Come nasce la passione?

Discussioni su tutto ciò che circonda il mondo dei giochi e che non trova spazio nelle altre sezioni del forum, come classifiche e collezioni ma anche discussioni e considerazioni su definizioni, terminologie, classificazioni, concetti e questioni di filosofia del gioco.

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Come nasce la passione?

Messaggioda Crow » 27 lug 2012, 0:17

Qualche giorno fa ho avuto una discussione piuttosto animata con alcuni clienti riguardo al concetto di passione per il gioco da tavolo. L'argomento dibattuto, nello specifico, era: "Come nasce la passione?".

La discussione era nata dallo sfogo di un ragazzo che sosteneva di non riuscire a trovare giocatori costanti e appassionati, che portino avanti questo hobby con dedizione.

Le idee sono state molte, ma un certo filone preponderante faceva riferimento alle abitudini familiari e all'educazione impartita ai figli come chiave di lettura principale. In altre parole la conclusione è stata: "Non puoi convertire una persona al gioco da tavolo se non ha tra le sue basi la voglia di scoprire, di conoscere e di mettersi in discussione. Valori che oggi scarseggiano sempre più".

Non sono convinto che sia solo questo, ma vorrei sapere cosa ne pensate, anche sulla base delle vostre esperienze!

Grazie :)
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Messaggioda Angiolillo » 27 lug 2012, 7:03

Una volta anni fa ho portato il Mischiastorie, il mio libro-gioco per bimbi che non sanno leggere (sotto forma di domino narrativo), in una festa di strada. "Qua si fanno storie su misura" era più o meno lo slogan del piccolo stand. Ai bambini che passavano, io e Valeria (l'illustratrice) chiedevamo: "Ti va di costruire una storia?" Di solito dicevano di sì e si giocava. Una bambina ha risposto: "No, io la voglio già fatta."

Ci ho visto il fatto che forse a una generazione televisiva l'interattività del gioco da tavolo può suonare innaturale e difficoltosa. Sicuramente l'abitudine a prendere un telefonino, un lettore DVD, un computer e usarlo, anziché prima studiare un manuale e poi applicarlo come si faceva un tempo per la maggior parte delle cose, rende più difficile un approccio al gioo da tavolo acquistato e studiato prima che giocato - e i regolamenti sono andati alleggerendosi, confrontate quello i Trivial e Taboo con quello di Monopoli e Risiko.

Però sono fattori relativi. Magari la generazione di internet è di nuovo ionterattiva, e i giochi si propagano da sempre anche per contagio (se qualcuno me li spiega).

I valori citati sono utili. Magari in alcuni casi un po' meno diffusi, ma non credo estinti. E forse il discorso della generazione televisiva non è esente da questa minore diffusione, ma forse siamo già alla generazione dopo.
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Messaggioda Pey » 27 lug 2012, 9:38

Angiolillo ha scritto:Ci ho visto il fatto che forse a una generazione televisiva l'interattività del gioco da tavolo può suonare innaturale e difficoltosa


Ecco io direi piuttosto che la generazione televisiva ha quasi perso il concetto di interattività passando per l'assenza della tale (accendo la tv e subisco ciò che trovo).

La generazione successiva, chiamata Internet Generation da alcuni, ha ripreso il concetto di interattività, considerandola però solo nell'immediato (del genere tutto e subito).
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Messaggioda Lobo » 27 lug 2012, 9:49

Non saprei. Io sono cresciuto con genitori fantastici, ma totalmente privi del concetto di gioco, per intenderci nemmeno le carte napoletane. Loro leggevano libri facevano cose.
Io leggo libri, faccio cose come loro, MA guardo tanta TV (serie), vado molto al cinema e gioco a rotta di collo, quindi... boh!

La cosa che mi attira del gioco è la voglia di "mettermi in gioco" (scusate il giro di parole). Io gioco sempre per vincere, divertendomi, prendedo pe i fondelli me e i miei avversari, senza essere malato di vittoria, ma con il preciso intento di ottenre la migliore performance possibile sempre.
Quindi direi che la competitivtà alla fine è la molla, e la voglia di scoprire nuove meccaniche, nuove cose

Inoltre mi piace avere le persone intorno (gioco poco on line) perché la "presa per il culo" è componente essenziale del tutto.

Lobo Quando si gioca si combatte per un punto, massacriamo di fatica noi stessi per un punto, ci difendiamo con le unghie e coi denti per un punto, perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei punti il totale farà la differenza!

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Messaggioda romendil » 27 lug 2012, 10:07

Domanda: "Come nasce la passione?"
Risposta: "Con una buona compagnia" ;)
RòmeNdil (goblin chierico), ultimamente ho giocato a:
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"L'importante non è né vincere, né partecipare: è divertirsi, davvero!"
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Messaggioda nakedape » 27 lug 2012, 10:17

Secondo me c'è un attitudine di base e poi c'è il gioco innesco.
Senza attitudine non c'è passione.
L'attitudine è fatta da una serie di cose, ma fondamentalmente dalla voglia di sfida, voglia di evasione, e la coscienza del fatto che un piccolo sforzo (mentale) può portare a tanta soddisfazione. Per fare questo bisogna essere almeno in parte allenati e/o trovare divertente/interessante il problem solving. Enigmisti e informatici sono due esempi di queste attitudini.
Esistono persone che, con la scusa dell'elitarismo, vorrebbero livellare tutto verso il basso.
E tu innalzati, invece.
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Messaggioda Kali » 27 lug 2012, 10:47

nakedape ha scritto:Secondo me c'è un attitudine di base e poi c'è il gioco innesco.
Senza attitudine non c'è passione.
L'attitudine è fatta da una serie di cose, ma fondamentalmente dalla voglia di sfida, voglia di evasione, e la coscienza del fatto che un piccolo sforzo (mentale) può portare a tanta soddisfazione. Per fare questo bisogna essere almeno in parte allenati e/o trovare divertente/interessante il problem solving. Enigmisti e informatici sono due esempi di queste attitudini.


Sono completamente d'accordo hai spiegato perfettamente anche il mio pensiero :)
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Messaggioda Crow » 27 lug 2012, 10:55

nakedape ha scritto:Secondo me c'è un attitudine di base e poi c'è il gioco innesco.
Senza attitudine non c'è passione.
L'attitudine è fatta da una serie di cose, ma fondamentalmente dalla voglia di sfida, voglia di evasione, e la coscienza del fatto che un piccolo sforzo (mentale) può portare a tanta soddisfazione. Per fare questo bisogna essere almeno in parte allenati e/o trovare divertente/interessante il problem solving. Enigmisti e informatici sono due esempi di queste attitudini.


A sostegno della tua teoria infatti, nella nostra esperienza, abbiamo notato un gran numero di informatici (sia ingegneri che informatici puri) interessati al gioco da tavolo sul totale dei partecipanti alle serate. Sicuramente NON è una statistica, però è un'informazione interessante sul concetto di attitudine.

PS: non sono nè ingegnere nè informatico :)
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Messaggioda Lobo » 27 lug 2012, 11:06

In effetti io che conosco una pletora di giocatori devo dire che quelli con le menti più "matematiche" (quindi, informatici, ingegneri, matematici puri, ecc) sono la maggioranza, anche se io sono un umanista.

Detto questo c'è da dire che l'informatico è una professione molto diffusa oggi, il che è una variabile da tener conto.

La cosa invece molto più evidente è la preponderanza maschile rispetto a quella femminile, curva che impenna man mano che il gioco è più hard gamer

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Messaggioda Crow » 27 lug 2012, 11:27

Lobo ha scritto:In effetti io che conosco una pletora di giocatori devo dire che quelli con le menti più "matematiche" (quindi, informatici, ingegneri, matematici puri, ecc) sono la maggioranza, anche se io sono un umanista.

Detto questo c'è da dire che l'informatico è una professione molto diffusa oggi, il che è una variabile da tener conto.

La cosa invece molto più evidente è la preponderanza maschile rispetto a quella femminile, curva che impenna man mano che il gioco è più hard gamer


Io invece (si parla sempre di esperienze personali) conosco moltissime hard-gamer donne. La differenza, ad un caso, la fanno meccaniche e ambientazione. Ad esempio molte di queste hard-gamer odiano i giochi di fantascienza pura e i giochi ad interazione diretta elevata.
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Messaggioda Lobo » 27 lug 2012, 11:34

"Hard Gamer" non significa che giocano molto, ma che non giocano i giochi "hard" ovvero quelli ad interazione elevata, con combattimenti, con regole molto complesse...

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Messaggioda nakedape » 27 lug 2012, 12:07

Crow ha scritto:Io invece (si parla sempre di esperienze personali) conosco moltissime hard-gamer donne. La differenza, ad un caso, la fanno meccaniche e ambientazione. Ad esempio molte di queste hard-gamer odiano i giochi di fantascienza pura e i giochi ad interazione diretta elevata.


Io non ne conosco moltissime. Un mio dato empirico è che ai tornei, alle con, e nelle tane vedo una percentuale femminile decisamente inferiore a quella maschile. Molte sono accompagnatrici del proprio ragazzo e una percentuale bassissima sembra apprezzare l'aspetto competitivo, specie se diretto. Penso che sia impossibile stabilire che questo genere di attitudini (sia di genere che non) abbia radici genetiche o culturali. E troverei persino ozioso domandarselo.
Il fatto che l' informatica sia un settore diffuso non penso incida molto. Io lavoro in una fabbrica e la percentuale di informatici che abbiamo in Tana a Bologna resta decisamente molto sopra la media nazionale. Comunque a me resta che la ginnastica pre-ludica per arrivare predisposti consiste nell' avere un' attitudine al problem solving e all' astrazione. Questo ti rende un buon candidato per appassionarti ai gdt.
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Messaggioda AleK » 27 lug 2012, 16:00

Mai giocato con ingenieri o informatici, quindi riporto un altro punto di vista.

Sono sempre riuscito a trovare persone con cui giocare tra gli appassionati di cinema o letteratura di genere.
Gruppi di gioco fissi ne ho due, le persone di un gruppo non conoscono quelle dell'altro, siamo diversissimi, anche nell'abbigliamento, un gruppo è a maggioranza femminile, l'altro è totalmente maschile. Un gruppo son tutti laureati o PhD, nell'altro nessuno lo è (è tutta gente che ha un lavoro vero :-))
L'unica cosa che abbiamo in comune è la passione per il cinema.
Molti anche per la letteratura (di genere e no) ma l'unica cosa che davvero ci accomuna tutti è il cinema.

Ah, per me non è neppure una questione generazionale (a parte che, Angiolillo, poi mi spieghi come puoi paragonare Risiko! e Taboo che sono due tipologie di gioco totalmente differenti, voglio vederti creare un party game con 30 pagine di regolamento ;) :-)) ).
Io ho iniziato a giocare con "passione" quando uscí Heroquest e da allora ho sempre avuto gli stessi problemi per trovare giocatori. Quelli che erano i miei amici allora, non erano interessati e dovetti cercarne altri.
Mi sono sempre chiesto come fosse possibile, da bambino heroquest mi sembrava un sogno!
Il denominatore comune, ancora una volta, era il cinema.
Insomma, non sapevano cosa fossero Guerre Stellari, Labyrinth, ma neppure Ken il Guerriero... altra cosa che sempre mi aveva sorpreso.

Ora, non voglio dire che per forza un appassionato di giochi è anche appassionato di cinema e letteratura, riporto solo la mia esperienza...
Link utili relativi ai GdR? Cliccate QUA

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Messaggioda nakedape » 27 lug 2012, 16:21

AleK ha scritto:Mai giocato con ingenieri o informatici, quindi riporto un altro punto di vista.


Molto interessante, c'è molta propensione all' evasione. Ci dai qualche cenno in più sulle tipologie di giochi? Magari elencando i titoli?
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Messaggioda Angiolillo » 27 lug 2012, 16:39

A mio parere, poiché i giochi d'ambiente raccontano storie, tra appassionati di cinema o fumetti o libri possono più agevolmente prendere piede (meno gli astratti). Non a caso il connubio tra gioco e fumetto/cinema d'animazione proposto da Lucca Games nei primi anni '90 ha funzionato benissimo ed è stato poi ripropèosto da altre manifestazioni, pefino da Essen. E non a caso molti giochi (ma già dagli anni '30) hanno ambientazioni direttamente ispirate a specifici film, che siano su licenza ufficiale o meno.

AleK ha scritto:(a parte che, Angiolillo, poi mi spieghi come puoi paragonare Risiko! e Taboo che sono due tipologie di gioco totalmente differenti, voglio vederti creare un party game con 30 pagine di regolamento ;) :-)) ).


Provo a rispiegarmi. Il segno dei tempi lo vedo proprio in questo. Fino all'inizio degli anni '80 i giochi semplici con diffusione di massa, tra ragazzini come tra adulti, sono Monopoli, Risiko, Cluedo, Scarabeo e affini. E' normale che anche i ragazzini studino e comprendano un regolamento come quello di Risiko o di Monopoli, di diverse pagine.

Nel 1982 esce Trivial Pursuit, che segna il successo dei party game: un filone prima inesistente e che subito si espande con Taboo, Pictionary, Indomimando, Blablabla, Saltinmente e tanti altri, epigoni e imitatori. Per tanti adulti, giocare con gioco da tavolo diventa sinonimo di giocare a un gioco che ha mezza pagina di regole.

Questo è il passaggio culturale che volevo evidenziare, nel periodo in cui giocare diventa anche non più leggere un regolamento e poi applicarlo, ma infilare 200 lire in una macchinetta da bar per fare mezzo minuto di videogioco, capirlo un po', mettere altre duecento lire, riuscire a giocare un minuto e mezzo, mettere altre duecento lire... Senza praticamente leggere alcuna istruzione. Prima di questo si facevano giochi in scatola per il grande pubblico con regolamenti da, diciamo, 4 (Monopoli) od 8 (Risiko http://www.editricegiochi.it/rol/risiko_classico.pdf ) pagine, dopo si inizia a farne da mezza/una pagina. E i precedenti giochi che erano considerati anche "da ragazzini" (Monopoli, Risiko) vengono, da chi si abitua ai nuovi, considerati relativamente difficoltosi.

Capisco insomma che non si facciano party game di otto/trenta pagine, ma è proprio il fatto in sé che si inizino a fare party game che trovo significativo.
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