare di capire perché non vendono più di 1000-1500 copie danno colpa al mercato, ma è un po' come la politica italiana.


Mai detto. Per inciso, anche WoW vende parecchio più di 1.500 copie a scatola in Italia. Ma vedi sopra. Io sto solo dicendo che da fine anni '90 il mercato italiano non è più, con i suoi limiti, l'orizzonte a cui guardano editori e potenziali tali. E se prima lo era mentre adesso non lo è, io ringrazio chi c'era prima di me (il processo è partito almeno un decennio prima dell'uscita di Wings of War, che è un gioco del 2002/2004). Poi, a ognuno le sue idee.
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Messaggioda tukmat » 9 nov 2011, 9:34

Solo a me le definizioni che proponete per "gioco per famiglia" ricordano i Teletubbies? Valori positivi, interazione solo indiretta, regolamenti di 500 battute meglio se con tanti semplici disegnini, possibilità di vittoria equamente distribuite a dispetto delle capacità.....
Sarà come dite voi, ma con giochi di questo taglio la vedo molto dura contro PSP, NDS e Wii........
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Messaggioda Angiolillo » 9 nov 2011, 10:41

Aggiungo un parallelo per chiarirmi sulla questione storica.

Quindici anni fa, la mia idea di birra italiana era legata a Peroni e al limite Moretti, che trovavo nei supermercati e ai miei amici svedesi abituati a ben altro peraltro non piacevano affatto, ma quando venivano in Italia e volevano assaggiare birra italiana non sapevo proporgli altro che la Nastro Azzurro del supermercato. I pub della mia città avevano di norma le birre della Guinness. Ci arrivavano dall'estero buone birre anche industriali. Buone anche al confronto con le nostre.

All'epoca mai mi sarebbe venuto in mente di aprire un birrificio artigianale qua in Italia. Nulla mi faceva venire quest'idea. E anche se una simile idea mi fosse balenata in testa, nulla faceva pensare che potesse essere un'idea redditizia e di successo: anzi. Non avrei saputo dove cominciare per produrre, distribuire e vendere a un pubblico (anche giustamente) esterofilo. Non vedevo nessuno che lo faceva, e magari c'erano dei buoni motivi.

Oggi vedo negozi trendy, pub trendy, ristoranti trendy che propongono con orgoglio birre artigianali italiane. C'è un festival dedicato perfino dietro casa mia, a Villa Pamphili, e degustazioni qua e là per la mia città. Ho amici che hanno aperto un birrificio artigianale e mi hanno raccontato di un ciclo produttivo che si misura sulla settimana e non sull'anno come il vino. Ho un collega recensore di ristoranti che è appassionato di birre artigianali anche italiane e me ne racconta mirabilie, mi spiega di una cultura della birra artigianale che in Italia non avevo mai incontrato in passato. C'è un produttore artigianale di birra di Rieti che ha uno stand al mercatino Coldiretti del weekend, dove vende con successo i suoi prodotti che poi ritrovo anche nei negozi e pub trendy di cui sopra.

Oggi potrebbe venirmi con assoluta facilità l'idea che aprire un birrificio artigianale sia impresa alla portata e potenzialmente di successo. E lo sarebbe decisamente di più che 15 anni fa, perché so a chi guardare per capire come si fa, dove si trovano i macchinari, dove un mastro birraio straniero di fama disposto a venire e insegnarmi. Avrei già un'idea di dove e come vendere il prodotto, in quali fiere e mercati andare - soprattutto che ci sono fiere e mercati, poi trovarli uno per uno non è difficile. Troverei giornalisti specializzati per far parlare dei miei prodotti e un pubblico di appassionati disposti a provarlo e magari anche a far correre voce. E molta più gente abituata a bere birra italiana non solo perché costa meno.

Se aprissi un birrificio artigianale e avessi successo, oggi, sarebbe merito delle mie capacità di birraio e di imprenditore. Nessuno potrebbe negare il mio merito.
Dubiterei però che lo stesso livello di capacità sarebbe bastato, quindici anni fa, per ottenere pari successo facendo birra artigianale italiana.

E pur non avendo la più pallida idea di chi sia stato ad avere il coraggio di iniziare a produrre, vendere, promuovere l'immagine delle birre artigianali italiane quando nulla faceva pensare che potesse essere un'idea redditizia e di successo e nessuno lo faceva (vedi sopra), e chi poi abbia continuato a farlo dopo di lui, credo che per questa differenza dovrei esserre grato a loro. Anche se non ho la più pallida idea di chi e quanti siano, se ci sono ancora in giro o no.

Ora metti Editrice Giochi e Clementoni al posto di Moretti e Peroni, con i loro prodotti nei supermercati. Immagina prodotti esteri che invece che da Carlsberg e Heineken e Leffe arrivavano da Ravensburger, Milton Bradley e Mattel. Metti il gioco d'autore italiano al posto della birra artigianale italiana. Gli anni possono restare gli stessi.
Ultima modifica di Angiolillo il 9 nov 2011, 10:53, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda Frost82 » 9 nov 2011, 10:53

Chiedo venia Angiolillo ma avevo capito un'altra cosa ;)

Da questo punto di vista, hai perfettamente ragione.

Credevo fosse un'altra epica battaglia a "l'Italia non è un mercato, andiamo tutti all'estero dove i giochi scorrono nei fiumi e i pulzilli di Carcassone cascano dal cielo" :)

Scusami ancora.
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