COLONIAL - Una partita da ricordare

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COLONIAL - Una partita da ricordare

Messaggioda BerenBar » 17 gen 2014, 22:17

Martedì 14 Gennaio – COLONIAL

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1483 – Siamo all’alba dell’era coloniale.

6 grandi nazioni, rappresentate dai loro illustri capi di stato, guardano al mondo intero come ad un ricco piatto di grano in cui affondare le mani a pieno. Conosciamoli meglio.

Alexander Dumas, l’Inglese rosso. Dalle bianche scogliere di Dover osserva le sue navi partire per porti lontani, bevendo the indiano e fumando Tabacco d’oltremare. Ma le sue prime colonie saranno sul caldo continente africano, affacciate su un mediterraneo affollato e troppo salato.

Enrico De Los Angelos di Lisboa, l’arancione, grande amatore di femmine e controverso costruttore di porti. Si spinge nei primi anni nel cuore del continente nero, non disprezzando la schiavitù e le servette congolesi. Gagliardamente ignora la differenza tra l’arte diplomatica e l’arte della rissa.

Il Dott. Zimmerman Hans Ludwig Pisco, il nero oceanografo tedesco, banchiere dalla nascita, abilissimo mercante e procacciatore d’affari, con un debole per le guerre navali, dovuto ad un modellino che gli avevano regalato da piccolo. Estenderà nei primi anni la sua presenza in molte aree del mondo, ma rimarrà fedele fino all’ultimo alla teutonica disciplina coloniale.

Beren Francois Ernestèn, il blu, detto il Marsigliese azzurro, raffinatissimo estimatore di spezie e profumi orientali, proprietario di molte oppierie francesi, nonché pacifico diplomatico ed esperto giocatore di Bridge. Lievemente effeminato. Si dedicherà con passione al medio-oriente e alla colonizzazione della via della seta.

Simòn Amarillo, il Giallo, oppure lo Spagnolo volante, come è ironicamente soprannominato dai suoi timorosi marinai. Celebre per essere mecenate e generoso finanziatore di spedizioni suicide nei posti più assurdi del mondo. Resterà famoso per aver portato i primi canguri in Europa dall’Australia. “E non sono nemmeno buoni da mangiare” diceva.

Tommy Janseen, l’eretico verde, di nazionalità Olandese, ufficialmente scomunicato dal Vaticano, per il suo indiscriminato utilizzo della schiavitù e per il particolare Hobby di dar fuoco alle Missioni in Angola e Venezuela. Si racconta che proprio grazie alla sua costante fuga tra le sue molte colonie sia riuscito a circumnavigare il mondo per primo.

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1500

Il mondo è troppo piccolo per uomini di siffatta ambizione.

Nei primi anni Dumas intende dimostrare le sue doti finanziarie e si ritiene troppo ricco per chiedere soldi in prestito. Tre guerre impietose lo convinceranno del contrario.

Simon Amarillo vede affondare una nave dopo l’altra. Tifoni, temporali, uragani tropicali, tempeste ed onde anomale nel mar dei sargassi. Non una esplorazione che vada a buon fine.

Beren indisturbato mette insieme una dopo l’altra tre pulitissime colonie tra l’Egitto e il medio-oriente. “L’igiene prima di tutto” ripete sempre ai suoi indigeni maleodoranti.

Nel frattempo Pisco , nei forzieri custoditi ad Hannover, impila minuziosamente colonne di monete d’oro grazie ad accurati investimenti commerciali.

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1600

Iniziano i primi scontri nel continente africano che viene svuotato come una noce di cocco da coloni e conquistadores affamati. Le navi solcano i mari alla ricerca di nuovi spazi vitali.

Una nave sgangherata, che batte bandiera Spagnola, arriva per prima sulle isole Haitiane dando la via alla conquista di un nuovo continente.

Beren, che per via di un torcicollo guarda solo ad est, arriva in India e Cina, stranamente sorpreso che qui gli indigeni non parlino Francese. Tenta di importare in Francia il Kebab e in Turchia lo Champagne.

Enrico e Pisco esportano il cristianesimo in terre lontane, cercando di sedare le rivolte di indigeni cannibali e particolarmente affamati.

Tommy ha gli occhi che brillano quando per la prima volta si specchia nelle montagne di oro Azteco. Ma per sfuggire ai pirati e alle navi pontificie è sempre in movimento. Nel frattempo si dedica al simpatico hobby di bruciare le Missioni.

Dumas fonda la grande città di Addis Abeba, che, per quanto priva di un sistema fognario, diventa vetrina del mondo intero. Grandi uomini del resto hanno fatto la storia, pur cagando per tutta la vita in un secchio.

Simòn, mai sazio di nuove scoperte, rivolge la sua attenzione all’Australia e poi ancora oltre… “Potremmo fondare una colonia in Antartide” dice rivolgendosi alla bellissima Regina d’Aragona che lo guarda interdetta.

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1700

Il tempo passa e gli Imperi crescono, ma cresce anche la coscienza dei popoli vessati dai meschini colonizzatori, particolarmente meschini nel caso dei Portoghesi.

Qualche scrittore sinistroide francese pubblica sediziosi libelli nei quali fa accenno alla Autodeterminazione dei Popoli.

E in tutto il mondo infiammano rivoluzioni e sventolano nuove bandiere sui vecchi uffici coloniali, trasformati in Palazzi del Governo di nascenti Nazioni.

L’era coloniale sta finendo e il Capo di Stato Francese è ad un passo dalla Vittoria. Le vendite in Francia del suo nuovo prodotto “L’acqua di Colonia” vanno a gonfie vele.

Ma questo attira l’attenzione dei suoi esimi colleghi che gli scaraventano contro embarghi, tassazioni, sequestri e dazi doganali (e anche la nuova rata IMU) e che nel frattempo fomentano rivolte nei suoi territori. In poco meno di un anno in Francia è il caos, a Parigi il popolo, a seguito di uno sciopero dei baguettari, erge le barricate e inventa la Ghigliottina.

Beren, vittima del dissesto finanziario e di una fastidiosa dissenteria, lascia la Francia per sfuggire ai suoi creditori.

Nel frattempo Pisco dott Zimmerman ha quasi completato il suo piano di germanizzazione del Sud America, grazie ad un nuovo regime dittatoriale. Enrico de Los Angelos lo segue da vicino inaugurando i nuovi campi di cotone. “Che bella cosa che è la schiavitù” confessa ai giornali masticando tabacco d’importazione “Ma bisogna stare attenti a non viziarsi” dice mentre fa centro in una sputacchiera “Ormai non mi cambio nemmeno più le mutande da solo”

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1800

Gli ultimi anni sono infuocati.

Chiunque attorno al tavolo potrebbe chiudere l’era da un momento all’altro. Nel mare vige una calma piatta ed irreale.

Arguti sotterfugi e ombrose macchinazioni impediscono a Pisco di compiere l’ultimo passo verso la vittoria, tutti sembrano preferire qualunque cosa piuttosto che un mondo assoggettato all’aquila Germanica… il senso di amarezza resterà nel popolo tedesco… “Le Kose non finiskono qvi” urla Zimmerman infuriato “Il popolo tetesko vi varà federe cosa significa essere un Arianen” “Se non riusciamo a avere un Impero in Oriente allora vorrà tire che afremo un Impero in Europa!!!” … Ma questo è un altro gioco….

Approfittando dello smarrimento generale, Enrico de Los Angelos, incredibilmente sopravvissuto alle malattie veneree contratte per via delle sue esotiche fantasie, sancisce la nascita del Grande Impero Portoghese e finalmente torna a casa a Lisbona, da vincitore.

E forse è ancora lì, mentre sorseggia una buona bottiglia di Porto, seduto in una soleggiata terrazza, a guardare quella strada infinita, che gli uomini chiamano… MARE

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Messaggioda groblnjar » 18 gen 2014, 3:23

:biggrin_sm:
Avevo paura di esser l'unico a sognare sulla carta mondiale di Pont.

Il tuo (entusiasmante) scritto riaccende il fuoco dell'avventura in me!
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Offline groblnjar
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Messaggioda Diegoista » 18 gen 2014, 6:30

... :D grandioso! :) :)
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Messaggioda Subzer0 » 18 gen 2014, 8:34

chapeau! :biggrin_sm:
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Messaggioda BerenBar » 19 gen 2014, 14:40

:lol:
Grazie.
Comunque un bel gioco anche in 6 giocatori
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